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COMUNICATI STAMPA

2020

Si sono concluse le iscrizioni all’Indagine statistica sull’ascolto radiofonico in Italia Radio TER 2020.
Al riguardo Marco Rossignoli, Presidente di TER – Tavolo Editori Radio, in una nota evidenzia che “le emittenti radiofoniche iscritte all’indagine sono complessivamente 267, di cui 17 radio nazionali e 250 radio locali. Radio TER 2020 è costituita da due indagini, entrambe condotte mediante
interviste telefoniche, su telefoni fissi e mobili, con metodo CATI e basate su campioni nazionali rappresentativi dell’universo di riferimento.
La pubblicazione dell’anticipazione dei dati del secondo semestre 2019 e dell’anno 2019 di Radio TER 2019 è prevista per il 28 gennaio 2020 mentre la pubblicazione dei volumi con tutti i dati del secondo semestre 2019 e dell’anno 2019 avverrà il 10 marzo 2020.
Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi attende, anche questa volta, di scorrere i dati per avere una fotografia più chiara dello “stato dell’arte” del settore.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi appoggia il consiglio regionale ligure, che ha approvato un ordine del giorno per chiedere alla Rai di ritirare l’invito al rapper, accusato di diffondere messaggi violenti e sessisti. Testi sboccati e violenti sulle donne hanno scatenato l’ira generale in tutta Italia a cui si è aggiunta la Liguria. Il presidente della regione Giovanni Toti si è impegnato a esprimere pubblicamente “ferma condanna nei confronti di messaggi violenti e sessisti diffusi nella produzione musicale del rapper”.
In questa battaglia non possiamo che essere con lui e con il buon senso.

2019

Written on 

Il rapporto del Censis mette in evidenza come gli italiani siano ormai stufi di guardare programmi che mettono in scena o contengono volgarità estreme: urge nel più breve tempo possibile un cambiamento che esalti la qualità dei programmi.
Che gli italiani non abbiano più voglia nemmeno di guardare i politici in televisione, non fa altro che destare ancora più preoccupazioni.

Written on 

L’associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi esprime tutto il suo cordoglio per la notizia di questa morte prematura: Walter Miscioscia era una delle voci più conosciute delle emittenti liguri.

L’emittente di RTL 102.5, Radio Zeta, vuole dare una ventata di freschezza al suo prodotto modificando logo, contenuti, nuovi programmi e inserimento di giovani speaker di talento.
Marta Suraci, Responsabile Marketing e Comunicazione rivela ”Abbiamo lavorato sviluppando un prodotto giovane e fresco in termini di conduzione, di programmazione musicale e di contenuti e, parallelamente, abbiamo integrato tutta la parte legata alla comunicazione della radio creando il nuovo claim GENERAZIONE FUTURO. ”
La ricerca di nuovo personale, soprattutto tra i giovanissimi, per rilanciare Radio Zeta trova piena approvazione dall’Associazione Utenti Radiotelevisivi.

Il 4 Settembre 2019 il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale ha emanato il Bando per la selezione di volontari da impiegare in progetti di Servizio Civile Universale (scadenza 10 ottobre 2019, ore 14.00). Possono presentare domanda tutti coloro che hanno compiuto il diciottesimo e non superato il ventottesimo anno d’età (28 anni e 364 giorni) e che, alla data di presentazione della domanda, siano in possesso dei requisiti indicati dal bando.
I progetti hanno una durata di 12 mesi, con un orario di servizio pari a 25 ore settimanali, dove i giovani volontari saranno coinvolti in azioni volte a migliorare il proprio territorio, promuovere la cultura e supportare i cittadini. Ciascun operatore volontario selezionato sarà chiamato a sottoscrivere con il Dipartimento un contratto e riceverà un rimborso mensile di € 439,50.

MODALITA’ DI PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE
Le domande possono essere presentate esclusivamente attraverso la piattaforma DOL (Domanda On Line) predisposta dal Dipartimento, che consente ai giovani di compilare e inviare l’istanza di partecipazione attraverso PC, tablet o smartphone. Le domande trasmesse con modalità diversa non saranno prese in considerazione (art. 5 del bando). E’ possibile scaricare qui la “Guida per la compilazione e la presentazione della Domanda On Line con la piattaforma DOL”.
La piattaforma DOL è raggiungibile all’indirizzo https://domandaonline.serviziocivile.it
Per accedere alla piattaforma DOL è necessario essere in possesso delle credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale). Per presentare domanda di Servizio Civile occorre uno SPID con livello di sicurezza 2. E’ possibile richiedere SPID all’indirizzo www.spid.gov.it/richiedi-spid

Solo chi non possiede i requisiti per ottenere lo SPID può presentare domanda le credenziali quelle fornite dal Dipartimento che possono essere richieste seguendo tutte le informazioni contenute nella Guida alla piattaforma DOL.
Per ogni ulteriore informazione, chiarimento o supporto le nostre sedi sono aperte dal lunedì al venerdì, dalle ore 10.00 alle 13.00 , in alternativa è possibile contattare i nostri uffici dal lunedì al venerdì, dalle ore 10.00 alle 17.00 al seguente numero 06.62289628.

I PROGETTI A CUI E’ POSSIBILE CANDIDARSI
Di seguito le schede contenenti tutte le informazioni relative ai progetti a cui potersi candidare:
IO SCELGO LA VITA: scarica qui il file del progetto!

COLLOQUI
Calendario Colloqui
Colloqui Roma
Colloqui Catanzaro
Colloqui Salerno

GRADUATORIE
Catania
Catanzaro
Firenze
Milano
Roma
Salerno

Per tutte le informazioni si raccomanda di prendere visione del testo completo del Bando per la selezione di 39.646 volontari da impiegare in progetti di Servizio Civile Universale in Italia e all’estero.

PRECEDENTI BANDI
Servizio Civile con noi – Precedente bando scadenza 28/9/2018
Servizio Civile con noi – Precedente bando scadenza 26/6/2017
Servizio Civile con noi – Precedente bando scadenza 23/4/2016
Servizio Civile con noi – Precedente bando scadenza 30/6/2016

Farlo è facile. Per chi sceglie di donare all’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi il suo 5×1000, magari è questione di un istante. Ma per noi, che ogni giorno ci sforziamo di garantire all’utenza un servizio di tutela efficiente, puntuale e professionale, significa molto di più.
Significa che chi ci segue ha capito quanta fatica, e quanta dedizione, servono per portare avanti un lavoro come questo. Un’Associazione necessita di un’infinita serie di attività, e la nostra si propone al vasto pubblico di consumatori che ci segue come un punto di riferimento assoluto e indispensabile: ne consegue, automaticamente, un impegno ancora maggiore per chi ci lavora, che è tenuto – ogni giorno – a rispondere ai bisogni dell’utenza.
Se anche tu ritieni che il nostro impegno vada supportato, puoi decidere di sostenerci.
Nella tua dichiarazione dei redditi scrivi il codice fiscale Associazione Utenti dei Servizi radiotelevisivi 97251640583. Contribuirai a incoraggiare l’attività di chi, come l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, insegue un obiettivo ambizioso: la tua tutela, in tutto e per tutto.

Written on 07 Settembre 2019.

Mike Bongiorno è stato senza dubbio un grande personaggio.
Un personaggio anche unico nel suo campo; perchè ha saputo imporre lo spirito italoamericano, con grande simpatia, un po’ in tutta Italia.
Infatti il re del tele-quiz ha segnato pagine indelebili nella storia della televisione italiana conducendo programmi come ‘Rischiatutto’, ‘Lascia o Raddoppia’ e ‘Superflash’.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi ricorda a 10 anni dalla scomparsa ‘Mister Allegria’ Mike Bongiorno che con il suo stile inconfondibile, ha saputo rivoluzionare il modo di fare televisione.
Senza’altro un innovatore: come lui nessuno mai.

Written on 19 Agosto 2019.

Una radio della provincia di Firenze è stata sequestrata dai carabinieri su ordine del tribunale del riesame in quanto il conduttore radiofonico Guido Gheri è accusato di insulti a sfondo razziale, nonché di diffamazione nei confronti di un suo ex consulente e avvocato.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi condivide il sequestro di questa radio.
In un momento delicato come questo, dove spesso e volentieri si cade in sentimenti negativi sfociando nell’odio, il tema della prevenzione è ineludibile e richiede azioni rapide e concrete.

Written on 13 Agosto 2019.

Nadia Toffa non ce l’ha fatta. La popolare giornalista delle Iene, da tempo in cura per un tumore al cervello, è deceduta la mattina di martedi 13 agosto 2019 a 40 anni.
L’annuncio della scomparsa è stato dato dalla pagina ufficiale di Facebook delle Iene con un lungo post: sottolineando come la donna abbia combattuto con grinta e determinazione fino all’ultimo per poter sconfiggere questo terribile male.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi si stringe attorno alla redazione delle Iene per questa tragica scomparsa.
Nadia Toffa era uno dei volti più conosciuti della televisione, e mancherà a tutti noi.

Written on 17 Luglio 2019.

La Svizzera dice addio al digitale terrestre per ragioni di costi: una decisione che ha generato malcontento tra gli utenti.“In Svizzera – si legge sul sito della società – soltanto il 2% delle economie domestiche utilizza ancora il digitale terrestre. La diminuzione del numero di utenti di questa rete e le misure di risparmio decise dalla SSR sono tra le ragioni che giustificano l’abbandono del DVB-T”
L’unico modo per continuare a vederlo sarà lo streaming via internet.
La Svizzera è uno dei paesi più all’avanguardia in Europa per quanto riguarda servizi ed efficienza:anche nel caso della chiusura del digitale terrestre e dell’imminente arrivo del 5G, la Svizzera ha probabilmente intuito che il futuro sarà sul web.

Nel corso della trasmissione ”Vieni da me” condotta da Caterina Balivo l’attrice napoletana ha confessato di non amare la televisione ”spazzatura” dichiarando: ”Io odio la televisione trash perché penso che la televisione trash mini la serenità dello spettatore, la serenità di tutti. Io dovrei sentirmi libera di muovermi su una piattaforma pulita, la televisione trash invece inquina questo spazio così bello, così importante. Quindi non ci sono colleghe che non stimo, ma sicuramente odio la televisione trash”.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi condivide la posizione della Laurito sulla televisione trash.Secondo noi l’offerta culturale televisiva deve essere alzata per far si che diventi un beneficio per i cittadini.

 

“Convocare in tempi brevi il Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti al Tavolo di trattativa del gruppo Mercatone Uno-Shernon: e’ questo il primo passo per garantire la necessaria tutela anche ai cittadini consumatori danneggiati dal recente fallimento dell’azienda”. La richiesta, avanzata formalmente al Ministro dello Sviluppo economico, Luigi di Maio, e’ stata presentata dalle 20 Associazioni dei Consumatori che compongono il Cncu.
Piu’ in particolare, nel corso dell’assemblea ordinaria riunita nel Parlamentino del Dicastero di Via Veneto – si legge in una nota -, il Cncu ha analizzato le ripercussioni economiche sui clienti coinvolti nella vicenda. Sono numerose, infatti, le richieste di informazioni ed assistenza che le associazioni dei consumatori stanno ricevendo in queste ore: i cittadini danneggiati dal fallimento in molti casi hanno gia’ pagato per delle merci mai ricevute – prosegue il Consiglio dei consumatori -, oppure si sono indebitati con istituti bancari o finanziari a sostegno di un acquisto che rischia di non essere perfezionato.
Pertanto, il Consiglio, in quanto organismo istituzionalmente impegnato nella tutela dei consumatori, ha chiesto formalmente al Ministro Di Maio di partecipare ai futuri incontri del Tavolo tecnico o di convocare un confronto ad hoc con l’obiettivo – conclude la nota – di garantire, accanto alla prioritaria salvaguardia dei livelli occupazionali, la necessaria tutela dei diritti dei cittadini.

Una possibile rivoluzione riguarda l’introduzione di un servizio pubblico tv europeo.Si potrebbe immaginare una programmazione nazionale alternata a servizi giornalistici di alta qualità con prospettiva globale.
Sarebbe un modo per modernizzarsi e innovarsi anche di fronte all’avanzata di nuove piattaforme che propongono giorno dopo giorno contenuti eccellenti, ad esempio in streaming. Guardare oltre i propri confini è un punto di vista che condividiamo: per questo la nostra associazione approva questa intuizione che potrebbe comportare un beneficio per i cittadini.

Ore contate per la nota emittente radiofonica: le commissioni Bilancio e Finanze della Camera, hanno dichiarato inammissibili tutte le proposte da inserire nel decreto crescita per salvare l’emittente.
Tutti i gruppi parlamentari si sono detti favorevoli a tutelare la radio, unico contrario il M5s che ha scatenato una bagarre in commissione.
Seguiamo molto da vicino questa vicenda in quanto Radio Radicale rappresenta una voce storica.
Lo stop alla proroga della convenzione è un errore e un danno per l’informazione in Italia.

In una recente intervista Paolo Bonolis ha confidato di sentirsi vecchio per la televisione, che gli piacerebbe ”uscire dalla zona di comfort” e di ”voler fare cose nuove”. Ha inoltre aggiunto che il momento di lasciare la televisione è molto vicino e lo farà quando non sarà più contemporaneo.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi accoglierebbe con dispiacere l’uscita di scena di Paolo Bonolis, conduttore dotato e brillante che ci ha regalato spesso momenti di allegria. Allo stesso tempo comprendiamo la scelta di lasciare la televisione, vista anche l’età del noto conduttore: anche perchè cosi sarebbe possibile dare spazio ai più giovani.

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, in collaborazione con il Codacons e l’associazione Codici, lancia oggi il progetto “Consuma consapevole & responsabile” destinato ad educare i cittadini italiani al risparmio e alla lotta allo spreco di risorse.
L’obiettivo principale del progetto è quello di aumentare la conoscenza e l’educazione dei cittadini-consumatori verso un consumo consapevole e responsabile, promuovendo principi virtuosi, di etica e di stili di vita responsabili, tramite attività di lotta allo spreco di risorse ed educazione al risparmio.

Il focus del progetto si dirama su due tematiche principali e di particolare rilievo:

• consumo consapevole di risorse alimentari ed energetiche
• uso e consumo sostenibile di risorse alimentari ed energetiche

Attraverso interessanti “cooking shows”, guide, eventi e seminari, e sportelli per i cittadini ubicati su tutto il territorio nazionale, il progetto si propone di mettere in campo misure concrete per guidare i cittadini-consumatori verso un consumo responsabile di beni essenziali quali il cibo, l’acqua, l’energia ed il gas, nella consapevolezza che, in assenza di un cambiamento nelle abitudini quotidiane di tutti, si arriverà ad inevitabili e gravissime conseguenze per il nostro pianeta e il nostro futuro.
Il progetto è finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico (DM 7 febbraio 2018) e avviato in collaborazione con le associazioni Codici, Codacons e Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi.

Per info e dettagli https://www.consumaconsapevole.com/

Il presidente della Roma Pallotta durante un’intervista a Miami ha parlato della situazione radiofonica romana dichiarando ”«Produciamo sette ore di contenuti video originali. Abbiamo anche un nostro canale televisivo che ha 6 milioni di abbonati. Abbiamo anche acquistato una licenza radio perché ci sono nove stazioni a Roma che parlano solo ed esclusivamente di calcio e starebbero a raccontare cazzate tutto il giorno. Mi sono stancato e per questo ho comprato una stazione. Tre di queste nove sono in bancarotta e ora ne restano 6».
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi ricorda alla governance della Roma che la pluralità informativa, anche in ambito calcistico, è essenziale e garantisce la corretta e completa informazione degli ascoltatori.

RAI Movie e Premium (programmi dedicati alla fiction e alla cultura) saranno chiusi a breve.
Lo denuncia l’Aiart, associazione spettatori d’ispirazione cattolica; per l’Aiart si tratta di “uno scivolone senza giustificazioni, se a questo aggiungiamo l’inspiegabile divisione dei due canali sulla base del sesso (l’immagine della donna deve essere tutelata anche da chi fa i palinsesti) e le ragioni economiche, perché numeri alla mano, Rai Movie e Rai Premium costavano molto meno di una singola puntata di San Remo, ma riuscivano ad avere introiti trenta volte superiori”
Apprendiamo con dispiacere questa notizia: Rai Movie e Premium presentano un ottimo palinsesto culturale e cinematografico, e rappresentano una valida alternativa ai canali tradizionali Rai.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi si oppone alla chiusura.

E’ in dirittura d’arrivo una nuova serie targata Rai 1 riguardante il tragico evento del terremoto dell’Aquila del 2009, dove morirono 309 persone.
Nel cast saranno presenti Luca Barbareschi, Giorgio Tirabassi, Donatella Finocchiaro con la regia di Marco Risi.
La storia sarà ambientata nel settembre 2010, un anno dopo la catastrofe.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi guarderà con attenzione la serie tv sul terremoto dell’Aquila che ha rappresentato un enorme tragedia per il popolo aquilano che non deve essere dimenticato e incoraggia la realizzazione di contenuti sulla storia recente del nostro Paese.

Manca davvero pochissimo tempo per salvare Radio Radicale: infatti il 21 maggio scadrà la Convenzione che la radio ha con il Ministero dello Sviluppo Economico dal 1998.
Se non si troveranno soluzioni rischierà di chiudere i battenti.
Diversi appelli sono stati lanciati al ministro dello sviluppo economico Luigi di Maio, che però, non ha dato risposte concrete.
Il rischio della chiusura di Radio Radicale è seguito con interesse dall’Associazione Utenti Radiotelevisivi; in quanto fin dalla sua nascita è a difesa degli utenti dei servizi radiofonici.
La scomparsa di Radio Radicale comporterebbe la perdita di una voce storica del panorama italiano.

Le quote radio riguardano le valorizzazioni e promozioni dei soli artisti artisti italiani.
La proposta di legge per promuovere la cultura italiana in radio, valorizzare i nuovi talenti e sostenere l’industria musicale prevede che le radio riservino almeno un terzo della programmazione giornaliera alle canzoni italiane ad opera di autori e artisti nostrani, incise e prodotte in Italia.
E almeno il 10% di tale quota vada alle nuove produzioni.
L’Associazione Utenti contesta la misura del governo e sta dalla parte di produttori e artisti emergenti sia italiani che stranieri: è importante privilegiare le piccole produzioni invece di incentivare solamente l’italianità dei prodotti musicali.

Nel mirino soprattutto l’abbassamento dello stipendio di Fabio Fazio, conduttore di ‘Che tempo che fa’, che sembra accettare il decurtamento.
Sono giorni di trattative per la Rai: l’ad Fabrizio Salini e il conduttore Fabio Fazio si incontreranno a breve per discutere sullo stipendio, giudicato troppo elevato.
I vari dibattiti sulla questione hanno reso complicata la sua permanenza all’interno della televisione pubblica: infatti guadagna un superstipendio da 2,2 milioni l’anno.
L’Associazione Utenti segue con molto interesse questa vicenda e si augura che l’amministrazione RAI dia un taglio ai compensi: infatti gli stipendi dei conduttori sono troppo alti, visto che a pagare sono i cittadini attraverso il canone, un tetto agli ingaggi è più che auspicabile.

Il rapper italo-egiziano vince il festival battendo Ultimo in finale grazie al voto della sala stampa e della giuria d’onore. Ma è polemica: il televoto aveva preferito Ultimo.
Mahmood è il vincitore della 69esima edizione del festival di Sanremo con la canzone ‘Soldi’ aprendo però dibattiti in quanto il pubblico da casa aveva scelto Ultimo con il suo pezzo ‘I tuoi particolari’. Decisiva è stata la scelta di giuria e sala stampa che ha invece preferito Mahmood. Terzi classificati ‘Il Volo’.
L’Associazione Utenti Radio Televisivi si è schierata con Ultimo e presenterà un esposto all’autorità per la concorrenza denunciando il meccanismo di voto che ha annullato le preferenze del pubblico con possibile danno economico per i cittadini. Infatti nella finale il cantante Ultimo è risultato essere il più votato dal televoto ottenendo il 46.5% dei voti rispetto a Mahmood che ha ottenuto solo il 14,1% delle preferenze.

Due scienziati di un’università nordamericana hanno scoperto di aver captato un segnale radio dallo spazio profondo. Gli autori sono Ingrid Stairs, astrofisica dell’università della Columbia Britannica, e Shriharsh Tendulkar, docente dell’università McGill di Montréal che ha dichiarato “Non sappiamo ancora con che cosa abbiamo a che fare. Potrebbero essere stati emanati da un campo magnetico molto forte che si sta espandendo, due stelle di neutroni che si stanno unendo oppure, non possiamo escluderlo del tutto, da qualche sonda di fattura extraterrestre.”
La scoperta del segnale radio proveniente dallo spazio profondo è incredibile.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi è interessata e resta in attesa di maggiori approfondimenti.

Ci ha lasciato a 90 anni l’ingegner Pietrangelo Gregorio considerato il primo fondatore della televisione libera italiana.
La prima trasmissione chiamata Telediffusione-TeleNapoli andò in onda nel 1966 per poi iniziare a produrre trasmissioni a colori, finendo infine per fondare Canale 21: un programma aperto alle telefonate del pubblico.
‘La scomparsa dell’ingegner Pietrangelo Gregorio ci lascia sgomenti. Il suo contributo al settore delle telecomunicazioni resterà indelebile” dichiara l’Associazione Utenti Radiotelevisivi.

2018

La British Library ha deciso che sarà la Mediamonitor (azienda italiana specializzata nel settore audio-video), a occuparsi della conservazione delle trasmissioni radiofoniche britanniche.
Il progetto ‘Save Our Sounds’ promosso dalla nota biblioteca, punta a digitalizzare e conservare le registrazioni audio a rischio di obsolescenza.L’Associazione Utenti Radiotelevisivi è entusiasta che sia proprio un’azienda italiana a occuparsi della digitalizzazione sonora di un patrimonio cosi importante come la British Library.

Recentemente la radio abruzzese ‘Parsifal’, che è la più ascoltata di tutta la regione, è diventata la prima social tv in Abruzzo.
L’intento della programmazione è quello di rendere protagonisti gli ascoltatori il più possibile: tramite l’invio di foto, video e dirette grazie a un’apposita app.
L’emittente abruzzese ha trovato un modo innovativo per unire radio e tv. L’iniziativa è vista in modo positivo dall’Associazione Utenti Radiotelevisivi e spera che quest’ultima venga presa come esempio per le radio future.

L’ad della Rai Fabrizio Salini è favorevole è all’introduzione della radio digitale sulle auto blu.
Secondo Salini ”la radio digitale è una realtà che accompagnerà noi e le nuove generazioni”.
“Radio digitale” è un termine che designa l’uso della tecnologia digitale per trasmettere o ricevere attraverso il segnale DAB+ (Digital Audio Broadcasting), uno standard di trasmissione digitale con qualità paragonabile a quello di un compact disc.
Il nuovo standard spinto dall’AD Salini per l’introduzione della radio digitale sulle auto blu incontra l’approvazione dell’Associazione Utenti Radiotelevisivi, a patto di limitare al massimo la spesa per le casse pubbliche.

Secondo un rapporto Auditel-Censis oltre il 97,1% delle famiglie italiane possiede un televisore. E’ quindi la televisione a essere il ruolo aggregante nella famiglia: secondo l’Auditel la tv “quasi fisicamente (…) conserva un animo aggregatore ed è vissuta come strumento più collettivo che individuale di fruizione dei contenuti“.
I dati Auditel-Censis confermano che la televisione sia il mezzo più diffuso tra le famiglie, pertanto assume anche un ruolo aggregante e culturale; l’Associazione Utenti Radiotelevisivi alla luce di questo dato, torna a chiedere una particolare attenzione alla programmazione televisiva.

Radio 24 e Audible (app di Amazon) daranno il via a un nuovo progetto multicanale chiamato “Terra in vista. La scienza e la tecnologia spiegate a mio figlio”.
La trasmissione tratterà il tema della tecnologia e degli esperimenti scientifici, che molto spesso utilizziamo, ma di cui – al tempo stesso – non conosciamo il funzionamento.
Il programma sarà condotto da Federico Taddia, giornalista e divulgatore.
Il nuovo progetto trova il supporto dell’Associazione Utenti Radiotelevisivi, che incoraggia iniziative volte ad approfondire e divulgare contenuti in materia di scienza e tecnologia.

In una recente intervista Alda D’Eusanio ha parlato di momenti difficili attraversati in questi ultimi anni: ha spiegato di essere stata estromessa dalla Rai e di essere stata salvata da Chiambretti.
Per fortuna il peggio sembra ormai passato, visto che a Ottobre tornerà in televisione con un nuovo programma – ‘Vite da copertina’ – in onda dal lunedì al venerdì alle 17.45 su TV8. Il programma tratterà di personaggi del mondo dello spettacolo.
Alda D’Eusanio, nel corso del tempo, ci ha regalato programmi di buona qualità: la nostra Associazione le augura il meglio per le sue future trasmissioni.

Uno studio tedesco ha sperimentato uno studio su dei bambini che guardano troppa televisione per verificare se ci fossero degli effetti deleteri.
L’esperimento consisteva nel far disegnare un essere umano ai bambini, che sono stati in seguito divisi in due gruppi: i primi da bambini che guardano la tv meno di un’ora al giorno e i secondi da chi guarda la tv per più di tre ore.
Dallo studio è emerso che chi guarda troppa televisione ha meno creatività rispetto a chi la guarda meno, oltre ad essere a rischio di una serie di patologie che possono presentarsi in età adulta.
”Lo studio tedesco è interessante e cattura la nostra attenzione” spiega l’Associazione Utenti Radiotelevisivi” e allo stesso tempo consiglia di non stare molte ore attaccati allo schermo: il troppo stroppia.

Stasera andrà in onda su Canale 5 la prima puntata di ”Guerra e Pace” prodotta dalla BBC.
La miniserie di sei puntate ispirata al romanzo di Lev Tolstoj, sarà ambientata nella Russia dell’800, e tratterà la vita di tre giovani aristocratici di San Pietroburgo nello stesso periodo in cui Napoleone cercò di conquistare il regno di Alessandro I: dalla Battaglia di Borodino all’occupazione di Mosca.
La messa in onda di questa miniserie desta curiosità: un’ottima occasione, soprattutto per gli appassionati di storia, di approfondire l’argomento.

Tom De Vesto, fondatore di Cambridge Soundworks e Tivoli Audio, ha parlato del futuro della radio.
Nel 2015 ha venduto Tivoli Audio per poi fondare Como Audio, nata nel 2016.
Como Audio ha pubblicato una serie di speaker innovativi con le tecnologie più avanzate, che collegano un sintetizzatore radio e gli speaker wireless, con la possibilità di collegarsi a Spotify e Bluetooth.
Per L’Associazione Utenti Radiotelevisivi il progresso tecnologico per migliorare la radio è sempre ben accetto: quest’ultimo,infatti, è un mezzo di comunicazione di grande impatto e va salvaguardato e valorizzato.

Tramite un messaggio sul suo profilo Twitter, Raffaella Carrà ha dichiarato che sta preparando una bella sorpresa per Natale.
Si tratta di una puntata-evento per raccogliere fondi per beneficenza.
Era molto tempo che la Carrà non appariva in tv: l’ultima apparizione da Barbara D’Urso, dove aveva detto di aver chiuso con la tv italiana e chiedeva di dar spazio a nuovi conduttori.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi condivide la posizione della Carrà: bisogna dare spazio a giovani talenti. Eppure, per stavolta, ci permettiamo di salutarne il ritorno: bentornata, Raffaella!

Written on 23 Agosto 2018.

Bando del Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale per la selezione di volontari da impiegare in progetti di Servizio Civile Nazionale (Scadenza: 28/09/2018 ore 18.00)

Chi può partecipare
Possono presentare domanda tutti coloro che hanno compiuto il diciottesimo e non superato il ventottesimo anno d’età (28 anni e 364 giorni) alla data di presentazione della domanda e che siano in possesso dei requisiti indicati dal bando.

Modalità di invio delle domande
La domanda di partecipazione deve pervenire entro e non oltre le ore 18.00 del 28 settembre 2018. Si precisa che non farà fede il timbro postale.

Le domande  devono essere presentate esclusivamente secondo le seguenti modalità:

Posta elettronica certificata (PEC) di cui il candidato deve essere il titolare avendo cura di allegare tutta la documentazione richiesta in formato pdf. La domanda inviata tramite PEC dovrà indicare come oggetto della mail “Domanda di partecipazione Bando Servizio Civile 2018“. Si prega di inviare tutto il materiale allegato in un unico file; Indirizzi PEC di riferimento:

utentiradiotv@pec.it
(PEC Ente)

a mezzo raccomandata A/R Indirizzi di riferimento:
c/o ASSOCIAZIONE UTENTI DEI SERVIZI RADIOTELEVISIVI:
Indirizzi riportati nell’elenco riportato “sedi dove poter fare la domanda”
a mano Indirizzi di riferimento:
c/o ASSOCIAZIONE UTENTI DEI SERVIZI RADIOTELEVISIVI:
Indirizzi riportati nell’elenco riportato “sedi dove poter fare la domanda”

E’ possibile presentare una sola domanda di partecipazione per un unico progetto di Servizio Civile Nazionale. La presentazione di più domande comporta l’esclusione dalla partecipazione a tutti i progetti inseriti nei bandi innanzi citati.

Modulistica

Bando Nazionale
Progetto “Io non sbando”

Elenco progetti approvati

Sistema di selezione

Domanda

Dichiarazione titoli

Informativa privacy

Sedi dove presentare le domande

Calendario delle selezioni
Salerno
Firenze
Catanzaro
Catania
Milano
Roma

Graduatorie
Graduatria Catania
Graduatoria Catanzaro
Graduatoria Firenze
Graduatoria Milano
Graduatoria Roma
Graduatoria Salerno

Per ulteriori informazioni visitare il sito internet: www.serviziocivile.gov.it o contattare il ASSOCIAZIONE UTENTI DEI SERVIZI RADIOTELEVISIVI a: tel. 06.62289628 e-mail info@utentiradiotv.it

N.B. Per tutte le informazioni prendere visione del testo del bando.

Servizio Civile con noi – Precedente bando scadenza 28/9/2018
Servizio Civile con noi – Precedente bando scadenza 26/6/2017
Servizio Civile con noi – Precedente bando scadenza 23/4/2016
Servizio Civile con noi – Precedente bando scadenza 30/6/2016

A partire dal 2020 ci sarà un cambiamento per quanto riguarda la televisione: se gli italiani vorranno continuare a guardarla, dovranno acquistare televisori di ultima generazione per far spazio a reti mobili banda larga 5G.
I canali italiani, saranno obbligati a cambiare la tecnica di trasmissione del loro segnale televisivo adottando il digitale terrestre di seconda generazione (DVB-T2).
Una spesa non indifferente per gli italiani, visto che i nuovi apparecchi possono costare dai 40 ai 500 euro.
Il cambiamento in atto è rivoluzionario: l’Associazione Utenti Radiotelevisivi ritiene fondamentale un’opera di vigilanza da parte delle autorità deputate, per garantire che ci siano realmente benefici per gli utenti.

Durante la trasmissione ”Al posto del cuore” condotto da Paola Perego e Laura Campiglio si è parlato del tema dell’asessualità, ovvero di persone che non hanno interesse verso il sesso.
La trasmissione, però, ha iniziato immediatamente a surriscaldarsi – tanto che le due conduttrici sono arrivate a chiedersi se esistano veramente queste persone, fino a definirle “malati”.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi contesta il trattamento riservato dalla trasmissione della Perego : è sempre più necessario alzare il livello dell’offerta culturale a vantaggio del pubblico.

La Legge di Bilancio 2018 prevede il bonus tv da 25 milioni di euro all’anno per supportare gli utenti nell’acquisto di nuovi decoder e TV, in grado di ricevere il segnale digitale terrestre trasmesso attraverso il nuovo standard DVB T2.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi segue con attenzione la Legge di Bilancio che prevede il bonus per l’acquisto di decoder e Tv, ed è favorevole a incentivi per l’acquisto ma a patto di migliorare il più possibile l’offerta televisiva.

L’ idea è nata da Enrica Zoleo (studentessa del Politecnico di Milano) grazie all’aiuto di Martina, sua amica sorda.
La trasmissione radiofonica si chiamerà POLIS, e si potrà ”ascoltare” attraverso la lingua dei segni in modo da essere usufruibile per le persone sorde, ma l’obiettivo del progetto non si pone limiti e propone di arrivare a tutti, senza distinzioni.
L’iniziativa delle studentesse è formidabile e originale per sensibilizzare l’attenzione sulle persone sorde.
Il percorso da seguire è questo e trova il massimo sostegno dall’Associazione Utenti Radiotelevisivi.

Alla presentazione dei palinsesti Rai della prossima stagione è finalmente arrivata una gradita novità: il nuovo Ulisse di Alberto Angela che passa definitivamente sulla rete ammiraglia, Rai1, il sabato in prima serata, insieme a una serie di speciali aperti il 22 settembre da Una notte a Pompei.
Si tratta a tutti gli effetto di una scelta vincente e di qualità, perfettamente in linea con lo spirito del servizio pubblico e con la scelta di una televisione di qualità, centrata sugli interessi degli utenti. Per questo l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi festeggia questa scelta e si complimenta con il direttore generale della Rai Mario Orfeo per averla fatta diventare realtà.

A Benevento si terrà il Festival del Cinema e della Televisione con protagonista Luciano Ligabue dal 4 al 9 luglio.
Inizialmente verranno proiettate le pellicole del rocker emiliano «Radiofreccia» e «Da Zero a Dieci» per poi dare spazio al suo ultimo film «Made In Italy».
Per la sua ultima fatica, il Festival ha deciso di assegnare a Ligabue i premi “Miglior film della stagione” e “Miglior regista della stagione”.
La direzione artistica dell’evento sarà affidata ad Antonio Frascadore.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi ritiene importante questo festival per la promozione della buona Televisione e incoraggia l’organizzazione di iniziative simili nel resto d’Italia.

Il popolare social network Instagram ha appena introdotto un nuovo spazio al suo interno: la IGTV, la sua televisione con video in verticale dalla durata di massimo 60 minuti.
Si tratta di un nuovo spazio dov’è possibile guardare o caricare video.
“Gli adolescenti, nell’ultimo anno, hanno guardato il 40% in meno di televisione. La visualizzazione dei video su Instagram è salita invece del 60%”, dichiara il co-fondatore.
Per l’Associazione Utenti Radiotelevisivi il social network è senz’altro innovativo ma per quanto riguarda la distribuzione di video, riteniamo che manchi ancora molto alla scomparsa della TV.

Nonostante abbia 25 anni, Niccolò Presta è già uno dei ragazzi più promettenti della televisione.
Figlio di Lucio Presta, uno degli agenti più importanti dello spettacolo italiano, lavora come produttore dietro le quinte, e Forbes l’ha inserito tra i produttori più influenti di questa generazione avendo già prodotto ”Ciao Darwin” e ”I Dieci Comandamenti”.
Anche l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi segue con interesse l’ascesa di questo giovane produttore. L’Italia ha bisogno più che mai di volti nuovi per la televisione e di modernizzare il palinsesto dei programmi.

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi e Codacons candidano Carlo Rienzi, storico leader dei consumatori italiani, come membro del CdA Rai.
I tempi sono ormai maturi per consentire l’ingresso di un rappresentante degli utenti ai vertici della tv di Stato. Finora i membri del CdA Rai sono stati scelti col metodo della spartizione politica, che non solo non ha dato risultati ma ha pesantemente danneggiato la rete e, di conseguenza, i cittadini che pagano il canone.
Gli utenti sono i principali finanziatori della TV pubblica, e il loro ruolo ha assunto un peso maggiore con l’inserimento del canone Rai nella bolletta elettrica. Per questo riteniamo che un vero cambiamento possa passare solo dal consentire ad un loro rappresentante di entrare nel CDA, così da spingere la rete ad adottare decisioni che siano nell’esclusivo interesse dei fruitori della TV pubblica.
M5S e Lega dimostrino di voler davvero cambiare la Rai nominando un leader degli utenti come il presidente Codacons Carlo Rienzi ai vertici dell’azienda.

MIUR Radio Network è un progetto voluto dal Ministero della Pubblica Istruzione per dare una possibilità ai ragazzi di far emergere il loro talento e creatività
Si parlerà di cosa accade all’interno del mondo dell’istruzione: inizialmente sono previsti due ore di programmi dalle 14,30 alle 16,30.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi approva questa radio che darà più spazio alla voce dei ragazzi.

Uno dei mensili più letti d’Italia, Focus, diventerà un canale televisivo e sarà trasmesso sul canale 35 del digitale terrestre.
Oltre a documentari, il canale trasmetterà serie-evento, cicli di film storico/scientifici e l’intervento di ospiti ed esperti.
Focus tv sarà un’ottima occasione per far conoscere più da vicino tematiche di divulgazione culturale.

La misura è colma, chiudete il Grande Fratello. La richiesta arriva dal Codacons che denuncia livelli “mai raggiunti” di trash in un “improbabile circo diseducativo” dove i concorrenti sono vittime e vengono “sfruttati a fini di ascolto” mettendo in mostra, in alcuni casi, “disagi psicologici”.
Parole durissime quelle arrivate dall’Associazione dei consumatori, ma appoggiate e condivise da molti telespettatori in queste ore.
“Con l’ultima edizione del Grande Fratello, la televisione italiana non ha mai raggiunto livelli di trash così elevati”: non le manda certo a dire l’Associazione guidata da Carlo Rienzi, visto che i telespettatori “non vogliono più assistere a spettacoli così aberranti sui teleschermi. Tra volgarità di vario tipo, violenze verbali, personaggi borderline e finte storie d’amore a uso e consumo delle telecamere, il Grande Fratello è diventato una ‘discarica televisiva’, altamente diseducativa specie per i più giovani – spiega l’associazione – Ad aggravare la situazione la scelta degli autori di inserire nella casa personaggi sopra le righe che sembrano mostrare disagi psicologici, le cui debolezze vengono così sfruttate ai fini di audience in una sorta di ‘circo degli orrori'”.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi condivide la denuncia del Codacons e si unisce alla richiesta di sospendere il programma nell’interesse dei telespettatori.

Secondi i dati del Ter (la società che raccoglie e pubblica i dati d’ascolto delle emittenti radio in Italia), emerge che la radio si ascolta principalmente in auto (66%), seguito dal classico apparecchio radio (29%), ultime posizioni per smartphone, pc e tablet.
L’autoradio viene usata soprattutto per l’ascolto di trasmissioni come RDS, Virgin, Subasio, Kiss Kiss.
I modi di ascoltare la radio sono interessanti ed evidenziano che certe abitudini siano dure a morire.

Fabrizio Frizzi è morto all’Ospedale Sant’Andrea di Roma all’età di 60 anni a causa di un’emorragia cerebrale.
“Con Fabrizio se ne va un pezzo di noi, della nostra storia, del nostro quotidiano, non scompare solo un grande artista e uomo di spettacolo, con Fabrizio se ne va un caro amico, una persona che ci ha insegnato l’amore per il lavoro e per l’essere squadra, sempre attento e rispettoso verso il pubblico” dichiara la Rai.
Ci lascia uno dei volti più gentili della televisione italiana, capace di coniugare simpatia e armonia.L’Associazione Utenti Radiotelevisivi ricorda Fabrizio Frizzi e porge le più sentite condoglianze alla famiglia.

Written on .

Una misura attesa da anni, che viene adottata soltanto ora, a ridosso delle prossime elezioni politiche: l’ampliamento del pubblico radiotelevisivo esente dal pagamento del canone Rai. L’Associazione Utenti Dei Servizi Radiotelevisivi appoggia questa iniziativa, ma la domanda resta: – Perché è stata attuata con tanto ritardo?-. I telespettatori di una certa età sanno bene cosa significa trascorrere diverse ore davanti allo schermo della tv, specialmente quando la programmazione diventa inadeguata a quel pubblico e ripetitiva. A questo proposito il Codacons afferma che sarebbe opportuno esentare, non solo gli over 75, come prevede il provvedimento, ma tutti i nuclei familiari con Isee inferiore ai 25 mila euro annui. Una misura che, a detta del Codacons, risulta possibile considerando l’introito della raccolta dell’evasione fiscale, dal momento che il canone Rai è stato inserito in bolletta.
Nello specifico, con l’attuazione di questo provvedimento, il governo Gentiloni ha incluso gli anziani over 75 nella platea esonerata dal pagamento del canone Rai e con reddito massimo di 8 mila euro. In termini numerici, oltre 350 mila telespettatori in più godranno dell’esenzione del canone Rai, ma resta il fatto che si tratta di un’attuazione tardiva e parziale.

In tempi recenti Alberto Angela ha raccontato su Rai 1 per quattro puntate le meraviglie italiane dal Nord al Sud del Paese; dalla Reggia di Caserta fino alle Dolomiti.
Le immagini trasmesse erano in alta definizione 4K, con piani sequenze ed effetti speciali. La trasmissione è stata un grande successo di pubblico facendo un share del 23.8%. La Rai grazie a queste iniziative permette di scoprire le bellezze e le opere italiane: il programma di Alberto Angela è educativo ed ha la piena approvazione dell’Associazione Utenti Radiotelevisivi.

“Per fare tv oggi ti ci vuole un potente come un manager oppure un amante. È una realtà sotto gli occhi di tutti, ma nessuno fa nulla”.
Le parole di Anna Falchi squarciano il velo di ipocrisia che circonda il mondo televisivo, e aprono una pagina inquietante riguardo i criteri di selezione delle starlette, attrici e presentatrici sul piccolo schermo.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisi non può che sottolineare la gravità di queste affermazioni: trattandosi di un personaggio pubblico, consapevole ed esperta riguardo le dinamiche in atto nei principali canali televisivi, quella di Anna Falchi è una denuncia che non deve cadere nel dimenticatoio. Anzi, al contrario: può essere l’occasione per far emergere, finalmente, nomi e cognomi dei “selezionatori” coinvolti.
Perchè cose del genere, come speriamo tutti, non accadano più.

Rosario Fiorello tornerà su Radio Deejay con un programma radiofonico, già sperimentato sui social, chiamato ‘Il Rosario della Sera’.
L’appuntamento andrà in onda tutti i giorni dalle 19 alle 20 e tratterà principalmente di attualità: assieme a Fiorello ci sarà il maestro Enrico Cremonesi e l’imitatrice Gabriella Germani.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi ascolterà con entusiasmo questo nuovo programma radiofonico diretto da uno dei più grandi intrattenitori italiani.

2017

Settimana dedicata ai consumatori quella indetta dalle 17 associazioni partner del progetto “Energia: diritti a Viva Voce”.
Dal 18 al 22 dicembre queste saranno a disposizione dei consumatori per orientarli tra le diverse offerte commerciali, favorire la comprensione della struttura tariffaria e gli importi fatturati, supportarli per la risoluzione di problemi insorti con il fornitore del servizio ed orientarli verso una maggiore consapevolezza nei consumi.
Al fine di offrire un servizio il più vicino possibile ai cittadini consumatori, alcuni sportelli saranno allestiti nelle piazze e vie centrali, altri presso le sedi delle associazioni grazie ad aperture straordinarie.
Segui gli aggiornamenti sul sito www.energiadirittiavivavoce.it.

Sabato 2 Dicembre 2017, dalle ore 19:00 – Via Emanuele Notarbartolo, 36 (Palermo) – presso Studios

In occasione dell’evento artistico “REALTÀ ROMANZESCA” dell’artista DEMETRIO DI GRADO, presso Studios, in Via Emanuele Notarbartolo n. 36, Palermo, oggi 2 Dicembre 2017, a partire dalle ore 19:00, Assoutenti sarà presente per informare il pubblico sulla tutela dei propri diritti in materia di energia elettrica e gas, tramite il Progetto Energia Diritti a Viva Voce, promosso dalla CSEA – Cassa per i Servizi Energetici ed Ambientali su disposizione dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico, sulla presenza, ormai da alcuni anni, dello sportello “Assoutenti Palermo”, al fine di fornire assistenza ai consumatori sui seguenti temi:

– Orientare i consumatori tra le diverse offerte commerciali;
– Fornire assistenza per l’ottenimento del bonus sociale gas/energia o il mantenimento dello stesso;
– Supportare il cliente che dovesse trovarsi di fronte ad un problema con il proprio gestore;
– Informare i cittadini consumatori su come controllare i propri consumi quotidiani e promuovere un consumo consapevole.

Nel corso della serata, Assoutenti distribuirà, inoltre, materiale informativo, all’utenza ivi presente, relativo alla tutela dei diritti del consumatore in materia di energia elettrica e gas.
Queste sono solo alcune delle attività a difesa del consumatore che Assoutenti svolge da diversi anni. Per ulteriori informazioni non esitate a contattarci.

Sul sito www.energiaditittiavivavoce.it sono consultabili i recapiti dei 26 sportelli attivati nell’ambito del Progetto.

A quattro anni dalla sua nascita, “Io Sono Originale”, l’iniziativa del Ministero dello Sviluppo economico – UIBM in collaborazione con le associazioni dei consumatori* contro la contraffazione, continua grazie a due nuovi progetti finanziati.

Il primo prevede un road show di 15 tappe sul territorio nazionale, 25 incontri nelle scuole per sensibilizzare i più giovani sul tema della lotta alla contraffazione e un concorso nazionale cui potranno partecipare gli istituti scolastici. Nell’ambito del progetto, è prevista una formazione e-learning sul tema dedicata ai docenti degli istituti superiori di primo e secondo grado e agli operatori delle associazioni di consumatori. Tra le attività sono in programma anche seminari per gli studenti universitari in 6 atenei italiani e 6 eventi “Caccia al tesoro” che coinvolgeranno attraverso un gioco interattivo e multimediale i ragazzi in diversi luoghi di 6 città.

Il secondo progetto prevede diverse attività. Innanzitutto la realizzazione di due indagini innovative, attraverso analisi di sentiment e contest sui social network, al fine di rilevare gli atteggiamenti della popolazione sulla contraffazione. E poi ci saranno la prosecuzione del concorso ‘VINCI ORIGINALE’ tramite APP in 3 sessioni, con in palio smarthphone e tablet di ultima generazione, la realizzazione di 20 flash mob su tutto il territorio nazionale e il living theatre, l’attività sperimentale nelle scuole della regione Liguria che ha come scopo il coinvolgimento dei giovani per sensibilizzarli sul tema: un gruppo di attori stimolerà i ragazzi e proporrà un percorso che porterà alla realizzazione del “rap della contraffazione”.

Il tour dei road show e flash mob prenderà il via subito con due appuntamenti congiunti che si svolgeranno in occasione di due eventi della “Settimana anticontraffazione” organizzata dal Mise-UIBM: il 10 novembre a Firenze, presso il Centro commerciale di San Donato a Novoli e il 14-15 e 16 novembre a Genova al Salone dell’Orientamento dove “Io Sono Originale” sarà presente con uno stand per distribuire materiale informativo, per rispondere alle domande dei cittadini e con la presentazione del living theatre con l’attore comico Enrique Balbontin dal titolo “La contraffazione si combatte anche ridendo e rappando”.

 

*ACU, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Assoconsum, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Casa del Consumatore, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Movimento Consumatori, Unione Nazionale Consumatori, Udicon, Associazione Utenti Servizi Radiotelevisivi.

Se, come rivela Panorama, gli ascolti dovessero continuare a precipitare, la Rai si troverà costretta a risarcire gli inserzionisti pubblicitari. La notizia era nell’aria: i dati relativi alla trasmissione sono deludenti, e – come accade in questi casi – le conseguenze economiche del flop potrebbero essere clamorose. Il programma, infatti, era stato venduto garantendo una media tra il 16 e il 18%; peccato che adesso Fazio&co. non riescano nemmeno a garantire il 15%.
Per l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi un investimento errato avrebbe effetti gravi, privando la Rai di risorse che potrebbero essere impiegate diversamente (e con maggior profitto). Per questo è necessario che l’azienda monitori l’andamento della vicenda, e semmai intervenga a tutela delle risorse pubbliche.

Proseguono le attività del progetto Energia Diritti a viva voce, il progetto che informa i consumatori, finanziato dalla Cassa conguaglio per il settore elettrico su disposizione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas.
Sono 17 le Associazioni dei consumatori coinvolte: ADOC, Adiconsum, Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, Assoconsum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela Consumatori e Utenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega consumatori, Movimento Consumatori, Movimento difesa del Cittadino, Udicon e Unione Nazionale Consumatori.
Per promuovere le attività è stato realizzato uno spot che illustra le opportunità che Energia Diritti a Viva Voce offre ai consumatori italiani per essere sempre più informati e consapevoli sui proprio consumi e sui propri diritti.
Il video sarà diffuso sul sito web energiadirittiavivavoce.it, sui siti delle associazioni che partecipano al progetto e sui principali social network.

GLI UTENTI: FILM ASSURDO E NOIOSO, SEMBRA CHE L’UNICO OBIETTIVO DEL REGISTA SIA QUELLO DI SFINIRE IL PUBBLICO!

Hannah, il film di Andrea Pallaoro con Charlotte Rampling, è stato – come al solito – esaltato da gran parte della critica come se si trattasse di un capolavoro. Gran parte del merito è evidentemente di Charlotte Rampling, pluripremiata attrice che gode (meritatamente) di un grande credito da parte degli addetti ai lavori per la sua lunga e fortunata carriera. Eppure, al netto della “fanfara” che l’ha accompagnato, Hannah non ha affatto convinto il pubblico. Dramma che vorrebbe mostrarsi ambizioso, profondo e introspettivo ma tradisce le premesse, Hannah è giudicato dagli spettatori che si sono rivolti all’Osservatorio sulla qualità dei film come “noioso”. Per molti non basta fare anti-narrazione per creare qualcosa di buono, se ai modelli narrativi tradizionali si sostituisce solo un lungo, estenuante nulla concettuale. “Sembra che l’unico obiettivo del regista sia quello di sfinire il suo pubblico”, scrive addirittura un commentatore, “Tutto è silenzioso e incredibilmente statico”.
Insomma: come al solito, per i soloni dello spettacolo Hannah sarà anche un lavoro ispirato, introspettivo, intimo. Per il pubblico, cui nessuno chiede mai nulla, è semplicemente un film assurdo e noioso – di cui tutto sommato si poteva fare a meno.

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi contesta la misura di Acea di risurre la pressione dell’acqua per far fronte alla crisi idrica nella Capitale. Proprio per contrastare questa misura, che rischia di “punire” in modo del tutto ineguale una parte della popolazione e che non prevede nessuno sconto in bolletta, l’Associazione ha depositato un esposto-diffida ad Acea, Antistrust, Autorità Energia e Procura della Repubblica chiedendo di non diminuire la pressione dell’acqua e di evitare quindi disagi diretti ai cittadini roma, vittime incolpevoli di quanto accaduto.

Prima di tutto, i dati. A quanto pare, la decisione di introdurre il Canone in bolletta ha prodotto i frutti sperati. Nel 2016, infatti, sarebbe emerso un sostanzioso 34,2% di contribuenti (per un totale di 5,6 milioni) in più rispetto al 2015: la cifra si riferisce agli utenti obbligati al pagamento del canone Tv in quanto detentori di un apparecchio televisivo. Il ritorno economico non sarebbe affatto malvagio: da 1,7 a oltre 2 milioni di euro il guadagno per l’Erario.
L’agenzia delle Entrate ha diffuso i dati relativi al primo anno di attività per la misura tanto cara all’ex premier Renzi. Sono stati più di 22,2 milioni i contribuenti che hanno pagato il canone, mentre nel 2015 l’asticella si era fermata a poco più di 16,5 milioni di soggetti. Ed è nelle sei regioni del Sud d’Italia, oltre che nelle isole maggiori, che la misura anti-evasione ha dato i frutti maggiori.
Ora, l’Associazione utenti dei Servizi Radiotelevisivi si aspetta che queste risorse vengano impiegate come promesso: per innalzare le soglie di esenzione e per favorire l’attività delle emittenti locali, falcidiate dalla progressiva riduzione dei finanziamenti pubblici. Sarebbe un bel modo per spendere i soldi guadagnati, e per incoraggiare un settore che vive un declino lungo e (finora) inevitabile.

 Si terrà oggi, martedì 25 luglio, il Convegno finale del progetto #E-Consumer, realizzato da Movimento Difesa del Cittadino, Codacons e Utenti dei Servizi Radiotelevisivi e finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico. L’evento si terrà a Roma, presso lo Stadio di Domiziano, in Via di Tor Sanguigna, 3, dalle 10:00 alle 13:00.
Attraverso il progetto #E-Consumer le associazioni hanno fornito assistenza e tutela ai cittadini nell’utilizzo dei servizi online, del commercio e dei pagamenti elettronici, con l’obiettivo di accrescere le loro conoscenze, favorendo l’applicazione delle norme in caso di abusi e, di conseguenza, anche la loro fiducia nei confronti del web, soprattutto in relazione alla protezione dei dati personali.
Grazie a questo progetto, le associazioni dei consumatori, al fianco delle vittime di diritti in materia di codice del consumo, sono state dotate di nuovi strumenti per rafforzare i servizi di assistenza, consulenza e informazione in materia di privacy e tutela dei dati personali, qualità dei prodotti e dei servizi, pubblicità e informazione, pratiche commerciali, rapporti contrattuali.
Dalla pagina dedicata al progetto, sul sito del Movimento Difesa del Cittadino è possibile scaricare le Guide dedicate alla tutela della privacy, realizzata dal Codacons, all’orientamento alle nuove offerte web tv,a cura dell’Avv. Fulvio Sarzana, che fornisce ai consumatori le linee-guida per orientarsi all’interno del vasto panorama dei servizi televisivi offerti via internet, con particolare riguardo all’esercizio del diritto di recesso, e la Guida dedicata alla sicurezza negli acquisti online, realizzata da Associazione Utenti dei Servizi Radio Televisivi, con riguardo al commercio elettronico e alla disciplina che lo regola, al diritto di recesso e alla risoluzione delle controversie. Sempre a cura dell’Associazione Utenti dei Servizi radio Televisivi è stato realizzato anche un Portale per recensire gli acquisti online.
Nell’ambito del progetto è stato realizzato anche un Osservatorio e-commerce, costituito dalla Dott.ssa Giulia Ceriani, dal Professor Oreste Calliano, dalla Dott.ssa Annamaria Colucci e dall’Avv. Fulvio Sarzana con l’obiettivo di monitorare l’evoluzione del commercio elettronico in Italia, evidenziandone il valore di mercato, i trend ed i modelli di business di riferimento e sviluppando un’analisi comparativa con lo scenario internazionale. In particolare sono stati monitorati contenuti e criticità delle forme contrattuali e pubblicitarie presenti nelle offerte mobile marketing, radio web e nelle nuove proposte web tv (sky, netflix, etc) per tutelare gli utenti dalle pratiche commerciali scorrette con riferimento anche ai minori.
Inoltre è stata realizzata, a cura di Utenti tv tra le attività dell’Osservatorio, una Indagine quantitativa sulla percezione che i consumatori italiani hanno nei confronti degli acquisti online.

La notizia è servita: Maurizio Pistocchi potrebbe sparire dai teleschermi, dopo 31 anni — tra PressingL’appello del martedì con Maurizio Mosca, Guida al campionato — di onorato servizio. Adesso, invece, le cose sono cambiate: a quanto pare Mediaset ha deciso per il taglio e ha chiuso i suoi contributi come opinionista di Serie A Live, la trasmissione condotta da Massimo Callegari.
Un cambio dopo tanto tempo è piuttosto normale. E allora, dov’è il problema? La questione è che, stando ai rumors rilanciati dal Corriere della Sera, Pistocchi pagherebbe soprattutto la sua schiettezza nei confronti delle grandi squadre. La Juventus, in particolare, non avrebbe gradito alcuni commenti del popolare giornalista e ne avrebbe chiesto il “contenimento”. Idem per i tifosi bianconeri, che sarebbero sulla stessa lunghezza d’onda.
Per l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi un cambio è perfettamente fisiologico, ma un eventuale siluramento per questi motivi sarebbe del tutto inaccettabile. È bene che l’emittente spieghi, quindi, le ragioni di questa scelta.

Sarà Sky a trasmettere sulla sua piattaforma satellitare le partite del principale torneo per club europeo a partire dalla stagione 2018 (con la nuova formula delle 4 squadre italiane sicure ai gruppi) e per il successivo triennio. Uefa ha deciso: l’offerta di Sky era migliore di quella di Mediaset, che quindi dovrà rinunciare a una fetta importante dei suoi pacchetti per i prossimi anni.
Tutto bene, quindi? Ancora no. Perché Sky diventa, di fatto, monopolista del calcio europeo. E perché è importante, a tutela dei diritti di tutti gli utenti (non solo quelli che possono permettersi la TV pay) che Sky garantisca una sublicenza per la trasmissione delle partite in chiaro.
Almeno una partita per turno, visibile per tutti: è il minimo che si possa fare, per andare incontro alle esigenze di chi un abbonamento come quello dell’emittente di Murdoch non può proprio permetterselo. Se ne ricorda qualcuno?

Speriamo davvero che non sia così. Speriamo davvero che il CdA Rai non abbia voluto esplicitamente “salvare” Fazio e Vespa. Eppure, i rilievi mossi dal Codacons sono indiscutibilmente verosimili: i due conduttori erano i principali “protagonisti” del tetto alle retribuzioni programmato per l’emittente di Viale Mazzini.
Adesso, invece, l’individuazione di “criteri oggettivi” per la definizione delle prestazioni superiori a 240mila euro apre la porta alle richieste dei due volti noti. Come cambiano rapidamente le cose: il limite di 240 mila euro introdotto dalla nuova legge sull’editoria sei mesi fa era stato esteso agli artisti, ai presentatori e ai giornalisti di grido (Annunziata, Vespa) dai consiglieri di amministrazione della Rai, a febbraio 2017. Sono bastati pochi mesi, ed ecco puntuale il dietrofront..

La ragione è sempre la stessa: razionalizzazione dei costi. Una formula inattaccabile in tempi di mercato libero, anzi liberissimo. Se non fosse che – ripetute una volta di più – certificano uno stillicidio inarginabile. Da Roma se ne vanno tutti, e – in ambito televisivo – se n’è già andata Sky: anche Mediaset a quanto pare vuole seguire questa strada, così da conseguire un risparmio per il gruppo tra gli otto e i 10 milioni di euro. Risparmio che, per inciso, si inserisce nel piano di riduzione dei costi per riorganizzazioni da 123 milioni annunciato dall’azienda entro il 2020. E allora, che fare? Fermarli. Non (solo) per ragioni sindacali, ma anche per motivi che riguardano gli utenti della TV: un TG5 di Cologno Monzese perderebbe la sua specificità, e di sicuroimpoverirebbe la sua capacità di seguire i fatti della politica e dell’economia. Fatti che, è chiaro a tutti, richiedono una presenza nella Capitale; almeno fino a che non sposteranno anche quella.

“Ciao Stefano, non ti dimenticheremo mai”. L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi si unisce al cordoglio di colleghi, amici, parenti e fan per la morte di Stefano Mastrolitti, speaker di Radio 101 morto martedi pomeriggio nel suo appartamento a Sesto San Giovanni. Che si tratti di suicidio o meno, la questione non cambia di una virgola: Mastrolitti è andato via troppo presto, a 32 anni, e mancherà a tutto il mondo della radio.

Il casus belli è rappresentato dalla puntata dedicata al vaccino contro il papilloma virus: apriti cielo, sul programma d’inchiesta che fino a un paio di giorni fa raccoglieva le lodi sperticate di tutto l’arco costituzionale si è abbattuto – come un fulmine a ciel sereno – lo sdegno di politici, commentatori e addetti ai lavori.
Il tema, va da sé, è di quelli che accendono gli animi: ormai è chiaro, in Italia il tema dei vaccini interessa i cittadini almeno quanto allarma i dirigenti del Ministero. Di fronte alla possibilità – paventata da alcuni – di una chiusura del programma, l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi non può che esprimere tutta la sua contrarietà. Di vaccini si può e si deve parlare, con accuratezza e precisione ma senza preclusioni e tabù. I cittadini hanno diritto a un’informazione chiara sul tema, e devono avere accesso a dati e opinioni critiche senza incappare in bavagli e censure televisive. Misure che potevano andar bene per altri scenari, e altre epoche: ma che di sicuro non vanno bene oggi.

Il concertone del 1° maggio ha spesso dato vita a polemiche di ogni tipo. Quest’anno il protagonista del “caso” di turno è stato Edoardo Bennato: a quanto pare, durante la sua ultima canzone la Rai ha pensato bene di mandare la pubblicità. L’ufficio stampa del cantante napoletano ha accusato la Rai di aver interrotto “in modo brutale” l’esecuzione di ‘Meno male che adesso non c’è Nerone’, “mandando in onda la pubblicità e riservando un trattamento inaccettabile a Edoardo, alla sua band e ai telespettatori”. Un errore di sicuro, nella misura in cui il pubblico a casa avrebbe gradito certamente di più le note di Bennato rispetto ai consueti jingle pubblicitari. Lo staff ha adombrato scenari censori (“A questo punto ci chiediamo il motivo: disguido, disorganizzazione o, magari, censura?”, visto che il cantautore si è schierato contro il governo Renzi): qualsiasi sia la risposta, per l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi non cambia assolutamente nulla.
Errori del genere si pagano, come dimostrano i dati sconfortanti relativi allo share.

Incontri, appelli, inviti pubblici ad accettare il proprio corpo – maschile o femminile che sia – per quello che è, abbandonando improbabili inseguimenti a modelli di bellezza “perfetti”. E poi basta qualche minuto di “Pomeriggio Cinque” per tornare indietro di mezzo secolo: mentre va in scena la bellezza curvy, infatti, una delle ospiti ha pensato bene di commentare: “Per me non è un bel vedere sinceramente un colosso con un pancione così con una coscia che è grande quanto quattro delle mie”.

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi sostiene tutte le donne, e tutti gli uomini, che vogliono semplicemente essere accettati per quello che sono. A loro, come sempre, va il nostro applauso. Di tutti coloro i quali pensano che non sia un “bel vedere”, invece, non ci interessa affatto.

Finalmente una proposta che appoggiamo in pieno, e che potrebbe risolvere stabilmente uno dei problemi più diffusi nella nostra penisola. A quanto risulta, infatti, la Commissione di Vigilanza sulla Rai ha avanzato una proposta che rivoluzionerebbe il rapporto tra l’azienda di Viale Mazzini e i suoi fruitori, ovvero i cittadini: decoder, antenne e scheda gratis per chi non riceve il segnale. Il tutto senza un solo euro di spesa.
“Sogno o son desto?”, verrebbe da chiedersi. Tutto vero, invece. Peccato solo che il parere della Commissione non sia vincolante per il governo. Gentiloni&co. potrebbero serenamente ignorare questa come ogni altra proposta di modifica del decreto che assegnerà il servizio pubblico per i prossimi 10 anni.
Addio sogni di gloria, quindi? Non ancora: se l’emendamento su decoder e antenne dovesse passare all’unanimità – come è possibile – Palazzo Chigi dovrebbe tenerne conto. E allora sì, potremmo veramente festeggiare.

Ogni tanto una buona notizia capita (ancora). Apprendiamo dall’Osservatorio di Pavia, l’agenzia specializzata in questo genere di monitoraggi, che nel 2016 sono più che triplicate, rispetto all’anno precedente, le notizie trasmesse dai principali TG nazionali su temi, eventi e persone appartenenti al mondo Lgbt.
Anche sui media, a quanto pare, l’avanzata del mondo Lgbt prosegue: se nel 2015 erano 320 l’anno scorso sono salite a 1.037.
Un ruolo cruciale, ovviamente, è stato svolto dalla legge Cirinnà (maggio) sulle unioni civili, subito seguita (purtroppo) dalla strage di Orlando, avvenuta a giugno.
E’ il dibattito politico, come di consueto, a generare quasi la metà delle notizie poi diffuse: a dimostrazione che, ancora una volta, il circo mediatico segue a ruota l’agenda politica. L’unica, in effetti, che può portare alcuni temi al centro dell’attenzione pubblica.

Il caso Perego e quello dell’intervista a Riina jr a ‘Porta a porta’ mostrano un’azienda dove non si capisce di chi siano le responsabilità degli errori e come vengano puniti“, ha scritto su Facebook il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi.
E, per noi, non ha tutti i torti quando dice che “con Riina jr nessuno pagò, l’intervista che indignò istituzioni e familiari delle vittime di mafia fu trasmessa e la vicenda finì nel dimenticatoio senza responsabili, sebbene fossero arrivati appelli preventivi contro la messa in onda anche dalla commissione Antimafia. Sul caso di Paola Perego, invece, la conduzione del programma è saltata. Difficile comprendere sulla base di quali valutazioni la Rai abbia tenuto atteggiamenti così diversi“.

Già, difficile comprenderlo (al di là delle spiegazioni di Bruno Vespa): noi dell’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ci saremmo aspettati maggiore uniformità di giudizio, e maggiore coerenza, in entrambe le situazioni. Le regole, d’altra parte, servono proprio a questo: a stabilire con chiarezza, e senza possibilità di interpretazioni difformi, la linea da seguire.
Per questo il dubbio resta: se la tutela della linea editoriale è affidata alla più ampia discrezionalità, come accaduto in questi casi, come si fa a dire “non capiterà più”?

L’Associazione Utenti Radiotelevisivi, insieme a Codacons e Articolo32, appoggia lo spettacolo teatrale “Fa’ afafine”, in scena oggi a Genova nella sala del teatro della Tosse, e chiede alla Presidenza del Consiglio dei Ministri di fornire il patrocinio alla manifestazione culturale diretta da Giuliano Scarpinato.

L’Associazione Utenti Radiotelevisivi, Codacons e Articolo32 si mettono fin d’ora a disposizione per sostenere la messa in scena dello spettacolo in tutti i principali teatri d’Italia, fornendo il proprio aiuto e collaborazione in favore della libertà di espressione.

Era attesa da più di vent’anni e finalmente è arrivata. La nuova concessione RAI – approvata in questi giorni dal Consiglio dei Ministri – ha durata decennale, e in questo senso regala un po’ di ossigeno alla dirigenza di Viale Mazzini. Adesso, promettono tutti i protagonisti, è tempo di rivoluzioni, di cambiamenti epocali, di stravolgimenti: noi (che siamo meno ambiziosi) ci accontenteremmo di vedere correttamente attuati alcuni principi riaffermati nella concessione: in primis, quando ci si riferisce a “un piano editoriale coerente con la missione e gli obblighi del servizio pubblico radiotelevisivo”.
La questione del “servizio pubblico” non può più essere rimandata, infatti: la RAI deve tornare (o cominciare?) a svolgere un vero servizio pubblico, nell’interesse del Paese. Per farlo, deve allontanarsi da una tradizione filo-governativa che l’ha portata a concedere minutaggi eccessivi a tutti i Presidenti del Consiglio e a trascurare minoranze, realtà sociali e territori del Paese.
Ce la farà? Non lo sappiamo. Ma noi di Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi pagheremmo, per un risultato del genere.

Ci auguriamo si tratti solo di una banale gaffe. E, fino a prova contraria, non si può dire il contrario. Ma certo è che un brivido dietro la schiena è toccato a tutti i tifosi napoletani (e non solo) quando una giornalista di Premium Sport ha chiuso il suo servizio così: “Ciao Napoli, adesso torniamo in Italia”.
Ci auguriamo si tratti solo di una banale gaffe, dicevamo. E lo speriamo davvero, perché Napoli dell’Italia fa parte a tutti gli effetti, ed è anche banale doverlo sottolineare. Ma nell’attesa, in un mondo (quello del calcio) già divorato da cori razzisti e ogni forma di xenofobia, non abbiamo davvero bisogno di questo genere di uscite.
Ecco perché sarebbe opportuno che Mediaset chiarisca con urgenza l’accaduto, sgombrando il campo da dubbi e interpretazioni differenti.

 “La cosa bella di Netflix è che si può andare oltre. In una serie tv prodotta in Italia dalla Rai o in altre televisioni noi siamo già censurati, già partiamo facendo una storia in cui alcune cose non si possono dire in partenza perché riguardano una certa politica, un certo potere religioso, un certo potere mafioso per cui gli sceneggiatori, ma anche chi produce, si mettono al riparo. Con Netflix abbiamo la libertà di fare quello che ci pare“.

Sarà anche un segreto di pulcinella, come dicono alcuni, ma l’incredibile ammissione di Michele Placido squarcia un velo e getta una luce inquietante sui tanti prodotti televisivi che affollano i nostri palinsesti.
Evidentemente Placido non ha fatto altro che rilevare una verità così nota nell’ambiente da poter essere riconosciuta pubblicamente: e d’altra parte, non è un mistero che gran parte degli editori nostrani abbiano sempre anteposto le ragioni della politica (e non solo) a quelle degli utenti e dei cittadini-consumatori. E però, se intendiamo rimanere un Paese civile, una dichiarazione del genere non può passare inosservata: buona parte della pubblica opinione si forma (da noi) sul piccolo schermo. Scoprire, o avere conferma, riguardo le interferenze di “una certa politica, un certo potere religioso, un certo potere mafioso” non può certo farci stare tranquilli. E non ci rassicura riguardo le condizioni di salute della nostra democrazia!

 

Il gettito record del Canone è di sicuro una buona notizia per l’erario. Ma, come in una nemesi, è lo stesso Fisco a battere cassa, e a puntare il dito contro Rai Pubblicità (ex Sipra) per un buco da 18 milioni di euro, più more e spese legali. Il problema, a quanto pare, sarebbe l’IVA: un vortice di fatture da 110 milioni di euro, emesse tra 2006 e 2011, avrebbe generato questo ammanco clamoroso.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi – nell’attesa che le indagini facciano il loro corso, e con pieno rispetto dell’attività degli inquirenti – non può non rilevare l‘assurdità di una situazione che vede indagati ex vertici della Rai, oltre a dirigenti delle agenzie di pubblicità dell’emittente di Stato: una pubblicità discutibile per il servizio pubblico, soprattutto nella misura in cui l’operazione Canone in bolletta ha portato nelle casse pubbliche risorse straordinariamente ingenti.

Sarebbe davvero il colmo, per un’emittente che continua a inanellare profitti e record di ascolti. Ma potrebbe accadere davvero, almeno stando alle indiscrezioni di stampa. Dopo la decisione di smantellare la redazione romana di Sky Tg24, infatti, si apprende che il colosso dell’informazione starebbe decidendo di attuare una nuova ristrutturazione ai danni dei tecnici.
Un assurdo, pensando alla condizione economica dell’emittente, cui non possiamo che dirci fermamente contrari, anche per non intaccare quel servizio di qualità che Sky TG24 assicura agli utenti e a cui i tecnici contribuiscono sensibilmente.

La crisi dell’editoria non conosce fine. Sono soprattutto le emittenti locali – la spina dorsale di un sistema informativo pluralistico e aperto a opinioni e pensieri difformi – a pagare dazio di fronte alla sempre più evidente concentrazione in atto.
Un sistema, quello dell’informazione regionale, che ha sempre servito l’interesse pubblico e che ha sempre rappresentato una risorsa per i ventilati “territori” d’Italia, ma che – ancora una volta – viene sacrificato sull’altare di un oligopolio che non sembra tenere affatto in considerazione l’informazione di carattere locale.
Il caso di TRG è in questo senso eloquente: è un esempio perfetto della lunga agonia delle TV locali, che – anche a causa del taglio dei finanziamenti – non possono più garantire quel pluralismo e quel servizio pubblico che le aveva caratterizzate in passato. A tutto vantaggio delle emittenti principali. Si tratta però di un patrimonio di valori, saperi e conoscenze che va tutelato: ecco perché – per l’Asu e i sindacati – è giunto il momento di “un intervento pubblico a sostegno dell’occupazione e quindi della qualità dell’informazione e del pluralismo”.

Farlo è facile. Per chi sceglie di donare all’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi il suo 5×1000, magari è questione di un istante. Ma per noi, che ogni giorno ci sforziamo di garantire all’utenza un servizio di tutela efficiente, puntuale e professionale, significa molto di più.
Significa che chi ci segue ha capito quanta fatica, e quanta dedizione, servono per portare avanti un lavoro come questo. Un’Associazione necessita di un’infinita serie di attività, e la nostra si propone al vasto pubblico di consumatori che ci segue come un punto di riferimento assoluto e indispensabile: ne consegue, automaticamente, un impegno ancora maggiore per chi ci lavora, che è tenuto – ogni giorno – a rispondere ai bisogni dell’utenza.
Se anche tu ritieni che il nostro impegno vada supportato, puoi decidere di sostenerci.
Nella tua dichiarazione dei redditi scrivi il codice fiscale Associazione Utenti dei Servizi radiotelevisivi 97251640583.
Contribuirai a incoraggiare l’attività di chi, come l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, insegue un obiettivo ambizioso: la tua tutela, in tutto e per tutto.

Su una platea di circa 6 milioni di famiglie potenzialmente beneficiarie dei bonus per l’energia elettrica e il gas, ad oggi ne hanno usufruito, almeno una volta, circa 2 milioni. Nel dettaglio ne hanno usufruito, su base annua, il 34% degli aventi diritto al bonus elettrico e il 27% degli aventi diritto al bonus gas. Pari ad un terzo della platea che ne avrebbe diritto.
Oltre l’80% degli intervistati dalle 15 associazioni che hanno realizzato nel 2016 il progetto “Bonus a sapersi” (CittadinanzattivaAcu, Adiconsum, Adoc, Associazione Utenti Radiotelevisivi, Assoconsum, Assoutenti, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federazione Confconsumatori-Acp, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento difesa del cittadino, Unione Nazionale Consumatoridichiara di aver intercettato cittadini che avrebbero i requisiti per la richiesta ma che non ne sono consapevoli.
Inoltre, circa il 39% sostiene che l’iter per la richiesta sia complesso o molto complesso; il 47% che le informazioni non siano sufficientemente diffuse o reperibili. Ancora, solo il 56% ritiene l’importo del bonus adeguato rispetto alle bollette e solo il 52% è convinto che l’attuale soglia ISEE sia adeguata ad individuare i soggetti che ne avrebbero necessità.
Le principali lamentele da parte di chi invece ha ricevuto il bonus riguardano: la complessità dell’iter per la richiesta (30,3%), l’importo ritenuto inadeguato ai consumi (22,5%), l’iter per il rinnovo (11,2%), la mancata erogazione (10,9%).
Tali dati, presentati oggi a Roma nell’ambito della conferenza stampa, confermano quanto la misura, fondamentale se si pensa che oltre un cittadino su dieci che si rivolge alle associazioni dei consumatori ha arretrati nel pagamento delle bollette, andrebbe incentivata a partire da una corretta e capillare informazione ai cittadini.
Sono queste alcune delle principali questioni emerse nell’ambito delle attività del progetto Bonus a sapersi sostenuto dall’AEEGSI che, attraverso incontri formativi svolti in 73 città, un manuale operativo e un video per i cittadini, ha contribuito ad accrescere l’informazione sui bonus energia.

In tal senso è emersa le necessità di intervenire su alcuni fronti, fra cui:

  1. accrescere fra le famiglie la diffusione di informazioni istituzionali in merito al bonus
  2. prevedere ulteriori misure contro la povertà energetica
  3. innalzare la soglia ISEE per poter accedere al bonus dagli attuali 8.107,5 a 11.000 euro
  4. modificare i criteri di calcolo dell’ISEE, ad esempio escludendo il valore dell’abitazione di residenza e le pensioni di invalidità, ed inserendo nel calcolo altre spese familiari certificate.

Written on 01 Febbraio 2017.

CANALI INTEGRATIVI DEI SERVIZI ALLA CLIENTELA GIÀ ESISTENTI 

Su entrambi i numeri verdi di e-distribuzione da sempre disponibili, è ora aperta una opzione dedicata a questa emergenza :

Tasto zero del Servizio Segnalazione Guasti  – 803 500, attivo tutti i giorni 24 ore su 24;
Tasto zero del contact Center Commerciale  – 800 08 55 77, attivo dal lunedì al venerdìdalle 9 alle 18 e il sabato dalle 9 alle 13;

Inoltre sono stati attivati i seguenti servizi:

Sul sito internet e-distribuzione.it, cliccando il link  “Per qualsiasi richiesta”, sul banner dedicato, si possono inoltrare richieste e/o segnalazioni relative all’emergenza neve;
Presso le sedi di e-distribuzione di Pescara (via Conte di Ruvo, 5), Teramo (Viale Bovio, 40) e Chieti (via Auriti, 1) sono stati allestiti punti di contatto con questi clienti, aperti dalle 8 alle 16,30 dal lunedì al venerdì.
Rimane aperto 24 h il canale twitter @enelgroupit che è stato utilizzato per segnalazioni anche durante le fasi iniziali dell’emergenza.

Al via dal 1 febbraio la seconda fase del concorso “VINCI ORIGINALE”, nell’ambito del progetto sulla contraffazione “Io sono originale”, finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico.

 “VINCI ORIGINALE” è un’app-gioco che premia le scelte originali: iscriviti al concorso “Io Sono Originale”, rispondi ai quiz, entra nella classifica nazionale e VINCI!
L’intento è quello di porre una linea di demarcazione tra prodotti originali e prodotti contraffatti per aiutare i partecipanti a compiere scelte consapevoli.
Al primo classificato andrà 1 Iphone 6 Plus 64 GB e  al secondo, 1 Ipad Mini 2 Retina.
Il concorso si svolge in tre periodi ben precisi, la prima fase si è conclusa lo scorso 16 gennaio, la seconda partirà il 1 febbraio 2017 e si concluderà il 30 marzo, mentre la terza si svolgerà dal 17 aprile al 15 giugno 2017.
Partecipare è semplice: basta scaricare l’App “VINCI ORIGINALE” e per iPhone e iPad su Apple Store mentre per i dispositivi Android su Play Store.
Il concorso a premi è parte del progetto “Io sono originale”, finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico – Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi e diretto alle associazioni dei consumatori aderenti al CNCU (Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti) per approfondire le tematiche relative alla contraffazione e informare i consumatori sui rischi connessi.

Written on 19 Gennaio 2017.

Il Codacons e l’Associazione Utenti Radiotelevisivi bollano come “ipocrita” la decisione di Mediaset di escludere Wanna Marchi e la figlia Stefania Nobile dalla rosa dei concorrenti del programma “L’Isola dei Famosi”, in onda su Canale 5 dal 30 gennaio 2017.
Ovviamente la presenza in tv di Wanna Marchi e della figlia Stefania non ci entusiasmava affatto, considerate le gravi vicende giudiziarie che hanno coinvolto le due donne, ma la decisione di escluderle dal programma dopo averle inserite nel cast, ci appare una scelta assolutamente ipocrita – spiegano le due associazioni – La Marchi e la Nobile hanno infatti pagato i propri debiti con la giustizia, e non si capisce perché loro risultano “inopportune” mentre altri soggetti come Fabrizio Corona, pur essendo stati coinvolti in pesanti vicende giudiziarie, hanno imperversato sulle resti del biscione addirittura attraverso interviste esclusive.
Nei reality show si assistono a situazioni ben più gravi e diseducative della presenza di due donne condannate per truffa e che hanno scontato la pena e saldato i debiti con la giustizia – proseguono Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi, che in ogni caso ribadiscono i loro dubbi in merito alla partecipazione di Wanna Marchi e Stefania Nobile all’Isola dei famosi – Basti pensare al caso recente delle gravissime affermazioni sulle donne e sui gay rilasciate da Stefano Bettarini e Clemente Russo durante l’ultima edizione del Grande fratello vip, che non sono apparse certo “opportune”, ma che non hanno impedito ai due soggetti di apparire ancora in tv.

Abbiamo già detto, in tutte le salse, che siamo contro la TV del dolore: quella che richiama un facile sentimentalismo, e che attira ascolti per il solo motivo che scava tra le miserie umane e le disgrazie
Per questo l’Associazione non può non accennare a quanto accaduto nel corso della trasmissione della D’Urso: ospite di turno era Ylenia, la ragazza messinese aggredita (a quanto pare) dal fidanzato, che le avrebbe dato fuoco con benzina e accendino. Chiunque l’abbia vista sa di sicuro a cosa ci riferiamo.
L’Associazione richiede che il confine tra atti di criminalità e intrattenimento venga rispettato, e richiama la D’Urso a una rappresentazione dei fatti deontologicamente corretta senza sconfinare nel sensazionalismo puro.

Di solito lo chiamano “efficientamento”. E anche in questo caso, il richiamo all’efficienza è quello impiegato per giustificare la riorganizzazione di SkyTg24: “Essere ancora più innovativi è fondamentale continuare a investire in nuove infrastrutture più efficienti che massimizzino il valore delle risorse già impegnate e di quelle previste per il futuro”. Il canale televisivo all-news, infatti, si sposta verso Milano, tra le proteste dei sindacati e soprattutto dei lavoratori. A questo proposito, l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi richiede la tutela degli interessi degli utenti, e la garanzia da parte dell’emittente che non verrà leso un servizio giornalistico che nel corso degli anni ha sempre ottenuto la fiducia e il rispetto degli ascoltatori.

2016

Dalle ore 9,30 alle ore 12,30 nella sede di Confconsumatori gli operatori degli sportelli del progetto “Energia: diritti a viva voce” offriranno consulenza gratuita ai cittadini su problemi con le utenze di luce e gas.

Si svolgerà venerdì 30 dicembre la seconda iniziativa del “Consumatore Illuminato”, l’appuntamento che vede le associazioni dei consumatori attivarsi per fornire consulenza e assistenza ai cittadini in materia di energia.
Confconsumatori Parma effettuerà un’apertura straordinaria dello sportello in via Mazzini 43 per offrire aiuto agli utenti alle prese con problemi legati alle forniture di luce e gas, conguagli, errori di fatturazione, consumi non effettuati, contratti non richiesti, truffe, ecc.
Verrà distribuito anche il materiale informativo di “Energia: Diritti a Viva Voce” *, progetto all’interno del quale si colloca l’iniziativa e giunto al suo anno di vita, con l’obiettivo di fornire ai cittadini un’adeguata conoscenza dei propri diritti in materia di energia, aiutarli a difendersi dalle pratiche commerciali scorrette e supportarli nella soluzione di eventuali problemi con le utenze di luce e gas.
La rete di 26 sportelli territoriali ha risolto quest’anno più di 12.500 casi, registrando i principali problemi nei casi di contratti non richiesticonguagli distacchi per morosità.

Per informazioni: 0521/230134 o parma@confconsumatori.it

Casa del Consumatore comunica l’apertura straordinaria dello sportello di Roma in data 30 dicembre 2016 dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 17.00.

Dopo la “Giornata del consumatorie illuminato” svoltasi il 29 ottobre scorso, lo sportello di Cosenza del progetto ENERGIA: DIRITTI A VIVA VOCE svolge una nuova iniziativa straordinaria per informare i cittadini in tema di energia elettrica e gas.
Il 30 dicembre 2016, si svolgerà l’OPEN DAY ENERGIA.
Dalle 9,00 alle 13,00, presso la sede della Lega Consumatori di Cosenza, in Piazza Quintieri, 7, gli esperti dell’associazione incontreranno i cittadini per illustrare i diritti degli utenti del settore dell’energia e per offrire assistenza nella gestione dei disservizi provocati dai fornitori di energia elettrica e gas.
Nel corso dei mini-workshop, ripetuti nel corso della mattinata, sarà dato spazio anche all’approfondimento delle novità del settore elettrico per il 2017: la riforma del sistema tariffario, l’avvio del contratto di TUTELA SIMILE e la nuova denominazione di ENEL SERVIZIO ELETTRICO.
L’effetto della riforma del sistema tariffario provocherà un aumento del costo di ciascun kilowatt per chi ha consumi ridotti, mentre il costo unitario del kilowatt diminuirà per chi ha consumi elevati. Per effetto di questo cambiamento, sarà di fatto “incentivato” il maggiore utilizzo dell’energia elettrica anche per la climatizzazione domestica. In sostanza, per ora, i piccoli consumatori avranno una bolletta più salata da gennaio 2017 pertanto sarà ancora più necessario prestare attenzione al risparmio energetico.
La seconda novità del 2017 è la facoltà di stipulare un nuovo tipo di contratto che l’Autorità per l’Energia Elettrica ha denominato di “TUTELA SIMILE”. Attualmente è possibile stipulare solo due tipologie di contratto per l’acquisto dell’energia elettrica. Il contratto del MERCATO LIBERO, scegliendo un fornitore tra la miriade che sono comparsi sulla scena, oppure il contratto della MAGGIOR TUTELA. In questo secondo caso, si applicano le condizioni di prezzo e di regole, uniche e standard, determinate dall’Autorità per l’Energia Elettrica. Dal 1° gennaio 2017 sarà possibile stipulare il contratto di TUTELA SIMILE, della durata di 12 mesi non rinnovabile. Tale contratto pur basandosi sul mercato libero, sarà composto da condizioni contrattuali definite dall’Autorità, obbligatorie ed omogenee per tutti i venditori. Le condizioni economiche saranno analoghe a quelle del servizio di Maggior Tutela ma con la riduzione di un bonus una tantum – qualora il contratto perduri per tutti i 12 mesi – diverso da fornitore a fornitore, che verrà applicato nella prima bolletta. Per tale ragione le offerte di TUTELA SIMILE saranno facilmente confrontabili tra loro e con il servizio di Maggior Tutela.
Nel corso dell’evento sarà distribuito anche il materiale informativo predisposto dagli esperti del settore.
Per informazioni si può contattare lo sportello telefonando al numero 0984/27433 o inviando una mail all’indirizzo: sportellocosenza@legaconsumatoricalabria.it

Casa del Consumatore comunica l’apertura straordinaria dello sportello di Roma in data 30 dicembre 2016 dalle ore 17.00 alle ore 20.00.

ssoutenti – LA SPEZIA invita i CONSUMATORI a partecipare all’Open Day di Venerdì 30 Dicembre 2016, una giornata a porte aperte dalle ore 9.00 alle ore 18.00, presso la sede dello sportello  sita in Via Cadorna,14 – La Spezia  dove personale specializzato sarà a disposizione per fornire informazioni su problemi relativi ad energia elettrica e gas.
L’iniziativa prende spunto dal Progetto “Energia: Diritti a Viva Voce”, finanziato dalla CSEA – Cassa per i Servizi Energetici ed Ambientali – su disposizione dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico, grazie ad essa tutti i partecipanti verranno informati e formati su come difendere i propri diritti e doveri in materia di energia elettrica e gas.

Lo sportello rimarrà aperto per fornire assistenza ai consumatori ed informarli su:

  • Come leggere le bollette energetiche;
  • Come tutelarsi dalle truffe telefoniche;
  • Come effettuare un reclamo;
  • Come effettuare le auto letture;
  • Come agire in caso di distacco della fornitura;

Per ulteriori informazioni non esitate a contattarci!

L’associazione dei consumatori ADOC incontra i consumatori sulla tutela dei diritti in tema di ENERGIA E GAS, bonus energia e gas ed efficientamento energetico

ENERGIA E GAS: VENERDI’  30 dicembre 2016 a Campobasso lo sportello di consulenza sull’energia effettuerà una apertura straordinaria dello sportello presso la sede dell’Associzione ADOC Molise a Campobasso alla Via Conte Verde n. 3.

Gli operatori degli sportelli del progetto “Energia: diritti a viva voce” INCONTRERANNO CITTADINI E CONSUMATORI e offriranno consulenza gratuita ai cittadini su problemi con le utenze di luce e gas.
Si svolgerà venerdì 30 dicembre 2016 una nuova “Giornata del Consumatore Illuminato” – che fa seguito ad altre iniziative sullo stesso tema – che prevede una apertura straordinaria dello sportello per fornire consulenza e assistenza ai cittadini in materia di energia e gas.
Gli operatori dell’Adoc di Campobasso saranno presenti venerdì 30 dicembre presso la sua sede in Campobasso alla Via Conte Verde n. 3 per offrire aiuto agli utenti alle prese con problemi legati alle forniture di luce e gas, conguagli, errori di fatturazione, consumi non effettuati, contratti non richiesti, truffe, ecc.
Lo sportello è stato attivato con il progetto “Energia:Diritti a Viva Voce” finanziato dal CSEA-Cassa per i Servizi Energetici ed Ambientali su disposizione dell’AEEGSI-Autorità per l’energia elettrica e il gas e il sistema idrico.
Nell’occasione, sarà distribuito anche il materiale informativo di “Energia: Diritti a Viva Voce” con l’obiettivo di orientare i consumatori sulle diverse offerte commerciali, fornire assistenza per l’ottenimento del bonus energia/gas o il mantenimento dello stesso, dare informazioni sun un “consumo consapevole”, fornire ai cittadini un’adeguata conoscenza dei propri diritti in materia di energia, aiutarli a difendersi dalle pratiche commerciali scorrette e supportarli nella soluzione di ogni problematica relativa alle utenze di luce e gas.

Per ulteriori informazioni si può contattare lo sportello dell’Adoc telefonando al numero 0874 413052 o inviando una mail a adoc.molise@gmail.com

Written on 28 Dicembre 2016.

Proseguono anche durante le feste le attività di Energia: Diritti a Viva Voce. Un progetto finanziato dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico per rendere i consumatori sempre più informati e consapevoli
Le 17 Associazioni dei Consumatori che per tutto l’anno hanno informato ed assistito i cittadini in materia di energia e gas hanno deciso di concludere nel migliore dei modi le attività prevedendo per il 30 dicembre 2016 l’apertura straordinaria di tutti e 26 gli sportelli territoriali impegnati

Per maggiori informazioni visita il sito www.energiadirittiavivavoce.it, trova lo sportello della tua zona e consulta gli orari di apertura

Assoutenti Palermo nell’ambito del progetto “Energia Diritti a Viva Voce” informa i consumatori in materia di energia e gas.
Via Notarbartolo, 38 Palermo

Assoutenti Palermo Vi invita a partecipare all’Open Day di Venerdì 30 Dicembre 2016, una giornata a porte aperte dalle ore 9.00 alle ore 18.00, presso la sede dello sportello di Palermo sita in Via Notarbartolo, 38, dove saremo a disposizione per fornirVi informazioni su problemi relativi ad energia elettrica e gas.
L’iniziativa prende spunto dal Progetto “Energia: Diritti a Viva Voce”, finanziato dalla CSEA – Cassa per i Servizi Energetici ed Ambientali – su disposizione dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico, grazie ad essa tutti i partecipanti verranno informati e formati su come difendere i propri diritti e doveri in materia di energia elettrica e gas.

Lo sportello di Assoutenti Palermo rimarrà aperto per fornire assistenza ai consumatori ed informarli su:

  • Come leggere le bollette energetiche;
  • Come tutelarsi dalle truffe telefoniche;
  • Come effettuare un reclamo;
  • Come effettuare le auto letture;
  • Come agire in caso di distacco della fornitura;

Per ulteriori informazioni non esitate a contattarci!

Sul sito www.energiaditittiavivavoce.it sono consultabili i recapiti dei 26 sportelli attivati nell’ambito del Progetto.

Non lasciate che i Vostri diritti vengano calpestati! Assoutenti Vi tutela!

Il 29 dicembre saranno aperti gli sportelli di assistenza di energia elettrica e gas del Progetto “Diritti a Viva Voce”

Roma, 27 dicembre 2016 – L’Unione Nazionale Consumatori di RomaMessina e Benevento vi invita a partecipare all’Open Day di giovedì 29 dicembre, una giornata a porte aperte dalle ore 9 alle ore 13  e dalle 15 alle 17 , presso lo sportello di Roma in via Duilio,13, lo sportello di Messina  Via S. Filippo Bianchi, 48 e quello di Benevento in Via XXIV Maggio, 2 , i nostri operatori forniranno informazioni su problemi relativi ad energia elettrica e gas.
In particolare, i consumatori verranno informati sulla tutela dei propri diritti in materia di energia elettrica e gas, attraverso il Progetto Energia “Diritti a Viva Voce” promosso dall’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico. Il progetto vede protagoniste 17 Associazioni dei Consumatori tra le quali: Unione Nazionale Consumatori, ADOC, Adiconsum, Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, Assoconsum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela Consumatori e Utenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega consumatori, Movimento Consumatori, Movimento difesa del Cittadino, Udicon.

Lo sportello rimarrà aperto per fornire assistenza ai consumatori ed aiutarli a:
– Orientarsi tra le diverse offerte commerciali;
– Ottenere il bonus sociale gas/energia o il mantenimento dello stesso;
– Risolvere un problema con il proprio gestore;
– Controllare e verificare i propri consumi quotidiani e promuovere un consumo consapevole.

Per maggiori informazioni www.consumatori.it

La tutela dello Sportello “Energia: diritti a Viva Voce” non vi abbandona nemmeno durante le feste.
Per informazioni e assistenza potrete infatti confare sull’apertura straordinaria dello sportello dedicato della Federconsumatori.
Modena il 30 dicembre presso la sede di Via Mar Ionio 23, dalle ore 9:00 alle ore 13:00, i nostri consulenti e personale preparato forniranno informazioni e consulenza sulle tematiche di energia elettrica e gas, rispondendo ai quesiti, ai dubbi e alle perplessità dei cittadini in tema di conguagli, errori di fatturazione, attivazione di contratti non richiesti, calcolo dei consumi, lettura delle bollette, ecc.
Prosegue, in tal senso, l’attività del progetto “Energia: Diritti a Viva Voce”, che da anni assiste attivamente i cittadini con l’obiettivo di renderli più informati e consapevoli in materia di energia e gas, fornendo loro conoscenze e strumenti per orientarsi tra le offerte, per ottenere i bonus energia, per difendersi da truffe raggiri, nonché per rendere i propri consumi sempre più efficienti.

La tutela dello Sportello “Energia: diritti a Viva Voce” non vi abbandona nemmeno durante le feste.
Per informazioni e assistenza potrete infatti confare sull’apertura straordinaria dello sportello dedicato della Federconsumatori.
Udine il 29 dicembre presso la sede di Via Torino 64, dalle ore 14:00 alle ore 18:30, i nostri consulenti e personale preparato forniranno informazioni e consulenza sulle tematiche di energia elettrica e gas, rispondendo ai quesiti, ai dubbi e alle perplessità dei cittadini in tema di conguagli, errori di fatturazione, attivazione di contratti non richiesti, calcolo dei consumi, lettura delle bollette, ecc.
Prosegue, in tal senso, l’attività del progetto “Energia: Diritti a Viva Voce”, che da anni assiste attivamente i cittadini con l’obiettivo di renderli più informati e consapevoli in materia di energia e gas, fornendo loro conoscenze e strumenti per orientarsi tra le offerte, per ottenere i bonus energia, per difendersi da truffe raggiri, nonché per rendere i propri consumi sempre più efficienti.

La tutela dello Sportello Energia: diritti a Viva Voce” non vi abbandona nemmeno durante le feste.
Per informazioni e assistenza potrete infatti contare sull’apertura straordinaria dello sportello dedicato della Federconsumatori.
Napoli il 30 dicembre sarà allestito un banchetto in Piazza Garibaldi (di fronte allo Star Hotel Terminus) dalle ore 10:00 alle ore 13:00, dove i nostri consulenti e personale preparato forniranno informazioni e consulenza sulle tematiche di energia elettrica e gas, rispondendo ai quesiti, ai dubbi e alle perplessità dei cittadini in tema di conguagli, errori di fatturazione, attivazione di contratti non richiesti, calcolo dei consumi, lettura delle bollette, ecc.
Prosegue, in tal senso, l’attività del progetto “Energia: Diritti a Viva Voce”, che da anni assiste attivamente i cittadini con l’obiettivo di renderli più informati e consapevoli in materia di energia e gas, fornendo loro conoscenze e strumenti per orientarsi tra le offerte, per ottenere i bonus energia, per difendersi da truffe raggiri, nonché per rendere i propri consumi sempre più efficienti.

Domani, 24 dicembre 2016, al Mercato del contadino in piazzale R. Sanzio nell’ambito del progetto nazionale “Energia: DIRITTTI A VIVA VOCE” sarà allestito il gazebo “Come difendersi dalle bollette di luce e gas”.
Lì gli esperti del Codacons dalle ore 9,00 alle ore12,00 incontreranno i catanesi per spiegare come tutelarsi da truffe, contratti non richiesti, conguagli, consumi stimati, cambi di gestore, ecc..

“L’iniziativa – spiega Sara Seminara coordinatrice del Codacons – sarà l’occasione per fornire ai consumatori le conoscenze adeguate e gli strumenti per difendersi e riconoscere truffe e anomalie del mercato dell’energia”.
“Ricordiamo anche che a Catania è attivo tutto l’anno uno Sportello GRATUITO del Codacons di consulenza su bollette di luce e gas (aperto il martedi e giovedì dalle ore10,00 alle ore 18,00 e il venerdì dalle 12,00 alle 16,00) in via Musumeci 171)”.

All’iniziativa sarà presente il segretario nazionale del Codacons Francesco Tanasi.

Martedì 27 dicembre, dalle 9.00 alle 15.00

Anche durante le feste lo Sportello “Energia: diritti a Viva Voce” della Casa del Consumatore Liguria tutela i vostri diritti, con un’apertura straordinaria, oltre il normale orario di apertura, previsto martedì 27 dicembre, dalle 9.00 alle 15.00.
Gli operatori saranno presenti allo Sportello di Genova, sito in  Salita S. Leonardo, 9/2 dalle ore 9.00 alle ore 15.00 per fornire informazioni e consulenza sulle tematiche di luce e gasdistribuire il materiale informativo realizzato per il progetto e per rispondere ai quesiti e alla problematiche dei consumatori in tema di conguagli, errori di fatturazione, consumi, contratti non richiesti, truffe, ecc…
Ricordiamo che “Energia: Diritti a Viva Voce” è un progetto che offre ai cittadini attraverso gli sportelli delle Associazioni di Consumatori presenti sul territorio nazionale, informazioni e assistenza per orientarli nella giungla delle tariffe energetiche e difendersi da scorrettezze, errori, truffe e raggiri di ogni tipo.

GAZEBO “COME DIFENDERSI DALLE BOLLETTE DI LUCE E GAS” AL MERCATO DEL CONTADINO IN PIAZZALE R. SANZIO  

CATANIA/ Come difendersi dalle bollette di luce e gas ? Domani al Mercato del contadino in piazzale R. Sanzio nell’ambito del progetto nazionale ENERGIA: DIRITTTI A VIVA VOCE  sarà presente il GAZEBO ” COME DIFENDERSI DALLE BOLLETTE DI LUCE E GAS ” dove  gli esperti del Codacons dalle 9 alle 12 incontreranno i catanesi per spiegare come tutelarsi da truffe, contratti non richiesti, conguagli, consumi stimati, cambi di gestore, ecc.. L’iniziativa –  spiega Sara Seminara Coordinatrice del Codacons- sarà l’occasione per fornire ai consumatori le conoscenze adeguate e gli strumenti per difendersi e riconoscere truffe e anomalie del mercato dell’energia.
Ricordiamo anche – conclude Seminara-  che a Catania è attivo tutto l’anno uno Sportello  GRATUITO del Codacons di consulenza su bollette di luce e gas (aperto il martedi e giovedì dalle 10 alle 18 e il venerdì dalle 12 alle 16) in via musumeci 171  sosenergia@codaconsicilia.it
All’ iniziativa sarà presente il Segretario Nazionale del Codacons Francesco Tanasi.

Assoutenti Palermo ha organizzato un incontro informativo aperto a tutti i consumatori ed utenti in Via Notarbartolo, 38, Sabato 17 Dicembre 2016, ore 17:00.
L’evento ha riscontrato, da parte dell’utenza, partecipazione attiva ed estremo interesse con formulazione di domande e richieste di informazioni sulle varie tematiche relative al settore energia da parte dei presenti.
In particolare, sono state fornite delucidazioni sulla tutela dei diritti in materia di energia elettrica e gas, tramite il Progetto Energia Diritti a Viva Voce, finanziato dalla CSEA – Cassa per i Servizi Energetici ed Ambientali su disposizione dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico, sulla presenza, ormai da alcuni anni, dello sportello “Assoutenti Palermo”, al fine di fornire assistenza ai consumatori per:

– Orientare i consumatori tra le diverse offerte commerciali;
– Fornire assistenza per l’ottenimento del bonus sociale gas/energia o il mantenimento dello stesso;
– Supportare il cliente che dovesse trovarsi di fronte ad un problema con il proprio gestore;
– Informare i cittadini consumatori su come controllare i propri consumi quotidiani e promuovere un consumo consapevole.

Nel corso dell’incontro è stato distribuito materiale informativo all’utenza, relativo alla tutela dei diritti del consumatore in materia di energia elettrica e gas. Queste sono solo alcune delle attività a difesa del consumatore che Assoutenti svolge da diversi anni. Per ulteriori informazioni non esitate a contattarci.
Sul sito www.energiaditittiavivavoce.it sono consultabili i recapiti dei 26 sportelli attivati nell’ambito del Progetto.

Non lasciate che i Vostri diritti vengano calpestati! Assoutenti Vi tutela!

Asso-consum nell’ambito del progetto Energia “Diritti a Viva Voce” informa i consumatori in materia di energia e gas.

Asso-consum Nazionale Vi invita a partecipare all’Open Day di giovedì 29 dicembre, una giornata a porte aperte dalle ore 9:30 alle ore 18:30, presso la sede dello sportello di Roma sita in Via Tevere, 44, all’interno della quale i nostri operatori sono a disposizione per fornirVi informazioni su problemi relativi ad energia elettrica e gas.
L’iniziativa prende spunto dal Progetto Energia “Diritti a Viva Voce”, finanziato dalla CSEA – Cassa per i Servizi Energetici ed Ambientali su disposizione dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico, grazie ad essa tutti i partecipanti verranno informati e formati su come difendere i propri diritti e doveri in materia di energia elettrica e gas.

Lo sportello di Asso-consum Nazionale rimarrà aperto per fornire assistenza ai consumatori ed informarli su:

– Come leggere le bollette energetiche;
– Come tutelarsi dalle truffe telefoniche;
– Come effettuare un reclamo;
– Come effettuare le auto letture;
– Come agire in caso di distacco della fornitura.

Quindi, non esitate a venirci a trovare il 29 dicembre dalle ore 9:30 sino alle ore 18.30. Info al numero 06.97611935 o inviate una email a assoconsum@gmail.com.

Bressanone: dalle 10 alle 12 in piazza Hartmannsheim

Brunico: dalle 15 alle 17 sulle Bastioni

Consulenza su problemi con le utenze di luce e gas

 

Mercoledì 28 dicembre il CTCU incontrerà i cittadini a Bressanone e Brunico, offrendo il loro aiuto agli utenti alle prese con problemi legati alle forniture di luce e gas. In questa giornata informativa, gli operatori del progetto “Energia: Diritti a Viva Voce”, saranno disponibili negli orari sopra indicatidiffonderanno materiale informativo e forniranno consulenze ai cittadini su conguagli, errori di fatturazione, consumi non effettuati, contratti non richiesti, truffe, ecc. Lo scopo dell’iniziativa è fornire ai cittadini un’adeguata conoscenza dei propri diritti in materia di energia e aiutarli a risolvere problemi con le utenze di luce e gas, dandogli efficaci strumenti di difesa.

Per ulteriori informazioni si può contattare lo sportello del CTCU al n. 0471-975597.

 

Venerdì 30 Dicembre presso la sala congressi della sede nazionale di Asso-consum sita in via Tevere 44 a Roma, alle ore 13:30

I seguenti relatori :

Dott. Aldo Perrotta               Presidente Nazionale Asso-consum

Avv. Francesco Costabile        Legale Asso-consum

ILLUSTRERANNO AI CONSUMATORI I MEZZI DI ACCESSO AL BONUS ENERGIA

L’incontro è volto a rendere noto, ad un bacino di utenza quanto più ampio possibile, l’esistenza nonché le modalità per accedere al bonus energia e gas. Il bonus è uno sconto sulla bolletta delle suddette forniture pari a circa il 20% della spesa media annua presunta di elettricità e del 15% per gas al netto delle imposte

Codici: progetto Energia “Diritti a Viva Voce” informa i consumatori in materia di energia e gas

Codici Roma e Codici Milano vi invitano a partecipare all’Open Day di giovedì 22 dicembre, una giornata a porte aperte dalle ore 9:00 alle ore 17:00, presso lo sportello di Roma sito in V.le Einstein 34, e quello di Milano di via Bezzecca 3, all’interno della quale i nostri operatori forniranno informazioni su problemi relativi ad energia elettrica e gas.

In particolare, i consumatori verranno informati sulla tutela dei propri diritti in materia di energia elettrica e gas, attraverso il Progetto Energia “Diritti a Viva Voce”, finanziato dalla CSEA – Cassa per i Servizi Energetici ed Ambientali su disposizione dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico. Il progetto vede protagoniste 17 Associazioni dei Consumatori tra le quali: ADOC, Adiconsum, Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, Assoconsum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela Consumatori e Utenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega consumatori, Movimento Consumatori, Movimento difesa del Cittadino, Udicon e Unione Nazionale Consumatori.

Lo sportello di Codici rimarrà aperto per fornire assistenza ai consumatori ed aiutarli a:

– Orientarsi tra le diverse offerte commerciali;

– Ottenere il bonus sociale gas/energia o il mantenimento dello stesso;

– Risolvere un problema con il proprio gestore;

– Controllare e verificare i propri consumi quotidiani e promuovere un consumo consapevole.

Queste sono solo alcune delle attività a difesa del consumatore che Codici svolge da diversi anni.

Per ottenere informazioni quindi, non esitate a contattarci il 22 dicembre dalle ore 9.00 alle ore 17.00 (in genere dal lunedì al venerdì dalle ore 14 alle ore 18) al numero 06.5571996 o inviate una email a segreteria.sportello@codici.org su Roma.

Mentre potete contattare lo sportello di Milano allo  02.36503438 oppure scrivere a sportello.lombardia@codici.org dalle ore 9.00 alle 17.00.

Written on 20 Dicembre 2016.

OPEN DAY DELLO SPORTELLO DI ROMA E MILANO GIOVEDÌ 22 DICEMBRE

Codici Roma e Codici Milano vi invitano a partecipare all’Open Day di giovedì 22 dicembre, una giornata a porte aperte dalle ore 9:00 alle ore 17:00, presso lo sportello di Roma sito in V.le Einstein 34, e quello di Milano di via Bezzecca 3, all’interno della quale i nostri operatori forniranno informazioni su problemi relativi ad energia elettrica e gas.
In particolare, i consumatori verranno informati sulla tutela dei propri diritti in materia di energia elettrica e gas, attraverso il Progetto Energia “Diritti a Viva Voce”, finanziato dalla CSEA – Cassa per i Servizi Energetici ed Ambientali su disposizione dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico. Il progetto vede protagoniste 17 Associazioni dei Consumatori tra le quali: ADOC, Adiconsum, Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, Assoconsum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela Consumatori e Utenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega consumatori, Movimento Consumatori, Movimento difesa del Cittadino, Udicon e Unione Nazionale Consumatori.

Lo sportello di Codici rimarrà aperto per fornire assistenza ai consumatori ed aiutarli a:
– Orientarsi tra le diverse offerte commerciali;
– Ottenere il bonus sociale gas/energia o il mantenimento dello stesso;
– Risolvere un problema con il proprio gestore;
– Controllare e verificare i propri consumi quotidiani e promuovere un consumo consapevole.

Queste sono solo alcune delle attività a difesa del consumatore che Codici svolge da diversi anni.
Per ottenere informazioni quindi, non esitate a contattarci il 22 dicembre dalle ore 9.00 alle ore 17.00 (in genere dal lunedì al venerdì dalle ore 14 alle ore 18) al numero 06.5571996 o inviate una email a segreteria.sportello@codici.org su Roma.
Mentre potete contattare lo sportello di Milano allo  02.36503438 oppure scrivere a sportello.lombardia@codici.org dalle ore 9.00 alle 17.00.

Mercoledì 21 dicembre, lo Sportello “Energia: diritti a Viva Voce” di Casa del Consumatore Milano farà un’apertura straordinaria anche nel pomeriggio, per fornire utili informazioni, consigli e materiale informativo realizzato nell’ambito del progetto.
Gli operatori saranno presenti allo Sportello di Milano, sito in Via Bobbio, 6 dalle ore 9.30 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.30 per fornire informazioni e consulenza sulle tematiche di luce e gas e per rispondere ai quesiti e alla problematiche dei consumatori in tema di conguagli, errori di fatturazione, consumi, contratti non richiesti, truffe, ecc…
Ricordiamo che “Energia: Diritti a Viva Voce” è un progetto che offre ai cittadini attraverso gli sportelli delle Associazioni di Consumatori presenti sul territorio nazionale, informazioni e assistenza per orientarli nella giungla delle tariffe energetiche e difendersi da scorrettezze, errori, truffe e raggiri di ogni tipo.
Gli sportelli “Energia: diritti a VivaVoce” della Casa del Consumatore sono a:

Milano: Via Bobbio, 6
Orari: dal Lunedì al Venerdì 9.30 – 13.30
Tel: 02/76316809 – Mail: info@casadelconsumatore.it

Genova: Salita S. Leonardo, 9/2
Orari: dal Lunedì al Venerdì 9.00 – 13.00
Tel: 010/2091060 – Mail: liguria@casadelconsumatore.it

Roma: Largo del Nazareno, 11
Orari: Lunedì, mercoledì, venerdì 10.00 – 18.00 e Giovedi’ 14.30 – 16.30
Tel: 06/64463420 – Mail: conciliazione@casadelconsumatorelazio.it

E DA QUEST’ANNO ATTIVO ANCHE LO SPORTELLO VOLONTARIO DELLA CASA DEL CONSUMATORE IN PIEMONTE:

Asti: Via Giuseppe Gaeta, 12
Orari: dal Lunedì al Venerdì 9.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00
Tel: 0141/530197 – Mail: info@casadelconsumatore-piemonte.it
Per ulteriori informazioni visitate il sito www.energiadirittiavivavoce.it o la pagina di Casa del Consumatore dedicata al progetto.

Lunedì 19 dicembre presso il salone della confedilizia sito in via Cadorna, 14 – La Spezia alle ore 17.30.

I seguenti relatori:

Dott. Renato Oldoini (Presidente Confedilizia Regione Liguria)

Avv.  Francesca Cerchi (Legale Assoutenti)

Dott. Commercialista Davide Piccioli (Immoservizi Srl organismo di mediazione/conciliazione civile)

Dott. Patrizio Sinis (Presidente Assoutenti della Spezia)

ILLUSTRERANNO AI CONSUMATORI  I MEZZI DI TUTELA CONTRO I CONTRATTI CONCLUSI FRAUDOLENTEMENTE E L’UTILIZZO DELLA CONCILIAZIONE PARITETICA

E’ sempre più invalso l’uso del mezzo telefonico per concludere contratti capestro inerenti l’energia e la telefonia e tutto ciò senza il rispetto della privacy dei singoli. L’ASSOUTENTI dà l’opportuna assistenza per recedere e resistere ad eventuali assillanti richieste successive. Invece la conciliazione paritetica è uno strumento completamente gratuito volto a dirimere ogni controversia  in materia di energia elettrica e il gas a cui ci si potrà accedere solo col supporto di associazioni di consumatori riconosciute.

L’ASSOUTENTI La Spezia – avente sede in Via Cadorna, 14 tel. 0187 730481 – è abilitata a trattare in maniera efficiente i reclami e a risolvere in maniera extragiudiziale le controversie a fronte delle vostre bollette. Già molte aziende di servizi hanno firmato protocolli d’intesa per l’utilizzo di tale strumento a disposizione dei cittadini. Dal 2017 tale strumento sarà obbligatorio e non si potrà fare ricorso all’autorità giudiziaria senza aver prima tentato la conciliazione.

L’ASSOUTENTI spezzina che porta avanti da tempo il progetto “Energia: diritti a viva voce” – progetto nazionale d’informazione e tutela per i consumatori finanziato dalla CSEA . Cassa per i Servizi Energetici ed Ambientali su disposizione dell’Autorità per l’Energia Elettrica il Gas ed il sistema idrico, è radicata sul territorio ed è disponibile a rispondere ai quesiti più usuali quali: come tutelarsi a fronte dei disservizi, come ottenere gli incentivi per i risparmi energetici, come si leggono le bollette, come ottenere il bonus bollette e tanti altri ancora.

Non lasciate che i Vostri diritti vengano calpestati! Assoutenti Vi tutela!

Written on 14 Dicembre 2016.

ASSOUTENTI SPORTELLO PALERMO INCONTRA I CONSUMATORI SULLA TUTELA DEI PROPRI DIRITTI IN MATERIA DI ENERGIA ELETTRICA GAS ED EFFICIENTAMENTO ENERGETICO  

Sabato, 17 Dicembre 2016, ore 17:00
Via Notarbartolo, 38, Palermo
c/o la sede di Assoutenti Palermo

Assoutenti Palermo ha organizzato un incontro informativo aperto a tutti i consumatori ed utenti presso la sede di Palermo in Via Notarbartolo, 38, Sabato 17 Dicembre 2016, ore 17:00.In particolare, verranno informati i presenti sulla tutela dei propri diritti in materia di energia elettrica e gas, tramite il Progetto Energia Diritti a Viva Voce, finanziato dalla CSEA – Cassa per i Servizi Energetici ed Ambientali su disposizione dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico, sulla presenza, ormai da alcuni anni, dello sportello “Assoutenti Palermo”, al fine di fornire assistenza ai consumatori sui seguenti temi:

– Orientare i consumatori tra le diverse offerte commerciali;
– Fornire assistenza per l’ottenimento del bonus sociale gas/energia o il mantenimento dello stesso;
– Supportare il cliente che dovesse trovarsi di fronte ad un problema con il proprio gestore;
– Informare i cittadini consumatori su come controllare i propri consumi quotidiani e promuovere un consumo consapevole.

Nel corso dell’incontro verrà distribuito materiale informativo all’utenza ivi presente, relativo alla tutela dei diritti del consumatore in materia di energia elettrica e gas.
Queste sono solo alcune delle attività a difesa del consumatore che Assoutenti svolge da diversi anni. Per ulteriori informazioni non esitate a contattarci.

Sul sito www.energiaditittiavivavoce.it sono consultabili i recapiti dei 26 sportelli attivati nell’ambito del Progetto.

Non lasciate che i Vostri diritti vengano calpestati! Assoutenti Vi tutela!

Written on 10 Dicembre 2016.

Sabato 10 dicembre 2016 aprirà in via eccezionale lo sportello U.Di.Con di Reggio Calabria, sito in Via Aschenez, 2/C. Dedicato al progetto “Diritti a Viva Voce”, questo servizio ha l’obiettivo di rendere più informati e più consapevoli i consumatori in materia di energia e gas.

Roma, 7 dicembre 2016 – “Diritti a Viva Voce”, è un progetto finanziato dalla Cassa conguaglio per il settore elettrico su disposizione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas e vede protagoniste 17 associazioni dei consumatori: ADOC, Adiconsum, Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, Assoconsum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela Consumatori e Utenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega consumatori, Movimento Consumatori, Movimento difesa del Cittadino, Udicon e Unione Nazionale Consumatori. L’U.Di.Con. ha deciso di dedicare uno spazio in più a questo servizio, una volta verificatone la grande utilità e il grande numero di contatti giornalieri con un’apertura straordinaria fissata per sabato 10 dicembre 2016. Gli orari di apertura straordinaria dello sportello andranno dalle 9:00 alle 13:00

Gli operatori abilitati a prestare servizio presso lo sportello sono in grado di:

– Orientare i consumatori tra le diverse offerte commerciali;
– Fornire assistenza per l’ottenimento del bonus sociale gas/energia o il mantenimento dello stesso;
– Supportare il cliente che dovesse trovarsi di fronte ad un problema con il proprio gestore;
– Informare i cittadini consumatori su come controllare i propri consumi quotidiani e promuovere un consumo consapevole.

La sede sembrava scelta appositamente: Rete4, “Dalla vostra parte”, condotto da Maurizio Belpietro. Ospite Bello FiGo, un cantante di origini ghanesi che spopola online, e si è guadagnato un folto seguito per le sue canzoni rap con testi bizzarri e surreali (il video è in Rete): “uno degli intellettuali più seguiti dai giovani italiani, macinando milioni di visualizzazioni e alzando il tiro, dopo successi basati sulla pasta col tonno, l’onanismo, il junk food e il sessismo adolescenziale”.
La natura satirica, e surreale, dei testi del cantante – che canta la vita “comoda” del profugo – non è stata evidentemente afferrata da Alessandra Mussolini. Una lunga lista di accuse e veleni ne sono conseguiti. Ma, quello che più conta, il rapper è stato introdotto in trasmissione in modo serio, e senza sottolineare la natura auto-ironica delle canzoni (“Ecco il rapper 24enne che rivendica le comodità della vita da profugo, che tante polemiche e indignazione hanno creato tra i cittadini italiani”).
Immancabile – ed esecrabile – la reazione della Mussolini: “uno come lei andrebbe preso a calci” e ancora “ma vai a lavorare e tagliati quel ciuffo biondo”. Ne è uscita una comunicazione televisiva di agghiacciante bruttezza, infarcita di insulti e che ha messo in scena il lato peggiore del discorso pubblico intorno al tema migratorio. Tutto quello, insomma, di cui non avremmo bisogno.

La dichiarazione di non possesso della TV deve essere inviata con cadenza annuale proprio perché questo modello ha validità di un anno. Per questo, anche chi ha presentato (lo scorso mese di maggio) il documento, comprovando il diritto all’esenzione dal Canone TV, è tenuto a ripetere l’operazione in vista del prossimo anno.
Entro fine dicembre (per chi presenta la dichiarazione on-line) oppure entro il 20 del mese (per chi sceglie di inviare la raccomandata) è quindi necessario che chi intende richiedere l’esonero dalla tassa di possesso degli apparecchi radiotelevisivi invii il modulo di richiesta. Chi non rispetta queste date sarà comunque esonerato, ma dovrà chiedere il rimborso della prima rata: una preoccupazione in più che – muovendosi per tempo – gli utenti possono evitare.

Partito il 16 novembre il concorso per misurare il proprio livello di consapevolezza sui temi della contraffazione.

Roma 1° Dicembre 2016 – Da oggi si può partecipare al concorso di “Io sono originale”, nell’ambito del progetto finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico – Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi e diretto alle associazioni dei consumatori aderenti al CNCU (Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti) per approfondire le tematiche relative alla contraffazione e informare i consumatori sui rischi connessi.
“VINCI ORIGINALE” è l’app che premia le scelte originali, rispondendo ai quiz si entrerà nella classifica nazionale e i migliori vinceranno !
L’intento dell’APP-gioco è quello di educare e informare, ponendo una linea di demarcazione tra prodotti originali e prodotti contraffatti per aiutare i partecipanti a compiere scelte consapevoli.

Il concorso si svolgerà in tre periodi specifici:
16 novembre 2016 – 16 gennaio 2017;
1 febbraio 2017 – 30 marzo 2017;
17 aprile 2017 – 15 giugno 2017.

Al primo classificato andrà 1 Iphone 6 Plus 64 GB;  al secondo,1 Ipad Mini 2 Retina.
Partecipare è semplice: basta scaricare l’APP “VINCI ORIGINALE’ dall’APP store e Android.

 

ENERGIA E GAS: SABATO 3 dicembre 2016 a Campobasso lo sportello di consulenza sull’energia resterà aperto dalle ore 10.00 alle ore 13.00 presso la sede dell’Associzione ADOC Molise a Campobasso alla Via Conte Verde n. 3 per una nuova “giornata del consumatore illuminato”
Gli operatori degli sportelli del progetto “Energia: diritti a viva voce” INCONTRERANNO CITTADINI E CONSUMATORI e offriranno consulenza gratuita ai cittadini su problemi con le utenze di luce e gas

Si svolgerà sabato 3 dicembre 2016 una nuova “Giornata del Consumatore Illuminato” – che fa seguito ad altre iniziative sullo stesso tema – che prevede una apertura straordinaria dello sportello per fornire consulenza e assistenza ai cittadini in materia di energia e gas.
Gli operatori dell’Adoc di Campobasso sarà presente sabato 3 dicembre presso la sua sede in Campobasso alla Via Conte Verde n. 3 per offrire aiuto agli utenti alle prese con problemi legati alle forniture di luce e gas, conguagli, errori di fatturazione, consumi non effettuati, contratti non richiesti, truffe, ecc.
Lo sportello è stato attivato con il progetto “Energia:Diritti a Viva Voce” finanziato dal CSEA-Cassa per i Servizi Energetici ed Ambientali su disposizione dell’AEEGSI-Autorità per l’energia elettrica e il gas e il sistema idrico.
Nell’occasione, sarà distribuito anche il materiale informativo di “Energia: Diritti a Viva Voce” con l’obiettivo di orientare i consumatori sulle diverse offerte commerciali, fornire assistenza per l’ottenimento del bonus energia/gas o il mantenimento dello stesso, dare informazioni sun un “consumo consapevole”, fornire ai cittadini un’adeguata conoscenza dei propri diritti in materia di energia, aiutarli a difendersi dalle pratiche commerciali scorrette e supportarli nella soluzione di ogni problematica relativa alle utenze di luce e gas.
Per ulteriori informazioni si può contattare lo sportello dell’Adoc telefonando al numero 0874 413052 o inviando una mail a adoc.molise@gmail.com
L’elenco delle iniziative e degli sportelli attivati nell’ambito del progetto è consultabile al sito www.energiadirittiavivavoce.it

Domenica, 27 Novembre 2016, dalle ore 20:30

Via Guglielmo Massaia, 7, Palermo White Club (Arenella)

In occasione della serata, del 27 Novembre 2016 presso il White Club, in Via Guglielmo Massaia n. 7, Arenella, Palermo, a partire dalle ore 20:30, Assoutenti – Sportello di Palermo è stata presente ad un evento ricco di personaggi dello spettacolo, moda, musica, danza e talento, per incontrare il consumatore. In particolare, Assoutenti ha distribuito materiale sul progetto ed  informato i presenti sulla tutela dei propri diritti in materia di energia elettrica e gas, tramite il Progetto Energia Diritti a Viva Voce, finanziato dalla CSEA – Cassa per i Servizi Energetici ed Ambientali su disposizione dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico, sulla presenza, ormai da alcuni anni, dello sportello “Assoutenti Palermo”, al fine di fornire assistenza ai consumatori sui seguenti temi:

– Orientare i consumatori tra le diverse offerte commerciali;
– Fornire assistenza per l’ottenimento del bonus sociale gas/energia o il mantenimento dello stesso;
– Supportare il cliente che dovesse trovarsi di fronte ad un problema con il proprio gestore;
– Informare i cittadini consumatori su come controllare i propri consumi quotidiani e promuovere un consumo consapevole.

Queste sono solo alcune delle attività a difesa del consumatore che Assoutenti svolge da diversi anni. Per ulteriori informazioni non esitate a contattarci.

È una scelta controcorrente, e che per questo si apprezza di più. Sky, infatti, ha deciso di raccontare la storia del più grave naufragio della storia recente avvenuto nel Mediterraneo. La vicenda risale al 2015, e precisamente al 18 aprile: un barcone carico – all’inverosimile – di migranti si ribaltò al largo della Libia, decretando la morte di 970 persone.
È proprio dalle immagine del fondale, e del recupero del relitto, che si apre “Come è profondo il mare”: lavoro originale e coraggioso, che in tempi difficili per questo genere di produzioni si propone di raccontare la tragedia dei migranti. L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi si complimenta con l’emittente per la scelta di mandare in onda il documentario e raccomanda analoghe iniziative in futuro.

Il sorpasso della TV on demand sul palinsesto “lineare” tradizionale era inevitabile, e ovviamente è avvenuto. Ma il fatto che questo cambio di paradigma fosse ampiamente atteso nulla toglie alla portata storica dell’avvenimento, ampiamente riconosciuta dalla maggior parte dei commentatori e degli osservatori del mondo televisivo.
Per l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi è possibile dare una valutazione tutto sommato favorevole di questo riorientamento del consumo mediale da parte degli utenti. La compresenza di tanti stili di fruizione diversi, e di tante piattaforme, può favorire quella sana concorrenza che va a tutto vantaggio dei consumatori, con l’abbassamento delle tariffe medie e l’innalzamento della qualità dei prodotti offerti sul mercato.

Domenica, 27 Novembre 2016, dalle ore 20:30
Via Guglielmo Massaia, 7, Palermo White Club

In occasione della serata, presso il White Club, in Via Guglielmo Massaia n. 7, Palermo, in data 27 Novembre 2016, a partire dalle ore 20:30, Assoutenti sarà presente all’evento ricco di personaggi dello spettacolo, moda, musica, danza, talento e sensibilizzazione su temi di interesse generale.
In particolare, ad Assoutenti è stato riservato uno spazio per informare il pubblico sulla tutela dei propri diritti in materia di energia elettrica e gas, tramite il Progetto Energia Diritti a Viva Voce, finanziato dalla CSEA – Cassa per i Servizi Energetici ed Ambientali su disposizione dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico, sulla presenza, ormai da alcuni anni, dello sportello “Assoutenti Palermo”, al fine di fornire assistenza ai consumatori sui seguenti temi:

– Orientare i consumatori tra le diverse offerte commerciali;
– Fornire assistenza per l’ottenimento del bonus sociale gas/energia o il mantenimento dello stesso;
– Supportare il cliente che dovesse trovarsi di fronte ad un problema con il proprio gestore;
– Informare i cittadini consumatori su come controllare i propri consumi quotidiani e promuovere un consumo consapevole.

Nel corso della serata, Assoutenti distribuirà, inoltre, materiale informativo, all’utenza ivi presente, relativo alla tutela dei diritti del consumatore in materia di energia elettrica e gas.
Queste sono solo alcune delle attività a difesa del consumatore che Assoutenti svolge da diversi anni. Per ulteriori informazioni non esitate a contattarci.

Domenica, 27 Novembre 2016, dalle ore 20:30

Via Guglielmo Massaia, 7, Palermo White Club.

In occasione della serata, presso il White Club, in Via Guglielmo Massaia n. 7, Palermo, in data 27 Novembre 2016, a partire dalle ore 20:30, Assoutenti sarà presente all’evento ricco di personaggi dello spettacolo, moda, musica, danza, talento e sensibilizzazione su temi di interesse generale.
In particolare, ad Assoutenti è stato riservato uno spazio per informare il pubblico sulla tutela dei propri diritti in materia di energia elettrica e gas, tramite il Progetto Energia Diritti a Viva Voce, finanziato dalla CSEA – Cassa per i Servizi Energetici ed Ambientali su disposizione dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico, sulla presenza, ormai da alcuni anni, dello sportello “Assoutenti Palermo”, al fine di fornire assistenza ai consumatori sui seguenti temi:

– Orientare i consumatori tra le diverse offerte commerciali;
– Fornire assistenza per l’ottenimento del bonus sociale gas/energia o il mantenimento dello stesso;
– Supportare il cliente che dovesse trovarsi di fronte ad un problema con il proprio gestore;
– Informare i cittadini consumatori su come controllare i propri consumi quotidiani e promuovere un consumo consapevole.

Nel corso della serata, Assoutenti distribuirà, inoltre, materiale informativo, all’utenza ivi presente, relativo alla tutela dei diritti del consumatore in materia di energia elettrica e gas.
Queste sono solo alcune delle attività a difesa del consumatore che Assoutenti svolge da diversi anni. Per ulteriori informazioni non esitate a contattarci.
Sul sito www.energiaditittiavivavoce.it sono consultabili i recapiti dei 26 sportelli attivati nell’ambito del Progetto.

Non lasciate che i Vostri diritti vengano calpestati! Assoutenti Vi tutela!

“Quell’aggressione un po’ mi ha uccisa perché la Lucia che vedete oggi non è quella che ero prima. Il viso con il quale ero nata e cresciuta nella mia famiglia, non mi verrà mai più restituito”. Le parole di Lucia Annibali fanno male, e proprio per questo vanno ascoltate: perché testimoniano tutto il dolore, fisico e non solo, che storie come quella di cui (purtroppo) è stata protagonista comportano, per chiunque ne finisca coinvolto.
Precisamente per questa ragione l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, plaude all’iniziativa Rai Fiction e Bibi Film: la vicenda di Lucia Annibali in prima serata su Rai1 testimonia l’acquisita centralità di queste tematiche nel dibattito pubblico.
Non si può che apprezzare la scelta della Rai, finalmente degna di un vero servizio pubblico.

La premessa è doverosa: occorre attendere conferme di fronte a questa notizia. Le parole della Meloni, infatti, raccontano uno scenario davvero inquietante: “oscurato il mio dibattito con Verdini, per loro è un impresentabile”, e ancora “Rai 2 non manda in onda il mio faccia a faccia con Denis, non lo vogliono in tv: poi sarebbe difficile dire che siamo noi l’accozzaglia…”
Se i fatti in questione fossero confermati, si tratterebbe di un avvenimento gravissimo. In piena campagna referendaria, è doppiamente importante che tutti i protagonisti della vita politica italiana vengano rappresentati per quello che sono, senza censure né maquillage di sorta.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi si unisce al coro di polemiche e attende le spiegazioni dell’emittente.

Domenica, 06 Novembre 2016, ore 20:30
Via dello Spasimo, 13 (Kalsa) Palermo

E’ stato un successo la serata di beneficienza organizzata dall’AIRC, con il patrocinio del Comune di Palermo, tenutasi in Via dello Spasimo, n. 13, all’interno della imponente e suggestiva chiesa sconsacrata di Santa Maria dello Spasimo (Kalsa) Palermo.
Assoutenti è stata presente all’evento al quale hanno partecipato autorità locali, personaggi di spicco e nel corso del quale si sono alternati diversi momenti di intrattenimento quali sfilate di moda, balletti, musica e tanto divertimento.
L’iniziativa è stata accolta con grande entusiasmo e non è escluso che possa ripetersi sul territorio coinvolgendo ed informando l’utenza sulla tutela dei propri diritti in materia di energia elettrica e gas.
In particolare, Assoutenti ha partecipato all’evento per informare il pubblico sulla tutela dei propri diritti per presentare il Progetto Energia Diritti a Viva Voce, finanziato dalla CSEA – Cassa per i Servizi Energetici ed Ambientali – su disposizione dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico, e l’attivazione, ormai da alcuni anni, dello sportello “Assoutenti Palermo”, al fine di fornire assistenza ai consumatori sui seguenti temi:

– Orientare i consumatori tra le diverse offerte commerciali;
– Fornire assistenza per l’ottenimento del bonus sociale gas/energia o il mantenimento dello stesso;
– Supportare il cliente che dovesse trovarsi di fronte ad un problema con il proprio gestore;
– Informare i cittadini consumatori su come controllare i propri consumi quotidiani e promuovere un consumo consapevole.

Queste sono solo alcune delle attività a difesa del consumatore che Assoutenti svolge da diversi anni a tutela dei diritti ed interessi del consumatore-utente.

La conciliazione paritetica è uno strumento completamente gratuito al quale si potrà accedere solo col supporto di associazioni di consumatori.
L’ASSOUTENTI della Spezia – avente sede in Via Cadorna, 14 tel. 0187 730481 – è abilitata a trattare in maniera efficiente i reclami e a risolvere in maniera extragiudiziale le controversie a fronte delle vostre bollette. Già molte aziende di servizi hanno firmato protocolli d’intesa per l’utilizzo di tale strumento a disposizione dei cittadini. Dal 2017 tale strumento sarà obbligatorio e non si potrà fare ricorso all’autorità giudiziaria, in poche parole causa, senza aver prima tentato la conciliazione.
L’Assoutenti – Sportello di La Spezia che porta avanti da tempo il progetto “Energia: diritti a viva voce” – progetto nazionale d’informazione e tutela per i consumatori realizzato con i fondi previsti dalla legge 388/2000 ed erogati dal Ministero dello Sviluppo Economico – sarà disponibile a rispondere ai quesiti più usuali quali: come tutelarsi a fronte dei disservizi, come ottenere gli incentivi per i risparmi energetici, come si leggono le bollette, come ottenere il bonus bollette, come retrocedere da contratti capestro e tanti altri ancora.

VENERDI’ 25 NOVEMBRE DALLE ORE 9 ALLE ORE 12 IN PIAZZA GARIBALDI A LA SPEZIA

PRESIDIO PER SPIEGARE AI CONSUMATORI L’UTILIZZO DELLA CONCILIAZIONE PARITETICA PER MEZZO DELLE ASSOCIAZIONI RICONOSCIUTE E ABILITATE

La conciliazione paritetica è uno strumento completamente gratuito al quale si potrà accedere solo col supporto di associazioni di consumatori. L’ASSOUTENTI della Spezia – avente sede in Via Cadorna, 14 tel. 0187 730481 – è abilitata a trattare in maniera efficiente i reclami e a risolvere in maniera extragiudiziale le controversie a fronte delle vostre bollette. Già molte aziende di servizi hanno firmato protocolli d’intesa per l’utilizzo di tale strumento a disposizione dei cittadini. Dal 2017 tale strumento sarà obbligatorio e non si potrà fare ricorso all’autorità giudiziaria, in poche parole causa, senza aver prima tentato la conciliazione. L’ASSOUTENTI spezzina che porta avanti da tempo il progetto “Energia: diritti a viva voce” – progetto nazionale d’informazione e tutela per i consumatori realizzato con i fondi previsti dalla legge 388/2000 ed erogati dal Ministero dello Sviluppo Economico – sarà disponibile a rispondere ai quesiti più usuali quali: come tutelarsi a fronte dei disservizi, come ottenere gli incentivi per i risparmi energetici, come si leggono le bollette, come ottenere il bonus bollette, come retrocedere da contratti capestro e tanti altri ancora.

DALLE ORE 10,30 ALLE ORE 12

IN VIA MAZZINI 43 NELLA SEDE DI CONFCONSUMATORI

GLI OPERATORI DELLO SPORTELLO “ENERGIA: DIRITTI A VIVA VOCE” SARANNO A DISPOSIZIONE DEI CITTADINI PER UN INCONTRO PUBBLICO SUL MERCATO DELL’ENERGIA ELETTRICA E DEL GAS

Sabato 26 novembre Confconsumatori incontrerà i cittadini di Parma e provincia, offrendo il proprio aiuto agli utenti alle prese con problemi legati alle forniture di luce e gas. In questa “Giornata del consumatore illuminato”, che fa seguito ad analoghe iniziative organizzate negli ultimi cinque anni, Confconsumatori ha programmato un’apertura straordinaria al pubblico dalle 10,30 alle 12 dello sportello dell’associazione (in via Mazzini 43 a Parma) durante la quale si terrà un incontro pubblico di formazione/informazione dei cittadini interessati: gli operatori del progetto “Energia: Diritti a Viva Voce” * saranno presenti per diffondere materiale informativo e fornire informazioni ai cittadini su conguagli, errori di fatturazione, consumi non effettuati, contratti non richiesti, truffe, ecc. Lo scopo dell’iniziativa è fornire agli utenti un’adeguata conoscenza dei propri diritti in materia di energia, aiutarli a difendersi dalle pratiche commerciali scorrette e supportarli nella soluzione di eventuali problemi con le utenze di luce e gas. Inoltre, il mercato dell’energia elettrica e gas sarà destinatario di numerosi cambiamenti nei prossimi anni, principalmente il mercato libero diverrà obbligatorio a partire dal 2018: il nostro obiettivo è fornire a tutti i cittadini gli strumenti e le informazioni utili per affrontare senza preoccupazioni questo delicato passaggio.

Vi preghiamo di confermare la presenza contattando l’associazione a questi recapiti:

0521/230134 o parma@confconsumatori.it

Si susseguono gli incontri con i consumatori nelle piazze e nell’ambito di fiere e manifestazioni per rendere il consumatore più informato riguardo al mercato dell’energia e del gas e più consapevole dei propri diritti.
ll progetto “ENERGIA: DIRITTI A VIVA VOCE”, finanziato dall’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico, portato avanti da un team di 17 Associazioni consumatori si concretizza in incontri con i consumatori allo scopo di:

·      orientare i consumatori tra le diverse offerte commerciali
·      fornire assistenza per l’ottenimento del bonus sociale gas/energia e per informare sul suo funzionamento
·      supportare il consumatore che è alle prese con bollette pazze, con bollette provenienti da due operatori diversi, con contratti con gestori diversi dal proprio senza aver firmato, ecc.
·      educare i consumatori su come risparmiare, su come rendere più efficiente dal punto di vista energetico la propria casa, su quali apparecchi acquistare e come manuterli, perché siano efficienti, ecc..

Ricordiamo che due incontri si sono già svolti: il primo a Palermo, lo scorso 6 novembre, il secondo a Peschiera del Garda (Verona) lo scorso 14 novembre e i prossimi si terranno:
·      Mercoledì 16 novembre a Genova, dalle 10 alle 18 presso i Magazzini del Cotone, Porto Antico, nell’ambito del Salone ABCD+Orientamenti
·      Sabato 19 novembre a Milano, dalle 16 alle 18, presso Fieramilanocity, nell’ambito della manifestazione “G! Come giocare”
·      Venerdì 25 novembre a La Spezia, dalle 9 alle 13, Piazza Garibaldi.

Oltre agli incontri, sono comunque disponibili 26 sportelli informativi e di assistenza su tutto il territorio nazionale. Per conoscere dove clicca qui.

Sull’efficacia o meno della legge sulle unioni civili si può discutere per ore, così come sul fatto che si tratti solo di un primo passo verso la piena uguaglianza delle coppie omosessuali. Non è questa la materia del contendere, per chi si occupa dei diritti dei consumatori e degli utenti.
Sulla resa televisiva, invece, ci sono decisamente meno dubbi. Lo ha dimostrato ampiamente, giovedì in seconda serata su RaiTre, la prima puntata di Stato Civile, un racconto sotto forma di docureality delle prime unioni civili celebrate in Italia: un prodotto coraggioso, lontano dalle consuete e rassicuranti forme di intrattenimento cui il pubblico è ormai abituato, che prova a narrare il tempo che viviamo senza retoriche e cerimonie inutili.
L’Associazione Utenti dei Servizi Televisivi si complimenta quindi con la rete di Stato, che ha trovato finalmente il coraggio di osare e sperimentare, sfidando anche l’ira dei tanti conservatori che vorrebbero silenziare discorsi come questo. La strada dell’apprezzamento del pubblico passa anche per tentativi come questo.

Alla fine il caso è rientrato. Radio Maria si è scusata e ha sospeso la trasmissione di padre Giovanni Cavalcoli, il sacerdote che, nel corso di una puntata mandata in onda dall’emittente radiofonica, ha parlato del terremoto evocando il «castigo divino per le unioni civili».
I fatti, però, rimangono; e, nonostante la retromarcia successiva, sono particolarmente gravi. Insieme alle voci critiche che si sono levate dal Vaticano ma anche da parte dei vescovi dei Paesi colpiti dal sisma e dal mondo laico, l’Associazione Utenti dei Servizi Televisivi appoggia quindi la decisione assunta da Radio Maria e stigmatizza una volta di più le deliranti affermazioni ascoltate in diretta.
Ci auguriamo, e vogliamo sperare, che non accada più una cosa del genere. Il pubblico all’ascolto non lo merita.

E’ stato un successo la serata di beneficienza organizzata dall’AIRC, con il patrocinio del Comune di Palermo, tenutasi in Via dello Spasimo, n. 13, all’interno della imponente e suggestiva chiesa sconsacrata di Santa Maria dello Spasimo (Kalsa) Palermo.
All’evento hanno partecipato autorità locali, personaggi di spicco e nel corso del quale si sono alternati diversi momenti di intrattenimento quali sfilate di moda, balletti, musica e tanto divertimento.
L’iniziativa è stata accolta con grande entusiasmo e non è escluso che possa ripetersi sul territorio coinvolgendo ed informando l’utenza sulla tutela dei propri diritti in materia di energia elettrica e gas.
In particolare, è stato presentato il Progetto Energia Diritti a Viva Voce, finanziato dalla CSEA – Cassa per i Servizi Energetici ed Ambientali – su disposizione dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico, e l’attivazione, ormai da alcuni anni, dello sportello “Assoutenti Palermo”, al fine di fornire assistenza ai consumatori sui seguenti temi:

– Orientare i consumatori tra le diverse offerte commerciali;
– Fornire assistenza per l’ottenimento del bonus sociale gas/energia o il mantenimento dello stesso;
– Supportare il cliente che dovesse trovarsi di fronte ad un problema con il proprio gestore;
– Informare i cittadini consumatori su come controllare i propri consumi quotidiani e promuovere un consumo consapevole.

Queste sono solo alcune delle attività a difesa del consumatore che Assoutenti svolge da diversi anni a tutela dei diritti ed interessi del consumatore-utente.

Per ulteriori informazioni non esitate a contattarci.
Sul sito www.energiaditittiavivavoce.it sono consultabili i recapiti dei 26 sportelli attivati nell’ambito del Progetto.

“Io Sono Originale“, l’iniziativa contro la contraffazione ideata dalla Direzione Generale per la lotta alla contraffazione-UIBM del Ministero dello Sviluppo economico e realizzata dalle associazioni dei consumatori * continua a fare il giro dell’Italia.
L’iniziativa farà tappa il 7 novembre a Roma, dove, in Piazza Mazzini, alle ore 13:00  si terrà il fash mob organizzato da Codacons in collaborazione con la scuola di ballo Spirit of St. Louis di Roma. L’obiettivo è sensibilizzare i consumatori, coinvolgendoli ed allo stesso tempo informandoli attraverso la distribuzione di materiale sulla lotta alla contraffazione e gadget “Io Sono Originale“.

“Io Sono Originale“, l’iniziativa contro la contraffazione ideata dalla Direzione Generale per la lotta alla contraffazione-UIBM del Ministero dello Sviluppo economico e realizzata dalle associazioni dei consumatori * continua a fare il giro dell’Italia.
L’iniziativa farà tappa il 23 ottobre a Catania, dove, in Piazza del Duomo, alle ore 12:00  si terrà il fash mob organizzato da Codacons in collaborazione conl’Associazione un Mondo in Musica. L’obiettivo è sensibilizzare i consumatori, coinvolgendoli ed allo stesso tempo informandoli attraverso la distribuzione di materiale sulla lotta alla contraffazione e gadget “Io Sono Originale“.

Prosegue con successo anche nel corso del 2016 l’attività dello Sportello energia. Dal 1 gennaio 2015 al 25 febbraio 2016 lo Sportello di Bolzano – uno dei 26 sportelli informativi e di assistenza attivati sul territorio nazionale nell’ambito del progetto “Energia: diritti a viva voce” – è stato il secondo sportello in Italia, dopo quello di Roma, per numero di contatti (1067) con utenti del servizio elettrico e del gas. Anche nel corso del 2016 la richiesta di assistenza da parte dell’utenza permane elevata.
Il progetto aveva preso avvio nel settembre del 2011 ed era stato promosso da 16 Associazioni dei consumatori a livello nazionale con finanziamento della Cassa per i servizi energetici ed ambientali (CSEA, giá CCSE) su incarico dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed i servizi idrici (AEEGSI).

Sono diversi i compiti degli sportellia:

– orientare i consumatori tra le diverse offerte commerciali di luce e gas presenti sul mercato;
– fornire informazione in merito ai bonus sociali energia e gas;
– supportare ed assistere il cliente che si trova alle prese con problemi di fornitura e/o fatturazione con il proprio gestore;
– informare i cittadini consumatori su come controllare i propri consumi quotidiani e promuovere un consumo consapevole.

Fra gli argomenti maggiormente trattati dagli operatori dello Sportello nel corso dell’ultimo anno vi sono stati quelli:

– dei contratti attivati senza il consenso del cliente;
– dei ripensamenti/recessi esercitati dai clienti a fronte di proposte di contratto ricevute al telefono;
– dei problemi legati alla fatturazione: conguagli elevati, consumi conteggiati errati, ritardi nell’emissione delle bollette, trasparenza e chiarezza delle bollette ecc…
– delle interruzioni delle forniture dovute a morosità;
– dei dubbi sui prezzi e sulle condizioni economiche di fornitura proposte ed applicate ed altro ancora.

In molti di questi casi, gli operatori hanno provveduto ad assistere gli utenti anche attraverso la redazione e l’invio di reclami scritti e la trattazione di casi di conciliazione paritetica con le aziende che dispongono di tale sistema di risoluzione delle controversie (Enel, ENI, Edison, tanto per citare le più note).
Orari dello Sportello di Bolzano: da lunedì a giovedì dalle 09 alle 12 e dalle 14 alle 17; il venerdì dalle 09 alle 12 (gradita in ogni caso la fissazione di un appuntamento, tramite lo 0471-975597).

“Tuoni molto forti e fulmini vistosi contro La7”. A sorpresa, Enrico Mentana spiega che se il rapporto tra Matteo Renzi e l’emittente La7 è ai minimi termini, in parte c’entra anche la scelta di molti colleghi, che appoggiano apertamente il “No” al referendum costituzionale.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi non può non ricordare, però, che già la RAI riconosce ampio spazio alle ragioni del “Sì”, e che quindi non sussiste il rischio di uno squilibrio in sede di comunicazione pubblica. Va bene l’autocritica, insomma, ma non si faccia passare il messaggio di un “Sì” sotto-rappresentato: tutto si può dire, tranne che le ragioni del Governo non siano adeguatamente spiegate e illustrate.

Un restyling d’immagine da 350 mila euro. Tanto è costata alla RAI la decisione di rinnovare i loghi e le grafiche dell’azienda, come impone ciclicamente il dinamico mercato radiotelevisivo.

Grafiche, loghi e intermezzi pubblicitari sono quindi cambiati una volta di più, per inseguire nuove fidelizzazioni e una migliore “brand image”. Fin qui, tutto bene: ma alcuni hanno polemizzato, domandando ragione dell’accaduto. In particolare il sindacato Snap ha chiesto alla direzione dei chiarimenti sui costi dell’operazione e spiegazioni sul perché il lavoro fosse stato appaltato esternamente. Sulla base di queste richieste il sindacato ha in seguito inviato un esposto alla Corte dei Conti chiedendo un’indagine su possibili danni erariali. La RAI, dal canto suo, sostiene invece che l’incarico è stato affidato a un ufficio interno dedicato.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi si unisce a queste domande. Ok il rinnovamento, e nulla da dire anche sui costi (peraltro contenuti) dell’operazione. Ma qualcuno dovrebbe spiegarci chi ha fatto il lavoro, e – se è vero che è stato affidato esternamente – come mai non ci si è affidati alle (imponenti) risorse interne dell’azienda.

Il progetto “Energia: diritti a viva voce” sempre sulla cresta dell’onda

Il CTCU secondo Sportello in Italia per numero di contatti

Prosegue con successo anche nel corso del 2016 l’attività dello Sportello energia del CTCU. Dal 1 gennaio 2015 al 25 febbraio 2016 lo Sportello di Bolzano – uno dei 26 sportelli informativi e di assistenza attivati sul territorio nazionale nell’ambito del progetto “Energia: diritti a viva voce” – è stato il secondo sportello in Italia, dopo quello di Roma, per numero di contatti (1067) con utenti del servizio elettrico e del gas. Anche nel corso del 2016 la richiesta di assistenza da parte dell’utenza permane elevata.
Il progetto aveva preso avvio nel settembre del 2011 ed era stato promosso da 16 Associazioni dei consumatori a livello nazionale con finanziamento della Cassa per i servizi energetici ed ambientali (CSEA, giá CCSE) su incarico dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed i servizi idrici (AEEGSI).

Fra i numerosi compiti degli sportelli – e quindi anche dello Sportello di Bolzano – vi sono quelli finalizzati a:
– orientare i consumatori tra le diverse offerte commerciali di luce e gas presenti sul mercato;
– fornire informazione in merito ai bonus sociali energia e gas;
– supportare ed assistere il cliente che si trova alle prese con problemi di fornitura e/o fatturazione con il proprio gestore;
– informare i cittadini consumatori su come controllare i propri consumi quotidiani e promuovere un consumo consapevole.

Fra gli argomenti maggiormente trattati dagli operatori dello Sportello nel corso dell’ultimo anno vi sono stati quelli:
– dei contratti attivati senza il consenso del cliente;
– dei ripensamenti/recessi esercitati dai clienti a fronte di proposte di contratto ricevute al telefono;
– dei problemi legati alla fatturazione: conguagli elevati, consumi conteggiati errati, ritardi nell’emissione delle bollette, trasparenza e chiarezza delle bollette ecc…;
– delle interruzioni delle forniture dovute a morosità;
– dei dubbi sui prezzi e sulle condizioni economiche di fornitura proposte ed applicate ed altro ancora.

In molti di questi casi, gli operatori hanno provveduto ad assistere gli utenti anche attraverso la redazione e l’invio di reclami scritti e la trattazione di casi di conciliazione paritetica con le aziende che dispongono di tale sistema di risoluzione delle controversie (Enel, ENI, Edison, tanto per citare le più note).
Orari dello Sportello di Bolzano: da lunedì a giovedì dalle 09 alle 12 e dalle 14 alle 17; il venerdì dalle 09 alle 12 (gradita in ogni caso la fissazione di un appuntamento, tramite lo 0471-975597).

CASERTA, 15 ottobre 2015 – Il 10 ottobre scorso, in occasione della seconda giornata di mobilitazione di tutti e 22 gli sportelli del progetto PQS Energia Diritti a Viva Voce, le operatrici di Caserta hanno incontrato i cittadini nel centro Commerciale di Marcianise, uno dei punti di incontro e di maggior passaggio della zona. Anche in questa seconda giornata sono state centrali le attività di informazione e diffusione di quali opportunità e servizi il  progetto PQS offre agli utenti di servizi energia e gas.

Di seguito alcune immagini della giornata di Caserta.

ROMA, 10 ottobre 2015 – Il progetto PQS giunto alla sua quarta edizione, ha presentato lo scorso 8 ottobre, alla presenza dei responsabili AEEGSI, i suoi risultati a sei mesi dall’inizio del progetto.
Molti i numeri snocciolati da Mauro Zanini ed Ermanno Rossi che per conto di Federconsumatori, capofila del progetto, coordinano anche quest’edizione del PQS. Riportiamo alcuni dei dati forniti dai coordinatori: a settembre 2015 il sito del progetto ha gestito un migliaio di richieste di consulenza, alle qualiè stata data immediata risposta grazie al servizio di assistenza da remoto. Anche l’attività degli sportelli ha conosciuto significativi incrementi: i contatti a voce sono aumentati del 5% rispetto ai tre anni precedenti. Nel corso del 2015, cioè, più di 4000 persone si sono recate di persona a richiedere la consulenza degli operatori . specializzati. Importante anche l’incremento , +10%, delle richieste pervenute via mail (pari a 1550), mentre diminuiscono le rsole richieste telefoniche (- 16%). Circa 2000 le pratiche caricate sul software gestionale del progetto: anche quest’anno le denunce più frequenti dei consumatori (49,19%) sono i problemi legati alla fatturazione , ai consumi e ai conguagli. Una percentuale significativa (20,49%) la ottengono anche le segnalazioni e le pratiche relative ai contratti  non richiesti, alle informazioni ingannevoli e/o incomplete fornite dai venditori, e alle pratiche commercialmente scorrette.
I responsabili dell’AEEGSI hanno espresso soddisfazioni per ii risultati ottenuti , complessivamente e dai singoli sportelli, confermando il loro impegno con il MISE per  un rinnovo dei finanziamenti al progetto anche poer l’anno 2016.

Legare il canone Rai alla bolletta elettrica sarebbe un provvedimento illegittimo e incostituzionale e, in quanto tale, impugnabile nelle competenti sedi. Lo afferma il Codacons, annunciando battaglia dopo le affermazioni del Premier Matteo Renzi.
In base al regio decreto legge 21 febbraio 1938, n.246, tale imposta si applica solo a chi possiede un apparecchio adibito alla ricezione di radioaudizioni televisive nel territorio italiano – spiega l’ associazione – Per questo snaturare il canone vincolandone il pagamento ad una bolletta sarebbe illegittimo, poiché non garantisce il verificarsi della condizione essenziale per il pagamento dell’imposta, ossia il possesso di un televisore o altro apparecchio atto a ricevere frequenze tv.
“Si tratta di una misura abnorme, una forma di violenza nei confronti degli utenti – denuncia il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – L’inserimento del canone in bolletta creerà effetti a valanga con conseguenze per i consumatori e per le imprese elettriche. Un’ulteriore complicazione per chi, non possedendo un televisore, vorrà chiedere l’esenzione dal pagamento, e un caos amministrativo in capo ai fornitori di energia, che si trasformano in esattori. Pensiamo poi al caso delle morosità in bolletta: come distinguere le due voci in caso di mancato pagamento delle fatture?” “Stiamo studiando le possibili azioni legali volte a bloccare il provvedimento – prosegue Rienzi – e non escludiamo una valanga di ricorsi da parte degli utenti contro il canone Rai in bolletta”.

(Fonte: Consumerismo.it)

Si svolgerà il prossimo 10 ottobre nelle piazze e strade d’Italia la seconda mobilitazione nazionale degli sportelli e degli operatori coinvolti nel progetto Energia Diritti a Viva Voce 2015
Dopo la data dello scorso 13 giugno, operatori qualificati delle associazioni saranno nuovamente a disposizione dei cittadini che vorranno sapere quali sono i loro diritti, e doveri, legati al complesso e fondamentale mondo delle energie, ricevere una prima assistenza e capire in quale modo affrontare e risolvere le problematiche legate alle bollette di gas e luce.

Di seguito,  le indicazioni di luogo e orario di alcuni degli appuntamenti in programma per il 10 ottobre:

Milano – Casa Del Consumatore /Codici; apertura straordinaria dello sportello di Milano in via Bobbio, dalle 10.00 alle 12.00;in contemporanea volantinaggio presso il vicino mercato di Viale Papiniano

Parma – Confconsumatori; apertura straordinaria, dalle ore 9.30 alle 12.30, dello sportello di Via Mazzini 43 e volantinaggio presso il vicino mercato.

Palermo –  Assoutenti; gli operatori dello sportello saranno presente alCentro commerciale Conca D’Oro di Palermo, Via Lanza di Scalea, dalle ore 10.30 alle ore 12.30 e dalle ore 14.30 alle ore 16.30

La Spezia- Assoutenti; lo sportello si sposterà a Piazza Beverini dalle ore 09.00 alle ore 12.30.

Caserta – Movimento Consumatori;  sarà predisposto un punto informativo presso il Centro Commerciale Campania di Marcianise (CE) a partire dalle ore 10.00

Indecorose le affermazioni rilasciate giovedì notte da Stefano Bettarini e Clemente Russo, concorrenti della trasmissione “Grande fratello Vip”, in onda su Canale 5. Frasi velenose e irrispettose ai danni di Simona Ventura, sono il ritratto di una trasmissione di pessima qualità che ha indotto il Codacons a chiederne la chiusura immediata.

L’Associazione Utenti Radiotelevisivi sostiene la richiesta lanciata dall’Associazione dei consumatori. Sebbene Clemente Russo sia stato espulso, il programma continua comunque ad essere un esempio diseducativo, se non il più diseducativo della tv italiana.

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Una fetta degli utenti Rai, che pagano il canone, si dichiara insoddisfatta. Si tratta stavolta della protesta di tre ragazzi non udenti che hanno denunciato sui social l’impossibilità di seguire i programmi a causa di sottotitoli sbagliati o fuori sincronizzazione.
Dopo l’ennesima lettera inviata (invano) alla sede della Tv di Stato, che ha risposto con un generico: “vi faremo sapere”, hanno deciso di realizzare un video, poi pubblicato su Facebook, con il quale chiedono “integrazione a 360 gradi a livello televisivo”.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi denuncia l’indifferenza e la superficialità della Rai, che discrimina una parte di telespettatori, offrendo una qualità di servizio decisamente inferiore rispetto a quella professata. Parlando solo in percentuale, in Rai i sottotitoli funzionano per il 30% di quello che dovrebbero, su Mediaset anche peggio: siamo intorno al 15%. La situazione migliora leggermente con la paytv, ma il servizio non è perfetto nemmeno su Sky, dove funziona per il 60%.

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Entusiasta Lilly Gruber e tutto l’entourage del programma di approfondimento quotidiano “Otto e Mezzo”, in onda su La7, per il boom di ascolti registrati nella puntata del 22 settembre. Ospiti della serata: il premier Matteo Renzi e il direttore de Il Fatto quotidiano Marco Travaglio; argomento della discussione: la riforma costituzionale. Il dibattito politico è presto diventato scontro aperto, attirando l’attenzione di oltre due milioni e 280mila spettatori (il 9,35% di share).
Per l’Associazione Utenti Radiotelevisivi il picco di ascolti conferma quella che è una richiesta implicita dei telespettatori: maggior chiarezza e più confronti/scontri pubblici sulla riforma costituzionale. Invitiamo pertanto la Rai, in primis, e le altre emittenti a dare maggio spazio al prossimo referendum, approfondendo adeguatamente le ragione del “si” e del “no”.

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La delibera dell’autorità anticorruzione (Anac), a seguito di un esposto del sindacato interno del servizio pubblico, avrebbe rivelato irregolarità in 21 delle nomine di dirigenti esterni fatte nei mesi scorsi dai vertici Rai. Le procedure di selezione non sarebbero avvenute in modo onesto e cristallino, ovvero, mediante un apposito annuncio della posizione vacante, ma ricorrendo alla discutibile modalità della ricognizione interna. Non è tutto: l’Autorità avrebbe giudicato sospette alcune posizioni di Direzione staff della Direzione generale e quelle di Responsabile relazioni con i media presso la Direzione Relazioni esterne.
Come Associazione rimproveriamo duramente la Rai, che in un clamoroso autogol ha fortemente leso la sua credibilità di servizio pubblico. Fatto ancor più grave, l’Anac ha accertato che il vertice Rai prima si è dotato di procedure anticorruzione e poi le ha palesemente violate.
Ma Campo Dall’Orto non aveva parlato di “rivoluzione Rai”? Ad oggi risulta che ci siano stati sopratutto raggiri e speculazioni.

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A pochi mesi dall’inserimento in bolletta del canone Rai arrivano già i primi guai: molti utenti hanno ingiustamente ricevuto un addebito, pur essendo esenti dal pagamento del canone. Per questo la nostra Associazione ha lanciato nel mese di luglio il progetto #InfoCanoneRai, offrendo assistenza a chiunque avesse bisogno di chiarimenti sul pagamento del canone o che volesse rivendicare il proprio diritto al rimborso.
“Un progetto – spiega Alessia Stabile, Presidente dell’associazione – nato assieme ad altre due associazioni – il Codacons e il Movimento Difesa del Cittadino – avente il comune intento di aiutare tutti gli utenti in difficoltà per i più svariati motivi”.
Sui siti dell’Agenzia delle Entrate e della Rai, è già disponibile il modello per chiedere il rimborso, da scaricare, compilare e inviare con raccomandata, insieme ad un documento di riconoscimento valido. Bisogna però attendere il 15 settembre per inviare lo stesso modello anche per via telematica, mediante una specifica applicazione web.
Per quanto riguarda le info relative al progetto #InfoCanoneRAI e al pagamento del canone, basta cliccare sul sito della nostra associazione: www.utentiradiotv.it o sulle pagine delle altre due associazioni: Mdc, www.difesadelcittadino.it; Codacons, www.codacons.it.

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A partire dal 15 settembre, chi vuole richiedere il rimborso del canone Rai può farlo, presentando l’apposito modulo.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi ricorda agli utenti che se il canone è stato pagato ma non è dovuto, il titolare del contratto di fornitura di energia elettrica puo’ chiedere il rimborso online o spedendo la richiesta per posta, compilando l’apposito modello. L’istanza può essere presentata online mediante la specifica applicazione web disponibile dal 15 settembre sul sito internet dell’Agenzia delle entrate. Inoltre, l’istanza di rimborso può essere presentata per posta (con raccomandata) al seguente indirizzo: Agenzia delle entrate, Ufficio di Torino 1, S.A.T. – Sportello abbonamenti TV – Casella Postale 22 – 10121 Torino.

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In anticipo rispetto alla programmata mobilitazione nazionale del prossimo 10 ottobre, lo sportello del Centro Tutela Consumatori e Utenti di Bolzano era presente con un proprio stand lo scorso 5 settembre alla Giornata delle porte aperte dell’Autonomia in Alto Adige, in cui ha potuto offrire dalle ore 10.00 alle ore 17.00 informazioni e consulenza a numerosi consumatori del mercato elettrico e del gas in provincia di Bolzano.
Ai numerosi cittadini che hanno chiesto informazioni e aiuto, gli operatori hanno consegnato anche un utile format per confrontare prezzi e tariffe degli operatori di luce e gas, avvalendosi anche del servizio Trovaofferte presente sul sito dell’AEEGSI.

«Abbiamo recuperato dieci anni in dieci mesi», annuncia entusiasta il dg della Rai Campo Dall’Orto in merito alla sua esperienza di soli tredici mesi all’interno della grande azienda pubblica. E promette altri cambiamenti, a partire dalla app Raiplay che dal 15 settembre «farà vedere tutto a tutti e gratis» sullo smartphone, per arrivare all’idea di una linea di News per l’estero in inglese da lanciare nel 2017.
Tra le note stonate, pesa l’eccessiva burocrazia che è «un freno per l’efficienza», prosegue il dirigente generale.
L’Associazione Utenti Radiotv spera che le nuove proposte lanciate da Campo dall’Orto migliorino concretamente l’offerta televisiva. Gli utenti desiderano da tempo una tv di Stato in grado di rispondere alle loro esigenze (molteplici e variegate), dimostrando ormai una certa stanchezza nei confronti di una struttura omologante che sembra riproporre il “già visto”.

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Chi ha diritto all’esenzione dal canone Rai e non vuole pagare il prossimo anno deve spedire il modulo di richiesta per tutto il 2017 entro il 31 gennaio 2017. Per chi vuole chiedere, invece, l’esonero solo per il secondo semestre del 2017, ha tempo dal 1° febbraio al 30 giugno 2017; mentre per l’esonero per tutto il 2018, la richiesta può essere inviata dal 1° luglio 2017 al 31 gennaio 2018.
L’esenzione dal canone Rai deve essere spedita all’Agenzia delle Entrate, Ufficio di Torino 1, Sat – Sportello abbonamento tv, casella postale 22, 10121 – Torino. La dichiarazione sostitutiva può essere inviata anche via Pec, purché il modulo riporti la firma digitale dell’interessato, all’indirizzo cp22.sat@postacertificata.rai.it. E’ possibile, infine, utilizzare l’applicazione web sul sito dell’Agenzia delle Entrate con le credenziali Fisconline o Entratel, oppure rivolgersi per tale prassi agli intermediari abilitati.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi invita gli utenti a segnarsi queste date, in modo da non incorrere in inutili pagamenti, ricordando che hanno diritto all’esenzione i contribuenti titolari di un’utenza elettrica per uso domestico residenziale che non possiedono alcun apparecchio tv.

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Un coro di proteste e di sgomento capeggiato da Roberto Fico (M5S), presidente della commissione di Vigilanza Rai, si è abbattuto contro Bruno Vespa e Graziano Delrio, in seguito allo scambio di battute avvenute durante la puntata di Porta a Porta del 24 agosto, in onda la sera del terremoto del Centro Italia.  “Questa sarebbe una bella botta di ripresa per l’economia perché pensi l’edilizia che cosa non potrebbe fare”, “darà lavoro a un sacco di gente” sono le frasi incriminate pronunciate da Vespa, alle quali ha fatto seguito l’affermazione spiacevole del Ministro dei Trasporti: “Adesso L’Aquila è il più grande cantiere d’Europa e anche l’Emilia è un grandissimo cantiere in crescita, farà Pil”.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi non può che appoggiare la posizione del deputato del M5S. Anche se nelle originarie intenzioni di Vespa e Delrio – così almeno si sono giustificati – il senso del discorso appariva quello di spingere sull’ottimismo, perché nonostante il disastro il territorio può ripartire e rinascere fino a produrre anche ricchezza, lo scambio di fatto è stato non solo equivoco, ma anche vergognoso. Chiediamo pertanto che ci siano seri provvedimenti per il conduttore e per il Ministro dei Trasporti, due figure che proprio non possono permettersi simili affermazioni.

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Dopo la chiusura dei giochi olimpici, al Tg1 il Direttore Generale della Rai, Campo Dall’Orto ha voluto complimentarsi con l’intera equipe organizzativa, che ha contribuito a ottenere il boom di ascolti durante le Olimpiadi di Rio.
“Sono state due settimane molto emozionanti per la nostra azienda. Più di 42 milioni di persone le hanno seguite con la Rai” ha aggiunto. “Questo è stato il frutto di uno sforzo mai fatto prima, anche su Internet e sui cellulari. Ormai le persone sono abituate a ricevere i media attraverso tutti gli strumenti. Un grazie anche a tutta la squadra Rai”.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi apprezza la riuscita dell’evento, che ha arricchito molto l’offerta estiva, attirando molti italiani al teleschermo. Tuttavia, non di sole Olimpiadi vive l’utente. Anche se la Rai in questi giorni ha permesso di seguire i giochi olimpici, il palinsesto per le prossime stagioni non sembrerebbe ugualmente promettente. Troppi show per un’offerta che certo non si può definire variegata. Per una tv pubblica con un canone il cui costo è tutt’altro che irrisorio, ci si aspetterebbe molto di più!

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Se non puoi più seguire l’Europa League o la Champions dopo esserti abbonato a Sky o Mediaset è inutile protestare: non è previsto alcun risarcimento! È quanto avvenuto ad alcuni abbonati, che hanno lamentato il mancato recapito di una comunicazione diretta sull’inatteso taglio al pacchetto che pur avevano pagato.
Il Garante per le Comunicazioni (l’AgCom) senza tanti giri di parole ha dato ragione a Sky e Mediaset Premium. Sky, in particolare, si è difesa, chiarendo ai suoi clienti che la composizione dei pacchetti “Calcio” e “Sport” può cambiare a seconda della disponibilità dei diritti di trasmissione di competizioni di pregio come appunto l’Europa League.
L’Associazione Utenti Radioteleisivi ci tiene a ricordare che lo stesso punto 9.2 prevede che la pay-tv informi l’abbonato delle variazioni nei pacchetti prescelti. L’associazione, inoltre, ritiene scorretta e inappropriata la reazione dell’Agcom, rivelatasi fin troppo indulgente con le emittenti. Considerare la comunicazione ad personam un “impegno generico”, quindi non necessario, si traduce palesemente in un atteggiamento snobbistico e irrispettoso nei confronti dei abbonati, che comunque hanno pagato per veder garantiti determinati servizi.

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A seguito della decisione del Tar della Lombardia, che nelle scorse settimane ha sospeso in via cautelare gli aumenti delle bollette della luce scattati lo scorso primo luglio, l’Associazione Utenti Radiotelevisivi ha deciso di avviare una campagna a tutela degli utenti.
E’ intollerabile che gli italiani siano costretti a subire aumenti delle tariffe elettriche per effetto delle speculazioni messe in atto dai grossisti dell’energia – spiega l’associazione – Bene ha fatto quindi il Tar a bloccare gli aumenti decisi dall’Autorità per l’energia, ma non basta. Ora il provvedimento va difeso ed è necessario che l’Authority e la magistratura puniscano chi ha messo in atto pratiche speculative a danno dei consumatori.
Per tale motivo l’Associazione Utenti Radiotelevisivi lancia una campagna a difesa delle bollette degli italiani e invita tutti i cittadini intestatari di utenze elettriche a rivolgersi all’organizzazione per tutelare i propri diritti nelle sedi opportune

Dovizia di particolari, una precisione quasi morbosa per i dettagli, telegiornali e trasmissioni televisive assomigliano sempre di più a delle fabbriche degli orrori. Ma quale effetto ha sui telespettatori il continuo bombardamento di immagini violente? Certo non ridurre il perpetrarsi dei femminicidi!
Non si tiene, infatti, debitamente conto dell’effetto emulazione: di fronte a scene cruente e a particolari agghiaccianti alcune menti particolarmente influenzabili rimangono affascinati, anziché esterefatti, convincendosi di poter ripetere nella vita reale quanto apprendono dalle fiction o dai programmi televisivi.
Per questo l’Associazione degli Utenti Radiotelevisivi chiede al Garante dell’Editoria di verificare la programmazione televisiva, facendosi carico di alleggerire queste trasmissioni. Optando per toni più sobri e immagini o video meno sconvolgenti non si impoverisce l’informazione, piuttosto si evita di finire per diventare un canale diseducativo con istigazione a “delinquere”.

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Written on 01 Agosto 2016.

Canone Rai: chi, quando e come si paga o non si paga

 Parte il progetto #InfoCanoneRAI realizzato da MDC, Codacons e URT

 Il Movimento difesa del cittadino, il Codacons e l’associazione Utenti RadioTV hanno lanciato a fine luglio il progetto “#InfoCanoneRAI”, per informare, assistere e tutelare i cittadini che devono o non devono pagare il canone attraverso le bollette elettriche, come disposto dal Governo.
Sarà realizzato un sistema informativo multicanale, in grado di coprire tutte le fasce di popolazione interessate al pagamento del canone, con particolare riguardo alle persone svantaggiate (anziani; poco scolarizzati; persone con disabilità visive o auditive).

Gli obiettivi:
– fornire informazione, assistenza e consulenza sulla normativa riguardante il pagamento del canone tv in bolletta e gli adempimenti connessi;
– favorire la consapevolezza degli utentifornendo tutte le conoscenze utili alla verifica dell’obbligo di pagamento, ai casi di esonero e alle modalità di restituzione di somme indebitamente pagate;
– contribuire alla creazione di un sistema di supporto per i consumatori che integri le attività già avviate a livello istituzionale attraverso l’utilizzo di metodi e strumenti innovativi ed il contatto diretto con il target di riferimento;
– supportare ed assistere i consumatori nei casi di controversie.

Il progetto, della durata di 12 mesi, sarà realizzato attraverso:
– l’attivazione di sportelli fisici in tutte le Regioni italiane e in particolar modo nei principali capoluoghi di provincia;
– l’attivazione di uno sportello telematico nazionale;
– l’attivazione di call center;
– una campagna informativa condotta via web sfruttando l’effetto moltiplicativo del mezzo internet ed in particolare dei social già attivati dalle tre associazioni.

Inoltre sarà realizzata un Guida in formato elettronico, dei video con “pillole informative”, una locandina cartacea di diffusione del numero verde, del call center e degli sportelli.
Il progetto avrà la durata di 12 mesi, fino a tutto agosto 2017.
Per informazioni, rivolgersi all’Ufficio Stampa delle tre associazioni o alla mail dedicata canonerai@mdc.it

L’Assemblea dei Soci di Consumer’s Forum, riunita lo scorso 20 luglio, ha approvato l’ingresso dell’Associazione Utenti Dei Servizi Radiotelevisivi.

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi accoglie con onore ed entusiasmo l’accettazione della domanda di adesione da parte del Consumer’s Forum, luogo di incontro, confronto e riflessione comune creato per facilitare la conoscenza reciproca e superare la difficoltà di dialogo tra associazioni di consumatori ed imprese. Si tratta di un’ulteriore dimostrazione della volontà, espressa dalla nostra Associazione, di migliorare “la qualità della vita dei cittadini e di promuovere la conoscenza dei vecchi e nuovi diritti di tutela del consumatore”: obiettivi fondamentali, per noi, e pienamente connaturati alla storia della nostra Associazione.

Written on 25 Luglio 2016.

Prosegue anche nel 2016 il progetto “ENERGIA: DIRITTI A VIVA VOCE”. Grazie al finanziamento dell’Autorità per l’Energia Elettrica il Gas ed il Servizio Idrico ed alla collaborazione di 17 Associazioni dei Consumatori nel 2016 sono stati attivati 26 sportelli su tutto il territorio nazionale. 

Già 3.182 consumatori si sono rivolti agli sportelli. e di questi 2.333 per informazioni o assistenza in relazione al mercato libero. I problemi principali restano quelli legati alla fatturazione con ben 1.299 utenti che hanno richiesto assistenza, poco meno del 50% dei contatti totali. Un dato significativo che sottolinea l’esigenza di una maggior trasparenza da parte delle aziende e di una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini.

Proprio attraverso l’attività di informazione e consulenza, il progetto ENERGIA: DIRITTI A VIVA VOCE vuole rendere i consumatori sempre più informati e consapevoli in un mercato dell’energia e del gas sempre più competitivo, con l’obiettivo di realizzare risparmio in bolletta e per l’ambiente.

I cittadini potrebbero cambiare televisione e decoder, stando alla Commissione europea che ha optaato per la liberazione della “Banda 700” e l’introduzione di internet superveloce (tra le emittenti televisive ospitate sulla “Banda 700”, 6 sono italiane). I Ministri competenti degli stati membri dell’Unione Europea nel corso del maggio scorso, a seguito di una proposta effettuata dalla Commissione hanno, infatti, stabilito che entro il 30 giugno 2020 le frequenze adottabili dalle emittenti televisive del territorio dell’Unione Europea dovranno essere riposizionate, per liberare quelle della “Banda 700”. Motivo: la “Banda 700”, qualitativamente molto alta, verrà utilizzata per lo sviluppo dell’internet superveloce per dispositivi mobili (4G e 5G).
Pur non contestando la decisione della Commissione Europea, l’Associazione degli Utenti Radiotelevisivi invita il libero mercato ad abbassare il costo di decoder e televisori, trattandosi di una scelta obbigatoria per molti utenti.

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Nessuna morte imminente per la tv, che in Italia, almeno per la fascia d’età che va dai 15 ai 34 anni, viene preferita ad altri canali, come Youtube. A confermarlo è la ricerca dell’Egta, l’associazione europea delle concessionarie di pubblicità di televisione e radio. I giovani italiani spendono il 5,4% del loro tempo a guardare video su YouTube, contro l’88,8% di coloro che preferiscono la tv, mentre Facebook ha raggiunto solo l’1,8% delle preferenze.
Nonostante la televisione non brilli per qualità del prodotto, continua comunque a essere scelta da un vasto pubblico. Per questo l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, tralasciando le grandi emittenti private, critica la tv pubblica, che punta sull’omologazione dei contenuti, senza lasciar spazio alla varietà dell’offerta, avendo da tempo abdicato al suo compito educativo, optando per il puro intrattenimento.

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REGOLAMENTO

Sono ammessi a partecipare cortometraggi, documentari o video, originali ed inediti, della durata massima di 5 minuti, ispirati ai principi e ai valori della cultura della Legalità.
I filmati, che dovranno descrivere scene e situazioni riconducibili alla sicurezza stradale, ferroviaria ed alla navigazione sulla Rete internet, potranno essere declinati sulle seguenti macroaree:
·         La cultura delle regole
·         Educazione e senso civico
·         Modelli di comportamento

I cortometraggi dovranno pervenire entro e non oltre il 26/9/2016.
La partecipazione è gratuita, gli autori dei cortometraggi invieranno il link della loro opera, precaricata in uno spazio disponibile per il download, (quale Dropbox, Wetransfer, Box, ecc.) all’indirizzo tv@codacons.org  indicando nome e cognome accompagnato dalla liberatoria.
Le opere ricevute, dopo una pre-valutazione  effettuata dalle due associazioni con la collaborazione della Polizia di Stato, volta ad appurare la conformità delle immagini con il tema dell’iniziativa, verranno inseriti nella sezione del sito www.codacons.it e www.utentiradiotv.it per essere votate dal pubblico.
A tal proposito in virtù della collaborazione avviata, si precisa che la Polizia di Stato e il Codacons, per tutti gli aspetti di comunicazione istituzionale, potranno utilizzare, anche solo in parte, tutti i filmati che verranno inviati senza dover riconoscere ad alcuno diritti di proprietà e/o utilizzo.
I primi tre cortometraggi più votati ove sia possibile e a insindacabile decisione degli organizzatori, sulla basa dei mezzi che si renderanno disponibili saranno proiettati durante la giornata della legalità in coincidenza con la Festa del Cinema di Roma.
Il Codacons, in conformità con le regole stabilite in materia di copyright, considera le opere ricevute esenti da qualsiasi diritto di proprietà artistica o dai diritti che potrebbero appartenere a terzi. Proprio in quanto partecipanti, gli autori s’impegnano a garantire gli organizzatori contro qualsiasi azione che potrebbe essere esercitata contro di loro dagli aventi diritto. Gli organizzatori del concorso non potranno in alcun modo essere ritenuti responsabili in caso di contestazioni. Gli autori delle opere sono responsabili dei contenuti delle rispettive opere inviate e della diffusione per mezzo di esse di musica non originale protetta da diritti d’autore e di musica e/o immagini originali.
Qualora per l’opera presentata nelle modalità sopra descritte ne venga rivendicata la paternità da soggetti terzi (per terzi intendendosi soggetto/i diverso/i da quello che ha presentato l’opera nelle modalità sopra descritte) vi sarà immediata esclusione dal concorso nonché in caso di assegnazione revoca e proclamazione dei classificati in posizioni successive; ovvero mediante depennamento dell’intermedio, (ad es se classificato secondo, con proclamazione di quello piazzatosi immediatamente nella posizione successiva, nell’esempio il terzo diverrà secondo e così via).
L’iscrizione e la partecipazione implicano l’accettazione incondizionata del presente regolamento in tutti i suoi punti. Il Codacons, in qualità di ente organizzatore, può prendere decisioni relative a questioni non previste dal presente regolamento.
Il presente concorso essendo completamente gratuito ed effettuato nell’ambito dell’attività di proselitismo delle Associazioni, non conferendo premi in denaro, in beni e/o servizi neanche simbolici, è esente dall’applicazione delle disposizioni di cui al dpr 430 del 2001.
Per ogni eventuale controversia è competente il Foro di Roma, e fa fede la versione italiana del presente regolamento.

Strano fenomeno quello degli ultimi tempi: la moltiplicazione incontrollata delle offerte, lanciate da diverse società dell’energia, che garantiscono agli utenti il rimborso del canone Rai per chi diventa loro cliente.
La prima ad aprire le danze è stata Edison, che ha promesso ai nuovi adepti il rimborso dell’abbonamento tv, se sottoscriveranno il contratto entro l’autunno 2016. Segue la proposta ammiccante di Enel, che non fa cenno diretto al rimborso del canone Rai, ma l’importo – 100 euro – verrà comunque restitutito dallo sconto dello stesso importo (sconto rateale: 50 euro all’inizio e poi 5 tranche da 10 euro per entrambe le offerte). Altro giro, altra corsa, la formula più sofisticata resta quella adottata da Eni. Chi sottoscrive l’offerta entro il 17 luglio (vale per vecchi e nuovi clienti), ottiene il rimborso. Ma c’è una condizione: oltre ad aver fatto l’abbonamento sia per luce che per gas, occorre essere cliente Sky Extra da oltre un anno.
L’Associazione Utenti radiotelevisivi invita i clienti alla cautela. Come ha sottolineato il Codacons: “si alla concorrenza, ma occhio alle condizioni contrattuali”. Il rimborso potrebbe, infatti, rivelarsi uno specchio per le allodole e celare tariffe più elevate sui consumi.

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Entratata nelle nostre case da più di 60 anni, la televisione rappresenta una componente ineliminabile della nostra quotidianità. Ma è così anche per i più piccoli? In realtà, è assolutamente sconsigliabile trasformare il teleschermo in un passatempo per distrarre o calmare bambini altrimenti incontenibili. L’espressione ricorrente “Guarda pure la televisione, mentre io lavo i piatti”, oltre ad essere diseducativa, viene interpretata dal bambino come una delega delle facoltà genitoriali. Per la serie: “se mamma non può darmi attenzioni, qualcos’altro (la tv) lo farà al suo posto”, finendo così per trasformare il televisore in un surrogato materno. Lo stesso discorso vale per gli apparecchi alternativi: smartphone, tablet e simili.

L’Associazione Utenti Radiotelevisivi invita i genitori ad accompagnare i propri figli nella fase di apprendimento, pensando a un percorso didattico che includa anche la televisione. Dando le giuste regole, da semplice svago infruttuoso la tv può diventare la cartina di tornasole per scoprire i gusti e i desideri dei più piccoli.

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Calcio e tv: binomio vincente? Sì, entrambi traggono vantaggio l’uno dall’altro.
Da una parte, il calcio garantisce alla televisione un’apice di ascolti che spesso non ha eguali, dall’altra, il sistema-calcio riceve finanziamenti grazie alla Tv, che solo nell’ultima stagione ha garantito alle squadre di serie A 1.032 milioni (contro i 987 dell’anno precedente). A conti fatti, si tratta del 47% del totale dei ricavi, contro il 41% della media dei principali paesi europei. In altre parole, tra calcio e televisione, la relazione pende sopratutto a favore del primo.
Potrebbe però esserci un cambiamento di rotta. Considerando che la televisione ha grandi difficoltà economiche, alle quali contribuisce la crisi della pubblicità, non ci sarebbe da meravigliarsi se la Tv, la pay e la generalista possano cercare di limitare le risorse destinate al sistema-calcio.
Come Associazione degli Utenti Radiotelevisivi speriamo solo che a intervenire in soccorso non sia lo Stato, sapendo che alla fine delle giostre sarebbero gli utenti a rimetterci.

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Con lo slogan “Rai. Per te, per tutti” sono stati presentati i palinsesti autunnali Rai. Sulla rete di Rai1 andranno in onda le nuove stagioni di due serie ampiamente collaudate: Braccialetti Rossi e Un Medico in Famiglia. Restando in tema di conferme dal 16 settembre Carlo Conti condurrà Tale e Quale Show.
Per quanto riguarda il daytime confermati Linea Verde, Uno Mattina, A Sua Immagine, Il Caffè di Rai1, La Vita in Diretta e La Prova del Cuoco. Qualche novità su Rai2: attesissimo il One Man Show di Mika, quattro puntate in cui ad affiancarlo ci sarà Virginia Raffaele. Mentre Pif approderà su Rai 3 con alcune pillole quotidiane di 10 minuti prima delle 21.
Come Associazione degli Utenti radiotelevisivi contestiamo la scelta del dg Campo Dall’Orto, che ha puntato sopratutto sullo show, penalizzando l’informazione, come hanno lamentato anche alcuni vertici Rai: una tv pubblica non può essere solo intrattenimeno per 3/4 del suo palinsesto!

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Il digitale sta cambiando il volto dell’industria editoriale, ma “i ricavi vengono ancora per il 90% dalla carta”, come sottolinea Gianni Paolucci, presidente ASIG, che ha inagurato la Wan-Ifra Italia 2016, la conferenza internazionale dell’industria editoriale e della stampa che si è tenuta a Bari.
Non si arresta la crisi dell’editoria, nonostante ci siano alcuni segnali di incoraggiamento, resta, invece, ben in piedi la Tv, che continua a raccogliere la maggior parte degli investimenti pubblicitari (il 46,1%). Al contrario, il web incassa qualche brutto colpo: nei primi quattro mesi del 2016, gli investimenti pubblicitari sono calati dello 0,6 %. E la stampa? Tra il 2009 e il 2015 ha perso quasi il 50% del proprio fatturato.
L’Associazione Utenti dei Servizi radiotelevisivi invita la tv pubblica a ridurre gli spazi pubblicitari, migliorando il palinsesto, a maggior ragione se dal canone in bolletta lo Stato dovesse ricavare più alti introiti.
E si dichiara, infine, preoccupata dei dati dell’ultimo rapporto, ai quali si aggiunge un ulteriore calo dei lettori in Italia (i rilevamenti Audipress descrivono un Paese sempre meno avvezzo alla lettura dei giornali). Una disaffezione nei confronti della cultura, che rispecchia coerentemente la malsana mentalità – ormai radicata nel nostro Paese – che “con la cultura non si mangia”.

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Si ribella il sindacato Rai alla riduzione degli spazi informativi e alla nuova ondata di assunzioni esterne. Per questo ha indetto per la giornata di oggi uno sciopero delle firme come segno di protesta, comunicandone i motivi in tutte le edizioni dei principali telegiornali e giornali radio.

L’Associazione degli Utenti Radiotelevisivi si schiera dalla parte dei sindacati. I vecchi metodi di assunzione (per chiamate dirette di esterni) e l’informazione contratta a poche voci senza più alcuno spazio per il pluralismo offendono l’immagine aziendale e di servizio pubblico che la Rai dovrebbe salvaguardare.

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Periodo pessimo per le tv locali, che rischiano il collasso. La Slc Cgil, il sindacato che tutela chi lavora nel settore, ha lanciato l’allarma ai primi di giugno, denunciando la forte crisi subita dalle emittenti a causa della costituzione di un Fondo Nazionale a garanzia del pluralismo dell’informazione. Un fondo che ammonterebbe a 100 milioni di euro all’anno: 50 milioni di default derivanti dal canone Rai più altri 50 recuperati dall’evasione dello stesso canone. «I 50 ml di euro, che in precedenza erano attribuiti all’emittenza radiotelevisiva locale da norme abrogate dalla legge di Stabilità, ora ci saranno solo e soltanto se si realizzerà effettivamente un “extragettito” per il recupero dell’evasione del canone», ha sottolineato il sindacato.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi chiede al Governo di rimettere mano al fondo. Senza gli adeguati contributi, un’intera generazione di radio ed emittenti indipendenti rischiano di scomparire, danneggiando gravemente l’informazione, ridotta a poche voci che “calano” dall’alto (dei principali canali tv).

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Chi vince la partita tra i new media e la tv tradizionale? Sorprendentemente il report di EGTA (il consorzio europeo che si occupa del mercato pubblicitario e riunisce i principali broadcaster del vecchio continente) non lascia spazio a alcun dubbio: la tv generalista stravince, specie nel nostro Paese. In Italia, quella fascia di età tra i 14 e i 34 anni, spende soltanto il 5,4% del tempo totale impiegato per guardare video, cliccando su YouTube.L’Associazione Utenti Radiotelevisivi ci tiene a sottolineare che la vittoria (momentanea) della tv tradizionale sui canali social come Facebook o Youtue non equivale a una migliore qualità del prodotto televisivo. Al contrario, proprio perché ancora seguite, le emittenti nazionali dovrebbero migliorare la qualità del servizio, offrendo una più larga varietà di programmi, possibilmente di un certo spessore.

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Io Sono Originale“, l’iniziativa contro la contraffazione ideata dalla Direzione Generale per la lotta alla contraffazione-UIBM del Ministero dello Sviluppo economico e realizzata dalle associazioni di consumatori * continua grazie a nuovi progetti.
In occasione della settimana anticontraffazione promossa dalla DGLC-UIBM, che si svolgerà dal 13 al 17 giugno, verranno realizzati i primi eventi nelle città coinvolte dall’iniziativa. Roma, Milano e Palermo saranno protagoniste di questa prima fase di campagna di comunicazione e vedranno l’alternarsi di tappe del Road show e Flash mob che coinvolgeranno i cittadini nelle principali piazze delle tre città italiane.
Ogni tappa del Road show prevede l’allestimento di spazi espositivi in cui gli operatori offriranno informazioni e materiali sulla lotta alla contraffazione e il pubblico potrà assistere ad un divertente spettacolo teatrale, cimentarsi in un gioco memory e ricevere in omaggio gadget “Io Sono Originale“.
Flashmob vedranno l’alternarsi di musicisti, compositori, autori di testo e musica e coreografi che predisporranno e coordineranno ballerini e cantanti che si esibiranno attirando l’attenzione dei passanti e distribuendo materiale informativo sulla lotta alla contraffazione.
La nuova campagna di comunicazione in due anni farà il giro dell’Italia: il Road show ha in programma 60 tappe e 30 saranno i Flash mob che animeranno piazze e luoghi di grande aggregazione sul territorio nazionale. Verranno inoltre realizzate due APP con gioco a premi, indagini sul fenomeno e una newsletter dedicata ai temi della proprietà industriale e della lotta alla contraffazione.  A queste attività  si affianca l’apertura di uno sportello dedicato, sito a Roma in Via di Santa Croce in Gerusalemme, 83 che offrirà assistenza e informazione specifica in materia di contraffazione.

Le tappe della settimana anticontraffazione saranno:
Roma 14 giugno: Piazza della Repubblica 10-14 (Road Show e Flash mob ore 15.00)
Milano 15 giugno: Road Show Piazza Cordusio ore 10-14 e Flash mob ore 11.30 in Piazza Castello
Palermo 16 giugno: Viale delle Scienze all’interno dell’Università degli studi in collaborazione con l’ERSU (Road Show e Flash mob ore 12.00)

Per seguirci visita la nostra pagina www.facebook.com/iosonoriginale
*Adiconsum, Adoc, Adusbef, Assoconsum, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Casa del Consumatore, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Movimento Consumatori, Unione Nazionale Consumatori, Udicon, Associazione Utenti Servizi Radiotelevisivi.

Più di 800 mila italiani hanno chiesto di non pagare il canone Rai mediante l’inserimento in bolletta.
Rimangono irrisolte le trappole per i contribuenti, che non hanno avuto i 60 giorni di tempo previsti tra l’entrata in vigore di una legge – il decreto del governo sul canone in bolletta – e la scadenza effettiva di un termine. In questo caso, la presentazione della dichiarazione di esenzione dal pagamento del canone è scaduta lo scorso 16 maggio, quando, invece, il decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 4 giugno scorso.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi contesta il Governo per non aver dato agli utenti i termini minimi previsti dallo Statuto del contribuente per far valere i propri diritti, ossia 60 giorni. Un’alternativa potrebbe essere il rinvio del pagamento del canone ad ottobre. Solo così l’Agenzia potrà riaprire i termini per la presentazione delle dichiarazioni di non detenzione. Si rischierebbe, altrimenti, l’incrocio dei dati con migliaia di richieste indebite di pagamento e contestazioni da parte dei contribuenti.

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Italia-Scozia è finita 1-0, e le cronache raccontano che lo spettacolo non abbia entusiasmato gli spettatori. Quello che non raccontano, invece, è che non abbia entusiasmato neanche chi, come l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, scandaglia l’etere per tutelare i diritti degli utenti. Quello che non ci ha entusiasmato, e anzi non ci è piaciuto affatto, è quell’insistita ripresa di Conte, meditabondo, tra un’azione e l’altra: non per ragioni calcistiche, ovviamente, ma perchè alle sue spalle si stagliava la consueta pubblicità di un portale di giochi d’azzardo.
Non possiamo sapere se la telecamera abbia indugiato a lungo su quell’immagine (di per sè piuttosto insignificante) per scelta o per caso: vogliamo sperare che non ci sia stata una “regia” sull’accaduto. La gravità del fatto però resta, e appoggiamo in toto Remigio del Grosso, Vice presidente Comitato Media e Minori (MiSE) e del Consiglio Nazionale degli Utenti (AGCOM), che ha parlato di “agghiacciante comportamento del servizio pubblico radiotelevisivo”. Si poteva evitare di inquadrare in continuazione quell’immagine? Certamente sì. Ci auguriamo che in futuro si voglia evitare di avallare anche vagamente il business di chi fa cassa sulla disperazione. Da un servizio pubblico, ci sembra il minimo.

Rai Yo Yo, il canale destinato ai bambini, ha detto ‘addio’ alla pubblicità. Dal primo maggio gli affezionati possono guardare cartoni e trasmissioni indisturbati, senza il fastidio dei messaggi promozionali. La scelta, come ha sottolineato il direttore generale, Antonio Campo dall’Orto, vuole proteggere i bambini dall’effettivo condizionamento del marketing pubblicitario.
Come Associazione degli Utenti Radiotelevisivi, non possiamo che appoggiare la decisione della Rai, avendo da sempre sostenuto l’abolizione della pubblicità dai canali per bambini. Chiediamo, ora, la progressiva riduzione degli spot pubblicitari anche per gli altri canali della tv pubblica. Sarebbe doveroso nei confronti degli utenti, essendo la Rai promotrice di un servizio pubblico.

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Chi vuole fare la richiesta di esenzione dal pagamento del canone Rai deve affrettarsi: mancano solo 6 giorni alla scadenza per presentare la dichiarazione sostitutiva.
Chi, invece, ha già presentato le dichiarazione di non detenzione, può dormire sonni tranquilli.
Restano esclusi dal pagamento gli apparecchi come tablet, smartphone e computer. Lo ha confermato il Consiglio di Stato lo scorso 27 aprile, dando anche il via libera all’inserimento del canone in bolletta.
L’Associazione Utenti radiotelevisivi sollecita i contribuenti a presentare la dichiarazione in tempo utile, per evitare l’ingiusto addebito del canone da parte delle imprese elettriche, che -ricordiamo – avverrà a partire dal mese di luglio.

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Il progetto #E-Consumer, promosso da Movimento difesa del cittadinoCodacons e Associazione utenti dei servizi radiotelevisivi e finanziato dal Ministero dello sviluppo Economico ai sensi del Decreto Ministeriale del 6 agosto 2015, mira a migliorare il rapporto tra il consumatore ed il web in relazione al commercio elettronico, favorendo la fiducia dei consumatori e degli utenti nei servizi digitali.

#E-Consumer vuole:
– Promuovere l’utilizzo delle nuove tecnologie come strumento di informazione e scelta consapevole nell’acquisto di prodotti e servizi
– Migliorare le conoscenze e aumentare la fiducia dei consumatori in relazione alla cybersicurezza e protezione dei dati personali
– Migliorare la sicurezza e tutela dei consumatori potenziando l’informazione degli operatori delle associazioni dei consumatori aumentando la fiducia nell’utilizzo dei servizi on line, del commercio elettronico e relativi pagamenti
– Migliorare e rafforzare l’applicazione delle norme e garantire i mezzi di ricorso, contrastando più efficacemente gli abusi e comporre più facilmente le controversie
– Educare al consumo attento ed informato, consapevole e sostenibile, nei nuovi contesti di Mercato Unico Europeo

Le attività previste da progetto sono:
– L’attivazione di un portale metarating di recensioni dedicato al settore del commercio elettronico visita il sito www.safeshop.it
– La realizzazione di una indagine sulla percezione che i consumatori hanno nei confronti degli acquisti online (clicca qui per partecipare all’indagine)
– La realizzazione di una guida dedicata alla sicurezza degli acquisti online (clicca qui per scaricare la guida)
– La realizzazione di seminari formativi telematici dedicati al settore del commercio elettronico

Clicca qui per la ricerca relativa all’utilizzo dell’e-commerce.

Il direttore di Telejato – l’emittente da sempre impegnata nella lotta contro la mafia – è indagato per estorsione nei confronti dei sindaci di Partinico e Borgetto. Come dimostrato dalle riprese e intercettazioni disposte dalla Procura di Palermo, avrebbe preteso soldi e favori, promettendo in cambio una linea editoriale più morbida. Al primo cittadino di Partinico, Salvatore Lo Biundo, il giornalista avrebbe inoltre richiesto (e ottenuto) l’assuzione al Comune per la propria amante. Ma non è tutto, perché Pino Miniaci è stato intercettato e ascoltato dai carabinieri nell’ambito di altre indagini, come la false accusa di aver ricevuto intimidazioni mafiose nel dicembre del 2015, quando a minacciarlo era stato il marito dell’amante.
Ieri mattina gli è stato notificato dal gip di Palermo, Ferdinando Sestito, un provvedimento di divieto di dimora nelle province di Palermo e Trapani.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi reputa la vicenda oltremodo avvilente, considerando che a risultare coinvolto, stavolta – e con grande sorpresa di tutti – è il paladino storico della tv antimafia.

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Al Consiglio di Stato non convince il decreto sul canone Rai in bolletta: troppe le criticità. Per questo la sezione consultiva di Palazzo Spada ha chiesto all’Amministrazione di integrare il testo, messo a punto dal Ministero dello Sviluppo Economico.
Il provvedimento, che indica le modalità con cui dovrà essere versato e riscosso il canone, andrà quindi rivisto.
Le osservazioni del Consiglio di Stato non sarebbero vincolanti, ma il Ministero dovrebbe comunque adeguarsi, come ha sottolineato il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi si esprime a favore del Consiglio di Stato. Troppi i dubbi e le incertezze che assalgono gli utenti (e non per colpa loro). Per questo sarebbe il caso di fare chiarezza, sospendendo l’introduzione del canone in bolletta in attesa dei dovuti approfondimenti.

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Duro l’attacco del conduttore del TgLa7, Enrico Mentana, nei confronti di Matteo Renzi. Durante lo speciale dedicato all’esito del referendum sulle trivelle, il giornalista ha, infatti, rimproverato il premier per aver puntato il dito contro la televisione e i talk show, accusandoli di aver condizionato il dibattito politico.
«Per settimane autorevoli ospiti si sono chiusi nei talk-show e hanno preso in ostaggio i social network preconizzando spallate, crolli e chissà quali sconvolgimenti», aveva dichiarato il Presidente del Consiglio.

L’Associazione Utenti Radiotelevisivi appoggia la posizione del giornalista. Considerate le continue ingerenze del premier sulla questione del referendum, e il prolungato silenzio delle principali emittenti sulla consultazione, attaccare i media suona davvero paradossale.

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Ha scatenato una pioggia di polemiche la scelta di Bruno Vespa e – dietro di lui – dei vertici Rai di intervistare il figlio di Salvatore Riina, ospite a Porta a Porta per parlare delle complicate vicende familiari e del rapporto col padre.
Prima ancora che la trasmissione andasse in onda, un infuriato Michele Anzaldi, deputato pd e segretario in Commissione di Vigilanza Rai, aveva inveito contro i dirigenti della tv di Stato,  Dall’Orto e Maggioni, per la scelta di pessimo gusto.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi si unisce al coro di critiche mosse nei confronti della Rai e del giornalista e chiede alla Commissione di Vigilanza di intervenire. Puntare i riflettori sul figlio di Riina per offrire al pubblico un quadro intimistico da salotto familiare sembra sminuire, se non proprio strizzare l’occhio al fenomeno mafioso.

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Gli adolescenti non sembranno essere il pubblico prediletto dal piccolo schermo. A sostenerlo è il Centro di ricerca sui media e la comunicazione “OssCom” dell’Università Cattolica di Milano che alla televisione per giovanissimi ha dedicato uno studio di tre anni. Gli studiosi lamentano la scarsa attenzione che il mondo televisivo dedica a quella fascia di età che va dai 10 ai 16 anni. Eppure, si tratta di ragazzi che, pur essendo costantemente su internet, alla tv non ci rinunciano affatto.
Ma la televisione italiana sembra averli dimenticati. Su 23 canali per under 18 (un record in Europa), sono appena quattro le stazioni rivolte a preadolescenti e, in parte, a teenager.

L’Associazione Utenti Radiotelevisivi rivolge un appello alle grossi emittenti, affinché più canali vengano riservati al pubblico adolescente, con contenuti tematici variegati e adatti alla loro età. Salvo poche eccezioni (Rai Gulp, Super!, TeenNick e Disney Channel), sempre più editori e autori televisivi tendono, infatti, a omologare i giovanissimi agli over 18.

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«Prima di pretendere il ‪‎canone‬ il governo garantisca la ricezione del segnale televisivo, soprattutto nelle aree montane», è quanto richiesto senza mezzi termini dal deputato della Lega, Davide Caparini, durante un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro dello Sviluppo economico.
Nelle comunità montane, specie se zone alpine o appenniniche, non sarebbero pochi i casi in cui il segnale è debole, se non addirittura assente, dopo l’introduzione del digitale terrestre. Alcuni enti montani si sono attrezzati, acquistando direttamente impianti di diverse dimensioni e potenza – molto costosi – per garantire la trasmissione del segnale televisivo anche nelle zone più marginali.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi appoggia la richiesta di Caparini, invitando la Rai ad assicurare il servizio pubblico a tutti gli utenti, ritenendo di una certa gravità il fatto che nelle aree montane italiane molti cittadini, avendo un’utenza elettrica, siano costretti a pagare il canone, nonostante non possano guardare alcun canale.

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Ha fatto il suo debutto il 14 marzo ÈliveRoma, la nuova emittente televisiva che darà voce all’informazione romana. Nata sul web, ma trasmessa anche dalla tv – almeno in questa prima fase – per quattro ore al gorno: dalle 12 alle 14 e dalle 16.30 alle 18.30 sul canale 14 del digitale terrestre, grazie all’accordo siglato con Supernova e il gruppo edtoriale Amici Tv. Gli argomenti trattati sono di vario genere, dalla cronaca alla politica, dallo sport agli eventi della Capitale.
L’Associazione Utenti radiotelevisivi accoglie con gioia l’arrivo di questa nuova emittente, pensata per dare spazio sopratutto ai cittadini, che durante le trasmissioni potranno rivolgere le domande  in diretta alla redazione o agli ospiti.

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Nelle nuove assunzioni la Rai di certo non sembra aver badato a spese. Daria Bignardi percepirebbe tra i 260 e i 280 mila euro lordi per il nuovo incarico come Direttrice di Rai3. Anche se la cifra non è stata ancora confermata dai vertici di Viale Mazzini, il Codacons è già intervenuto, annunciando di presentare al più presto un esposto alla magistratura contabile.
Considerato che il compenso riservato alla giornalista supererebbe il tetto massimo previsto per i dirigenti pubblici (240 mila euro), l’Associazione Utenti Radiotelevisivi si schiera a favore del Codacons e chiede alla Corte dei Conti di controllare i nuovi contratti Rai.

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“Basta cronaca nera a Domenica In”: risolutiva la scelta di Antonio Campo Dall’Orto, allo scopo di alleggerire il programma dal carico massiccio di notizie negative, che allontanano una buona fetta di pubblico, specie i più giovani. La decisione si collega all’intento più generale di rivoluzionare l’asset dei principali canali Rai, puntando, ad esempio, su fiction a sfondo etico-sociale, visti i recenti successi de “Il sindaco pescatore” e “Io non mi arrendo”, ambientata nella Terra dei fuochi.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi non può che appoggiare la scelta del Direttore Generale della Rai, specie in merito alla questione “cronaca nera” che ultimamente abbonda sulle reti televisive – a tutte le ore – e che allontana la stessa tv di Stato dall’idea di “servizio pubblico”.

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Sono Sky, Rai e Mediaset i tre operatori che con quote pressoché equivalenti (Sky 30%, Rai e Mediaset 29%) raggiungono circa il 90% delle risorse. Un sistema apparentemente stabile, ma che presenta, in realtà, qualche falla. Da una parte, c’è la tv a pagamento e dall’altra, la tv  per così dire “gratuita”. In ognuna delle due fasce c’è un duopolio, in cui Mediaset è sempre presente. Il doppio ruolo ricoperto dalla tv del Buscione rappresenta un punto di forza e, allo stesso tempo, di debolezza dato il successo degli altri due competitor.
Mentre la Rai, già molto forte, occuperà una posizione di vantaggio con l’inserimento del canone in bolletta, che frutterà un aumento dei ricavi.
Per una vera liberalizzazione del settore servirebbe l’ingresso di altri attori, altre emittenti, altri editori. Come Associazione Utenti Radiotelevisivi ce lo auguriamo perché aumenterebbe la concorrenza e quindi la qualità del servzio per gli utenti.

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È fresca fresca di nomina la nuova classe dirigenziale della Rai scelta da Antonio Campo Dall’Orto, che ha dichiarato di volere solo il meglio per la tv pubblica. Ecco gli incaricati e i relativi ruoli ricoperti: a Daria Bignardi Rai Tre, alla manager (ex-Mediaset) Ilaria Dallatana Rai Due, a Carlo Verdelli va il coordinamento dell’informazione, mentre Giovanni Parapini si occuperà della comunicazione dell’azienda.
Tutte presenze autorevoli, ma che hanno un prezzo. Stando a quanto dichiarato dal quotidiano online Lettera43 Bignardi, Verdelli e Parapini superano il tetto dei 240mila euro di stipendio lordo annuo fissato per la Pubblica Amministrazione. Nonostante la regola imposta dal governo Monti che modificò il conto corrente dei superburocrati, l’emissione dei bond ha permesso ai dirigenti della tv pubblica di proteggerli dal salary cap (il tetto degli ingaggi).
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi invita la Rai a fare chiarezza sulla questione e a moderare i salari pattuiti per i vari dirigenti.

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Con l’inserimento del canone in bolletta, molti dubbi sorgono per chi non possiede l’apparecchio tv. Evitare di pagarlo è possibile, basta l’autocertificazione una volta l’anno, annullando così la presunzione di detenzione della tv. Nei casi di acquisto o cessione dell’apparecchio, poi, l’importante è inviare l’autocertificazione prima dell’acquisto della televisione o dopo averla ceduta o donata a un amico, così il contribuente non dirà il falso e potrà evitare il pagamento dell’imposta sulla tv. Le perplessità di molti utenti però restano e il numero verde Rai (800938362) spesso invita a consultare il proprio sito per fissare un appuntamento telefonico, piuttosto che rispondere prontamente alle domande.

L’Associazione Utenti Radiotelevisivi invita la Rai a rendere le procedure relative al pagamento del canone più semplici e soprattutto funzionanti, rispondendo tempestivamente agli utenti in cerca di spiegazioni.

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Via la  pubblicità dai programmi per bambini. È questa la proposta di legge del M5S, lanciata dai deputati Roberto Fico, Dalila Nesci e Mirella Liuzzi. Il decreto legge prevede il divieto per tutte le emittenti – pubbliche e private – di inserire qualunque tipo di spot sia durante le funzioni religiose sia all’inizio, durante o al termine di programmi rivolti ai bambini fino a 10 anni e di trasmettere pubblicità in cui siano presenti minori fino a 13 anni.
Già una prima battaglia è stata vinta: a partire da maggio 2016, grazie al lavoro in Commissione di Vigilanza su Rai Yoyo non sarà più trasmessa alcuna pubblicità.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi appoggia la proposta del M5S.  I bambini non possono essere considerati dei consumatori e dal momento che la pubblicità ha notevoli capacità persuasive, il rischio è di intaccarne l’integrità psichica e morale, di cui la televisione dovrebbe – almeno in parte – farsi garante.

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L’ultimo Sanremo versione “arcobaleno” con molti cantanti e ospiti, che hanno espresso il loro consenso alle adozioni gay, ha suscitato polemiche e rimproveri da parte di alcuni componenti del Parlamento. Michele Anzaldi (Pd), segretario della Commissione parlamentare di Vigilanza della Rai ha accusato la tv pubblica di essere «fuori controllo con l’alibi dello share». Ulteriori critiche sono piovute da altri membri della Vigilanza, come il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri (Forza Italia) e Pino Pisicchio (gruppo Misto), che denunciano l’ingerenza del Festival per aver strumentalizzato – a senso unico – un dibattito parlamentare ancora in corso.
Come Associazione Utenti Radiotelevisivi appoggiamo la scelta di Carlo Conti: lasciare liberi i cantanti di esprimere il proprio parere esibendo – o meno – sul palco fascette, nastri e bracciali arcobaleno. Un lasciapassare, che è anche espressione di quel pensiero democratico di cui la tv pubblica ha il dovere di farsi portavoce.

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Sarebbe dovuta andare nuovamente in onda – sabato pomeriggio sempre su Rai Tre – la puntata di Presa Diretta con il servizio sull’educazione sessuale. E, invece, il direttore del terzo canale, Andrea Vianello ha preferito trasmettere “George, re della giungla”, il film firmato Disney, perché più adatto a un pubblico di minori. Immediata la reazione di “Rai Bene Comune – IndigneRai”, l’associazione interna di dipendenti del Servizio pubblico, che ha accusato il canale di bigottismo.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi ribadisce l’insensatezza dell’ennesima censura che rema contro una trasmissione dai chiari intenti pedagogici. Ricommettendo per la seconda volta il medesimo errore la tv di Stato rischia  di perdere la propria credibilità come servizio pubblico.

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Risale allo scorso 1 novembre la puntata de L’Arena in onda su Rai 1 in cui Massimo Giletti, litigando con l’avvocato Antonio Crocetta, ha affermato: «in Rai c’è gente che fa un lavoro straordinario. Voi iniziate a far andare avanti la vostra città che è indecorosa in certi punti».
Nonostante l’esposto del Codacons contro Giletti e la Rai, in seguito alle richieste di intervento da parte dei cittadini napoletani, l’Agcom (Autorità per le Comunicazioni) ha però assolto il conduttore, non ritenendo l’affermazione una violazione alla normativa per quel che riguarda gli obblighi di programmazione e la tutela dei minori.
L’Associazione Utenti Radiotelevisi si dissocia dalla decisione dell’Agcom. Giletti ha di fatto insultato Napoli e i suoi cittadini, adoperando  una terminologia che di certo non fa pensare all’intenzione di lanciare una critica costruttiva. Se a questo poi si aggunge il fatto che si tratta di un noto presentatore della tv pubblica, l’episodio si aggrava ulteriormente.

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Tra le vicende del calcio mercato a suscitare nuovo imbarazzo è lo scambio di favori che ruota attorno alla società che assegna i pacchetti milionari dei diritti tv. Stando all’inchiesta della Procura di Milano, e ad alcune intercettazioni, le decisioni politiche dell’assemblea della Lega Calcio riguardo alla trasmissione del campionato sarebbero state opportunamente dirottate a favore di Mediaset, che possiede anche il diritto di condurre interviste in anteprima e di fare riprese negli spogliatoi. Ma il canale del Biscione non è il solo. Anche il Presidente del Genoa avrebbe proposto la cessione di una piccola percentuale (il 3%) della sua azienda Giochi preziosi chiedendo in cambio uomini fidati nel consiglio di amministrazione.
Qualora il meccanismo tratteggiato dagli inquirenti venisse confermato, l’Associazione Utenti Radiotelevisivi non potrebbe che condannare questo sistema a corsie preferenziali capace di danneggiare gravemente il calcio italiano.

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La Rai ha imposto il suo veto al servizio di Presa diretta, “Il Tabù del sesso “ che dalla prima serata è stato posticipato alle 22. In realtà, il reportage trattava delle difficoltà a impartire l’educazione sessuale e, come ha spiegato il presentatore della trasmissione televisiva, Riccardo Iacona: «era stato pensato e confezionato proprio perché potesse andare in prima serata».
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi sostiene la posizione di Iacona ed esprime il suo disappunto in merito al puritanesimo della tv di Stato che ha tolto ai giovani, già digiuni di educazione sessuale,  la possibilità di vedere un filmato – tra l’altro molto “casto” – a chiaro intento pedagogico.

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Ieri, in prima serata Canale 5 ha mandato in onda “50 sfumature di grigio”, il film che ha avuto un immediato successo di pubblico per le scene molto spinte – oltre 20 minuti di pellicola – sulla pratica sessuale del bondage, che consiste nel legare il partner imponendogli costrizioni fisiche per raggiungere il piacere.
Come Associazione Utenti Radiotelevisivi non possiamo che unirci al coro di protesta di tanti genitori che giustamente rivendicano la trasmissione di contenuti televisivi adatti alla prima serata, quando a guardare il teleschermo non sono solo adulti, ma anche bambini e adolescenti. Mandare in onda scene di sesso esplicite, per di più violente, in quella fascia oraria, appartiene a quella politica di marketing televisivo schiava dello share: eticamente scorretta e anche di cattivo gusto.

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L’asta del 2014 sulla spartizione dei pacchetti del calcio serie A, in cui è risultata vincitrice Mediaset, in realtà sarebbe il frutto di un accordo a tavolino che il canale del Biscione ha fatto con Sky. È quanto emerso dalle indagini portate avanti dall’Antitrust. Tra le informazioni raccolte, la prova più evidente sarebbe uno scambio di messaggi e mail di reciproco appoggio tra i due canali nelle ore decisive mentre l’assemblea di Lega era ormai prossima a pronunciare l’assegnazione.
In attesa della decisione dell’Antitrust – che arriverà il prossimo 16 febbraio – l’Associazione Utenti Radiotelevisivi sta monitornando attentamente la situazione: è ovvio che qualora venisse dimostrato un accordo del genere, sarebbe gravissimo.

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RaiExpo, la struttura editoriale voluta a Viale Mazzini per celebrare l’Expo 2015 di Milano, è costata ben 11, 8 milioni. Cifra in buona parte spesa dalla società Expo, ovvero dallo Stato con le risorse pubbliche per la fiera del cibo, mentre la restante parte – un paio di milioni di euro – dovrà aggiungerla la stessa Rai (alias: i soldi degli abbonati).
L’Associzione Utenti Radiotelevisivi chiede a Viale Mazzini perché una struttura – tra l’altro dispendiosa – continui a esistere, nonostante sia passato più di qualche mese dalla fine dell’Expo. Già qualche perplessità sull’importanza della sua funzione era stata avanzata, dal momento che RaiExpo è sorta a Roma e non a Milano.

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Chiarita la modalità di pagamento del canone Rai in bolletta, restano molte perplessità sulla regolamentazione da poco introdotta e le indicazioni disponibili sul sito della Rai si riferiscono solo ai casi più frequenti (ad esempio, il tipico nucleo famigliare con un capofamiglia a cui è intestata la boletta), mentre per tante altre situazioni non si è capito ancora come procedere. La tv di Stato ha così deciso di inserire sul proprio sito il numero del Call Center per il nuovo Canone (199 123 000). Un servizio di cui l’Associazione Utenti Radiotelevisivi non contesta l’utilità, bensì l’obbligo di pagamento. Infatti, gli utenti per avere delle risposte devono pagare ben 50 centesimi! Per questo l’associazione chiede alla Rai di predisporre un canale di comunicazione gratuito da mettere a disposizione di coloro che hanno urgente bisogno di spiegazioni e chiarimenti.

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Mancano 5 mesi all’inizio degli Europei di calcio che si svolgeranno in Francia. In Italia, però, ancora non è chiaro chi trasmetterà le partite. Le emittenti private, come Mediaset o Sky, non sono interessate ad investire. La prima punta sulle costose partite di Champions, mentre la seconda ha già ceduto la copertura della prossima Olimpiade alla Rai. Chi resta, dunque? Solo la tv di Stato, che ha presentanto alla Uefa un’offerta di 50 milioni per trasmettere 23 partite.  Dopo il rifiuto di quest’ultima, la distanza tra domanda e offerta resta ancora incolmabile.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi chiede alla Rai di accelerare i tempi per il raggiungimento di un accordo, tutelando, allo stesso tempo, i diritti e gli interessi degli utenti italiani già non poco danneggiati dalla lotta tra le pay-tv.

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Ultime notizie sul fronte canone Rai. Quest’anno gli utenti pagheranno 100 euro rispetto ai 113,50 del 2015. Per l’introduzione del canone in bolletta bisognerà aspettare il 1° luglio 2016, che comprenderà anche le rate dei mesi precedenti. Per il 2017 il costo rimane invariato, ma il pagamento avverrà in 10 rate da 10 euro, dal mese di gennaio a ottobre.
Per i titolari di utenza di fornitura elettrica si presume che detengano un apparecchio televisivo, a meno che l’utente non attesti il contrario. Paga dunque chi ha la tv – e solo per la prima casa, se possessore di più immobili –  chi non ce l’ha deve dimostrarlo con un’autocertificazione da inviare all’Agenzia delle entrate. Un’attestazione che ha validità solo annuale e che bisogna ripresentare ogni anno.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi invita il governo a fare più chiarezza sulle questioni ancora irrisolte, vista la crescente preoccupazione dei consumatori. Preoccupazioni non del tutto infondate  considerato che, come previsto in Legge di stabilità, andranno incrociate le banche dati dell’Anagrafe tributaria, dell’Authority per l’energia, dell’Acquirente Unico, del Ministero dell’Interno e dei Comuni.

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2015

Dopo non poche controversie tra Governo e associazioni in merito al gioco d’azzardo, arrivano finalmente una serie di provvedimenti finalizzati a combatterlo. Tra le misure previste dalla Legge di Stabilità compaiono: il divieto di pubblicità su giochi con vincita in denaro nelle trasmissioni tv e radiogiornalistiche in precisi orari (dalle 7 alle 22), l’aumento del prelievo unico erariale sulle Newslot e l’esclusione di forme di comunicazione indiretta che sponsorizzino il gioco d’azzardo nei settori culturali, dell’istruzione, della ricerca, dello sport, in ambito sanitario e assistenziale. L’emendamento, inoltre, dal 2016 concede solo la sostituzione delle slot già esistenti, negando la possibilità di aggiungerne altre.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi aspettava da tempo interventi così mirati da parte del Governo, atti a contrastare una patologia, la ludopatia, che risulta sempre più diffusa, specie tra le fasce sociali a rischio.

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In questo ultimo anno, in merito all’andamento degli ascolti in televisione si registra un calo della platea televisiva per la fascia di telespettatori che va dai 25 ai 54 anni durante la prima serata (20:30 – 22:30). Crisi della televisione? Non proprio, dal momento che pochi si sono allontanati rispetto a quelli che compongono l’ampio pubblico di utenti televisivi. Sarebbe più opportuno parlare di crisi della tv generalista che conta il 59% degli ascolti, contro il 41% dei canali specializzati, i quali guadagnano sempre più terreno.
Per l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi non è una sorpresa che i canali orientati verso programmi specializzati stiano avendo un crescente successo rispetto a quelli che, invece, aspirano alla tuttologia. Il monito è rivolto anche alla Rai, che trascura un determinato target, quello dei giovani/adulti. L’emittente statale dovrebbe avviare una programmazione più innovativa, includendo quella parte di telespettatori che, pur pagando il canone, preferiscono rivolgersi ad altre piattaforme, il più delle volte private.

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Per i contribuenti del canone Rai che devono ancora versare gli arretrati, arriva una notizia (in parte) positiva: stando alle parole del Sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, “per chi non ha pagato il canone Rai negli anni precedenti purtroppo non succede niente”. Il motivo risiede nel fatto che qualora si punti il dito contro un utente, lo stesso può sempre rispondere di aver acquistato il televisore da poco tempo. Lo Stato, allora, permette l’evasione senza lottare? Non del tutto, perché il Fisco ha comunque la facoltà di richiedere al contribuente la prova del possesso dell’apparecchio televisivo, anche in riferimento agli anni precedenti. In tal caso, l’utente interpellato dovrebbe portare la prova di acquisto, indicando la data precisa in cui l’acquisto è avvenuto.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi giudica irrispettoso nei confronti degli utenti che pagano regolarmente il canone la possibilità di tollerare un’evasione che – come ha sottolineato lo stesso Giacomelli – è pari al 30%, una percentuale tutt’altro che irrisoria. Chiede, quindi, al Fisco di condurre controlli e verifiche capillari affinché chi è inadempiente venga adeguatamente sanzionato.

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Nella notte del 7 dicembre Rete 4 ha trasmesso il documentario “Il Presidente” prodotto dalla TV Rossija1, che racconta la vita del leader del Cremlino: un panegirico sulla scalata di Putin al potere. Un flusso ininterrotto di velati – ma neanche troppo – ossequi al presidente russo, che viene decantato come il nuovo salvatore della patria dalla continua ingerenza americana. Non si è fatto parola, invece, dell’opposizione politica, dell’atteggiamento accondiscendente dei media o del contrasto delle ong. L’Associazione Utenti Radiotelevisivi non è affatto sorpresa delle scelte del canale Mediaset. Tuttavia, non si esime dal contestare la mancanza di serietà giornalistica dello speciale, dove vengono raccontate “verità” unilaterali senza lasciare neanche alcuno spazio al confronto dialettico e all’analisi storico-critica.

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Offerta clamorosa per i neo abbonati di Mediaset Premium: solo 1 euro al mese per avere accesso a serie tv, film, servizi on demand Premium Play, Infinity e Smart Cam Hd. L’offerta riguarda solo il primo anno di abbonamento (calcio escluso) a cui bisona aggiungere 69 euro di attivazione.
Se per i nuovi abbonati Mediaset Premium a prezzi stracciati (il primo anno solo 12 euro) è un regalo più che gradito, altrettando non si può dire per i clienti che hanno pagato tariffa piena (26 euro al mese). L’Associazione Utenti Radiotelevisivi sottolinea il suo disaccordo con una strategia di marketing del genere, che discrimina i “vecchi abbonati” invece di premiare la fedeltà.

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La pubblicità eccessiva nei programmi dedicati esclusivamente ai bamibini ha spinto un nonno che ha accudito il nipotino malato a lanciare una petizione sulla piattaforma change.org. La richiesta, diretta all’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e al presidente della Commissione di vigilanza RAI, è quella di escludere la pubblicità diretta ai minori. Oltre 11 mila persone hanno già firmato, segno di un disagio crescente che spinge anche l’Associazione Utenti Servizi Radiotelevisivi ad aderire alla petizione. I programmi per bambini sono infarciti di sponsor che potrebbero non solo far nascere bisogni inutili e nocivi, come quello sulle caramelle o le merendine, ma anche far calare il livello di attenzione, penalizzando la comunicazione tra i membri della famiglia. Per questo, se non è possibile eliminare la pubblicità, l’associazione chiede almeno che venga drasticamente ridotta.

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Nella notte tra l’11 e il 12 novembre è stata incendiata l’automobile di Gianfranco Cariola, il direttore Audit e Responsabile dell’Anticorruzione Rai. La modalità dell’atto, chiaramente intimidatorio, farebbe pensare alla criminalità organizzata. Il motivo probabilmente è da ricercare nell’attività investigativa svolta da Cariola, l’uomo che l’ex dg della Rai Gubitosi aveva chiamato a dirigere l’organo di controllo interno. Era stato proprio Cariola a  trasmettere alla Procura i 37 dossier raccolti sugli appalti illeciti della Rai. Un fascicolo che, tuttavia, era rimasto fermo per alcuni mesi negli uffici del magistrato della Corte dei Conti.
L’Associazione Utenti Servizi Radiotelevisivi esprime tutta la propria solidarietà per l’accaduto nei confronti del direttore Cariola e si augura che al più presto vengano individuati i responsabili.

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Rimane aperto il caso di Francesco Becchetti, il patron del canale televisivo, Agon Channel arrestato alcuni giorni fa a Londra con l’accusa di falsa documentazione e reciclaggio di denaro, e rilasciato dietro cauzione poco tempo dopo.
Nel mese di giugno la procura di Tirana aveva emesso un ordine di cattura nei confronti del manager e avanzato i medesimi capi di accusa nei riguardi della madre, Liliana Condomitti e dei suoi collaboratori, Mauro De Renzis e Erjona Troplini. Secondo la procura il canale televisivo fungeva da copertura, insieme ad altre società, per piantare un gigantesco sistema di riciclaggio da svariati milioni di euro.
L’udienza procedurale a Becchetti è programmata per il 7 dicembre, data ultima in cui è prevista anche l’estradizione in Albania.
Come Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ci auguriamo che vengano svolte indagini approfondite da parte delle Autorità Italiane e che – qualora fosse necessario – venga severamente sanzionato il canale, in Italia ancora attivo.

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L’Agcom multa la Rai di 25mila euro per la bestemmia di Tiberio Timperi durante la registrazione di “Uno mattina in famiglia”. L’episodio è avvenuto il 18 ottobre del 2014, quando il conduttore commise una gaffe annunciando un ospite in studio e, accortosi dell’errore, pronunciò una bestemmia. La registrazione per sbaglio non fu tagliata e andò in onda più di una volta.
Nonostante le scuse del conduttore, il Codacons decise di presentare la denuncia all’Autorità per le comunicazioni dopo aver chiesto, invano, alla Rai di prendere provvedimenti nei confronti di Timperi.
In questi giorni l’azienda televisiva ha fatto ricorso al Tar del Lazio, richiedendo l’annullamento della sanzione.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi è a favore del provvedimento dell’Agcom sulla cui correttezza non c’è alcun dubbio. La Rai, da parte sua, dovrebbe ritirare il ricorso al Tar, visto il comportamento irrispettoso del conducente, che ha violato il Codice di Autoregolamentazione Media e Minori in base al quale è vietato turbare lo sviluppo fisico, mentale o morale dei minori a meno che la scelta dell’ora di trasmissione di simili programmi non si collochi fra le ore 23,00 e le ore 7,00.

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A seguito della decisione del Governo di introdurre il nuovo Canone Rai legato alla bolletta dell’utenza elettrica, l’Associazione Utenti dei Servizi Televisivi ha organizzato un seminario per la data del 10/11/2015. Il seminario si svolgerà presso la sede dell’associazione e vedrà la partecipazione del Presidente Alessia Stabile, degli avvocati dell’associazione e dei volontari. Il seminario vuole essere un’occasione di dibattito sulle novità che deriveranno per i consumatori dall’introduzione del Canone Rai in bolletta. Per partecipare al seminario è necessario registrarsi contattando l’associazione alla mail info@utentiradiotv.it

Al 15 ottobre risale la scelta del Cda Auditel (in cui siedono Rai, Mediaset, La7, Sky, Discovery, Utenti pubblicità associati, Assap, Unicom e Confindustria Radio Tv) di bloccare per quindici giorni la diffusione dei dati a causa di presunti dati “inquinati”. Nelsen, il fornitore per il servizio Auditel, ha dichiarato che sono state erroneamente divulgate informazioni relative a un gruppo di panelisti (4mila famiglie su 5.700 dell’intero campione) ad altri destinatari dello stesso panel.
La sospensione cautelativa di due settimane servirebbe a trovare una soluzione più efficace per proteggere i dati, avviando, contemporaneamente, la modifica del panel che da qui a cinque mesi dovrebbe essere completamente rinnovato. Si parla infatti di triplicazione del campione: dalle 5.700 famiglie attuali a ben 15.600.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi appoggia la decisione presa da Auditel a favore della trasparenza e auspica – malgrado le proteste di Mediaset – un prolungamento della sospensione, se necessaria. Proprio oggi si riunisce il Cda per decidere se far ripartire la pubblicazione dei dati.
D’altronde, non tutto il male viene per nuocere, al contrario, si trasforma in opportunità se il direttore di Rai1, Giancarlo Leone, ha commentato: “Questa situazione ha costretto un po’ tutti, non soltanto noi che facciamo televisione ma anche chi ne scrive, a non confrontarci più solo sui risultati dell’ascolto ma anche sui contenuti”.

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Alla Camera è in corso in questi giorni l’esame di riforma della Rai che potrebbe ottenere il via libera in settimana. Tra le varie discussioni la più accesa rimane quella relativa al canone tv, che oltre ad essere pagato in bolletta subirà una riduzione del costo, passando nel 2016 da 113,50 a 100 euro e nel 2017 a 95 euro. Secondo indiscrezioni di stampa il pagamento dovrebbe avvenire in 6 rate da 16,6 euro. Il sistema di riscossione, ancora in via di definizione, prevederebbe il pagamento del canone soltanto sulla prima casa. Il sottosegretario del Governo, Antonello Giacomelli ha dichiarato che la tassa sarà ancora legata al possesso del televisore o della radio, eliminando l’ipotesi di estensione agli apparecchi telematici come smartphone, tablet e pc, con cui si può vedere la Rai.
Si calcola che la nuova manovra possa fruttare l’anno prossimo 2,2 miliardi, circa 500 milioni in più rispetto agli 1,7 miliardi raccolti nel 2015. Al momento si procede solo per via di ipotesi. Il principale obiettivo per il Governo resta la lotta alla riduzione  e trova concorde anche l’Associazione Utenti, la quale, tuttavia, si unisce alla protesta del Codacons contro l’obbligo forzato del canone in bolletta.
Si spera che la promessa di riduzione del canone per gli anni successivi e la diminuzione della pubblicità non siano promesse vane. Pubblicità e canone troppo esoso accrescono l’indignazione degli utenti e la strada per trovare soluzioni a loro vantaggio degli utenti sembra troppo lunga e difficile da percorrere.

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Dati di ascolto televisivo in forte calo. Questa è la rivelazione dell’Auditel che induce a interrogarsi sulla qualità dei format televisivi oltre che sulla loro ricezione.
Il calo degli ascolti, come ha evidenziato di recente Corrado Augias, ospite della trasmissione di Lilly Gruber, è la diretta conseguenza della tv spazzatura e, più in generale, della politica omologante che contraddistingue le diverse reti.
La legge insindacabile secondo la quale il cliente (il pubblico dei telespettatori) ha sempre ragione pertanto bisogna assecondarne le richieste è da molti anni l’alibi perfetto per i manager dei grandi canali, poco avvezzi al rischio e alle controtendenze, ed è la condanna a morte delle idee innovative e delle spinte visionarie di quegli autori televisivi che finiscono, invece, per piegarsi alla ‘dittatura dell’ascolto’.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi si unisce al coro di quegli intellettuali – tra cui Augias – nostalgici di una tv dialettica, dove non si tiene conto solo del gusto degli spettatori ma si pratica anche un’educazione al gusto.
La fine del duopolio è il vero banco di prova che investe in primis la tv pubblica: la Rai dovrebbe accantonare il taglio localistico che la contraddistingue ormai da decenni e lavorare sulla qualità di ciò che propone, visto anche il crescente malcontento dei suoi utenti, dovuto a un canone troppo caro per programmi poco soddisfacenti.

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L’Antitrust ha deciso di sanzionare H3G e Sky Italia per violazione della “Consumer Rights”, la nuova normativa sui diritti dei consumatori. L’Autorità ha, infatti, accertato che le procedure di “teleselling” adottate dalle due aziende non rispettano i requisiti di forma previsti dal Codice del Consumo per la conclusione di contratti di vendita via telefono. In particolare, è emerso che H3G e Sky Italia non forniscono al consumatore le informazioni necessarie per decidere in modo consapevole di rinunciare alla forma scritta e di acconsentire allo scambio della conferma dell’offerta e dell’accettazione della stessa su supporto durevole. Inoltre, la registrazione della telefonata in cui viene presentata l’offerta di servizi telefonici e televisivi non è stata messa a disposizione del consumatore, per conservarla ed utilizzarla in futuro per la tutela dei suoi interessi, così come richiesto dalla definizione di ‘supporto durevole’ contenuta nel Codice del Consumo. Per questo, l’Antitrust ha deciso di irrogare una sanzione di 100mila euro ciascuna.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi accoglie con favore il provvedimento assunto dall’Antitrust: si tratta della prima applicazione della “Consumer Rights” che, per effetto della direttiva europea recepita dal decreto legislativo n.21 del 21 febbraio 2014 in materia di contratti, garantisce una tutela maggiore nei confronti dei consumatori.

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Il Premier Matteo Renzi ha deciso di fare di tutto per porre fine al “tempo dei furbi”; se da un lato ha annunciato una serie di interventi relativi al lavoro e alla riduzione delle tasse per le imprese, dall’altro ha, infatti, affermato che: “Dal prossimo anno ci sarà una riduzione del canone Rai e diciamo che lo devono pagare tutti. Credo che lo strumento che verrà scelto sarà la bolletta. Chi è onesto paga meno”. Il canone non sarà quindi più legato al possesso del televisore, ma dello smartphone, del tablet o del pc: tutti dispositivi che oggi consentono di vedere i programmi Rai.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, pur concordando con l’importanza – sottolinetata dal Premier stesso – di contrastare il crescente fenomeno dell’evasione fiscale, ritiene che l’inserimento del canone nella bolletta energetica rappresenta una soluzione illegittima: contrasterebbe, infatti, con la condizione essenziale al pagamento della tassa, ovvero il possesso di un qualunque apparecchio in grado di ricevere frequenze tv. Inoltre, assumere la bolletta come unico riferimento per fissare il pagamento del canone esporrebbe i consumatori al rischio di spese multiple nel caso di più proprietà immobiliari. Per non parlare delle complicazioni che incontrerebbe chi, non possedendo un televisore, vorrebbe richiedere l’esenzione dal pagamento della tassa.
Per questo, l’Associazione, concordando con quanto affermato dal Codacons, ritiene l’imposizione del canone Rai in bolletta una chiara violazione dei diritti degli utenti.

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In una recente intervista rilasciata al Corriere.it , Antonella Clerici, nota conduttrice televisiva, ha denunciato di essere stata discriminata in Rai perchè in attesa di un figlio. La Clerici ha, infatti, affermato di essere stata estromessa nel 2009 dalla conduzione del programma “La Prova del Cuoco” a causa della sua maternità e di essere riuscita a riavere il proprio posto di lavoro soltanto a distanza di 21 mesi dalla nascita della figlia.
Michele Anzaldi, deputato del Partito Democratico e segretario della Commissione di Vigilanza Rai, ha così commentato la notizia: “ Se quanto sostiene la Clerici risponde al vero, saremmo di fronte ad un grave abuso dei dirigenti dell’epoca, un’accusa infamante per qualsiasi azienda, a maggior ragione trattandosi del servizio pubblico radiotelevisivo, pagato con i soldi dei cittadini”.
Alla luce delle gravi dichiarazioni rilasciate dalla Clerici, l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi chiede alla neo-presidente Rai, Monica Maggioni, di avviare un’indagine interna per verificare la rispondenza al vero delle dichiarazioni della conduttrice: perdere il lavoro perchè si diventa madre è, infatti, una forma di discriminazione inaccettabile in qualsiasi situazione e contesto.
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Il 5 settembre ha preso il via il Campionato europeo maschile di pallacanestro, giunto alla sua 39ª edizione; al torneo partecipano 24 squadre, suddivise in 4 gruppi da 6, che si scontrano in più nazioni: Croazia, Francia, Germania e Lettonia. L’evento è stato particolarmente atteso dai tifosi vista la partecipazione delle star dell’NBA: Marco Belinelli, Luigi Datome, Andrea Bargnani e Danilo Gallinari.
I tifosi degli Azzurri credevano di avere la possibilità di vedere le partite in chiaro sulle reti Rai, ma così non è stato. Sky ha, infatti, acquistato i diritti tv di tutte le partite dell’Eurobasket, costringendo gli appassionati ad abbonarsi o a riccorrere allo streaming online, sempre a pagamento.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi si chiede che fine abbia fatto e che ruolo abbia oggi la tv di Stato, costretta ormai a fare da spettatore nella corsa ai diritti tv tra Sky e Mediaset Premium ed a perdere gli appuntamenti sportivi maggiormente seguiti dal pubblico. Dopo la Champions League e la Formula 1, la Rai ha rinunciato anche al Basket, limitandosi alla trasmissione di una gara a settimana del campionato di serie A. Il risultato? Sempre meno sport in chiaro per gli utenti televisivi.

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Tra Mediaset e Sky è ormai guerra aperta. Il colosso televisivo di Cologno Monzese ha annunciato che per la prima giornata di Champions League i tifosi italiani non avranno la possibilità  di vedere nessuna partita in chiaro, ma dovranno accontentarsi di Chelsea- Maccabi Tel Aviv. La soluzione? Abbonarsi, ovviamente. Dal canto suo, Sky festeggia: il canale tedesco ZDF, dopo aver trasmesso in diretta Bayer Leverkusen- Lazio, suscitando inevitabilmente l’ira di Mediaset, trasmetterà in chiaro anche la partita della Juventus, scongiurando l’esodo degli abbonati alla piattaforma televisiva di Murdoch. Sempre che Mediaset stessa non riesca a ottenerne l’oscuramento sul territorio italiano. A ciò si aggiunge la decisione del Biscione di criptare integralmente, a partire dal 7 settembre, i suoi tre canali generalisti, visto il mancato raggiungimento di un accordo con Sky. I canali di Mediaset resteranno tuttavia visibili sul digitale terrestre e su TivùSat.
Insomma, la querelle tra i due colossi televisivi continua, senza esclusione di colpi.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi si impegna a seguire e monitorare l’evoluzione della vicenda, vigilando su eventuali lesioni dei diritti dei consumatori. L’Associazione invita, inoltre, l’Autorità fare lo stesso su una situazione complessa e potenzialmente lesiva degli interessi degli utenti.

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Non deve essere un “peso” ma nemmeno un vantaggio. Il cognome, specie se importante, non è necessariamente sinonimo di merito. E quando si tratta di lavoro, questo fattore non può essere sottovalutato.
La decisione di Sky di affidare il daily di X-Factor ad Aurora Ramazzotti, figlia di Eros e Michelle Hunziker, ha suscitato innumerevoli polemiche. E non poteva essere altrimenti. Sì perché, alla 19enne è capitata la stessa sorte di molti altri “figli di”: entrare in televisione dalla porta principale. Senza esperienza (è al debutto), lanciata su un programma di punta dell’azienda di Murdoch. La domanda che molti giovani aspiranti presentatori si sono posti è lecita: come ha fatto? La risposta naturale sarebbe: è brava. Ma non possiamo saperlo, Aurora deve ancora dimostrarlo.
Aspettiamo ottobre, quando partirà il programma. In attesa, come Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi non possiamo che ravvisare un modus di Sky molto all’italiana. Sì perché dare un’opportunità ai giovani è giusto, a patto che questo dipenda dal merito e certo non da un cognome.

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“Il nostro modello è quello della assoluta indipendenza del servizio pubblico dalla politica, il modello Bbc”. E meno male, verrebbe da dire. Le parole del presidente del Consiglio Matteo Renzi sulla riforma della Rai suonano come una presa in giro, alla luce delle nomine politiche del nuovo consiglio di amministrazione. Perché il “modello Bbc” a cui Renzi fa riferimento, in realtà, contempla un bando pubblico nella scelta dei vertici dell’azienda radiotelevisiva britannica, con tanto di curriculum e colloqui pubblici. Prassi sconosciuta in Italia, dove gli accordi di Palazzo offuscano una trasparenza legittima, oltre che necessaria. E se la nomina di Monica Maggioni a presidente della Rai è stata un’occasione di riavvicinamento per le forze politiche parlamentari, non riusciamo a immaginare cosa accadrà nella scelta dei direttori delle newsroom, le redazioni giornalistiche Rai accorpate secondo il progetto di riordino promosso dal direttore generale Gubitosi. Da stampa accreditata, infatti, apprendiamo che sarebbe già cominciato una corsa alla poltrona, con favoriti, sponsorizzati e outsider. Ogni partito politico ha un suo candidato, ogni candidato ha un suo partito politico.
Come Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi auspichiamo che la scelta sia fatta in base al merito, tramite un bando pubblico. E chi si voglia candidare, lo faccia inviando il suo curriculum e una lettera di presentazione e non sventolando, come è successo in passato, la propria tessera di partito

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Il via libera della Commissione di Vigilanza della Rai sul nuovo Consiglio di amministrazione è arrivato. Per il Partito Democratico sono stati eletti: Guelfo Guelfi, presidente del Teatro Puccini e spin doctor della campagna comunicativa del Premier Matteo Renzi, Rita Borioni e Franco Siddi.
Movimento Cinque Stelle e Sel hanno fatto convergere i loro voti su Carlo Freccero, ex direttore di Rai 2 e Rai 4, mentre per il centrodestra entrano nel Cda Rai Arturo Diaconale, direttore del giornale L’Opinione delle libertà, e Giancarlo Mazzuca, direttore de Il Giorno ed ex direttore del Resto del Carlino. Infine, in quota area popolare è stato eletto Paolo Messa, direttore del Centro Studi americani. Immediata la polemica tra i renziani e la minoranza democratica del Pd che ha contestato i nomi indicati dalla segreteria del partito, proponendo, al posto di Guelfi, l’ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli. Il senator Miguel Gotor ha così commentato: “Ci è stato posto un veto su De Bortoli che giudichiamo sbagliato e che ci amareggia. Il Pd deve dare indicazioni di alto profilo e invece si è persa questa occasione”.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi contesta la scelta di eleggere all’interno del Cda Rai soltanto candidati fedeli alla linea renziana del Partito Democratico, in particolare, la decisione di preferire il fedelissimo spin doctor del Premier, Guelfo Guelfi, a Ferruccio De Bortoli contrasta con l’annunciata “rivoluzione delle competenze” promessa da Renzi, ed affonda le radici – presumibilmente – nella dura critica al Governo che De Bortoli ha messo in atto nell’ultimo periodo di direzione del Corriere delle Sera.

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Da anni non ha più l’apparecchio deputato alla ricezione dei programmi radiotelevisivi, ma la Rai continua a inviarle solleciti per il pagamento del canone tv.
La storia di una donna di Sassari ha dell’incredibile: dopo aver comunicato all’azienda di non possedere alcun televisore, ha ricevuto a casa la visita degli ispettori dell’Agenzia delle Entrate che hanno appurato il fatto. Questione risolta? Macché: lo scorso 29 giugno, la RAI le ha fatto pervenire un nuovo sollecito a pagare il canone di abbonamento, nonostante la donna, di fatto, non sia più abbonata.
Stando a quanto stabilito dalla legge (articolo 10 R.D.L. 21.2.1938 n.246), l’utente ha diritto a non pagare, visto che ha proceduto alla “cessione di tutti gli apparecchi tv detenuti”. Così come possono disdire il canone tutti coloro che hanno subito un furto della tv, l’hanno rottamata o hanno proceduto al suggellamento, procedura con cui si rende inutilizzabile l’apparecchio tramite chiusura in determinati involucri.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi auspica una rapida soluzione del contenzioso tra la donna e la Rai. E invita il Parlamento, al lavoro sulla riforma della Rai, a introdurre una procedura chiara e semplificata, che sostituisca quella sopracitata, datata 1938. Una procedura che consenta a tutti, soprattutto agli anziani, di potere esercitare il proprio diritto a non pagare il canone.

 

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L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi monitora, in questi giorni, l’attività parlamentare relativa alla proposta di riforma della Rai, che l’esecutivo vorrebbe – così apprendiamo da fonti giornalistiche – approvare entro l’estate. E ha ascoltato con grande interesse le opinioni del costituzionalista Enzo Cheli, che in proposito ha riferito di fronte all’Autorità di Vigilanza Rai. I dubbi avanzati da Cheli sono del tutto leciti: se uno dei problemi storici della Rai va ricercato nell’egemonia dei partiti (non una “lottizzazione” finalizzata a valorizzare i diversi punti di vista, ma un complesso sistema di veti e contro-veti che ha di fatto paralizzato la rete), la soluzione non può essere quella di ribaltare lo scenario, trasformando l’emittente in una sorta di “depandance” governativa.
La Rai, purtroppo per noi, si è già dovuta genuflettere di fronte alle varie maggioranze: se 4 consiglieri su 7 – oltre all’a.d. – venissero scelti nell’area della maggioranza e dell’esecutivo, il rischio di una “dittatura del partito”, in luogo della “dittatura dei partiti”, sarebbe tangibile. I vertici aziendali, come affermato anche dalla Corte Costituzionale, devono rispondere al Parlamento come espressione della collettività; non all’esecutivo, compromettendo ulteriormente la natura della televisione pubblica.

 

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Se non ci fosse da piangere, si potrebbe ridere. È questa l’unica reazione possibile, per l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, dopo aver preso conoscenza dell’articolo de “Il Fatto Quotidiano” che riporta un’altra assurda scoperta sul sito dell’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Grazie (si fa per dire) alle procedure Agcom sul diritto d’autore, infatti, l’Autorità consente – senza volerlo – di accedere a decine e decine di serie tv pirata: Trono di Spade, Criminal Minds e via dicendo. Cos’è successo? È successo che la Fapav, l’associazione antipirateria, abbia segnalato all’Agcom il portale in questione; nessuno però ha dato seguito alla cosa, lasciando sulla pagina istituzionale dell’Autorità l’indicazione puntuale dei files incriminati, totalmente accessibili. Ovviamente non c’è alcuna inibizione per questi link: chiunque può andare sul sito dell’Agcom, cliccare i link e godersi le opere pirata.
Insomma, ecco servito un altro paradosso all’italiana. E pensare che l’Agcom si è purtroppo già resa protagonista di altri simili “epic fail”, dall’accesso diretto ad un portale da cui scaricare centinaia di software illegali all’erronea valutazione come sito “pirata” di un nome di dominio appartenente ad un Organo dei Ministeri dell’Economia e dei Beni culturali, la società pubblica Luce-Cinecittà, e relativo alla promozione del cinema italiano nel mondo.
Sarà anche la stagione dei grandi caldi, d’accordo: ma insomma, a tutto c’è un limite!

 

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Un miliardo e cento milioni di euro: è questa l’offerta presentata nei mesi scorsi da Sky per rilevare il 100% di Mediaset Premium. Dopo anni di concorrenza serrata tra i due colossi della tv, Rupert Murdoch torna a bussare alla porta del Biscione che si è da poco aggiudicato l’esclusiva per la Champions League fino al 2018. Tuttavia, nel corso di una conferenza stampa sui palinsesti televisivi, Pier Silvio Berlusconi ha dichiarato che: “Non ci sono accordi che portino a qualcosa a breve”. La proposta, infatti, sarebbe stata accantonata per due ragioni: nonostante l’ammontare sia superiore a quanto Cologno valuta la sua tv a pagamento, l’offerta che garantirebbe a Sky il controllo totale sul mercato italiano dei contenuti pay è stata ritenuta non sufficiente; in secondo luogo, il timore sugli effetti che una “super-Sky” avrebbe sullo sviluppo futuro di Mediaset, attirando inevitabilmente l’attenzione dell’Antitrust. L’ipotesi è la creazione di una newco che unisca le attività italiane di Sky e Premium: a Mediaset spetterebbe un 20-25% della nuova società.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi chiede massima trasparenza su qualsiasi eventuale decisione verrà presa da Sky e da Mediaset: la possibilità di una fusione tra le due piattaforme pay, entrambe attive sul mercato italiano, avrebbe, infatti, conseguenze dirette sui consumatori e sugli utenti, privati anche solo di un oligopolio competitivo come quello attuale ed evidentemente penalizzati da un’eventuale, ulteriore riduzione della concorrenza.

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L’ULTIMA PUNTATA IN PIAZZA A FIRENZE PER SALUTARE IL CONDUTTORE PIÙ CONTROVERSO DELLA TELEVISIONE ITALIANA

Con la puntata del 18 giugno, in piazza a Firenze, termina la storica trasmissione di La7, ideata e condotta da Michele Santoro, Servizio Pubblico. In occasione della conferenza stampa di presentazione di Announo della giovane Giulia Innocenzi, Santoro ha ripercorso le tappe che hanno condotto alla nascita del programma che ha segnato una parte importante della storia della televisione italiana: nato senza avere un canale di distribuzione, è riuscito a fare in modo che una piattaforma distributiva della portata dello 0,3% di share arrivasse a contenere l’8% di ascolto. “Un risultato difficilmente ripetibile” – ha commentato il conduttore – “una performance straordinaria studiata nelle università europee, mentre in Italia è passata inosservata, senza innescare l’attenzione dell’imprenditoria”. Nel corso della conferenza stampa, Santoro ha toccato diversi temi tra cui: la riforma Rai, la TV pubblica, la crisi del sistema televisivo dal quale è  totalmente “scomparsa l’innovazione”.
Parla anche del premier in carica: “Se Renzi vuole dare la dimostrazione che il Paese cambi, provi a cambiare la Rai: è una riforma senza costi, l’unico prezzo per lui è rinunciare al controllo sulla TV di Stato. Se da un cambiamento della Rai e della governance cambia il sistema è un punto, altrimenti non si arriverà a un mercato in cui ci si sfida liberamente, come Renzi ha promesso”.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi accoglie con dispiacere la notizia della fine di Servizio Pubblico: si sentirà senz’altro la mancanza di un programma che ha fatto la “differenza” nella televisione italiana, a differenza del gemello Announo, condotto da Giulia Innocenzi e lanciato dallo stesso Santoro: trasmissione che – sin dall’inizio – è apparsa noiosa, un po’ troppo forzata e  sicuramente non all’altezza di raccogliere l’eredità lasciata dallo storico programma in chiusura.

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UN VERO E PROPRIO SCEMPIO FORTUNATAMENTE RIMOSSO

Un maxicartellone pubblicitario targato Fiat è stato installato all’inizio di Via della Conciliazione, invadendo e deturpando la bellissima visuale di Piazza San Pietro da Ponte Sant’Angelo e Ponte Umberto I. Uno spettacolo quasi dissacrante: il tempio della cristianità schiacciato dall’arroganza delle merci e dall’invadenza del consumismo. Grande ed immediata è stata l’indignazione del web: su Twitter gli utenti si sono scatenati contro il sindaco di Roma che avrebbe permesso lo scempio.  Marino si è, tuttavia, giustificato appellandosi all’extraterritorialità del Vaticano e, dunque, alla non applicabilità delle regole sulla pubblicità adottate da Roma Capitale. Anche la senatrice del M5S, Paola Taverna, ha gridato allo scandalo sui social, scrivendo: “L’impossibile e l’assurdo è diventato possibile a Roma (…) Nei palazzi in ristrutturazione si devono realizzare teli con le sagome di monumenti storici, lasciarli bianchi o utilizzare almeno colori consoni. Chi ha permesso di violentare così il paesaggio di Roma?”. Infine, è intervenuto il Codacons che, con una lettera inviata alla Santa Sede, ha chiesto l’immediata rimozione del cartellone, “nell’interesse e nel rispetto di turisti, cittadini e fedeli”.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha accolto con grande soddisfazione la notizia della rimozione del maxicartellone pubblicitario e rivolge un plauso sia alla denuncia del Movimento Cinque Stelle che all’iniziativa del Codacons, augurandosi che ad essere rimosso sia stato anche il funzionario Vaticano le cui “larghe vedute” sono entrate in conflitto con la splendida vista della basilica di San Pietro.

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UNA CHIARA VIOLAZIONE DELLA PAR CONDICIO

Lo scorso 17 maggio, Matteo Renzi è stato ospite, per circa mezz’ora, dell’ultima puntata dell’Arena di Massimo Giletti. L’Agcom, in seguito a un esposto presentato da Forza Italia, ha rimarcato, con una certa durezza, la violazione della par condicio per la presenza del premier al talk show domenicale, esprimendo un “fortissimo richiamo a un immediato e rigoroso rispetto” dei principi violati dal programma, non soltanto per la scelta dei personaggi politici da intervistare, ma anche per le modalità di conduzione del programma stesso. Ad aprire la polemica, è stato, infatti, subito dopo la fine del programma, il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Renato Brunetta, parlando in un tweet di “intervista in ginocchio”, di “spottone” e di “sprezzante esempio dell’uso privato del servizio pubblico radiotelevisivo da parte del premier Renzi”. L’Authority sembra essere d’accordo con Brunetta dal momento che, nella sua decisione, più che rimproverare a Giletti la scelta di invitare il Presidente del Consiglio per chiudere la stagione (assicurandosi, così, il 24,13% di share, una punta tale da risollevare l’intera media degli ascolti annuali), ha ribadito con forza la necessità di un serio contraddittorio – condizione essenziale soprattutto in campagna elettorale – chiedendo, comunque, anche un riequilibrio delle presenze in TV dei politici di altri schieramenti per ripristinare la violazione della par condicio.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi accoglie con favore la decisione assunta dall’Agcom: il rispetto della par condicio è condizione essenziale per garantire il buon funzionamento delle democrazie e, nell’era dell’egemonia televisiva e della cosiddetta telepolitica, la presenza dei politici in TV può comprometterne l’elezione e la credibilità.

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MASSIMA FIDUCIA NELLE INDAGINI

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha aperto un’istruttoria nei confronti delle società Sky Italia, Rti-Mediaset, Infront Italy e della Lega nazionale professionisti di Serie A sull’assegnazione dei diritti televisivi per il Campionato di calcio nel triennio 2015-2018. È stato dato avvio all’indagine per verificare se siano intervenuti “accordi spartitori” fra Sky e Mediaset.
Dal sito dell’Autorità si apprende che “oggetto dell’indagine dell’Antitrust è la possibile sussistenza di un’intesa restrittiva della concorrenza, in violazione dell’art. 101, comma 1, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, volta eventualmente a “condizionare e alterare” gli esiti della procedura di assegnazione e a escludere i potenziali nuovi entranti, in modo da pregiudicare il commercio intracomunitario. Il procedimento dovrà concludersi entro il 30 aprile 2016”.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi esprime massima fiducia nei confronti dell’Autorità e auspica che si giunga presto ad accertamenti definitivi per dirimere la questione una volta per tutte.

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I DOCUMENTARI CHE RACCONTANO FABRIZIO DE ANDRÉ

Il 27 e 28 maggio arriva al cinema “Faber in Sardegna & L’ultimo concerto di Fabrizio De Andrè”: i due documentari restituiscono in prospettiva la personalità artistica di quello che è stato definito da Fernanda Pivano “il più grande poeta italiano degli ultimi 50 anni”. I documentari, infatti, restituiscono il mondo di Faber attraverso immagini d’archivio, spezzoni, materiali fotografici resi disponibili dalla Fondazione De Andrè e dagli eredi; il mondo del cantautore viene mostrato agli spettatori in tutte le sue sfaccettature, proiettando sullo schermo la storia che “parla di De André, ma se ne discosta continuamente per parlare di quello che rimane vivo di De André”  – dice il regista Gianfranco Cabiddu, che continuando ne parla come di “un film musicale […] sulle ali del ricordo, che non vuole essere celebrazione ma ricordo vivo e attiva partecipazione”.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi non può che dirsi a favore di un evento cinematografico che, oltre a rappresentare un doveroso omaggio a un grande cantautore, potrebbe consentire alle nuove generazioni di conoscere meglio uno dei più grandi artisti italiani degli ultimi anni.

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INACCETTABILE IL SILENZIO DI MEDIASET

Nella puntata di Pomeriggio Cinque andata in onda l’8 Maggio 2015 Barbara D’Urso ha dedicato sessanta minuti di trasmissione alla storia di Stefania Amalfi, una ragazza di 28 anni, trovata in fin di vita lo scorso 26 Aprile. All’arrivo dei soccorsi, chiamati da Alessandro – il marito della donna – non c’è stato niente da fare: Stefania, purtroppo, è morta prima di arrivare in ospedale. Il marito è ad oggi l’unico indagato e, nel salotto della D’Urso, ha raccontato la sua versione dei fatti, profondamente diversa da quella fornita dai familiari della vittima, innescando un confronto davvero grottesco: Alessandro ha rinfacciato ai parenti della moglie torbide vicende di anni prima, nel tentativo di allontanare da sé, almeno in quella sede, l’accusa di omicidio; le sorelle e il fratello di Stefania hanno rivelato, invece, particolari violenti e pietosi di una vita di coppia difficile e certamente agitata.
Che la cronaca nera in TV funzioni e paghi in termini di ascolti è fuor di dubbio: siamo, ormai, abituati alla visione di talk show che, a tutte le ore, raccontano di e ricamano su efferati e scabrosi delitti e catalizzano – così – l’attenzione dei telespettatori. Ma, questa volta, Barbara D’Urso è davvero andata oltre: un’intera ora di trasmissione in cui la nota conduttrice non si è limitata, come di consueto, a scavare nelle pieghe della vita della vittima, alla ricerca di chissà cosa, ma ha aizzato una discussione che “Il Fatto Quotidiano” ha definito una “cagnara televisiva” senza precedenti, arricchita (si fa per dire) da un linguaggio scurrile e triviale.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ritiene che episodi del genere contribuiscano a scrivere le pagine eticamente più riprovevoli della storia recente del piccolo schermo italiano. È, inoltre, inaccettabile il reiterato silenzio della rete: i professionisti che lavorano nell’ambito della televisione generalista dovrebbe attenersi rigorosamente al rispetto dei codici deontologici, specie in orari accessibili a minori.

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TRASPARENZA E CHIAREZZA SONO NECESSARIE PER I CONSUMATORI

L’Antitrust ha multato Illumia per uno spot ingannevole andato in onda l’estate scorsa, con testimonial l’ex ct della Nazionale italiana di calcio Cesare Prandelli. 200 mila euro per aver trasmesso informazioni in maniera ambigua, volutamente generica e incompleta, “al fine di non rendere evidente la reale portata dell’offerta, non chiarendone gli effettivi meccanismi e la concreta convenienza”.
Nella campagna pubblicitaria in questione, diffusa in occasione dei Mondiali, si promuoveva un’offerta di Illumia, attraverso il messaggio “Il futuro dell’Italia si gioca oggi”; come rilevato dall’Autorità, gli spot omettevano informazioni rilevanti sulle caratteristiche del servizio e  riportavano, invece, informazioni poco chiare sulla convenienza dell’offerta.
Nella promozione, infatti, non si precisava la natura dell’offerta, proposta nell’ambito del mercato libero: un aspetto che sarebbe stato necessario sottolineare, visto che le condizioni economiche e contrattuali di fornitura sono concordate tra le parti e non fissate dall’Autorità per l’energia. Inoltre non si chiariva come il risparmio promesso di circa 100 euro all’anno non fosse legato alla tipologia del contratto o alle condizioni di fornitura proposte, ma all’utilizzo di strumenti di efficienza energetica come i LED.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi accoglie con soddisfazione il provvedimento assunto dall’Antitrust: trasparenza e chiarezza sono condizioni imprescindibili e indispensabili, su cui tutte le aziende dovrebbero basare il rapporto con i consumatori. Per questo motivo, l’Associazione condanna gli spot ingannevoli e tutte quelle condotte volte a minare l’onestà e la correttezza delle comunicazioni destinate agli utenti.

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Contro il ddl sulla “Buona scuola” sono state organizzate, in concomitanza con lo sciopero nazionale del 5 maggio, sette manifestazioni in tutta Italia che hanno ottenuto dati da considerarsi storici: 80% di adesioni, scuole bloccate e quasi mezzo milione di manifestanti.
Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha organizzato un seminario per riflettere sulle principali ragioni della protesta. Il seminario si terrà in data 15 maggio alle ore 10:30 presso la sede dell’Associazione in Via Andreoli 2 – Roma. La partecipazione è aperta a tutti i richiedenti previo registrazione. Per registrarsi è necessaio contattare l’indirizzo e-mail info@utentiradiotv.it

Il 5 maggio docenti – e non – sono scesi in piazza a Roma per dire ‘no’ alla riforma della scuola promossa dal governo Renzi. Contro il ddl sulla “Buona scuola” sono state organizzate, in concomitanza con lo sciopero nazionale, sette manifestazioni in tutta Italia che hanno ottenuto dati da considerarsi storici: 80% di adesioni, scuole bloccate e quasi mezzo milione di manifestanti.
Queste le principali ragioni della protesta: il potenziamento del ruolo del dirigente scolastico, che potrà assumere direttamente i docenti utilizzando gli albi territoriali costituiti dagli Uffici Scolastici Regionali in base ad una valutazione personale e non a graduatorie; il taglio di risorse per la scuola pubblica; gli sgravi fiscali per le famiglie che decidono di iscrivere i propri figli alle scuole private paritarie e l’insufficiente stabilizzazione dei precari che coinvolgerà molti meno docenti di quanto annunciato: 1 su 3 sarà, infatti, ufficialmente escluso dal piano straordinario di assunzioni.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha accolto con entusiasmo l’iniziativa lanciata dal Codacons che ha invitato tutti i soggetti coinvolti nella protesta a “metterci la faccia”, facendo sentire la propria voce attraverso la registrazione di un video da inviare alla redazione che si è impegnata a trasmetterlo e a sottoporlo all’attenzione di Renzi.

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SE LA APP E’ USATA PER IL CYBERBULLISMO

L’associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi condivide l’appello del Telefono Azzurro riguardo alla nuova applicazione di Twitter Periscope e all’assoluta necessità di regolamentare l’utilizzo di questi strumenti che permettono a chiunque di essere ripreso in diretta e senza il proprio consenso.
L’applicazione Periscope, infatti, consente il live streaming sullo smartphone; il Telefono Azzurro così commenta: “Non possiamo  nascondere i rischi che può comportare per bambini e adolescenti l’utilizzo indiscriminato dello streaming video, diffuso on line in tempo reale. Si stanno moltiplicando infatti le segnalazioni di giovanissimi ripresi a loro insaputa nelle aule di scuola, per strada e in altri luoghi pubblici da coetanei o da adulti”.
La violazione del diritto alla privacy non è più soltanto un rischio, ma una preoccupante realtà. Ancora più preoccupante è il possibile utilizzo di questa applicazione per atti di cyberbullismo: i minori sarebbero così soggetti a una doppia violazione dei propri diritti. E come viene riportato anche dal Telefono Azzurro: “le vittime dei bulli sono infatti esposte a umiliazioni in diretta, senza filtro, davanti agli occhi di un pubblico potenzialmente illimitato che può commentare e insultare senza alcun rischio”.
L’associazione richiama a una maggiore tutela per la privacy dei cittadini, soprattutti dei soggetti più deboli, e auspica l’intervento delle istituzioni per una regolamentazione dell’utilizzo della nuova applicazione di Twitter.

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I NUOVI TOUR OPERATOR SONO I SOCIAL

L’associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi reputa vergognoso che Facebook permetta l’esistenza di pagine che sponsorizzano una piaga umanitaria come i viaggi della morte dell’immigrazione clandestina.
Secondo la descrizione autofornita dal social network, la missione di Facebook “è dare alle persone il potere di condividere contenuti e rendere il mondo più aperto e connesso”: il problema nasce quando questi contenuti veicolano messaggi illegali ma soprattutto disumani. Su pagine come “Immigrazione dalla Libia all’Italia” è possibile trovare tutte le informazioni necessarie per prenotare un viaggio su barconi diretti verso le coste italiane: numeri di telefono, tariffario, itinerario e alti standard di sicurezza. Questo e altro si possono trovare insieme a foto che mostrano i migranti con indosso i giubbotti di salvataggio soccorsi in mare dalla nostra Guardia costiera.
È vero che Facebook rimuove le pagine che svolgono attività illegali, ma ciò avviene solo dopo la segnalazione da parte degli utenti. Tuttavia, è probabile che l’avviso alla struttura di gestione avvenga dopo diverso tempo dall’apertura della pagina, rendendo superflua la sua cancellazione: nel caso specifico, i trafficanti hanno il tempo di farla franca e riorganizzare la propria attività altrove.
Il sistema, ormai è chiaro, ha una falla; l’associazione chiede pertanto a Facebook di effettuare maggiori controlli sulle pagine che vengono create e sui contenuti immessi nella rete, senza dover attendere che siano le segnalazioni degli utenti a smuovere l’intervento dei gestori del social network.

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IL PROTOCOLLO D’INTESA TRA ROMA CAPITALE, AGENZIA PER IL CONTROLLO E LA QUALITA’ DEI SERVIZI PUBBLICI LOCALI E ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI

IL PRESIDENTE, L’AVV. ALESSIA STABILE: “SIAMO ALLE SOLITE, COSÌ NON ANDIAMO DA NESSUNA PARTE”

Se Roma Capitale assicura di voler conseguire la maggiore efficacia ed efficienza nei servizi pubblici locali, per attuare quanto disposto dalla legge finanziaria 2008 (articolo 2, comma 461, della legge n. 244 del 24 dicembre 2007) al fine di tutelare í diritti dei consumatori e dei cittadini/utenti dei servizi pubblici locali e di garantire la qualità, l’universalità e l’economicità delle prestazioni, gli esordi – a quanto pare – non sono dei migliori.
Dopo la convocazione delle associazioni dei consumatori per sottoscrivere il protocollo volto a istituire un Tavolo di Confronto finalizzato a trattare tutte le problematiche connesse ai servizi erogati dall’amministrazione e dai soggetti di diritto pubblico o privato controllati da Roma Capitale, infatti, il Sindaco ha infatti imboccato la strada del monologo. Ha deciso quindi di togliere la parola alle associazioni, stabilendo che non avrebbero potuto intervenire nel corso della conferenza stampa.
Non c’è neanche bisogno di sottolineare come i “buoni propositi” dell’amministrazione cozzino sonoramente con la realtà dei fatti: quale dialogo, quale confronto è possibile, di fronte a un interlocutore che avoca a sé qualsiasi diritto di parola?
Il Presidente dell’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi – l’avv. Alessia Stabile – ha dichiarato in proposito: “Come già accaduto per il passato, è stato richiesto l’intervento delle associazioni di consumatori al fine di istituire un Tavolo di Confronto con le municipalizzate, nel rispetto dei diritti dei consumatori, e poi non viene concessa alle stessa la possibilità di replica al monologo del Sindaco. Siamo alle solite. Ma in tal modo, non andiamo da nessuna parte”.

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1992, LA SERIE CHE RISCRIVE LA STORIA
PALESI STORTURE NELLA FICTION SKY

Il debutto della serie 1992, andata in onda su Sky Atlantic, lascia perplessi gli spettatori – almeno quelli che hanno vissuto in diretta Mani Pulite e la storia di quel periodo così turbolento. L’associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi non può che dirsi critica di fronte alle palesi storture che la serie presenta nel filo narrativo, non solo riguardo ai personaggi – definiti da “grotteschi” e “macchiettistici” – ma anche nei confronti della società rivale Mediaset.
A tal proposito, Paolo Liguori, giornalista e volto della suddetta azienda, ha commentato: “È ridicolo, come se negli Usa la Pepsi Cola finanziasse un film per raccontare la storia della Coca Cola, ma con molto odio. Insomma, un brutto falso, perfino confuso, di scarso interesse, se non fosse per il produttore. Loro, Sky e in generale News Corp, fanno sul serio, in particolare i figli di Murdoch. Quando decidono di conquistare un mercato, non badano a spese e ai mezzi che usano, leciti e illeciti. Se hanno concorrenza la comprano o la spianano e lo fanno con il passo chiodato del gigante”.
Pur non volendo prendere posizioni di merito a riguardo, l’associazione ha il dovere di schierarsi dalla parte degli utenti e non può esimersi dal giudicare negativamente una tale condotta da parte dei produttori Wildside, Fox e La7: manipolare la storia per screditare un’azienda rivale dello stesso settore non è la soluzione per una corretta concorrenza di mercato.

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UN SEGNALE IMPORTANTE, ANCHE SE LE IMPOSTE SULL’ENERGIA IN ITALIA SONO ANCORA TROPPO ALTE

Una significativa riduzione delle bollette energetiche attende le famiglie italiane. A partire dal primo aprile, infatti, scatteranno nuove diminuzioni: -1,1% sulla bolletta dell’elettricità e, addirittura, -4% su quella del gas, per un risparmio annuo complessivo di circa 75 euro. Lo ha deciso l’Aeegsi,  l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, sulla base dell’aggiornamento delle condizioni economiche di riferimento per le famiglie e i piccoli consumatori.
La diminuzione dei costi nel prossimo trimestre è fondamentalmente riconducibile alla riduzione della spesa per l’acquisto della materia energia nei mercati all’ingrosso. Per quanto riguarda il gas, invece, il calo dei costi è connesso alle previsioni riguardanti i prezzi all’ingrosso dell’energia nell’Eurozona.
Nel dettaglio, dal 1° Luglio 2014 al 30 Giugno 2015, la spesa in elettricità di una famiglia-tipo italiana sarà di 510 euro, con un calo del -1,2%, rispetto ai 12 mesi dell’anno precedente, pari a un risparmio di circa 6 euro. Per il gas, invece, la spesa relativa allo stesso periodo, comprensiva, quindi, dei consumi invernali, sarà di 1.135 euro, con una riduzione del 5,7%, pari ad un significativo risparmio di circa 70 euro.
L’associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi accoglie con grande soddisfazione le decisioni assunte dall’Autorità, ritenendo indispensabile risparmiare su luce e gas; il contenimento della spesa energetica, in un momento di grande crisi economica come quello che stiamo vivendo oggi, ha, infatti,  un doppio effetto positivo: aumenta il potere di acquisto delle famiglie e riduce i costi delle imprese. L’associazione sostiene, tuttavia, che per rendere più eque e sostenibili le bollette sia necessario ridurre le imposte sull’energia: basti pensare che l’incidenza delle tasse arriva a toccare quota 36% su ogni fattura, contro il 20% della media europea.
Sulle bollette gravano, inoltre, oneri ed extracosti che devono essere assolutamenti ridotti per consentire risparmi aggiuntivi ai cittadini.
L’associazione considera la riduzione delle bollette di luce e gas una grande opportunità per rilanciare lo sviluppo e la ripresa del nostro Paese e si augura che tale pratica prosegua per l’intero 2015.

 

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Anche Landini, a volte, sbaglia: ma quando accade, specie su un tema “caro” ai sindacati – quello delle politiche del lavoro, e cioè delle assunzioni – fa più notizia.
Possiamo riassumere così il “caso” che ha visto coinvolto il segretario generale della Fiom: ospite del programma L’Aria che tira (La7), il sindacalista si è detto convinto che gli sgravi fiscali previsti dal “Jobs Act” siano attivi dal primo di marzo (“Se ci sono assunzioni io sono solo contento ma se queste sono state fatte a gennaio, il Job act non c’entra niente visto che gli sgravi fiscali partono dal 1 marzo”). Peccato che la decontribuzione fino a 8.060 euro l’anno (per massimo tre anni) per le assunzioni a tempo indeterminato sia una misura prevista dalla legge di Stabilità ed entrata in vigore il primo gennaio – e non marzo – 2015. Proprio gli effetti degli sgravi, infatti, spiegherebbero nel primo bimestre 2015 l‘attivazione di 79mila contratti a tempo indeterminato in più rispetto al 2014, anche se mancano ancora i dati sulle cessazioni dei contratti.
Apriti cielo: la gaffe di Landini, nonostante i tentativi di celarne la portata (“E allora, se è così, è così: non cambia niente”), è stata evidenziata dalla conduttrice Myrta Merlino e ha scatenato un pulviscolo di reazioni.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ritiene si tratti di una grave mancanza da parte del leader del sindacato nei confronti dei lavoratori: un passo falso che, in futuro, sarà bene evitare si ripeta.

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Dopo la tragedia avvenuta in Argentina che ha visto la morte di 10 persone coinvolte nel reality show Dropped, l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi non può che unirsi all’appello del Codacons, chiedendo di interrompere in Italia tutti i programmi che possano rappresentare un potenziale pericolo per i concorrenti e per chi vi lavora, sottolineando come la ricerca sfrenata dell’audience abbia portato le produzioni televisive ad introdurre prove e format sempre più estremi.
Si rendono infatti necessarie le opportune tutele a garanzia dell’incolumità dei soggetti coinvolti – concorrenti e lavoratori – e ciò anche alla luce delle recenti polemiche sulla sicurezza sollevate da alcuni concorrenti di un reality italiano (l’attrice Catherine Spaak abbandonò l’Isola dei famosi a pochi giorni dall’inizio del reality denunciando anche in studio di aver avuto paura di rischiare la vita in una traversata con il mare agitato).

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L’ASSOCIAZIONE UTENTI DEI SERVIZI RADIOTELEVISIVI: LA QUOTA DI MAGGIORANZA DEVE RIMANERE IN MANO PUBBLICA

Nelle ultime settimane, il possibile acquisto da parte di Ei Towers di Rai Way ha sollevato abbondanti polemiche. L’associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi intende chiarire il suo punto di vista, e ribadire che la quota di maggioranza della rete di diffusione del segnale radiotelevisivo debba restare in mano allo Stato.
Nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri per la privatizzazione di Rai Way è espressa “l’opportunità di mantenere, allo stato, in capo a RAI, a garanzia della continuità del servizio erogato RAI WAY a RAI medesima, una quota di partecipazione sociale nel capitale RAI WAY non inferiore al 51 per cento”. L’Opa lanciata da Ei Towers, gestita dal gruppo Mediaset, sembra invece interpretare la norma nella direzione opposta: nel comunicato rilasciato da Ei Towers (2/3/2015) si legge infatti che “non esiste alcuna disposizione di legge che imponga il mantenimento del 51% del capitale di Rai Way in mano pubblica” e in quello successivo (5/3/2015) è stato annunciato che non verranno effettuate modifiche “dei termini e delle condizioni dell’offerta”.
Una questione cruciale per gli interessi pubblici – e, dunque, di tutti noi – rischia dunque di trasformarsi in una querelle giuridica, composta di interpretazioni contrastanti delle norme: Ei Towers, infatti, si appella a quella dicitura (“allo stato”) citata nel quadro normativo (legge n.89 del 23 giugno 2014 che dispone la privatizzazione di Rai Way e D.P.C.M. del 2 settembre 2014 che individua le modalità della dismissione), limitando “a quella data e nel contesto della quotazione” il vincolo alla cessione.
Sulla falsariga delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, per il quale “noi le regole non le cambiamo per Mediaset, né in positivo, né in negativo. Il 51 per cento di Raiway deve restare pubblico, su questo non si discute”, l’associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi richiede che venga assicurata la maggioranza delle quote azionarie della società Rai Way nelle mani dello Stato. In qualunque modo, e con qualunque strumento.

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È di pochi giorni fa la notizia del risarcimento che il Tribunale ordinario di Roma ha negato a Lamberto Sposini. Colpito da emorragia cerebrale prima di iniziare una puntata de La vita in diretta il 29 aprile 2011, il giornalista ha riportato danni permanenti – secondo i suoi legali – a seguito della mancata repentinità nei soccorsi. Per questi motivi, la figlia Francesca e l’ex compagna di Sposini hanno deciso di intraprendere una causa contro la Rai e i medici interni all’azienda per aver procurato “gravi e permanenti danni alla salute” di Sposini.
Tuttavia, il 26 febbraio 2015 il Tribunale del lavoro ha respinto la milionaria richiesta di risarcimento avanzata dai legali di Sposini. In attesa della deposizione delle motivazioni della sentenza, gli avvocati del giornalista hanno assicurato che ricorreranno sicuramente in appello.
L’associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, pur non entrando nel merito dell’accaduto e attendendo le ragioni della decisione, manifesta tuttavia perplessità sull’esito del giudizio. Riteniamo, infatti, che le effettive carenze del servizio di pronto soccorso verificatesi alla Rai il giorno del malore avrebbero dovuto avere un maggior peso nel giudizio del Tribunale.
Infatti, senza che nessuno si accorgesse delle reali condizioni in cui versava il giornalista, l’ambulanza fu chiamata solo dopo un quarto d’ora per un “generico malore” e arrivò dopo quaranta minuti. Inoltre, Sposini fu portato in un ospedale sprovvisto di reparto di neurochirurgia e arrivò successivamente al Policlinico Gemelli di Roma solo due ore dopo l’ictus, posponendo l’operazione di ben quattro ore rispetto all’insorgere dell’emorragia cerebrale.
Date tali circostanze, l’associazione non può che dirsi stupita dalla risposta all’istanza di risarcimento e si augura che, in appello, tali circostanze siano prese in considerazione con maggiore riguardo.

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IL DIMEZZAMENTO DEL CANONE, LA TASSA PIÙ ODIATA DAGLI ITALIANI, È NECESSARIO E INEVITABILE

Secondo quanto rivelato dal Corriere della Sera, il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sarebbe intenzionato a intervenire, mediante decreto legge, sul servizio pubblico radiotelevisivo con l’obiettivo di svincolare l’azienda della TV di Stato dalle forze politiche e cancellare per sempre la legge Gasparri. Il premier, ai microfoni di “In mezz’ora”, il programma di Lucia Annunziata, ha infatti dichiarato che “La Rai deve essere il grande motore dell’identità educativa di un Paese,  non è il posto dove i singoli partiti vanno e mettono i loro personaggi, non possiamo lasciare tutto questo regolato da una legge intitolata a Gasparri”, esprimendo la volontà di cambiare le regole con le quali vengono scelti i dirigenti del servizio pubblico radiotelevisivo, soprattutto in virtù della bocciatura del piano di riforma presentato da Luigi Gubitosi.
Il dirigente della Rai aveva, infatti, presentato, nel luglio scorso, un progetto di ristrutturazione che prevedeva la nascita di due newsroom: una con Tg1, Tg2 e Rai Parlamento, l’altra con Tg3, Rainews24 e Tgr, per poi arrivare, nel tempo, ad un’unica struttura: Rai Informazione. Le testate avrebbero conservato la propria autonomia, pur facendo capo a redazioni unificate e garantendo un risparmio complessivo di 100 milioni di euro. La proposta è stata, però, respinta all’unanimità dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza.
I punti salienti dell’intervento, proposto da Renzi, sarebbero, invece: un consiglio di amministrazione più snello, costituito da 5 membri, la riduzione dei poteri e la nomina dei consiglieri da parte di una Fondazione, in modo tale da garantire l’assoluta trasparenza e scongiurare favoritismi. Il decreto potrebbe contenere, inoltre,  la riduzione del canone.
L’associazione Utenti dei ServiziRadiotelevisivi ritiene che sia assolutamente necessaria una riforma del servizio pubblico radiotelevisivo e auspica che la proposta fatta dal premier venga approvata e concretizzata in un decreto legge. Tra le varie proposte andrebbe sicuramente a vantaggio dei consumatori il dimezzamento del canone, da sempre in vetta alla lista delle tasse più odiate e più evase dagli italiani. Un intervento in questa direzione è ormai imprescindibile, così da diminuire la già fin troppo elevata pressione fiscale che grava sui cittadini.

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Con l’abolizione del mercato tutelato i consumatori italiani dovranno confrontarsi con una nuova realtà. L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha organizzato un seminario per riflettere sui cambiamenti che saranno introdotti in seguito all’abolizione della distinzione tra mercato libero e mercato tutelato. L’incontro si terrà in data 20 febbraio alle ore 10:00 presso la sede dell’Associazione in via Andreoli 2 e vedrà la partecipazione del Presidente Alessia Stabile e di un team di avvocati esperti nel settore energetico. La partecipazione è aperta a tutti i richiedenti previo registrazione. Per registrarsi è necessario contattare l’indirizzo info@utentiradiotv.it

IL RISULTATO DI NEK PRENDE IL VOLO

“È successa una cosa particolare: il numero dei televotanti è stato superiore alle medie degli ultimi anni, oltre 700.000 mila voti. Significa 3 volte in più. Questa grandissima forza di voto e il meccanismo di quest’anno ha fatto sì che nei soli 20 minuti dell’ultima gara si sono concentrati i numeri di voti delle tre ore precedenti e c’è stato un imbuto. Tutto questo ha generato criticità di gestione da parte delle strutture degli operatori telefonici e ha riguardato tutti”. Con queste parole il conduttore di Sanremo 2015, Carlo Conti, ha commentato lo spiacevole incidente avvenuto durante il gran finale del Festival.
Durante l’ultima serata della kermesse, i voti di numerosi telespettatori sono stati respinti dal messaggio automatico: “Voto non accettato per votazione chiusa puoi votare a sessione aperta. Servizio non addebitato. Info su www.sanremo.rai.it”. Peccato che l’invio dei voti fosse stato effettuato a sessione aperta, quando sarebbe stato ancora tecnicamente possibile contribuire con la propria preferenza.
Sebbene il televoto abbia inciso solo per il 40% nella classifica finale, sono state troppe le incongruenze nella fase di voto. La critica ha adombrato anche l’eventualità di un effettivo ribaltamento del risultato a favore del trio Il Volo.
L’associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi reputa gravissimo l’episodio, indice di cattiva organizzazione e gestione: un ingiustificabile blackout che può aver falsato la classifica. Chiediamo, quindi, che la società che ha gestito i meccanismi di voto, la Ipsos, faccia chiarezza sull’accaduto e sulla grave ingiustizia arrecata ai telespettatori-utenti e al cantante Filippo Neviani, in arte Nek, affinché episodi del genere non accadano più.

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SE IL GOVERNO AIUTA LE AZIENDE, CHI STA DALLA PARTE DEI CONSUMATORI?

Il 20 febbraio verrà presentato al Consiglio dei ministri il disegno di legge per l’abolizione del mercato tutelato. L’abrogazione del Servizio di Maggior Tutela per l’Energia Elettrica e di Mercato Tutelato per il Gas comporterà un aumento delle bollette del 16,7% nel settore dell’energia (ca. 42 euro/anno) e del 7,9% nel settore del gas (ca. 68 euro/anno).
Il Codacons, in qualità di membro del CNCU (Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti), si è opposto fermamente al disegno di legge che, se approvato, andrà a sfavore dei soli consumatori. Ma anche le altre associazioni hanno protestato, rilasciando una dichiarazione congiunta: “Il superamento del Mercato Tutelato eliminerebbe sia il meccanismo dei prezzi di riferimento fissati dall’Autorità per i consumatori domestici, che impedisce comportamenti collusivi fra gli operatori, sia l’azione dell’Acquirente Unico. La fine del ruolo dell’Acquirente Unico che, per suo tramite, consente la partecipazione al mercato all’ingrosso anche dei clienti domestici del Mercato Tutelato, e che fino ad oggi ha comprato a prezzi concorrenziali assicurando una efficace tutela di prezzo ai piccoli clienti elettrici, determinerebbe quindi un significativo passo indietro dal punto di vista della concorrenza, con la facile previsione che la prima conseguenza sarà un aumento dei prezzi dell’elettricità per i clienti domestici”.
Il progetto di legge è stato creato su misura per permettere alle società di sistemare i conti, aumentando la spesa per le famiglie e le piccole imprese. In Italia, l’83% della vendita dei consumi domestici è gestito da tre società, di cui una detiene il 76% del totale, stando ai dati dalla Relazione dell’Autorità 2014. L’abolizione del mercato tutelato, spiegano le associazioni, comporterà un peggioramento di una situazione che, a oggi, assomiglia a “un oligopolio con forti venature di monopolio”.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi intende unirsi alla preoccupazione delle associazioni riguardo al provvedimento, che riteniamo possa avere un unico effetto: quello di aggiustare i conti delle aziende energetiche a spese dei consumatori domestici e delle piccolissime imprese.

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IL J’ACCUSE DELL’ASSOCIAZIONE UTENTI DEI SERVIZI RADIOTELEVISIVI

Il carattere collerico del presentatore de L’Arena, Massimo Giletti, è noto a tutti. Ma quei venti minuti di lite con il politico Mario Capanna (ex Democrazia Proletaria), che si è trasformato in uno scontro dalle risonanze politiche nazionali, sembra aver raggiunto il non plus ultra del trash televisivo. Dopo l’acceso dibattito tra i due, avvenuto domenica 8 febbraio, Giletti ha preso il libro scritto da Capanna e lo ha gettato in terra, allontanandosi platealmente dallo studio. Intervistato dalla Zanzara su Radio24, Capanna osserva: “Giletti è un conduttore che prende 330mila euro all’anno di soldi pubblici e perde la trebisonda, il controllo nervoso e fa un gesto volgare e indegno. Bruno Vespa non avrebbe mai fatto una cazzata simile”.
A scatenare l’alterco tra i due è stato lo stesso Giletti, che, dopo provocazioni, parolacce (da parte di entrambi) e aggressioni verbali, è stato costretto a scusarsi ammettendo che “il mio impeto è stato eccessivo”. Malgrado ciò, durante la performance del conduttore, il pubblico de L’Arena l’ha sostenuto con scroscianti applausi, mentre Mario Capanna ha lasciato la redazione con enorme disappunto.
La conduzione di Giletti sfiora i limiti del fagocitamento populista, molto lontano da ciò che un servizio pubblico dovrebbe offrire ai telespettatori. “La rissa cui hanno assistito i telespettatori nel pomeriggio domenicale di Rai 1” dichiara Michele Anzaldi, segretario della Commissione di Vigilanza Rai, “con il conduttore Massimo Giletti che prende a male parole l’ospite Mario Capanna e lancia per terra il suo libro, corrisponde all’idea di servizio pubblico per famiglie che hanno i vertici Rai? È opportuno che il direttore generale chiarisca, visto che il servizio pubblico è pagato con quasi due miliardi di euro dei cittadini. Proporrò all’ufficio di presidenza della Vigilanza di ascoltarlo”.
A fronte di un canone obbligatorio, ci si aspetta che la televisione di Stato fornisca agli utenti un’informazione seria e d’approfondimento, scevra da ogni coloritura dal sapore politico e attenta alle istanze dei cittadini.

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A PAGARNE LE CONSEGUENZE SEMPRE E SOLO I TELESPETTATORI

Da più di tre mesi ormai, tutti i giorni e anche più volte al giorno, la Rai sta fortemente incitando i telespettatori a pagare il canone, sia con spot pubblicitari che con i memoranda dei vari Carlo Conti.   E nonostante la Rai si prodighi a spiegare, quasi ossessivamente, che l’industria culturale più importante d’Europa ha anche il costo più basso del continente, più di un sondaggio ha acclarato che il canone radiotelevisivo è la tassa più odiata e meno pagata dagli italiani che, anche per questo, sono in gran parte considerati evasori. Proprio attorno all’evasione fiscale è spesso fiorita una abbondante retorica eppure, proprio sul palco del Festival di Sanremo, evento largamente finanziato con i soldi dei cittadini contribuenti, si sono esibiti ben due artisti colpevoli di questo reato: Tiziano Ferro e Gianna Nannini.
Il cantautore di Latina che, durante l’esibizione all’Ariston, si è lanciato in una perorazione in difesa della musica italiana come patrimonio del nostro Paese, è a tutti gli effetti un evasore. La commissione tributaria di appello del Lazio nel gennaio del 2014 ha confermato la condanna che era stata inflitta in primo grado a Ferro avendo accertato «in capo al contribuente compensi non dichiarati» pari a 2 milioni 38.956 euro, più un imponibile Iva per 1 milione 373.978 euro oltre a 12 mila euro di spese di processo. Lo stesso vale per la Nannini, la regina del rock italiano, accusata di aver sottratto al fisco 3 milioni e 750mila euro. Ai due cantanti si aggiungono anche Antonio Conte   e Massimo Ferrero. Al ct della Nazionale è stato notificato proprio pochi giorni fa l’avviso di chiusura indagini per la scommessopoli cremonese, confermando l’accusa di frode sportiva per fatti relativi al 2011, quando era allenatore del Siena, mentre il presidente della Sampdoria avrebbe evaso l’Ires, l’imposta sul reddito delle società, nel 2009 per un milione e 176mila euro.
Dato per scontato che il mondo dello show business sia pieno di evasori fiscali, per l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi i condannati per tale reato non dovrebbero partecipare ad eventi organizzati dal servizio pubblico, come il Festival di Sanremo, intascandosi cachet ampiamente pagati dai cittadini contribuenti. L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi si unisce al pensiero di Marco Bentivogli, segretario generale della Fim-Cisl: “Gli evasori non sono furbi, sono criminali che mettono le mani nelle tasche dei contribuenti onesti”.

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Una pioggia di critiche ha letteralmente travolto sui social network, e non solo, il comico Alessandro Siani che sul palco dell’Ariston ha rivolto una battuta infelice a un bimbo sovrappeso seduto nelle prime file del teatro: “Sei sicuro che c’entri nella sedia?”. L’artista ha poi postato su Facebook una sua foto insieme al bambino vittima dello sfottò ma questo non è bastato a placare le polemiche e le accuse di scarsa sensibilità e poco tatto. Luigi Gubitosi, direttore generale della Rai, ha cercato di placare gli animi affermando: “Non credo che Siani volesse offendere nessuno. Direi godiamoci Sanremo; credo che bisogna imparare anche a rilassarsi e ad apprezzare la satira”, confondendo forse tra comicità, reale o presunta, e satira.
Chi ha criticato duramente Siani è Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia a
Montecitorio, chiamato in causa da una battuta, anche questa non proprio brillante e sicuramente stantia, del comico napoletano, che ha commentato così la performance dell’attore via Twitter: “La battuta su di me è penosa. Ma mi indigna molto di più quella schifosa fatta contro un bambino, ridicolizzato con violenza. Siani razzista”.
Il Codacons ha chiesto alla Rai di elevare una sanzione nei confronti del comico per l’evitabile battuta al bambino in sovrappeso, dal momento che “la vicenda assume un valore non indifferente se si considera l’enorme platea televisiva che ha assistito alla scena, costituita anche da giovani e giovanissimi che potrebbero essere portati ad emulare simili prese in giro”.
Secondo il Codacons, la colpa di Siani sarebbe quella di aver dato il cattivo esempio su un argomento che invece andrebbe trattato con molto più tatto e delicatezza, per evitare il verificarsi di episodi di aggressione simili a quello, ad esempio, che ha visto protagonista il piccolo Vincenzo, il 14enne di Pianura seviziato con un compressore da un gruppo di bulli che lo prendevano in giro proprio per il suo peso. Sfruttando un mezzo di comunicazione di massa come la televisione, per giunta durante una trasmissione come Sanremo, di grande impatto e rilevanza mediatica, non si fa altro che alimentare un problema tanto grave quanto attuale come quello del bullismo.
“Il problema del bullismo nelle scuole a danno di bambini e minori con difetti fisici”- ha affermato il Presidente Carlo Rienzi – “è un argomento molto serio che andrebbe affrontato partendo proprio dalla tv, che dovrebbe dare per prima il buon esempio”: non dovrebbe invece, aggiungiamo noi, incitare all’odio e alla discriminazione, e non dovrebbe alimentare delle pessime abitudini della nostra incivilissima società.

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GLI SPORTELLI UNA PRIMA RISPOSTA CONCRETA

L’Eurispes ha affrontato, in un recente sondaggio, il fenomeno dello stalking, cercando di sondare le effettive proporzioni di un crimine dilagante che ha trovato espressioni ancor più violente nella rete (e nei social network in particolare). I dati del sondaggio ci dicono che due persone su cinque hanno avuto conoscenza, anche indiretta, di casi di stalking. Secondo dati del Ministero dell’Interno, dall’entrata in vigore della legge 38/2009 al luglio 2014 sono state infatti ben 51.079 le denunce per stalking, e nel 77,6% ad esserne vittima è stata una donna.
Nella maggior parte dei casi si tratta di giovani, quasi uno su dieci è – o è stato – vittima di stalking, e di persone con istruzione superiore, segno forse di una maggiore predisposizione ad ammettere fatti che provocano nella vittima angoscia e disagio. Ma anche perché, come dice l’Eurispes, “le fasce d’età meno colpite sono quelle più anziane, ovvero quelle che più facilmente possono rientrare nelle categorie con un’istruzione di livello inferiore, non avendo usufruito dell’istruzione obbligatoria. Tra quanti hanno una laurea e/o un master il dato raggiunge l’8,8% e va progressivamente diminuendo fino al 3,8% di quanti non sono in possesso di un titolo di studio o hanno la licenza elementare”.
Il sondaggio ha inoltre messo in evidenza che ad ammettere di essere stati vittime di stalking sono per lo più persone separate o divorziate: fattore certamente legato alla difficoltà nel gestire e affrontare crisi coniugali e separazioni.
Se da un lato questi risultati dimostrano che sta crescendo la consapevolezza delle donne rispetto al tema della violenza sia fisica sia psicologica, denunciare resta un passo non facile da compiere. L’Associazione Utenti dei Servizi Radio Televisivi ritiene che un primo, grande aiuto venga dagli sportelli di ascolto, come lo “Sportello Stalking” promosso dal Codacons in collaborazione con Miss Italia, mirato ad incrementare la conoscenza del fenomeno degli atti persecutori, con tutte le problematiche ad esso connesse e delle varie tutele che si possono attivare per difendersi. Grazie a questo progetto, il Codacons offre consulenze legali e psicologiche gratuite per aiutare le vittime a liberarsi dal terrore e dall’ansia che troppo spesso si manifestano in coloro che vengono fatti oggetto di condotte persecutorie. Il Codacons ha attivato anche un numero verde dedicato (tel. 800199641, attivo tutti i lunedì-mercoledì-venerdì dalle ore 15,00 alle ore 19,00) attraverso il quale le vittime di stalking possono parlare con un giurista specializzato per avere un primo orientamento legale urgente.
Codacons, insieme a Unione Nazionale Consumatori e Movimento Difesa del Cittadino, ha inoltre ideato “Questione di Privacy”, un progetto finanziato dalla Ragione Lazio che ha l’obiettivo di fornire informazioni utili a rendere tutti più consapevoli dei reati informatici, in particolare sul furto di identità, portando l’attenzione sui pericoli e le conseguenze dello stalking o del cyberbullismo.
In una società iperconnessa e pervasa dall’uso delle nuove tecnologie, l’Associazione Utenti dei Servizi Radio Televisivi ritiene che gli sportelli di ascolto forniscano un valido supporto legale e psicologico alle vittime di stalking, aiutandole a liberarsi del terrore e dell’ansia provocate da condotte persecutorie.

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Si terrà venerdì 6 febbraio alle ore 16:00 a Roma (presso la Libreria Medichini – Piazzale Clodio 26 A/B/C) il convegno dal titolo “E-commerce e tutela dei consumatori. Dalla direttiva consumatori alla nuova carta dei diritti di internet”, organizzato nell’ambito del progetto “Consumatori in rete, diamo forza ai nostri diritti”.
L’incontro è promosso allo scopo di approfondire la tematica dell’e-commerce dal punto di vista dei consumatori, in un momento storico dove il commercio elettronico sta acquisendo un enorme peso modificando profondamente le abitudini di spesa dei cittadini.
Tra gli argomenti affrontati, le varie declinazioni dell’e-commerce, m-commerce, f-commerce ed “aste on line”, nuove tutele e nuovi rimedi per i consumatori on line, la nuova carta dei diritti di internet e l’aspetto, importantissimo, della privacy.
Al convegno – organizzato da Associazione Utenti Radiotelevisivi, Adiconsum, Cittadinanzattiva e Centro Tutela Consumatori e Utenti, con l’appoggio del Ministero dello Sviluppo Economico – interverranno in qualità di relatori l’avv. Alessia Stabile (Presidente Associazione Utenti Radiotelevisivi), Prof.ssa Angela Busacca (Ricercatrice univesitaria presso il Dipartimento di Giurisprudenza ed Economia dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria); Prof. Francesco Rende (Ricercatore universitario presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Messina), Avv. Teodoro Cimino (Presidente dell’Organismo di Mediazione Civile e Commerciale ed Ente di Formazione Dispute Resolution srl).

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Rischia di chiudere i battenti, riferiscono i soliti informatissimi blog e gli osservatori che giornalmente passano al setaccio l’universo televisivo, Domenica In: una trasmissione storica della TV pubblica, un totem della televisione nazional-popolare, lanciato nel 1976 dal mitico Corrado.
Il tempo, a volte, sa essere inclemente. E stavolta potrebbe presentare il conto – se le voci che circolano fossero confermate – anche al contenitore domenicale made in Rai: quella che si concluderà a maggio 2015 potrebbe, infatti, essere l’ultima edizione di Domenica In. La decisione, infatti, sarebbe stata assunta il 22 gennaio nel corso di una riunione ai piani alti di Viale Mazzini.
La notizia, in realtà, era nell’aria da tempo: comportò la fine della collaborazione tra l’azienda di Stato e Mara Venier (e il conseguente passaggio a Mediaset della bionda conduttrice) già nel 2014, quando il direttore Leone accennò alla chiusura del programma. All’epoca, però, la Rai decise di scommettere sul suo rilancio; ma la coppia Perego-Insegno non è comunque riuscita a risollevare le sorti della trasmissione.
Ma perchè, ci si chiede, Domenica In chiude? I motivi, in realtà, abbondano: a partire – come di consueto, quando si parla di TV – dagli ascolti. Se infatti la conduzione di Mara Venier aveva garantito ottimi risultati, il “misero” 13% di share che riescono a portare a casa Paola Perego e Pino Insegno non basta. Specie se lo si confronta con la media del 15-16% di Barbara d’Urso (Domenica Live) e il 20% di Massimo Giletti (L’Arena).
In più, la formula non convince: negli ultimi anni Domenica In ha faticato a trovare la sua collocazione, cambiando conduttori e formula (e pure titoli, compreso il purtroppo indimenticabile Dom&Nika In) al ritmo di una gincana, perdendo il proprio “taglio” caratteristico, smarrendo la strada che l’aveva ispirato.
Domenica In, oggi, è un contenitore svuotato di significato, in crisi d’identità e di risultati, noioso e ripetitivo oltre ogni limite: partecipa a pieno titolo di un’ondata di flop televisivi che hanno colpito, uno dopo l’altro, mamma Rai. Basti citare Forte Forte Forte, il talent con Raffaella Carrà, che ha raccolto un misero 15% di share; o Dolci dopo il Tg con Antonella Clerici, in via di chiusura per i bassi ascolti.
E allora, cos’è che non va? Noi dell’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi non ci meraviglieremmo di un epilogo di questo genere, vista la generale mediocrità dell’anno televisivo partorito dalle parti di Viale Mazzini. Neanche i “pezzi forti” del palinsesto, com’è ovvio, sopravvivono al deserto d’idee, intuizioni e innovazioni che affligge – e non da oggi – la TV di Stato.

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PER UNA VOLTA, I BANNER INVISIBILI COSTANO A H3G, VODAFONE E WIND: MA È ABBASTANZA?

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha accolto con favore la notizia relativa alla multa inflitta dall’Antitrust a H3G, Vodafone e Wind per i servizi premium a sovrapprezzo non richiesti, o attivati senza volerlo, semplicemente cliccando su un banner pubblicitario o su un pop-up: l’Antitrust, infatti, ha stabilito la responsabilità degli operatori di telefonia mobile, infliggendogli multe per oltre 5 milioni di euro.
Un problema, quello dei servizi a sovrapprezzo e degli addebiti illeciti che ne conseguono, purtroppo già noto: dei banner pubblicitari all’apparenza innocui o addirittura invisibili, che nascondono abbonamenti salati (i cui costi vengono automaticamente addebitati dall’operatore sul conto telefonico), di tutte quelle “trappole” disseminate sul web, in cui l’utente s’imbatte senza saperlo, si parla da tempo.
Un business, stando alle stime dell’Antitrust, che ammonta a quasi un miliardo di euro l’anno: un’enormità, generata da uno schema truffaldino cui non sono estranei gli operatori – che passano all’incasso senza verificare la veridicità dell’adesione all’abbonamento e la consapevolezza della scelta da parte del consumatore, e omettono di informare circa il fatto che il contratto di telefonia mobile sottoscritto pre-abiliti la sim alla ricezione di tali servizi – oltre ai fornitori dei servizi o delle pubblicità. Un florido, fiorente mercato per una pratica commerciale scorretta che, finora, si è avvalsa della colpevole assenza delle istituzioni di garanzia.
Agli operatori, insomma, il sistema è convenuto: per anni, hanno condiviso “con i fornitori i ricavi dei servizi erogati, trattenendone un’elevata percentuale. E inoltre, si sono dimostrati ampiamente consapevoli circa la sussistenza di attivazioni e di addebiti relativi a servizi non richiesti da parte dei propri clienti mobili”.
Staremo a vedere, adesso, in che modo intendono rimediare al problema: hanno 60 giorni, infatti, per comunicarlo all’Antitrust. In attesa delle riflessioni dei giganti delle telecomunicazioni, però, alcuni problemi restano sul tavolo.
Poichè non è pensabile che queste aziende non fossero consapevoli dell’illegittimità del proprio comportamento, dobbiamo supporre che abbiano accettato il rischio di una “punizione”; e – purtroppo – potrebbero aver fatto bene i propri conti: non è che, con profitti così alti, e multe così miti, trattare i consumatori come carne da macello continuerà a convenire a (quasi) tutti? E poi, in conclusione: bene la sanzione, e ben venga l’intervento dell’Autorità. Ma chi si ricorda delle somme fino ad oggi copiosamente, e indebitamente, spillate agli utenti?

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L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, come ogni anno, sta seguendo con interesse la preparazione del Festival di Sanremo, il tradizionale appuntamento che porta in scena la musica italiana. “Il Secolo XIX”, quotidiano ligure e pertanto ben informato sui fatti, ha in questi giorni anticipato alcuni dei costi della nuova edizione, presentata da  Carlo Conti, Emma Marrone e Arisa.
Il web, in queste ore, sta dibattendo animatamente intorno alle spese, che negli ultimi anni sono sempre state ingenti: basti pensare che l’anno scorso – per portare a casa un’edizione non esattamente memorabile – Fabio Fazio intascò seicento mila euro; e basti dire che la sua “spalla”, Luciana Littizzetto, è costata sui 300 mila euro. O basti tornare un poco più indietro con la memoria: nel 2007, Michelle Hunziker toccò cifra tonda (1 milione di euro).
Dopo il toto-nomi, il toto-vallette, l’argomento principale è dunque quello dei compensi. Nonostante sulla domanda, in conferenza stampa, si sia preferito glissare, i numeri – a quanto pare – sono venuti fuori lo stesso.
Stando a “Il Secolo XIX”, infatti, e alla faccia della spending review che strozza il Paese, per salire sul palco dell’Ariston Carlo Conti intascherebbe intorno ai cinquecento mila euro: cifra che si aggiunge al suo contratto con la Rai che prevede circa un milione e trecento mila euro l’anno
Quanto a Emma e Arisa,  il loro cachet dovrebbe aggirarsi tra gli 80 e i 100 mila euro a testa; nulla si sa, infine, riguardo l’ingaggio della terza valletta, Rocio Munoz Morales. Soldi sonanti, cui occorrerà aggiungere il necessario per riuscire a persuadere qualche ospite di grido, come Charlize Theron e Will Smith.
Tanto basta – a quanto pare – per parlare di “edizione al risparmio”, di “scure” che si abbatte sul più controverso evento musicale nostrano; tanto basta per strombazzare un congruo risparmio per i cittadini. Peccato che solo in pochi, internauti a parte, notino l’incongruenza rappresentata dalla pubblicità Rai; pubblicità che – a un mese dal dispendioso Festival – ricorda di continuo ai cittadini la scadenza del canone, imposta tra le più detestate dagli italiani e ammontante, per inciso, a (ben) 113,50 euro. Ancora: solo in pochi ricordano che, sebbene taluni soggetti (pochissimi) siano esentati dal versamento (ad esempio gli over 75 con un reddito complessivo, a livello di nucleo familiare, inferiore ai 516 euro al mese) la procedura per ottenere la disdetta dell’abbonamento televisivo si presenta alquanto laboriosa e dispendiosa, e nella stragrande maggioranza dei casi anche chi, sulla carta, potrebbe non pagare preferisce versare la tassa.
Anche per questo, l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi monitorerà, come di consueto, le spese del Festival e in generale gli investimenti della TV di Stato: non ci contentiamo di proclami, annunci, o astratte velleità di risparmio. Vedremo, dunque, e valuteremo alla prova dei fatti.

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CHARLIE HEBDO, LA TV DI STATO NON CAMBIA I PALINSESTI: È POLEMICA

Mentre a Parigi si consumava il sanguinoso attacco alla redazione di Charlie Hebdo – “l’11 settembre europeo” – e le immagini dell’attentato facevano il giro del mondo, innescando una valanga di speciali, approfondimenti, edizioni straordinarie, dalle parti di Viale Mazzini regnava una straordinaria,  e miracolosa, calma piatta. L’idea di cambiare i palinsesti per dare copertura a un evento che si stava rapidamente rivelando storico pare non abbia sfiorato i vertici dell’azienda di Stato, che a quanto pare non hanno considerato abbastanza significativo l’avvenimento per stravolgere la prima serata delle tv generaliste trasmettendo, almeno su una delle tre reti, uno speciale di prima serata.
La scelta è stata sottolineata, e contestata, dall’Usigrai: “Grave la decisione della Rai di non stravolgere la prima serata delle tv generaliste” – ha affermato l’esecutivo Usigrai – “come si può parlare di riforma, di nuova Rai, se poi di fronte a una vicenda di questa portata, il servizio pubblico non reagisce mettendo in campo almeno su una delle tre reti generaliste uno speciale di prima serata?”.
A tutti gli effetti una brutta, bruttissima pagina per il servizio pubblico, una vera e propria sconfitta per gli utenti e i telespettatori che avrebbero meritato un’informazione più completa; una scelta insensata che ha scatenato la reazione della Commissione parlamentare di Vigilanza: tutti i gruppi presenti, infatti, hanno contestato questa scellerata decisione.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi intende innanzitutto significare il proprio cordoglio e la propria vicinanza nei confronti del giornale francese e delle famiglie delle vittime. In secondo luogo, si unisce alla nota di protesta dell’Usigrai e di chi (come diversi esponenti di Pd, FI, Sel, M5s) ha contestato fermamente la decisione Rai di comportarsi come nulla fosse accaduto.
Se neanche di fronte ad avvenimenti come questi, epocali e sintomatici per un continente intero, la Rai è in grado di arricchire la propria offerta d’informazione, ci si chiede: e allora, quando?

2014

SULLA QUESTIONE DELLA GRAZIA ALL’EX RE DEI PAPARAZZI

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi sta seguendo con attenzione la vicenda relativa a Fabrizio Corona, l’ex re dei paparazzi condannato a a 14 anni e 2 mesi (poi ridotti a 9 anni e 8 mesi) per una serie di reati e attualmente recluso nel carcere di massima sicurezza di Opera accanto ai mafiosi al 41 bis. In particolare, a Corona è costato caro il reato di estorsione aggravata ai danni del calciatore David Trezeguet (il quale ha peraltro negato di avere ricevuto minacce): per questo è stato dichiarato soggetto pericoloso e gli è stata imposto una fitta serie di restrizioni (niente sconti, niente percorso rieducativo e terapeutico, almeno 5 anni in cella).
In questo senso, non ci è sfuggita la notizia relativa alla richiesta della grazia parziale avanzata al Capo dello Stato. Corona e i suoi avvocati (Ignazio La Russa e Ivano Chiesa) denunciano infatti il cumulo delle condanne, “di grande severità”. Ha precisato al riguardo l’avvocato La Russa: “Corona vuole pagare ed espiare la pena come un detenuto normale e non come un pericoloso delinquente, tipo un trafficante internazionale di droga”. Sulla stessa falsariga il collega: “Quattordici anni sono una pena da omicidio in abbreviato, su Corona c’è stato un accanimento. Certe condanne sono stravaganti ed eccessive”.
L’obiettivo dei legali è piuttosto chiaro: la rimozione degli “ostativi” permetterebbe a Corona di accedere, un domani, a un percorso di riabilitazione con l’affidamento in prova ai servizi sociali.
Qualche settimana fa anche la madre aveva denunciato l’eccessiva severità della pena a “L’Aria che tira”, su La7: “Io non posso accettare che mio figlio muoia in carcere, non posso. Non è un criminale. Mettano dentro i veri criminali, allora starò zitta”.
Molti volti noti, peraltro, si sono espressi a favore di un gesto di clemenza: tra questi, Marco Travaglio (che si era polemicamente chiesto, “che ci fa Fabrizio Corona in carcere?”) e Adriano Celentano. Anche Belen ha detto: “Secondo me la condanna che dovevano dargli è una grandissima multa salata e basta”. Ma allora, dobbiamo chiederci: in Italia paga solo Corona? C’era bisogno di tanta durezza, o il clima dei giorni dell’arresto – che dipingeva il ritratto di un onnpotente, pericoloso profittatore delle debolezze altrui – ha influito sulla condanna? Non è eccessivamente drastico un trattamento sanzionatorio del genere, se l’ammontare complessivo delle pene dipende da una fitta serie di condanne minori (bancarotta per una una fattura falsa, possesso di 1500 euro di banconote false, corruzione di un agente penitenziario per farsi qualche selfie in cella, tentata estorsione “fotografica” al calciatore interista Adriano, estorsione “fotografica” allo juventino Trezeguet, e via così)? Non è che stiamo esagerando, se anche Paolo Bocedi, presidente dell’associazione antiracket Sos Italia Libera – uno che di mafia s’intende davvero, e da vittima dei boss è diventato grande accusatore di clan e usurai – chiede che gli vengano dati almeno i domiciliari?
Si tolgano allora aggravanti e “ostativi”, una buona volta: cominciamo a esercitare il buon senso, in questo disgraziato Paese; e chissà che tutto non s’aggiusti.

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Ci risiamo. L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi torna a parlare di Barbara D’Urso, la popolare conduttrice televisiva recentemente al centro di un discusso dibattito mediatico: a novembre, infatti, la conduttrice napoletana era stata denunciata dall’Ordine dei giornalisti in seguito all’intervista a un amico di Elena Ceste, la donna scomparsa il 24 gennaio e trovata morta a metà ottobre. Un intervento, giova ricordare, aspramente criticato sul web per le ripetute illazioni sulle relazioni della vittima.
Già il 23 novembre il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti Iacopino aveva preannunciato l’iniziativa giudiziaria in un post intitolato “Basta soubrette, ora le denunciamo“, in cui contestava la spettacolarizzazione del dolore e l’invasione della privacy nelle vicende di Sarah Scazzi, Yara Gambirasio, Melania Rea, Melissa Bassi, Elena Ceste “e tutti coloro i quali a queste vicende sono collegati”. Subito dopo è passato ai fatti, accusando la D’Urso di “esercizio abusivo della professione”, “spettacolarizzazione del dolore”, “sistematica violazione della privacy”. Iacopino ha infatti evidenziato che “la signora D’Urso, pur non essendo iscritta all’Albo dei Giornalisti, compie sistematicamente un’attività (l’intervista) individuata come specifica della professione giornalistica, senza esserne titolata e senza rispettare le regole, con negative ripercussioni sull’immagine di quest’Ordine”.
La risposta della D’Urso non si è fatta attendere: “E’ mio dovere e piacere informare la gente sui fatti di cronaca del nostro Paese”, anche perché “gli ascolti parlano da soli”. Ma comunque, i due programmi della D’Urso – “Pomeriggio 5” e “Domenica Live” – sono stati prudentemente sospesi dalla rete.
Di fronte all’ultima puntata di questo romanzo a puntate (Iacopino che su Facebook racconta: “La signora D’Urso dopo quattro anni di iscrizione all’Ordine si è dimessa, nel 1999, perché voleva, da libera cittadina, fare danaro con la pubblicità”), l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi si trova costretta a rivendicare il consueto “ve l’avevamo detto”.
Che la tv della D’Urso – composta di “faccette”, zuccherosità, teatrali lacrimevolezze – reciti un cerimoniale di partecipazione emotiva, che la stessa D’Urso eserciti una professione cui ha scelto di rinunciare, e lo faccia in spregio delle più basilari regole deontologiche, non c’è dubbio. Altrettanto indubbio, però, che lo faccia già da tempo: e allora, se gli argomenti difensivi da lei profferiti paiono risibili e puerili (che c’entrano gli ascolti?), se la ragione pare tutta dalla parte del rigorosissimo Presidente, ci si chiede perché la questione emerga solo ora, perché solo adesso ci si sia accorti che la D’Urso non è una giornalista, perché – così a lungo – ci sia toccato d’assistere a uno sforzo quotidiano di spettacolarizzazione del dolore.
Insomma: se speriamo che le voci che si rincorrono siano vere, e che Mediaset abbia davvero sospeso i programmi per sopraggiunti limiti di decenza, dall’altra festeggiamo che una voce, dall’Ordine, si sia levata. Negli ultimi anni – tra forzature di ogni genere, torsioni dialettiche, genuflessioni acrobatiche e punizioni grottesche – ci eravamo dimenticati che questo fosse il suo vero compito.

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UNO STRATAGEMMA MEDIATICO?

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha preso atto della notizia riguardante il debutto di Ilaria Cucchi – la sorella di Stefano,  il geometra deceduto nel 2009 durante la custodia cautelare in carcere, della cui morte si continua a discutere –  a “Questioni di famiglia”, il nuovo programma di Rai3.
L’inviata, stavolta, fa notizia. Non abbiamo nulla, si badi bene, contro la signora: siamo convinti della sincerità del suo impegno, e giudichiamo vergognose e infamanti le accuse – apparse soprattutto sui social network – di aver sfruttato la tragica storia del fratello per fare carriera in TV. Ognuno è libero e anzi obbligato ad “andare avanti”, ed è un mero cinismo colpevolizzante quello di chi rinfaccia ai parenti delle vittime l’impegno profuso nella realizzazione personale. Specie se quel parente riconosce apertamente il legame tra la propria ribalta mediatica e l’avvenimento luttuoso (“sarei ipocrita se dicessi che Magnolia non mi ha conosciuta attraverso le mie battaglie, se non avessi passato quello che ho passato”). Non vorremmo, infatti, che alla famiglia e a Ilaria venga indirettamente rimproverata – per interposta questione, e con la “scusa” della visibilità televisiva – la decisione di accettare il risarcimento di un milione e 340mila euro dall’ospedale Sandro Pertini per la morte di Stefano.
Dei reali intendimenti della rete, però, siamo però decisamente meno persuasi: seppur durante la presentazione della trasmissione il direttore di Raitre, Andrea Vianello, abbia precisato come Ilaria non sia stata chiamata per far aumentare gli ascolti (“Ilaria è una donna che si è battuta da sola e con una tale determinazione per la sua battaglia che sarebbe stata la prima a non accettare. Avevamo bisogno di persone a cui la vita ha donato, anche per un percorso complesso, una sensibilità particolare”), non possiamo non interrogarci sul merito della scelta. La Rai, infatti, vanta moltissimi (forse troppi) giornalisti a libro paga; eppure, ha scelto di rivolgersi ad una consulente esterna che, per sua stessa ammissione, non ha esperienza televisiva nè giornalistica: “non sono una giornalista, faccio l’amministratrice di condominio e la mamma”, ha infatti riconosciuto Ilaria Cucchi nel corso di un’intervista.
Il sospetto, a questo punto, è lecito: non è che, a dispetto di quanto continuano a ripetere produttori e dirigenti Rai, la scelta della Cucchi sia in gran parte volta a strumentalizzare la sua popolarità mediatica? Non si tratta, nell’epoca dei social, nella società della comunicazione e della fidelizzazione personalistica, di una strategia elaborata, di un automatismo collaudato per far parlare del programma? Lo scopo non sarà, come spesso accade, ben lontano da quei progressisti intendimenti che vorrebbe lasciar intravedere, ma prossimo alla necessità di aumentare gli ascolti (che, comunque, sono rimasti bassissimi)?
“A pensar male si fa peccato”, diceva Andreotti. “Ma quasi sempre si indovina”.

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L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi monitora, in questi giorni, l’attività parlamentare relativa alla proposta di inserire il canone Rai insieme alla bolletta elettrica dell’abitazione, così da rendere impossibile l’evasione dell’imposta.
Il Governo Renzi, infatti, sembra aver deciso di accelerare su questa soluzione, già paventata ai tempi del decreto sugli 80 euro: lo spauracchio delle scorse settimane sta prendendo forma. L’obiettivo dichiarato è quello di garantire all’azienda di viale Mazzini un gettito di 1,7-1,8 miliardi di euro l’anno. Ottenuti, come ha fatto notare Claudio Marincola de Il Messaggero, chiedendo agli italiani un importo inferiore agli attuali 113,50 euro, cifra uguale quasi per tutti. Se “continueranno a esserci le fasce di esenzione e i bonus per i meno abbienti, anche se a farne richiesta finora è stato solo il 30% delle famiglie disagiate”, tutti gli altri dovrebbero pagare meno, dai 35 agli 80 euro, a seconda degli indicatori Isee; in media, intorno ai 60. Per le fasce di reddito più basse si pensa invece a un’esenzione totale o parziale.
La misura – che tecnici del governo stanno “tarando” proprio in questi giorni – provocherà un allargamento della platea degli utenti. Cambia, inoltre, il il presupposto dell’imposta: per non pagare la tassa bisognerà – sul modello della Bbc – dimostrare di non possedere una tv o anche qualsiasi dispositivo con cui sintonizzarsi sui programmi del servizio pubblico: tablet, ipad, smartphone, pc. Del resto, già in passato la Rai aveva bussato alla porta dei possessori dei computer utilizzati come televisori, per riscuotere il canone speciale: tentativo respinto al mittente con una generale e indignata levata di scudi.
Il piano, annunciato ieri dal viceministro dell’Economia, Enrico Morando, vedrebbe la luce nelle prossime settimane con un emendamento alla legge di Stabilità: “pagheremo meno, ma pagheremo tutti. Il principio ispiratore è quello dell’equità e della lotta all’evasione”, stimata come minimo al 27%, ha spiegato ieri il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli.
Come riporta Il Corriere della Sera, un sistema del genere vige solo a Cipro, in Macedonia e in Grecia, dove è stato pure censurato dalla Corte costituzionale; e già l’Authority per l’Energia ha definito “un uso improprio” quello del canone in bolletta, del pari sollevando perplessità sul tema della privacy. Tante le questioni: non è ancora chiaro se si pagherà solo sulla prima casa (come accade oggi), o se il canone sarà dovuto per ogni abitazione posseduta, magari con uno sconto per le eventuali seconde o terze case. C’è inoltre il nodo della riscossione del canone: oggi è affidato all’Agenzia delle entrate, ma se confluisse nella bolletta elettrica il soggetto della riscossione diventerebbe appunto la società che fornisce il servizio; e in questo senso, le società elettriche non sembrano per niente entusiaste dell’idea, dato che la raccolta dei dati delle utenze rappresenta, per loro, un’incombenza ed un costo in più.  Ancora, resta il problema degli affitti. E poi, come denuncia l’Istituto Bruno Leoni, è forte il rischio che il contribuente trovi più difficile “capire quale sia la somma pagata a titolo di canone Rai e quale pagata per il consumo di elettricità”.
Insomma, più ombre che luci: per questo, l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi si unisce alla denuncia lanciata dal Codacons. “Imporre al cittadino l’onere di dimostrare di non avere tali strumenti nella propria abitazione, pena l’addebito diretto in bolletta, appare un atto abnorme che finirà per complicare la vita ai cittadini”. Se infatti il problema dell’evasione appare concreto e reale, se il gettito della nuova imposta dovrebbe alleviare la condizioni drammatiche dell’emittenza locale, se insomma i presupposti della misura appaiono legittimi, assai meno convincente è la strada scelta. Sarebbe opportuno, piuttosto che partorire l’ennesima mostruosità giuridica, e inflieggere ai cittadini l’ennesimo dazio, sciogliere un nodo che i Governi ignorano con desolante regolarità: quello relativo al canone speciale – teoricamente a carico di uffici, esercizi commerciali, alberghi, sedi di partito, circoli, associazioni, studi professionali e istituti religiosi, ma nei fatti, in larga parte, evaso.

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Il 21 novembre è previsto il terzo ed ultimo incontro del ciclo di seminari dedicati al mondo dell’e-commerce.
Il seminario sarà incentrato sulla tutela del consumatore. Questi i temi che saranno trattati: il cyber-consumatore e la sua tutela; termini per l’esercizio del diritto di recesso; modalità di esercizio del diritto di recesso e presentazione di un caso studio.
Il seminario sarà realizzato in modalità telematica e la partecipazione sarà aperta a tutti gli interessati previa richiesta di accreditamento da inviare all’indirizzo e-mail info@utentiradiotv.it entro e non oltre il 20 novembre.
“Consumatori in rete: diamo forza ai nostri diritti” è un progetto cofinanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico e realizzato da Adiconsum, Cittadinanzattiva, Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi e CTCU. Il principale obiettivo è quello di trasferire la conoscenza e l’esperienza accumulate dalle Associazioni proponenti in una serie di risorse, strumenti, attività ed interventi che saranno messi a disposizione dei consumatori, degli stakeholders e dello stesso mondo associativo, in modo da costituire un sistema di supporto al consumo consapevole e tutelato.

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L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha accolto con attenzione la sentenza di primo grado del processo nel quale sono imputati i boss dei Casalesi Antonio Iovine e Francesco Bidognetti per le minacce «aggravate dalla finalità mafiosa» allo scrittore Roberto Saviano e alla giornalista Rosaria Capacchione (oggi senatrice del PD): come tutti sanno, infatti,  i giudici della Terza Sezione del Tribunale di Napoli, presieduta da Aldo Esposito, hanno condannato solo l’avvocato storico del clan dei Casalesi Michele Santonastaso a un anno di reclusione con la sospensione condizionale della pena, e al pagamento di una provvisionale di 20.000 euro a Capacchione. Il Tribunale ha invece assolto gli altri tre imputati, i “guappi di cartone” Francesco Bidognetti e Antonio Iovine, e l’avvocato Carmine D’Aniello. Per questo, Saviano ha parlato di “vittoria a metà”.
Il processo in questione è durato 23 mesi; i fatti cui la sentenza si riferisce risalivano all’udienza del 13 marzo 2008 del processo “Spartacus”, uno dei più importanti degli ultimi anni, condotto principalmente a carico di membri del clan camorristico dei Casalesi nell’aula bunker di Poggioreale. In quell’occasione, l’avvocato Santonastaso (coadiuvato dal collega Carmine D’Aniello), lesse dinanzi al presidente della prima sezione di corte d’assise d’appello una lettera scritta congiuntamente dai boss Francesco Bidognetti ed Antonio Iovine (all’epoca latitante).
Il documento, di trenta pagine, conteneva degli “inviti” per i magistrati Raffaele Cantone e Federico Cafiero de Raho, inquirenti del processo Spartacus e accusati dai due boss di essere “magistrati in cerca di pubblicità”; ma soprattutto, si rivolgeva direttamente a Saviano, autore di Gomorra (opera che avrebbe “tentato di condizionare l’attività dei giudici”), e a Rosaria Capacchione, accusata di aver favorito la Procura di Napoli con le sue inchieste giornalistiche. Entrambi, in estrema sintesi, erano accusati dai boss di aver determinato un clima negativo per le sorti degli imputati.
“Il nostro” c’era scritto tra l’altro nella lettera “è solo un invito rivolto al signor Saviano e ad altri come lui a fare bene il proprio lavoro e a non essere la penna di chi è mosso da fini ben diversi da quello di eliminare la criminalità organizzata”. Per inquirenti e investigatori si trattava di una grave forma di intimidazione: tanto che, subito dopo, fu rafforzata la protezione a Saviano e concessa la scorta alla giornalista.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi intende esprimere la massima solidarietà nei confronti dello scrittore-giornalista, da anni costretto a una snervante e angosciosa esistenza, e sottolineare l’importanza storica della pronuncia: in ogni caso, per usare le sue parole, “per la prima volta vengono accusati i vertici di un’organizzazione criminale per aver aggredito la libertà di stampa”. Al tempo stesso l’Associazione ritiene che anche la gestione mediatica della vicenda rappresenti una “vittoria a metà”.
A fronte della positiva condivisione delle notizie riguardanti la sentenza ribadiamo, infatti, il rischio insito nel “cortocircuito tra quello che l’autore ha scritto e il ruolo super-eroico che di fatto gli viene attribuito” di cui parlò – in un contestatissimo saggio di qualche anno fa – il sociologo Antonello Del Lago. Con chiarezza: nessuno sminuisce il sacrificio personale di Saviano, il suo coraggio, la sua personale abnegazione; e nessuno deve permettersi di farlo, di fronte a un uomo costretto da anni a una vita di rinuncia, angoscia, snervante attesa di qualcosa che – speriamo – non accadrà mai. Il nostro discorso è un altro, e riguarda il rischio generato dal circo mediatico che in ogni occasione accompagna lo scrittore-soldato (come lo definì Michele Serra) e si appropria delle sue gesta: ovvero, quello di trasformare la lotta alla criminalità organizzata in un’epopea “autoconsolatoria” per la collettività. La rappresentazione, ad esempio, della camorra come male assoluto e apocalittico impedisce di estendere il discorso in direzioni più feconde e utili, tutelando invece le convinzioni più retrive conservatrici, rassicuranti (ovvero, autoconsolatorie) del pubblico. Preclude, ad esempio, di riconoscere, problematizzare e discutere quei secolari bisogni sociali, politici, economici, assistenziali, che la camorra interpreta, e su cui il fenomeno criminale prospera.
Operazioni di questo genere – riprodotte da tanta parte dell’informazione a ogni piè sospinto – rischiano di assumere il “sapore semplificatorio di un telefilm americano dove i buoni sono tutti da una parte e i cattivi dall’altra”, per dirla con le parole di Paolo Persichetti. Una narrazione manichea, come dimostrato dalla serie Sky “Gomorra”, da una parte rende accattivante e narrativamente godibile l’argomento. Ma dall’altra, in tutta evidenza, non ci aiuterà a far luce sulle cause profonde del fenomeno mafioso, che proprio nelle semplificazioni, nel rifiuto della complessità e della difficile arte di dire l’indicibile, affonda i suoi tentacoli.

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Il 14 novembre è previsto il secondo incontro di un ciclo di tre seminari dedicati al mondo dell’e-commerce.
Il seminario sarà incentrato sugli aspetti normativi. Questi i temi che saranno trattati: la normativa in materia di e-commerce; la tutela della privacy; gli obblighi previsti dalla legge italiana e il contenuto del sito Internet.
Il seminario sarà realizzato in modalità telematica e la partecipazione sarà aperta a tutti gli interessati previa richiesta di accreditamento da inviare all’indirizzo e-mail info@utentiradiotv.it entro e non oltre il 13 novembre.
“Consumatori in rete: diamo forza ai nostri diritti” è un progetto cofinanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico e realizzato da Adiconsum, Cittadinanzattiva, Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi e CTCU. Il principale obiettivo è quello di trasferire la conoscenza e l’esperienza accumulate dalle Associazioni proponenti in una serie di risorse, strumenti, attività ed interventi che saranno messi a disposizione dei consumatori, degli stakeholders e dello stesso mondo associativo, in modo da costituire un sistema di supporto al consumo consapevole e tutelato.

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L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi intende contribuire alla diffusione della notizia riguardante la modifica delle tariffe base introdotta da Telecom. Dal 1° novembre, infatti, la compagnia ha cambiato i prezzi base delle chiamate da casa: viene eliminato lo scatto alla risposta di 5,04 euro cent, cioè una delle due tradizionali voci che concorrono a determinare i costi delle telefonate, mentre il canone mensile aumenta da 17,84 euro a 18,54 (il costo al minuto è di 10 cent sia per le chiamate verso fissi sia per quelle verso cellulari).
Per evitare una sorpresa in bolletta conviene prendere in considerazione offerte che includono l’Adsl e chiamate illimitate.

Per orientarsi con maggiore chiarezza, il sito ha elaborato 3 profili di consumo:

  • un profilo basso con un numero di 30 chiamate mensili (verso numeri fissi) per un totale di 400 minuti;
  • uno medio con 60 chiamate al mese e 800 minuti;
  • e un profilo alto con 1200 chiamate al mese e 1600 minuti.

Se questi profili non hanno mai attivato un’offerta voce né di Telecom né di altri operatori, dal 1° novembre pagheranno rispettivamente circa: 

  • 38,54 euro (invece che 28,38);
  • 58,54 euro (invece che 39,21);
  • 98,54 euro (invece che 60,88).

Se, invece, attivassero una delle offerte ADSL + telefono che prevede chiamate gratuite verso i fissi illimitati, tutti i profili avrebbero un risparmio notevole:

  • il profilo basso risparmierebbe circa il 23%,
  • il profilo medio risparmierebbe circa il 48%
  • e il profilo alto risparmierebbe circa quasi il 69%.

Anche chi fa poche telefonate (poco più di dieci minuti al giorno) e non ha un’Adsl attiva, insomma, finisce per pagare di più rispetto al costo di un’offerta con Adsl e telefonate illimitate incluse.
L’aumento del canone riguarderà anche chi attiva l’ADSL senza chiamate poiché anche per attivare il servizio di solo ADSL con un altro operatore è necessario pagare il canone Telecom che è, invece, spesso compreso nelle offerte ADSL e telefono.
Anche in questo caso per capire costi e risparmi SosTariffe.it ha calcolato quanto spenderebbero i tre profili precedentemente analizzati, insieme a chi decide di non effettuare chiamate da casa, nel caso si volesse attivare un’offerta solo ADSL con operatore diverso da Telecom.

Ecco i risultati:

Profili

Costo mensile fino al 30 ottobre 2014

Costo mensile dal 1°

Novembre 2014

Costo mensile migliore offerta ADSL + telefono

Risparmio con offerta ADSL + telefono in %

Maggiorazione registrata dal 1° Novembre

Profilo basso + ADSL

€ 65,87

€ 77,03

€ 29,95

61,12%

16,95%

Profilo medio + ADSL

€ 76,70

€ 97,03

€ 29,95

69,13%

26,50%

Profilo alto + ADSL

€ 98,37

€ 137,03

€ 29,95

78,14%

39.29%

Profilo solo ADSL

€ 37,49

€ 38,49

€ 29,95

22,19%

2,67%

Anche in questo caso gli aumenti dopo il rincaro del 1° novembre oscillano tra il 2,6% del profilo “solo ADSL” e il 39,29% dei profili più alti di consumo. L’offerta ADSL e telefonia è ancora più utile in questo caso perché i risparmi garantiti superano di gran lunga le percentuali di maggiorazione degli aumenti: chi vuole attivare l’ADSL può risparmiare oltre il 22% scegliendo un pacchetto tutto compreso, e chi effettua poche chiamate mensili, con Internet illimitato, ha una convenienza del 61%, mentre i profili medio-alti registrano risparmi che vanno dal 69% al 78%.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi invita i consumatori ad effettuare un attento controllo di tutte le offerte presenti sul mercato, e di verificare l’impatto delle modifiche suddette sulle proprie tasche.

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“Consumatori in rete: diamo forza ai nostri diritti” è un progetto cofinanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico e realizzato da Adiconsum, Cittadinanzattiva, Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi e CTCU. Il principale obiettivo è quello di trasferire la conoscenza e l’esperienza accumulate dalle Associazioni proponenti in una serie di risorse, strumenti, attività ed interventi che saranno messi a disposizione dei consumatori, degli stakeholders e dello stesso mondo associativo, in modo da costituire un sistema di supporto al consumo consapevole e tutelato.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi si occupa in particolare del delicato settore dell’e-commerce, dell’adeguatezza delle informazioni e della correttezza della pubblicità.
Il 7 novembre è previsto il primo incontro di un ciclo di tre seminari dedicati al mondo dell’e-commerce.
Il seminario sarà introduttivo sull’argomento. Questi gli argomenti che saranno trattati: cos’è l’e-commerce?; i principi fondamentali della vendita online; commercio elettronico diretto e commercio elettronico indiretto; rapporti business to business, consumer to consumer e peer to peer.
Il seminario sarà realizzato in modalità telematica e la partecipazione sarà aperta a tutti gli interessati previa richiesta di accreditamento da inviare all’indirizzo e-mail info@utentiradiotv.it entro e non oltre il 5 novembre.

Tags: Consumatori in reteE-commerceMISE7 novembre

PRIMA SOLO I PROGRAMMI OFFENDEVANO IL BUONGUSTO. ORA ANCHE I CONDUTTORI.

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha appreso con sconcerto della bestemmia che Tiberio Timperi, il popolare conduttore televisivo, si è lasciato scappare a “Uno Mattina in famiglia”: come tutti, ormai, sanno, il presentatore si è incartato durante l’annuncio di un ospite, ha sbattuto la mano sul tavolo e a bassa voce ha pronunciato l’imprecazione. Incredibilmente, poi, la stessa è andata in onda per ben due volte: il frame, a quanto pare, sarebbe sfuggito all’attenzione degli addetti al montaggio, scatenando – come ovvio – un fiume di polemiche.

Il Codacons non ha usato mezze misure: “E’ un episodio gravissimo” – ha attaccato l’associazione dei consumatori – “accentuato dal fatto che, trattandosi di un intervento registrato, la bestemmia avrebbe potuto e dovuto essere tagliata. Conduttore, autori e responsabili del montaggio del programma devono essere immediatamente sospesi dalle loro funzioni per l’offesa arrecata non solo ai credenti, ma alla totalità dei telespettatori italiani. Se questo è il servizio pubblico che fa la Rai con i soldi dei cittadini, allora meglio eliminare del tutto il canone Rai”.
Lo stesso Timperi, avvedutosi dell’accaduto, ha diffuso le sue scuse, scaricando (indirettamente) le responsabilità sui tecnici: “Vi chiedo scusa perché è andata in onda una mia imprecazione, perché non fa parte del mio costume. Però è giusto che sappiate che si tratta di un increscioso incidente, perché faceva parte di una registrazione che non doveva andare in onda”.
A quanto pare, il Cda dell’azienda avrebbe deciso di affrontare il tema nella prossima seduta e quindi la conclusione finale spetterà a loro; d’altra parte, Giancarlo Leone, il direttore di Raiuno, aveva parlato di “Deprecabili errori a Uno Mattina in famiglia”.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi si unisce al Codacons e richiede la sospensione del conduttore, degli autori e dei responsabili del montaggio per la grave offesa arrecata ai credenti e, in generale, ai cittadini che pagano il canone Rai. In particolare, richiede di accertare le responsabilità degli addetti al controllo qualità dei programmi, che evidentemente hanno precise responsabilità. Al tempo stesso, si unisce alle considerazioni che Riccardo Bocca ha svolto su “L’Espresso”:  in tema di programmazione, interi programmi rappresentano vere e proprie blasfemie contro “il rispetto degli spettatori, la logica del servizio pubblico e la grammatica della televisione moderna”. Ci auguriamo che, oltre all’episodio specifico, ci si preoccupi di porre rimedio anche a queste altre forma di offesa: il buongusto, per chi paga un canone salato, è un diritto sacrosanto.

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L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha concentrato la propria attenzione, nel fiume di notizie che settimanalmente riguardano l’informazione e il piccolo schermo in genere, sulla denuncia lanciata dalla direzione di “Tze Tze” (un sito che pubblica in tempo reale le notizie scelte dagli utenti direttamente in rete): la piccola rivista, infatti, ha riportato la testimonianza di un cittadino di Parma, Gian Carlo. Questi, all’indomani dell’alluvione, ha raccontato di essere stato avvicinato da un’inviata di Ballarò, che – stando alle sue parole – avrebbe invitato lui ed altri concittadini a presentarsi quella stessa sera, per un servizio, indossando dei vestiti sporchi di fango. Il cittadino ha inoltre precisato che anche la giornalista si sarebbe presentata così, in modo da rendere più “drammatica” la vicenda e contribuire ad aumentare l’audience. La redazione di “Tze Tze”, intenzionata ad approfondire, ha provveduto a contattare il segnalante. Nella chiamata – disponibile online – Gian Carlo sottolinea come a Parma l’emergenza fosse, di fatto, passata: nessuno, sostiene, spalava fango al momento della puntata, meno che mai alle 9 di sera.
Proprio perchè Parma, oramai, era tornata alla normalità, sarebbe stato dunque necessario aggravare le condizioni del capoluogo ducale: in luogo, cioè, di rinunciare al servizio, o di registrare una situazione di fatto in via di rasserenamento, la dittatura dello share avrebbe imposto un maquillage della realtà.
Ad accrescere i dubbi è arrivata la diretta di Ballarò: sebbene la giornalista abbia negato fermamente (“il sito Tze Tze ospita la testimonianza di un uomo che non ricordo di aver incontrato, il quale riferisce che io avrei chiesto a persone perfettamente pulite di ‘sporcarsi di fango’, perché funzionale alla nostra messinscena. E’ vero il contrario: a tutte le persone che ho incontrato cosparse di fango fino al pomeriggio della diretta, ho chiesto di non ‘vestirsi apposta per la tv’, ma di venire vestiti come erano davvero, per restituire un quadro quanto più veritiero possibile”, ha scritto Eva Giovannini, la giornalista accusata, su Facebook), durante la puntata di fango in bella vista se ne vede tanto.
Occorre attendere, piuttosto che spargere certezze o condanne, che Gian Carlo si faccia vivo e riveli la sua identità. Ovviamente, se la notizia fosse vera e la giornalista di un programma importante come Ballarò fosse arrivata a tanto per guadagnarsi “la pagnotta”, non potremmo che richiedere le più rapide ed efficaci sanzioni; e dovremmo interrogarci – in nome della tutela degli utenti dei servizi televisivi – sulla diffusione di queste prassi e sul coinvolgimento dei vertici aziendali. Se si fosse consumata una manipolazione e/o falsificazione della realtà da parte di chi è deputato a comunicarla, e se questa avesse inciso sul racconto di una tragedia ambientale come quella di Parma, nessuna giustificazione sarebbe possibile.

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L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha seguito con grande interesse la puntata di “Pomeriggio 5”, il programma condotto da Barbara D’Urso, che ha visto la presenza del Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Di sicuro, un successo in termini di ascolti, a giudicare dai dati diffusi: Renzi è entrato in scena (16:30 circa) con la trasmissione intorno al 14% di share e l’ha lasciata, un’ora dopo, al 19,17% con un incremento di circa 300mila telespettatori – da poco più di 2 milioni a 2 milioni e trecentomila – alla fine dell’intervista.
Ha così confermato un’inesausta capacità di “bucare” lo schermo, di trasformare in evento ogni passaggio televisivo, di catalizzare l’attenzione del pubblico: l’effetto Renzi, in Tv, funziona eccome.
Ciò detto, stavolta la novità risiedeva nella fascia oraria e nel tipo di pubblico: trattandosi di un programma nazional-popolare, culturalmente disimpegnato e rivolto a precisi target di telespettatori, la “chiacchierata” ha assunto da subito toni abbastanza informali, tinti di un “volemose bene” all’italiana propagandistico e unidirezionale; un’ “ospitata”, appunto, orfana di quei basilari princìpi di contraddittorio necessari per bilanciare il punto di vista dominante. Non è un caso se l’ex rottamatore ha scelto di annunciare in questa sede il bonus di 80 euro alle neomamme (e non è casuale il linguaggio: “Dal prossimo anno gli 80 euro andranno anche a tutte le mamme, o i papà, per i primi tre anni di vita del loro figlio. So cosa significa comprare pannolini, biberon e spendere per l’asilo”), ha raccontato che per partecipare alla trasmissione non è andato al compleanno della nonna novantaquattrenne, ha scherzato sulla sua vita da “blindato” (a Palazzo Chigi e anche in casa), si è prestato a selfie con il pubblico e anche con la conduttrice.
La reazione, come sempre con Renzi – e come egli stesso non può che augurarsi – sono contraddittorie, ma fortissime: se sul profilo Instagram della D’Urso c’è chi definisce questa accoppiata “il riassunto della rovina del Paese”, in molti hanno plaudito alla scaltrezza mediatica del Premier, cui – nel Pd – non si era di sicuro abituati.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, a prescindere dalle valutazioni di merito sul singolo programma, ritiene che quando si trattano argomenti di pubblico interesse (come accaduto dalla D’Urso con le unioni civili, o lo scontro con le Regioni) con un personaggio politico di rilievo, sia indispensabile e assolutamente necessario – nell’ottica della tutela del diritto a una corretta informazione – che l’intervista venga condotta da un giornalista in grado d’interpretare un ruolo oppositivo e incalzante (“Matteo, la gente ha paura”, “Matteo, i figli non si fanno perché non ci sono i soldi”, “Matteo, Oprah ti ha dedicato un tweet, domani dovrò farlo anche io?” non sono esattamente domande scomode).
Ci uniamo, dunque, alle considerazioni che Enrico Mentana ha affidato a “IlFattoQuotidiano”: un Premier interpellato pubblicamente con il ‘tu’ rappresenta un precedente pericoloso, che rischia di confondere il piano di separazione tra intervistatore e intervistato.
In questo senso, il popolare conduttore si è chiesto: e se al suo posto ci fosse stato Berlusconi? In realtà, Mentana dimentica che Berlusconi dalla D’Urso c’è stato. Quando accadde – qualche anno fa – un fuorionda clamoroso (l’ex premier che diceva “E poi mi domandi, mi domandi..”) scatenò il putiferio. Insomma: tutto cambia, in Italia.
Affinchè nulla cambi.

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IL CONCERTO DELL’ESTATE “ROTOLA” IN TRIBUNALE

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi accoglie con favore le notizie riguardanti l’avvio delle indagini da parte della Corte dei Conti in merito al concerto dei Rolling Stones del 22 giugno scorso, nello scenario del Circo Massimo di Roma.
L’evento, come si ricorderà, aveva scatenato un fiume di polemiche: si contestò, in particolare, proprio l’esiguo affitto pagato dagli organizzatori (pari a  7.934 euro) al Comune di Roma. Pochi spiccioli, appunto, con cui la band di Mick Jagger si aggiudicò la possibilità di far echeggiare i suoi successi in uno degli scenari più affascinanti del mondo.
La cifra, infatti, stona sonoramente con il palcoscenico garantito dalla città: basti pensare che, per le suite del lussuoso albergo St. Regis, le “pietre rotolanti” pagarono quasi il doppio, ovvero 14 mila euro al giorno; mentre a Londra, come spiega il regolamento dei Royal Parks, per un’area delle stesse dimensioni gli Stones avrebbero dovuto spendere 306 mila euro soltanto per la prima voce.
Titolare delle indagini è il viceprocuratore generale Guido Patti, il cui primo obiettivo è verificare la presenza di un danno erariale per le casse del Campidoglio. L’inchiesta si svilupperà lungo due direttrici: da una parte dovranno essere identificati i dirigenti responsabili delle minori entrate; dall’altra ci sarà da affrontare il problema del calcolo della corretta tariffa a cui il Campidoglio avrebbe dovuto affittare il Circo Massimo alla band. Resta da capire, a questo proposito, quale metodo utilizzerà la procura per quantificare il valore dell’area: il computo, infatti, non dovrebbe essere realizzato né attraverso la moltiplicazione dei metri quadrati dell’area per un valore standard, né passando per un confronto con le altre grandi realtà della musica internazionale. Di difficile percorrenza anche l’ipotesi della semplice differenza tra la vecchia tarrifa, i 7.934 euro pagati dalla storica band britannica, e la nuova. Dopo lo “scandalo”, infatti, il Comune è corso ai ripari e si è affrettato ad approvare una delibera finalizzata ad aumentare il costo di locazione del suolo pubblico. “In seguito al caso dei Rolling Stones”  –  aveva annunciato due giorni dopo lo show l’assessore alle attività produttive Marta Leonori  –  “l’affitto passerà da 8mila euro a 200mila euro”.
Il sindaco Marino, da parte sua, ha accolto con favore la notizia: “Un applauso alla Corte dei conti. La Corte vada avanti e cerchi di capire perché l’amministrazione precedente aveva cercato di svendere il Circo Massimo. Sono straordinariamente contento perché la Corte dei conti conferma ancora una volta ciò che ho gia detto, ovvero che affittare il Circo Massimo alla cifra stabilita dall’amministrazione precedente alla mia era sbagliato. Io ho cambiato questa cifra con un voto in Giunta. L’ho fatto il 30 aprile 2014, prima del concerto, anche se poi l’Assemblea ha confermato questa decisione solo a fine luglio”.
In fiduciosa attesa dell’esito degli accertamenti svolti dai giudici contabili, l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi intende sottolineare come l’accaduto appaia ancora più inaccettabile alla luce delle disastrate condizioni delle finanze del Campidoglio, ormai sull’orlo del precipizio: per “rendere Roma virtuosa nella gestione della spesa e delle entrate”, come annunciato da Marino, e sostenere la città nel suo difficile piano di rientro economico, è innanzitutto importante che “svendite” del genere non accadano più.

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L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha accolto con sgomento la proposta, avanzata dall’Italia, di rimandare la data limite per lo stop al roaming e alle tariffe extra pagate nell’Unione per le telefonate e internet mobile.
Ricapitoliamo brevemente la vicenda, di cui l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi si è già occupata in passato: il Regolamento (CE) n. 531/2012 ha introdotto le soglie massime, imposte dall’Ue, sul traffico telefonico all’estero: per il dicembre 2015, invece, era (è) stata fissata da Commissione e Parlamento europeo la scomparsa definitiva del roaming.
Invece, a quanto pare, l’Italia ha esordito in Europa chiedendo di rinviare lo stop al roaming e alle tariffe extra: l’Agi, infatti, ha annunciato che “La presidenza italiana dell’Unione europea ha proposto di rinviare la fine delle tariffe extra per le telefonate e l’internet mobile in roaming, venendo incontro alle richieste dell’industria delle Tlc, ma scontrandosi inevitabilmente con Parlamento europeo e Commissione che invece hanno concordato la fine del trattamento differenziato del roaming entro la fine del 2015”.
Si sono, insomma, rivelate corrette le previsioni giornalistiche dell’estate. “Wall Street Italia” scriveva, già l’11 luglio, che per le imprese di telcomunicazioni “Si stima, infatti, un calo a regime del 5% dei ricavi. A svolgere un ruolo fondamentale in questo processo potrebbe essere l’Italia che, avendo preso il timone della presidenza di turno dell’ Ue dal primo luglio, ha il potere di avviare il negoziato con Strasburgo per il via libera definitivo all’ eliminazione del roaming. Nonostante le pressioni che in primis Telecom potrebbe esercitare sul governo”.
La richiesta italiana ha incontrato naturalmente l’opposizione dei consumatori. Ha protestato con forza l’Aduc: “Si apprende che domani la presidenza italiana di turno alla guida dell’Unione Europea proporrà di rinviare la fine delle tariffe extra per telefonate e Internet mobile in roaming. Il motivo sarebbe quello di favorire le richieste dell’industria delle Telecomunicazioni, che vogliono prender tempo con un graduale adattamento per l’equiparazione delle tariffe in tutti i Paesi della Comunità, equiparazione già stabilita da Parlamento Europeo e Commissione entro la fine del 2015. Proprio un pessimo esordio del semestre di guida italiana. – continua l’associazione – Perché prende in considerazione gli interessi economici di alcune centinaia di industrie e non quelli di centinaia di milioni di consumatori in un ambito, quello per l’appunto dei costi in roaming, in cui tutti gli operatori tlc sguazzano e vanno con mano pesante fidando sulle enormi difficoltà tecniche per eventualmente contestare gli addebiti, nonché sui notevoli guadagni a fronte di un servizio che per loro, allo stato dei fatti, ha grossomodo i medesimi costi di quelli nazionali. Per le aziende tlc, e per il nostro Governo, i cambiamenti ci devono essere, ma devono sempre e solo essere pagati dai consumatori”.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi si oppone fermamente al rinvio proposto dall’Italia, che andrebbe a ledere ancora una volta gli interessi degli utenti di telefonia a favore degli interessi economici della industria delle Telecomunicazioni. Ribadiamo, come scrivemmo già mesi fa, “la necessità (e non la “speranza”) di abolire, entro dicembre 2015, le tariffe supplementari sui servizi telefonici mobili quando si utilizza il cellulare in altri paesi dell’UE”.
Che non si consumi, ancora una volta, l’ennesima beffa a danno dei cittadini.

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LA CONDUTTRICE, DA QUALCHE GIORNO, “RIMPIAZZATA” DA FLORIS

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha preso atto dell’insolita assenza di Lilli Gruber, la notissima ed esperta giornalista cresciuta in Rai, dallo schermo televisivo. La conduttrice ha infatti disertato la conduzione di “Otto e mezzo” in occasione della puntata di lunedì 15 settembre su La7 per un problema di salute. L’indisposizione di Lilli Gruber, come ha annunciato Enrico Mentana lunga “alcune settimane”, ha costretto la tv di Urbano Cairo a un rapido rimescolamento di carte. Il format del dopo-tg funziona infatti alla perfezione, e per questo è stato necessario rimediare alla svelta, mettendo mano al palinsesto.
Se inizialmente la giornalista è stata sostituita da Mentana, in quella che è sempre stata la striscia di ”Otto e mezzo” (temporaneamente rimpiazzato con “Faccia a faccia”), subito dopo (“per il protrarsi dell’assenza di Lilli Gruber”, come spiegato dal comunicato della rete) ne ha preso il posto Giovanni Floris, totalizzando (si fa per dire) un calo di un punto abbondante di share: di conseguenza, la programmazione di “diciannovequaranta” (il nuovo programma di Floris che non ha mai prodotto ascolti straordinari) è stata momentaneamente sospesa. “La decisione è stata presa dall’editore Urbano Cairo con il pieno accordo di Lilli Gruber, che tornerà quanto prima alla guida del suo programma”, ancora per citare i comunicati aziendali.
Ci ha pensato Urbano Cairo, a margine della visita di Pietro Grasso a Milano, a chiarire la situazione di Lilli Gruber: “Lilli Gruber è in convalescenza, le ho parlato martedì e l’ho trovata benissimo con la sua bellissima voce. Ha voglia di tornare al più presto, e noi la aspettiamo”.
Il chiarimento tenta di arginare la fiumana di voci che si sono susseguite nei giorni scorsi: non ci sarebbe dunque nessuna trattativa segreta con Rai Tre, nessuna ripicca nei confronti di Floris.
In effetti, riportano alcuni portali d’informazione, sarebbe nientemeno che un virus il vero responsabile dell’assenza di Lilli Gruber dal piccolo schermo.
In questo senso, alla Gruber sono arrivate le scuse di Giuliano Ferrara, che con altri giornalisti aveva alimentato le dietrologie sulle vere cause del temporaneo allontanamento della conduttrice dagli schermi. “Approfitto per chiedere scusa a Lilli”, aveva scritto Ferrara nella rubrica delle lettere del suo quotidiano “per aver ospitato, con un commento per la verità beneaugurante e solo longanesianamente malizioso, i pettegolezzi (comprensibili) che avevano circondato la sua rinuncia di lunedì scorso. In bocca al lupo. Che torni presto. Un abbraccio”.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi si unisce agli auguri indirizzati alla giornalista e auspica un suo pronto ritorno sulle scene: anche alla luce del flop del programma in sua assenza, a riprova del fatto che – nonostante le credenze di alcuni – il pubblico si affeziona ai programmi, ma anche e soprattutto ai volti, alle voci, alle persone.

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L’ASSOCIAZIONE UTENTI DEI SERVIZI RADIOTELEVISIVI: È BENE VEDERCI CHIARO, NELL’INTERESSE DI TUTTI

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi intende vederci chiaro in relazione all’annunciata cessione di una quota di minoranza del pacchetto azionario di RaiWay SpA, la società controllata dallo Stato che gestisce la rete di diffusione del segnale radiotelevisivo della Rai. Occorre infatti rimanere vigili, anche e soprattutto perchè – ascoltando superficialmente la notizia – si potrebbe derubricare la questione allo status di noiosa bega amministrativa; invece, come si vedrà, così non è.
Ricapitoliamo brevemente i fatti: il Cda della Rai – presieduto dalla Presidente Anna Maria Tarantola – ha votato all’unanimità (a inizio settembre) l’autorizzazione alla vendita. La stessa Tarantola ha confermato l’avvio del percorso margine del Prix Italia: “Per fine anno la quotazione può andare in porto. E’ un’operazione complessa e delicata che richiede una riservatezza veramente elevata”.
L’annuncio ha dato il via a una fitta selva di polemiche: se l’esecutivo dell’Usigrai ha giudicato la vendita “un errore grave”, gli altri sindacati (Slc Cgil, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater e Libersind ConfSal) hanno inviato a Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dello Sviluppo Economico, Commissione di Vigilanza Rai, Corte dei Conti, Consob, Borsa Italiana, Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) e Agcm (Autorità garante della concorrenza e del mercato) una lettera in cui hanno denunciato la modalità, che giudicano illegittima, con cui si sta procedendo alla quotazione in Borsa e alla vendita di parte di Raiway. Ritengono, infatti, si tratti di un’operazione illegittima e rischiosa: con la quotazione a Piazza Affari, hanno spiegato, un’infrastruttura strategica e di pubblico interesse, “utilizzata anche dalle forze dell’ordine e dal Viminale”, esce “dall’effettivo controllo pubblico”.
Sulla stessa linea si è espresso il Presidente della Commissione di vigilanza Rai Roberto Fico: “È scandaloso che una struttura così strategica per il Paese sia all’improvviso venduta posto che, peraltro, sulle antenne Raiway  passano le intercettazioni delle procure della Repubblica e le emergenze nazionali, le forze dell’ordine e la protezione civile”.
Fin qui, come detto, i fatti: e proprio su questi occorre vederci chiaro. Già nel maggio del 2014, infatti, IlFattoQuotidiano – in un articolo a firma Fiorina Capozzi – parlava di “rischio di svendita, sulle orme di quanto accaduto in passato per Telecom Italia e alla sua rete”, e arrivava a domandarsi: “Se per il premier Matteo Renzi le reti sono strategiche, allora perché spingere per la vendita di RaiWay, controllata Rai su cui passa il segnale che permette oggi alla televisione di entrare nelle case degli italiani?”.
La trama ricostruita dal quotidiano diretto da Antonio Padellaro non fa che rinfocolare i dubbi: “Secondo un report di Mediobanca, pubblicato a metà dello scorso anno, la società delle torri valeva circa 600 milioni, mentre il governo punta a incassarne un quarto. A vantaggio di molti interessati”. Quel ch’è peggio, poiché la società “negli ultimi cinque anni ha investito quasi 350 milioni di euro (ma il piano pluriennale di investimenti è di oltre 600 milioni) per passare dall’analogico al digitale, connettere con la fibra buona parte dei siti tecnici […] e costruirsi così un futuro che potrebbe svilupparsi fino alla telefonia mobile e all’internet wireless seguendo un progetto che è già stato definito nelle linee guida all’interno di Rai Way”, la dismissione “anche solo di una quota di Rai Way, nata dall’esigenza di far quadrare i conti della Rai, rischia di privare i cittadini della prospettiva di una rete wireless pubblica e la Rai di nuove possibilità di business in un momento in cui i media stanno completamente rivedendo i propri modelli operativi”.
Insomma, il dubbio è lecito: che stiano svendendo un’azienda che, a differenza della sua controllante, è in realtà “un piccolo gioiellino”, dalle potenzialità immense, a vantaggio dei “soliti” soggetti privati interessati ad entrare in gioco nel business delle torri? Di privatizzazioni selvagge, rapide e sottocosto (o selvagge e rapide perchè sottocosto), la storia recente d’Italia abbonda; e di sicuro, in questi anni di sofferenza sociale, non abbiamo bisogno di ulteriori, ingiustificabili regali alle spalle dei contribuenti. Per questo motivo, l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi si unisce alle preoccupazioni dei sindacati e sottolinea l’opportunità di un chiarimento, da parte della Rai, in merito ai ricavi e ai motivi della vendita. Questioni del genere, alla faccia della “riservatezza veramente elevata”, devono essere tratate sotto gli occhi di tutti. Così da sgombrare il campo, come riteniamo doveroso, da nebbie, opacità, sospetti.

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L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi intende portare alla pubblica conoscenza l’incredibile vicenda occorsa al sig. C., in data 10/09/2014 concorrente del programma televisivo “Avanti un Altro” – format di Endemol Italia S.p.A., condotto da Paolo Bonolis e in onda su Canale 5 – che all’Associazione si è rivolto segnalando, appunto, quanto di seguito riassunto.
Il sig. C., in data 10/09/2014, ha partecipato alla suddetta trasmissione televisiva. I fatti segnalati, facilmente verificabili tramite la visione della puntata, messa in onda il 20/09/2014, sono i seguenti: il concorrente, nel corso della trasmissione, ha ottenuto l’accesso alla “Seconda fase del gioco”; ovvero è rimasto l’unico in gara, con l’obiettivo di aggiudicarsi il proprio montepremi superiore a 100.000 euro.
Poichè questo punto del gioco è basato sul criterio del “si vince se si sbaglia”, il concorrente doveva fornire sempre la risposta errata alle 21 domande poste dal conduttore.
A questo punto comincia la cronaca di un accaduto davvero incredibile. Precisando che, quando il montepremi raggiunge i 50.000 euro, ovvero da quando mancano 50 secondi allo scadere del tempo di gioco, il concorrente ha la possibilità, spingendo un pulsante, di entrare nella modalità “Time Out” (in tal caso la cifra corrispondente ai secondi mancanti viene congelata e il concorrente può tentare la vincita completando il percorso netto di 21 domande senza possibilità di errori), quando si trovava all’incirca a metà del percorso di gioco il sig. Cerboni ha risposto correttamente ad una domanda postagli dal conduttore ma, ciò nonostante, è stato interrotto  da quest’ultimo.
Per questo il concorrente, evidentemente spiazzato e indotto a pensare di essere caduto in errore, ha spinto d’istinto il pulsante “Time Out”: una scelta che ovviamente non avrebbe preso, se il presentatore non l’avesse ingiustamente interrotto e avesse continuato a leggere le domande successive.
Le incongruità, comunque, non sono finite qui. Sebbene la regia si sia affrettata a giudicare esatta la risposta fornita dal concorrente, al sig. C. non è stata comunque restituita la possibilità di terminare/riprendere il gioco da dove era stato interrotto; al contrario, è stato costretto a ricominciare dalla prima domanda con la formula del montepremi congelato (ovvero senza più possibilità di errore). Avendo poi fornito una risposta scorretta ha perso così la possibilità di vincere il montepremi.
Dunque, il sig. C. è stato indubbiamente vittima di un danno ingiusto in seguito al quale ha perso la possibilità di ottenere il montepremi.
È allora importante che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni intervenga, dopo la sollecitazione che l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi le ha rivolto, valutando l’opportunità di aprire un procedimento istruttorio. Quando si gioca, specie in tv, le regole devono essere chiare, senza dare adito a dubbi di sorta.

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Written on 17 Settembre 2014.

ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI CHIEDE DI TRASMETTERE I DUE PROGRAMMI IN GIORNI DIVERSI

Lo scontro tra il “Ballarò” di Rai3 e il nuovo programma di Giovanni Floris “DiMartedì” su La7 finisce per danneggiare i telespettatori e avvantaggiare gli altri canali tv in primis Mediaset. Lo afferma l’Associazione Utenti Radiotelevisivi.
La decisione di trasmettere due importanti programmi di informazione nel medesimo giorno arreca un danno al telespettatore, costretto a seguire solo uno dei due talk show, non potendo così godere dei servizi resi da entrambe le trasmissioni – attacca l’Associazione – Ma tale decisione rappresenta anche un vantaggio per gli altri canali: chi infatti non è interessato a questa tipologia di programmi rinuncerà a seguire sia Ra3, sia La7, a favore della concorrenza, in particolare Mediaset, che di martedì non ha alcuna trasmissione di approfondimento in palinsesto.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi critica poi Giovanni Floris per la scelta di andare in onda in contemporanea con Ballarò. “Considerato che grazie alla sua permanenza alla Rai e all’affezione dei telespettatori acquisita nel tempo porta una fetta di pubblico dalla tv di Stato a La7, farebbe bene a cambiare la data del suo programma, in modo da evitare lo scontro diretto con Ballarò” – conclude l’Associazione Utenti Radiotelevisivi.

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L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, a manifestazione ormai conclusa, affida al presente comunicato le sue considerazioni finali riguardo all’edizione 2014 del concorso di bellezza Miss Italia. La trasmissione, condotta da Simona Ventura, si è conclusa con la vittoria della 20enne siciliana Clarissa Marchese (dopo Giusy Buscemi e Giulia Arena terza Miss Italia siciliana consecutiva e undicesima della storia del concorso), incoronata dal rapper Emis Killa: originaria della provincia di Agrigento, nata Sciacca e residente a Ribera, Clarissa ha 20 anni, occhi e capelli castani ed è alta un metro e 78. Diplomata al liceo scientifico con 100/100, si sta per iscrivere all’università a Parma per studiare logopedia. Il suo papà, Giuseppe, ha una pizzeria in paese, mentre la mamma, Marisa, è americana di origini siciliane.
Diversi, gli ambiti delle considerazioni che – ex post – riguardano l’edizione di quest’anno. Innanzitutto, è bene sottolineare gli ottimi risultati in termini di share: la serata finale di Miss Italia è stata seguita su La7 e La7D da oltre un milione e duecentomila spettatori, con più del 7% di spettatori, ovvero circa il 30% in più rispetto agli ascolti totalizzati sulla stessa emittente lo scorso anno. La soddisfazione ha accumunato La7, che ha confermato che manderà in onda Miss Italia anche il prossimo anno, la conduttrice Simona Ventura (“E’ andata in onda una nuova Miss Italia e su La7 è arrivato un pubblico nuovo, grazie ad un linguaggio più giovane”), e la patron Patrizia Mirigliani (“Abbiamo realizzato un grande show su una rete che ha la vocazione dei talk e non dell’intrattenimento. Questa edizione è stata apprezzata dai giovani, dalle donne e dal web”). Allo stesso tempo, i risultati hanno convinto anche il sindaco di Jesolo, che spera che il prossimo anno il suo comune possa avere ancora più visibilità televisiva.
In secondo luogo, e alla luce di tanta visibilità, non si può non rimarcare come la rinuncia della Rai al concorso – una perdita notevole per la Tv di Stato e per i teleutenti, i quali pagano il canone anche per assistere ad eventi legati alle tradizioni nazionali, come il celebre concorso di bellezza – abbia rappresentato un clamoroso autogoal per l’azienda di Stato.
In ultima istanza, è opportuno sottolineare come l’edizione 2014 verrà ricordata soprattutto per la partecipazione di Rosaria Aprea, vincitrice del titolo di Miss Eleganza e ribattezzata ‘Miss Coraggio’ per aver denunciato il fidanzato (poi condannato) dopo essere stata ridotta in fin di vita. La ragazza, che ha esibito una cicatrice sull’addome di circa trenta centimetri, ha raccontato di aver trovato nel concorso il suo riscatto. In questo senso, è bene ricordare come l’organizzazione del programma abbia varato – insieme al Codacons – un apposito “Sportello anti-stalking”, grazie al quale le donne vittime di molestie o di atti di violenza possono ottenere assistenza legale e supporto per difendersi e denunciare i propri aggressori. Una iniziativa assolutamente meritevole che, come Associazione, non possiamo che condividere e appoggiare pienamente.
Sarebbe opportuno, dunque, prendere in considerazione l’idea di rivedere le scelte aziendali, dalle parti di Viale Mazzini: sarebbe il caso di valutare con accortezza l’intenzione di cestinare un evento che, su Twitter, entra al vertice dei trending topics con circa quarantamila tweet, e che seguita ad attrarre l’attenzione generale.

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TRA SELFIE CANCELLATI E TG SERVILI,  A QUALCUNO INTERESSA LA LIBERTÀ DI STAMPA?

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi monitora giornalmente il dibattito riguardante lo stato dell’informazione in Italia, costantemente riproposto e denunciato dal Movimento 5 Stelle.
A questo proposito, ha seguito con attenzione le recenti dichiarazioni del leader del Movimento, che  sul suo blog ha preso spunto dalle considerazioni di Bianca Berlinguer, direttrice del Tg3, riguardanti l’assenza dell’opposizione pentastellata dalle trasmissioni televisive.
“Durante un dibattito pubblico a domanda sulla diffusa percezione di un’informazione appiattita sulle posizioni dell’attuale esecutivo” – ha scritto il leader M5s – “Bianca Berlinguer, direttrice del Tg3, faccia tosta risponde: ‘se l’opposizione non viene in tv è difficile trovare un’alternativa al governo’. Un telegiornale del servizio pubblico, come quello diretto dalla Berlinguer, dovrebbe riportare correttamente le informazioni di carattere politico, economico e sociale anziché fare propaganda spicciola ai partiti di governo”. Il vulcanico ex-comico ha proseguito con la consueta verve: “Basterebbe la verità delle informazioni a fare da opposizione al governo e a rendere evidente la necessità di un’alternativa a chi affonda il paese. Il M5s” – ha sottolineato Grillo – “lavora in Parlamento e nelle amministrazioni, nelle tv occupate dai partiti e dai loro servi non ci veniamo. Il cittadino ha diritto a una tv pubblica senza partiti e servi, ci stiamo lavorando. Nel frattempo ci trovate in rete e nelle piazze di tutta Italia. I tg ti prendono per il culo, non guardarli”.
Non pago, Grillo – ormai in argomento – ha contestato anche la sovraesposizione mediatica dei membri del governo, e in particolare la passione per il selfie – non sempre, come emerso nei giorni scorsi, in occasione dell’imbarazzante tweet pubblicato e subito cancellato dal premier, adeguatamente gestita – del Presidente del Consiglio Renzi: “Renzie”,  ha scritto Grillo, ironizzando al solito contro l’approccio “cool” dell’ex sindaco di Firenze, “passa il tempo a farsi selfie come questo (e cancellarli). Potrebbe usare meglio il suo tempo”.
In effetti, colpisce la disinvoltura dei membri del governo nel rapporto con i social network e in genere la fotocamera (basti pensare al topless del ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini, concesso nei giorni subito dopo ferragosto e subito rilanciato da riviste e siti web scandalistici). In questo senso, è opportuno ribadire come, alla luce del momento drammatico vissuto dal Paese e i suoi cittadini, da una parte sarebbe bene limitare il ricorso alle polemiche sterili, dall’altra ridurre la portata di quella che si sta rivelando come una vera e propria pulsione esibizionistica, e concentrare gli sforzi nella realizzazione di riforme serie e credibili finalizzate a invertire la negativa tendenza economica di questi anni.
Ciò detto, se invece, in luogo di rilanciarsi accuse strumentali, ci si volesse concentrare con serietà e impegno sul tema dell’informazione in Italia, ci sarebbe – noi riteniamo – molto da dire: secondo Reporters Sans Frontieres l’Italia versa in pessime condizioni dal punto di vista della libertà di stampa, tanto che nel ranking 2014 del World Press Freedom Index stazioniamo, da questo punto di vista, nelle retrovie del mondo civile (al posto numero 49, anche se in lieve miglioramento rispetto all’anno scorso). D’altronde, non è un caso che i Paesi con maggiore libertà di stampa vantino minori tassi di corruzione e maggiore tranquillità economica (Finlandia, Olanda, Norvegia, e via invidiando).
Il problema dell’informazione italiana, allora, meriterebbe altri e più nobili discorsi: perchè, come purtroppo temevamo, la questione non si riduce (solo) a Berlusconi, ai selfie di Renzi, o alla vacillante deontologia professionale di qualche isolato megafono di partito, ma riguarda tutti noi, che di quell’informazione, ogni giorno, ci troviamo a fruire.

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Written on 09 Settembre 2014.

DOPO PAOLA FERRARI, GENE GNOCCHI E LUCIANO ONDER, SEMPRE PIU’ INCOMPRENSIBILI LE SCELTE DELLA RETE CHE VANNO A TUTTO SVANTAGGIO DEGLI ASCOLTI

L’Associazione Utenti Radiotelevisivi protesta oggi contro la cancellazione della rubrica Tg1 Storia, uno dei pochi prodotti di qualità della rete, in grado di diffondere la conoscenza e la cultura tra i telespettatori.
In questi ultimi giorni sono numerosissime le segnalazioni di dissenso pervenute al nostro ente da parte degli utenti Rai, che criticano fortemente le decisioni dell’azienda – spiega l’Associazione – In particolare i telespettatori non hanno gradito non solo la cancellazione di Tg1 Storia, ma anche la cacciata di Paola Ferrari e Gene Gnocchi da “La Domenica Sportiva” e la mancata conferma di Luciano Onder, storico conduttore di “Medicina 33”.
Si tratta di programmi e conduttori che hanno creato una affezione consolidata nel pubblico, garantendo ascolti soddisfacenti e una qualità dell’offerta difficilmente riscontrabile su altre reti – prosegue l’Associazione Utenti Radiotelevisivi – Proprio per questo le ultime scelte dei vertici Rai appaiono sempre più incomprensibili e masochistiche, stanno suscitando il malcontento dei telespettatori e potrebbero avere pesanti conseguenze sul fronte delle entrate pubblicitarie, di cui gli stessi vertici dovranno poi rispondere.

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Written on 01 Settembre 2014.

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha già trattato la questione relativa all’addio di Floris – dopo dodici anni di conduzione di Ballarò, il programma di approfondimento politico che gli ha dato il successo – dalla Rai. Divorzio, questo, gestito con insospettabile cortesia da viale Mazzini (che, “nel ringraziarlo per il lavoro svolto”, ha voluto porgergli “i migliori auguri per il suo futuro professionale“), che ha portato all’approdo del conduttore a La7, dove – da settembre – condurrà due nuovi programmi, ‘Diciannove e quaranta’ (la striscia pre-Tg sul modello de “Il Fatto” di Enzo Biagi) e ‘Dimartedì’.
Proprio con il secondo l’ex golden boy targato Rai si trova a sfidare direttamente il nuovo Ballarò affidato a Massimo Giannini, sempre su Rai 3, proponendosi “di rinnovare l’impianto del talk show, evitando il clone di Ballarò ma mantenendone alcuni punti cardine, come la copertina di Crozza e i sondaggi di Nando Pagnoncelli”.

L’opinione pubblica, più che interessarsi alle questioni contenutistiche o alla valanga di talk show che a breve inonderanno il palinsesto televisivo (sovraffollato nonostante ogni anno si intoni il de profundii” del salotto di approfondimento politico: Giovanni Floris sarà il primo in onda da lunedì 8 settembre su La7; il 9 settembre tornerà Bruno Vespa a “Porta a Porta” su Rai1, l’11 settembre in seconda serata su Canale 5 sarà la volta di “Matrix” con Luca Telese, il 15 settembre su La7 salperà “Piazza pulita” con Corrado Formigli che andrà contro “Quinta Colonna” di Paolo Del Debbio su Retequattro; Nicola Porro, su Rai2, con “Virus”, sfiderà Santoro su La7, dal 25 settembre; la “Gabbia” di Gianluigi Paragone andrà in onda domenica 21 settembre in prime time), ha concentrato la propria attenzione sulle ragioni della separazione. In questo senso, stando all’Ansa, all’origine del divorzio ci sarebbero prevalentemente motivi di ordine economico, con la Rai pronta ad offrire 600-630mila euro annui per un triennio, e Floris insoddisfatto dalla proposta.
A La7, secondo Repubblica, il conduttore guadagnerà quattro milioni di euro in tre anni: e allora, occorre rammentare come capiti a pennello una questione di pecunia, dopo lo scontro – qualche mese fa – proprio tra Giovanni Floris e il neopremier Matteo Renzi, che aveva espresso l’intenzione di ridurre i costi dell’azienda televisiva pubblica.
Se le indiscrezioni dell’Ansa fossero confermate, e alla base della rottura sussistessero motivi di natura economica, l’epilogo della vicenda e i propositi di riduzione dei costi Rai parrebbero troppo correlati per non istituire un nesso causale. Al netto dei dibattiti sulla moralità di certi compensi sui canali del servizio pubblico – nonostante i protagonisti si scherniscano, e si aggrappino come gli ubriachi al palo agli ormai famigerati prezzi di mercato – l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi intende ribadire la propria posizione favorevole a una marcata riduzione dei costi dell’azienda televisiva di Stato, resa ormai indispensabile dagli impietosi bilanci degli ultimi anni, e sottolineare come le pretese economiche di Floris fossero del tutto incompatibili con una ragionevole gestione dei costi dalle parti di Viale Mazzini.

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Written on 03 Settembre 2014.

CODACONS: SOSTITUIRE DIRETTORE MAZZA E CONDUZIONE. REINTRODURRE PAOLA FERRARI ALLA GUIDA DEL PROGRAMMA 

Dopo il flop di ascolti della nuova stagione de La Domenica Sportiva, il Codacons e l’Associazione Utenti Radiotelevisivi chiedono la sostituzione immediata del Direttore Mauro Mazza e un cambio nella conduzione della trasmissione. E’ evidente che i telespettatori non hanno gradito il nuovo corso dato al programma – affermano le due associazioni – I dati di ascolto confermano gli errori compiuti con La Domenica Sportiva, in primis la sostituzione di Paola Ferrari e la cacciata di Gene Gnocchi. Scelte che si ripercuotono sui bilanci della Rai, perché minori ascolti comportano minori entrate pubblicitarie. Per tale motivo Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi chiedono oggi ai vertici Rai non solo la sostituzione del direttore della testata, Mauro Mazza, ma anche il reintegro alla conduzione di Paola Ferrari, volto noto al pubblico amante di calcio che ha garantito nel tempo qualità e ascolti soddisfacenti.

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Written on 28 Agosto 2014.

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, da sempre impegnata a tutelare i diritti e gli interessi dei consumatori ed utenti, ha salutato con favore il provvedimento n.25052 emanato dalla Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nei confronti di Obiettivo Risarcimento S.r.l. (OR) in tema di tutela amministrativa contro le clausole vessatorie (ex articolo 37 bis del Codice del Consumo),  pubblicato sul bollettino AGCM n. 34 in data 25 agosto 2014.
OR, in qualità di professionista ai sensi dell’art. 3 del Codice del Consumo, è una società che offre un’attività di assistenza, giudiziale e stragiudiziale, a consumatori che ritengano di aver subito danni da “malasanità”.
L’attività della azienda attiene alla “gestione dei danni alla persona” nei confronti di tutti i soggetti potenzialmente coinvolti (ad esempio, medici, cliniche, ASL e strutture ospedaliere).
Per l’assistenza offerta Obiettivo Risarcimento S.r.l. utilizza un modulo contrattuale con cui il cliente-consumatore gli attribuisce il compito di svolgere la summenzionata attività di sostegno; tuttavia talune clausole adottate nei moduli contrattuali predisposti dalla società, in quanto potenzialmente vessatorie ai sensi degli artt. 33 ss D.Lgs. n. 206/2005 (Codice del Consumo) sono state oggetto di istruttoria da parte dell’Antitrust.
In particolare sono state oggetto di valutazione le clausole relative all’individuazione del corrispettivo in caso di esito positivo dell’attività svolta da OR, non redatte in modo chiaro e comprensibile, quelle in tema di revoca del mandato e di violazione dell’esclusiva volte a imporre penali di importo eccessivamente oneroso, con conseguente limitazione dei diritti e delle azioni del consumatore nell’ipotesi di inadempimento del professionista e quelle volte ad individuare un foro competente diverso da quello di residenza o di domicilio elettivo del consumatore.

Più specificamente le clausole in questione concernono: 

  1. a)LE OBBLIGAZIONI TRA LE PARTI:

In caso di esito positivo (risarcimento ottenuto) il mandante si impegnava infatti a corrispondere alla società mandataria, al compimento dell’incarico, il compenso pattuito pari al 30% + IVA, calcolato sulle somme complessive ottenute; il mandante si impegnava altresì a rimborsare i costi e le spese per suo conto anticipate dalla società mandataria per lo svolgimento dell’incarico, oltre a quanto riconosciuto dalla controparte soccombente a titolo di onorari di patrocinio al legale nominato.

  1. b)REVOCA:

In caso di revoca, il mandante si impegnava a corrispondere alla società mandataria tutte le spese sostenute e/o anticipate, oltre agli interessi legali venuti a maturare dal giorno in cui sono state fatte, nonché una somma fino al 30% del compenso calcolato sulla base della richiesta di risarcimento formulata o comunque, in rapporto e proporzione all’attività prestata. In ogni caso il mandante si impegnava corrispondere alla società mandataria la somma pari a € 400+IVA per l’attività di disamina e fascicolazione pratica.

  1. c)IMPEGNI DEL MANDANTE:

Il mandante si impegnava ed obbligava a versare alla società mandataria l’intero compenso (così come descritto al punto a), sia nel caso di revoca dell’incarico dopo la formulazione, da parte della compagnia assicurativa e/o del responsabile, di offerte risarcitorie, sia nel caso di definizione in proprio del risarcimento.

  1. f)FORO COMPETENTE:

Per ogni controversia in ordine all’esecuzione ed agli obblighi scaturenti dal contratto si considerava competente il Foro di Treviso.
Tali clausole, in sé o in collegamento tra loro, sono state ritenute potenzialmente idonee a determinare, a carico del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto; al fine di verificarne la vessatorietà veniva quindi avviato, in data 5 marzo 2014, il procedimento istruttorio nei confronti di OR.
Sull’argomento, in armonia con quanto previsto dal’art, 37 bis, comma 1, del Codice del Consumo, è stata disposta una consultazione alla quale hanno preso parte le Associazione dei Consumatori rappresentative a livello nazionale, tra cui Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi.
Nei contributi pervenuti nel corso della consultazione, volta a rilevare la eventuale vessatorietà delle clausole oggetto del procedimento avviato dall’AGCM, veniva concordemente evidenziata dalle Associazioni dei Consumatori intervenute, compresa la scrivente, l’estrema genericità del contenuto del modulo contrattuale in esame, con particolare riferimento alle clausole in tema di corrispettivo e di revoca.
Si evidenziava poi la eccessività dell’ammontare del corrispettivo richiesto in caso di adempimento dell’incarico tanto per la percentuale prospettata, pari già da sola a circa un terzo della somma percepita, quanto per le spese richieste da OR e gli onorari per il patrocinio legale.
Inoltre veniva posto l’accento sulla vessatorietà della clausola disciplinante l’esercizio della revoca dell’incarico da parte del cliente in quanto eccessiva e ingiustificata per la misura del rimborso delle spese sostenute dal mandatario e per la modalità di definizione del compenso, parametrato su fattori che non determinati preventivamente.
In particolare, l’entità della penale non veniva ricondotta al complesso dell’attività prestata dal professionista fino al momento della revoca, non potendo ritenersi sufficiente la semplice presentazione della richiesta di risarcimento.
Si riteneva altresì vessatoria la clausola che stabiliva il carattere esclusivo del mandato attribuito a OR  poiché ciò avrebbe comportato una restrizione della libertà contrattuale del consumatore.
Per quanto concerne la clausola volta a individuare il foro competente nelle controversie fra OR e il cliente si osservava, sempre nel corso della consultazione, che la giurisprudenza è concorde nel ritenere tale previsione contrattuale vessatoria ai sensi dell’articolo 33, comma 2, lettera u), del Codice del Consumo.
Il modulo contrattuale in esame avrebbe poi esposto il mandante ad affrontare costi imprevedibili posto che egli, al momento della stipula, non veniva adeguatamente reso edotto del grado di complessità della questione, dell’importo richiesto e dei costi da sostenere.
Quanto alla clausola avente ad oggetto la revoca, le Associazioni intervenute evidenziavano come le condizioni previste avrebbero reso la stessa onerosa, tenuto conto che quanto richiesto come penale rappresentava il corrispettivo per prestazioni non ancora adempiute e delle quali non era dato conoscere né la sussistenza né l’ammontare e sottolineavano, infine, che la clausola in tema di impegni del mandante ne avrebbe limitato la libertà contrattuale nel caso in cui fosse giunto ad un accordo attraverso altra soluzioni.
L’AGMC, ha accolto positivamente le osservazioni presentate dalla Associazioni nel corso della consultazione ribadendo come il sistema di tutela del consumatore in materia di clausole vessatorie istituito dalla direttiva 93/13/CEE (il cui recepimento è attualmente contenuto negli articoli 33 e seguenti del Codice del Consumo ) è fondato sul presupposto che “il consumatore si trovi in una situazione di inferiorità rispetto al professionista per quanto riguarda, sia il potere nelle trattative che il livello di informazione, situazione questa che lo induce ad aderire alle condizioni predisposte senza poter incidere sul contenuto delle stesse” .
Richiamando recenti pronunce della Corte di Giustizia Europea ha inoltre sottolineato il principio di chiarezza, trasparenza e comprensibilità delle clausole contrattuali non concerne soltanto il piano formale e grammaticale ma deve essere inteso in senso estensivo in modo che il consumatore possa valutare, sulla base di criteri precisi ed intelligibili, anche le conseguenze economiche che gli derivano dall’adesione al contratto.
Ciò posto, L’Autorità ha rilevato come le clausole oggetto di istruttoria contenute nel modulo contrattuale di OR per l’incarico di mandato presentino diverse criticità sul piano della vessatorietà ai sensi degli articoli 33-37 bis del Codice del Consumo.
Rileva in particolare l’estrema sinteticità e la scarsa chiarezza del modulo contrattuale di OR, tanto nel suo complesso, quanto nel contenuto delle singole clausole in esame, relative ad elementi essenziali del contratto, quali in particolare la determinazione del corrispettivo e dell’attività di OR.

“Pertanto”, si legge nel provvedimento, “contrariamente a quanto rappresentato dalla società nelle proprie difese, non può essere esclusa una valutazione della vessatorietà delle clausole oggetto di contestazione ai sensi del combinato disposto degli articoli 34, comma 2, e 35, comma 1, del Codice del Consumo laddove peraltro, come nel caso di specie, l’oggetto del contratto e il corrispettivo non sono individuati in modo chiaro e comprensibile”.

Data la presunzione legale di vessatorietà ex articolo 33, comma 2, del Codice del Consumo che Obiettivo Risarcimento S.r.l. nel corso del procedimento non è riuscita a superare, l’AGCM, dopo il  confronto con le principali Associazioni dei Consumatori, tra cui la scrivente, finalizzato alla realizzazione di  un più  elevato livello di tutela nei confronti dei consumatori, ha dunque deliberato la vessatorietà delle clausole in oggetto, con tutte le conseguenze che ne derivano.

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Written on 31 Luglio 2014.

CODACONS: CONDUTTRICE E’ SOTTO CONTRATTO. SE NON UTILIZZATA DALL’AZIENDA, DANNO PER ERARIO. LA CORTE DEI CONTI INDAGHI 

Il caso di Paola Ferrari, rimossa a sorpresa dalla conduzione de “La Domenica Sportiva”, finisce alla Corte dei Conti. Il Codacons e l’Associazione Utenti Radiotelevisivi hanno deciso infatti di vederci chiaro su un caso che potrebbe configurare l’ennesimo spreco di soldi pubblici da parte della Rai, e annunciano oggi la presentazione di un esposto alla magistratura contabile. Senza entrare nel merito delle decisioni della rete – spiegano le due associazioni – è necessario capire come l’azienda intenda affrontare la rimozione di Paola Ferrari da una trasmissione che ha finora incontrato i gusti del pubblico televisivo. La conduttrice, infatti, è regolarmente sotto contratto con la Rai. Questo significa che la rete deve necessariamente collocarla all’interno del palinsesto; in caso contrario, una risorsa dell’azienda – peraltro a costo zero dal momento che risulta già contrattualizzata – rimarrebbe inutilizzata, con grave danno per le casse pubbliche.
Codacons e l’Associazione Utenti Radiotelevisivi hanno deciso dunque di presentare un esposto alla Corte dei Conti, affinché verifichi se siano o meno ravvisabili nel comportamento della Rai sprechi di denaro pubblico a danno della collettività.

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L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha assistito, insieme ai telespettatori, all’ennesima, insopportabile, prevedibilissima rissa televisiva tra Giuliano Ferrara – direttore de Il Foglio – e Marco Travaglio de Il Fatto Quotidiano: nella puntata di venerdì 18 luglio 2014 di Bersaglio Mobile (il programma di approfondimento politico condotto da Enrico Mentana) dedicata alla sentenza di assoluzione di Silvio Berlusconi, il dibattito è subito sfociato in una rissa verbale: all’analisi tecnica di Marco Travaglio, che ha provato a spiegare le ragioni giuridiche alla base della sentenza d’appello – in attesa della pubblicazione delle motivazioni – Ferrara (nonostante le premesse pacifiche: “Non sono qui per litigare”, aveva assicurato) ha risposto attaccando: “Formigli tu e Travaglio avete lo stesso problema stasera, siete mosci: Travaglio fa il solito schemino della legge votata per salvare Berlusconi”. Gli ha replicato Marco Travaglio: “Ma se la legge se l’è votata da solo! Ignorante!”. E via allo scontro, a suon di insulti e arricchito (si fa per dire) da quella carica di cattivo gusto che l’ “elefantino” ha tante volte riproposto: “Ma stai zitto! Ti pulisco lo sgabello, quello su cui hai messo il tuo culetto, sei l’uomo più sputtanato d’Italia dopo Berlusconi”, ha soavemente ribattuto Ferrara, ricordando il celebre episodio con Berlusconi a Servizio Pubblico. “Tu lo sgabello lo avresti sfondato” – ha risposto con una battuta, di analoga levatura, Travaglio – “sei un somaro, non capisci niente”.
Il botta è risposta è proseguito senza che Mentana – pur, generosamente, tentando – riuscisse a ripristinare una corretta e civile discussione: “Parliamo di questioni serie invece di parlare di chi ce l’ha più lungo tra te e Travaglio, non me me importa nulla” ha commentato il conduttore provando a fermare Ferrara. “Metti a tacere Travaglio o ti mando a affa…” è stata la risposta del direttore de Il Foglio. Così, per fare “un po’ d’igiene” Mentana ha – finalmente! – chiuso l’audio all’ormai incontenibile Ferrara, che si è alzato e ha lasciato la puntata, interrompendo il collegamento.
Tutto già visto, insomma. Il duopolio talkshow-coprolalia pare – insieme a tante altre amenità – una di quelle eredità che rischiamo di non rottamare mai. Il “salotto” politico di approfondimento basato sulla contrapposizione dialettica troppo spesso si risolve in uno sterile scontro e troppo di rado approda all’approfondimento vero e proprio: è un’altra delle costanti del nostro tempo che, per il bene di tutti, è ora di relegare nel cassetto dei ricordi.

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi intende pronunciarsi nel merito del dibattito aperto dalla campagna pubblicitaria dell’agenzia funebre Taffo, che ha recentemente lanciato la campagna “cremazione Diamond. Trasformiamo in diamanti le ceneri dei tuoi cari”. Si tratta di un manifesto dove compare la mano, con al dito un anello, di una donna sorridente e lo slogan “stavolta tuo marito non potrà dirti di no”. Ed ancora: “Il marito non potrà dire di no dal momento che non c’è più e non sarà lui a regalare il diamante alla moglie. Il diamante è lui stesso”.
La crisi, si sa, aguzza l’ingegno: e la Taffo, che di ingegno pare averne in abbondanza, sdogana funerali per animali (“si sta parlando a Roma dei cimiteri per gli animali e noi già effettuiamo funerali per gli amici a quattro zampe. Ci fanno compagnia per una vita e meritano la nostra attenzione”, ha precisato Taffo) e la trasformazione in diamante del “caro estinto”, un processo che dura parecchio, perché il procedimento avviene nei laboratori di Algordanza, ditta con sede in Svizzera. In particolare, tramutare le ceneri in una pietra preziosa varia dalle 3mila alle 15mila euro: sulla base, ovviamente, dei carati desiderati.
Già in passato l’agenzia funebre Taffo si era distinta per una propensione allo humour nero: “Fai allacciare le cinture anche ai passeggeri. Non costringerci a fare gli straordinari”, poi “se hai bevuto fai guidare qualcun altro o saremo noi a darti un passaggio”, e ancora “non correre oltre i limiti. Noi non abbiamo fretta di vederti”, “Vi aiuteremo a farlo a pezzi…il pagamento del funerale”. Di fronte alle reazioni – a metà tra indignazione e apprezzamenti – scatenate dalla nuova trovata si è schernito il titolare, Luciano Taffo: “Non immaginavamo certo tanto clamore intorno alla nostra pubblicità, ma il nostro obiettivo principale è quello di valorizzare la cremazione, che vediamo come un rito ideale per salutare i propri cari e insieme il procedimento più semplice”. Pare davvero difficile, però, credergli: un’iniziativa di marketing tanto aggressiva e provocatoria non può essere certo casuale. Non a caso, trecento manifesti hanno invaso Roma per 15 giorni per far conoscere l’ultima frontiera della cremazione.
Pur riconoscendo l’originalità della trovata, l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi giudica deplorevole e assolutamente condannabile la degenerazione, ormai inarrestabile, del marketing commerciale. Un conto, riteniamo, è affiggere una tantum manifesti d’impatto; un altro, decisamente, superare di continuo quei limiti di buon gusto e decoro che dovrebbero governare la nostra vita civile.

Written on 10 Luglio 2014.

LO PROMUOVONO IL CODACONS E ALCUNI GIORNALISTI INDIPENDENTI. VIOLATI I PRINCIPI DI TRASPARENZA E PAR CONDICIO 

Il Codacons e l’ Associazione Utenti Radiotelevisivi hanno notificato oggi un ricorso al Tar del Lazio contro le recentissime nomine di Paola Marchesini (direttore di Radio2); Vittorio Argento, Maria Teresa Torcia e Onofrio Dispenza (confermati nelle funzioni di Vice Direttore); Gianfranco D’Anna, Francesco De Vitis e Maria Maddalena Lepri; Silvia Calandrelli (direzione Rai Cultura); Pasquale D’Alessandro (direttore di Rai5). Il ricorso, appoggiato anche da alcuni giornalisti indipendenti, è stato illustrato oggi a Roma nel corso della presentazione del “Codacons Tv”.
Nel ricorso le associazioni lamentano – tra le varie cose – che, al pari delle precedenti nomine, la RAI abbia agito svincolando il proprio operato da qualsivoglia criterio di trasparenza, par condicio e giusto procedimento per le nomine di importanti candidati a ricoprire ruoli direttoriali e di vicedirettore.
D’altronde, chiariscono Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi, si tratta sempre di nomine assoggettate ad un compenso in relazione al quale in capo alla RAI sorge l’obbligo di documentarne la consistenza e la legittimità anche con riferimento alla Corte dei Conti. Trattandosi di ruoli strettamente connessi al servizio pubblico di cui la RAI, ad oggi, è concessionaria, e rilevando tali nuove nomine anche sotto un profilo di attribuzione di vantaggi economici ex art. 12 l. 241/90, si impone che l’intera procedura sia assoggettata – anche in assenza di una espressa previsione statutaria – ai principi di buon andamento e trasparenza ex art. 97 Cost.
Ebbene, le tempistiche delle nomine (che si ricorda intervengono in un contesto in cui viene fatto obbligo anche alla RAI di procedere ad una spending review), l’oggettiva impossibilità di un confronto curriculare, la mancanza di una progettualità alla luce anche delle impugnate nomine del CDA appaiono – in assenza di motivazione – il frutto di scelte che non sembrano provenire da Organi caratterizzati da quella notoria indipendenza che dovrebbe qualificarli.
Le nomine quindi non solo si configurano come forme di concessione di stipendi ed emolumenti economici da parte di una concessionaria pubblica, in favore di soggetti scelti in assenza di una preventiva fase di raffronto tra curricula, ma operano quale ulteriore sintomo di una gestione, quella della RAI, che non è in alcun modo incline a logiche di spending review, esaltazione della trasparenza e della par condicio.

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PERCHÈ TANTE DIFFERENZE?

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, coerentemente con la propria funzione di tutela dell’utenza, non può ignorare una questione che ultimamente, in Italia, sta diventando palese: quella dei cartelloni pubblicitari perimetrali illuminati, con messaggio variabile, nei quali gli inserzionisti pubblicano i propri spot.
L’importanza di tali pannelli, infatti – ben conosciuti dagli appassionati del futbol e di fatto protagonisti delle campagne pubblicitarie che i marchi più noti ambientano negli stadi – è risultata accresciuta dalla continua avanzata della pay tv, che gli ha conferito quella visibilità e centralità che il pur romantico “calcio di una volta” non poteva garantirgli.
Da qui, però, nascono i problemi: allettati da ritorni pubblicitari danarosi come non mai, gli immancabili sponsor hanno ritenuto opportuno utilizzare questi supporti per aggirare quelle regole (l’articolo 11 della Direttiva 89/552/CEE e successive modificazioni stabilisce che “Gli Stati membri assicurano che, in caso di inserimento di pubblicità televisiva o televendite durante i programmi, restino impregiudicati l’integrità dei programmi, tenuto conto degli intervalli naturali, della durata e della natura del programma, nonché i diritti dei titolari”, novella vieppiù ripresa da successivi interventi legislativi, che hanno confermato come sia consentito l’inserimento della pubblicità soltanto negli intervalli naturali dell’evento sportivo, ovvero durante le interruzioni nello svolgimento della competizione; senza dimenticare le indicazione dell’Autorità Garante delle Comunicazioni e del Mercato, che ha previsto espressamente i casi in cui è ammessa la trasmissione degli spot pubblicitari all’interno degli incontri di calcio) che limitano la pubblicità radiotelevisiva ai soli momenti di intervallo del gioco.
In Italia, invece, ospitata dai cartelloni pubblicitari perimetrali, la réclame di qualsiasi cosa si possa acquistare viene reiterata senza sosta, e trova finalmente quello spazio di completa libertà che altrove (giustamente) viene limitato: a ogni piè sospinto leggiamo di banche, panini, motorini e schiume da barba, in un torrentizio inarrestabile cancan che pare – agli occhi degli utenti – inevitabile come la fatiscenza degli stadi.
Alcuni esempi: rivedendo le partite Argentina-Italia del 14 agosto 2013, Inter-Roma del 5 ottobre 2013 e Roma-Verona dell’1 settembre 2013 si potrebbe agevolmente constatare come i messaggi si siano alternati repentinamente, passando dallo sfondo scuro a quello chiaro senza sosta; lo stesso discorso vale per gli slogan o i marchi in continuo movimento, che hanno favorito un continuo susseguirsi di luci e colori accecanti per tutta la durata delle partite.
Regolamentarne la presenza – al pari della pubblicità radiotelevisiva – dei pannelli di bordocampo permetterebbe di evitare ogni influenza sia sui telespettatori sia, in particolare, sui giocatori, specie in momenti determinanti del gioco. Ce lo dimostra, in particolare, il caso dei Mondiali brasiliani: qui, infatti – dove l’occhio della Fifa vigila, evidentemente, con ben altra prontezza – si sono ben guardati dal proposito di esagerare, e si è optato per una pubblicità luminosa moderata e piuttosto sobria, che non costituisce elemento di disturbo per chiunque assista all’evento.
Le domande che ci poniamo, a questo punto, sono due: perché i massimi organi calcistici sembrano indifferenti alla situazione italiana, ma si muovono correttamente ai Mondiali? E perché, da noi, del tifoso (ma anche del calciatore) sembra che non interessi a nessuno, mentre le esigenze di esposizione mediatica dei cartelloni paiono cruciali e irrinunciabili? Attendiamo, al solito, che qualcuno risponda.

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Written on 03 Luglio 2014.

TRA MORSI E RIMORSI, GIÀ ESAURITA L’INDIGNAZIONE? 

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha atteso, in questi giorni di smentite, scuse e perdoni, reciproci e incrociati, prima di far sentire la sua voce. Ora che la faccenda, però, è – checché ne possa dire il presidente uruguagio José Mujica, sulle prime sicuro che una “campagna denigratoria” fosse in atto ai danni del giocatore – abbastanza chiara, è arrivato il tempo di dire la nostra.
Nello scoramento nazionale per l’eliminazione dal Mondiale ad opera di modeste compagini americane, allegramente sbarcate in Brasile da Paesi che una buona parte dei tifosi italiani rintraccerebbero con difficoltà sulle cartine, in pochi sembrano essersi accorti dell’eco della vicenda nel resto del mondo. Gli sponsor – i veri padroni della kermesse calcistica – per primi hanno lamentato un serio danno d’immagine: su tutti l’Adidas, indecisa se rescindere o meno il contratto con l’attaccante, costretta ai ritirare il materiale pubblicitario in cui il calciatore, ironicamente, digrigna i denti come un animale affamato. Ma anche gli altri, come l’agenzia di scommesse sportive 888 Poker, di cui Suarez è divenuto testimonial solo due mesi fa, ha usato toni duri: “Stiamo seriamente considerando la sua posizione perché non possiamo tollerare di essere rappresentati da chi si rende protagonista di atti antisportivi”.
L’antisportività del gesto rileva anche sotto altri profili: la Fifa, l’onnipotente organo di governo del calcio mondiale, ha considerato tra i fattori aggravanti anche il fatto che l’episodio sia avvenuto senza che i due giocatori fossero “in lotta per il pallone”, anzi con la sfera “lontana”. “L’uruguayano ha morso l’avversario con l’intento di fare male”, insomma, violando palesemente i più basilari valori di etica sportiva (la pena pecuniaria, 100.000 franchi svizzeri, è stata comminata proprio per “aver leso l’immagine del calcio”). Per questo gli ha rifilato una stangata, tentando al contempo di prevenire “il rischio di imitazione” e tenendo conto della coazione a ripetere da cui la punta del Liverpool pare affetta.
Tutto questo senza neanche aver accennato alla rilevanza penale della condotta posta in essere dal calciatore: il campo da gioco, infatti, non è una zona franca dove, in nome della competizione e in concorso con l’adrenalina, diventa lecito qualsiasi comportamento. Alcune condotte particolarmente violente fuoriescono, infatti, dall’ambito sportivo per assumere valenza penale; nell’affaire-Suarez si riscontra, evidentemente e per stessa ammissione dell’agente, una violazione dolosa nonché un superamento della cosiddetta soglia di “rischio consentito” (ossia del limite entro cui eventuali violazioni delle regole vengono tollerati poichè consoni allo svolgimento dell’attività sportiva). E’ pertanto chiara la rilevanza penale del comportamento e, come è stato giustamente rilevato, Suarez potrebbe essere chiamato a rispondere dei reati di violenza privata e lesioni personali.
Ciò detto e considerato, l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi intende allinearsi all’autorevole parere espresso dal Codacons (anche in un inedito formato virtuale, accessibile all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=THW_cZvyNVs). Sottolinea, dunque, e sostiene l’opportunità di ripetere la partita alla luce delle gravi irregolarità che l’hanno condizionata, rintracciando ed evidenziando responsabilità e contraddizioni anche a livello dirigenziale. Ribadisce, infine, come non solo a parole – come troppo spesso accade – si possa seguitare a richiedere il “buon esempio” dai calciatori; ma sia necessario iniziare a significare a chiunque violi i principi di una sana etica sportiva la conseguenza concreta e dannosa, per gli interessi propri e dei propri sostenitori, che dall’errore e dalla violazione direttamente deriva.

Written on 30 Giugno 2014.

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi affida al presente comunicato l’intento di contribuire alla diffusione delle informazioni riguardanti le nuove regole sulla telefonia: il Regolamento (CE) n. 531/2012, infatti, introduce le soglie massime, imposte dall’Ue, sul traffico telefonico all’estero (in attesa del dicembre 2015, anno in cui il roaming dovrebbe sparire definitivamente).

Per ora, grazie al Regolamento:

  1. le chiamate in uscita non potranno costare più di 23,1 cent al minuto (19 cent + Iva),
  2. le chiamate in entrata non potranno costare più di 6,1 cent (5 cent + Iva);
  3. gli Sms in uscita non più di 7,3 cent (6 cent + Iva);
  4. per i collegamenti a internet il massimo costo è 24,4 cent per Megabyte scaricato (20 cent + Iva).

La ratio del Regolamento consiste nel tentativo di stimolare la concorrenza nel settore: sulla base del principio che prevede una corretta informazione sulle tariffe applicate al consumatore, il nuovo Regolamento prevede, tra l’altro, che quando ci si reca in un altro Paese dell’UE, il proprio operatore di telefonia mobile debba inviare un SMS con un riepilogo delle tariffe per le chiamate in entrata e in uscita, gli SMS e il collegamento online (scaricamento dati) in tale Paese. Se, al contrario, non si desidera ricevere l’Alert, basta rinunciare al servizio comunicandolo al proprio operatore. Inoltre, il nuovo Regolamento stabilisce che il volume di dati scaricati sul cellulare debba essere limitato, a livello mondiale, al valore di 50 euro (o al prezzo equivalente in altre valute), salvo accordi diversi con il proprio operatore, e che il prezzo massimo per il download dei dati cali di oltre la metà: da 45 a 20 centesimi per megabyte.
In più, il Regolamento prevede che gli utenti ricevano un avviso sia al raggiungimento dell’80% del limite concordato sia al momento del superamento della soglia stessa; in quel momento potranno chiedere al fornitore di continuare a utilizzare il servizio dati anche al di sopra della soglia ma dovranno farlo espressamente, tramite SMS o mediante lo strumento alternativo messo a disposizione. Se l’utente non fornirà risposte, il servizio dati deve cessare immediatamente.
Dunque, il consumatore dovrà accertare che l’operatore applichi correttamente le nuove tariffe verificandone il rispetto in bolletta (a meno che non si sia scelto un contratto più vantaggioso).
Centrale, alla luce delle innovazioni introdotte dal Regolamento, il ruolo dell’Agcom: l’Autorità dovrà assicurare infatti che vengano rispettati i doveri informativi degli operatori, oltre a vigilare sul rispetto e il corretto svolgimento della c.d. “competizione infrastrutturale”, effettiva da luglio 2014, che prevede la vendita “separata” dei servizi di roaming. In pratica l’utente, nel momento di usufruire di servizi di roaming, può scegliere indipendentemente dal proprio operatore di rete, il fornitore dei servizi di roaming ed acquistarli da un Alternative Provider (ovvero, un fornitore di servizi alternativo) mantenendo lo stesso numero, la stessa SIM, il servizio voce, SMS e dati. Il passaggio ad altro operatore per il solo servizio di roaming dovrà avvenire al massimo entro 3 giorni e in modo del tutto gratuito.
Sugli operatori grava l’obbligo d’informare il cliente dell’esistenza di questa opzione in modo chiaro e comprensibile, affinché possa trovare un operatore diverso per il roaming, se offre condizioni migliori.
Ovviamente, i costi eliminati non devono riproporsi con una nuova veste: il consumatore non deve subire costi aggiuntivi né attivazione di servizi mai richiesti. Per questo, nel caso in cui si riscontri l’inadempienza degli operatori alle nuove regole, è opportuno contestare la fattura per iscritto ricordando i massimali previsti dalla normativa europea e chiedere un ricalcolo della bolletta. L’operatore – a quel punto – è tenuto a inviare una nuova bolletta con le tariffe corrette.
Se il problema non dovesse risolversi è bene rivolgersi a un’associazione dei consumatori per vedere tutelati i propri diritti e, in ogni caso, inviare una segnalazione all’Agcom, che vigila sulla correttezza dei servizi e delle pratiche e ha il potere di sanzionare gli operatori scorretti.
Tuttavia è bene sottolineare che eventuali tariffe più alte non necessariamente sono fuorilegge.: quelli indicati sono infatti i limiti in vigore a meno che il cliente non sottoscriva volontariamente un piano tariffario diverso, di cui sarà deve autonomamente valutare la convenienza.
Al riguardo, il vice presidente della Commissione europea, Neelie Kroes, ha affermato: “Questo enorme calo delle tariffe di roaming farà una grande differenza per tutti noi questa estate, ma non è abbastanza. Perché dovremmo avere dei costi di roaming in un mercato unico? Spero che per la fine di quest’anno completeremo la fine delle tariffe di roaming che abbiamo concordato. Il Parlamento ha fatto la sua parte, ora tocca agli Stati membri”,
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi invita i consumatori che per le vacanze si recheranno all’estero a prestare la massima attenzione all’effettiva applicazione delle nuove tariffe da parte degli operatori; sottolinea, del pari, la necessità (e non la “speranza”) di abolire, entro dicembre 2015, le tariffe supplementari sui servizi telefonici mobili quando si utilizza il cellulare in altri paesi dell’UE.

Tags: RoamingRegolamento (CE) n. 531/2012Operatore di telefonia mobileAGCOM

Written on 27 Giugno 2014.

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, che “ha quale sua esclusiva finalità quella di tutelare con ogni mezzo legittimo, ivi compreso il ricorso allo strumento giudiziario, i diritti e gli interessi dei consumatori ed utenti”, segue con attenzione l’avvicinarsi dei saldi estivi: la stagione dei saldi, infatti, si aprirà il prossimo 5 luglio.
Proprio per questo abbiamo piacere di dare spazio e attenzione al vademecum che la Guardia di Finanza – che evidentemente condivide le nostre preoccupazioni! – ha emanato per evitare, o cercare di limitare, la consueta proliferazione di truffe e raggiri.
I consigli delle Fiamme Gialle spaziano dai prezzi alle garanzie, dalle prove e dai cambi alle indicazioni di buon senso. I ll consiglio principale è sempre il medesimo: acquistare ad un prezzo ribassato non limita i diritti del cliente. Inoltre, la legge in base ai prezzi dei saldi parla chiaro: lo sconto deve essere chiaramente espresso sul cartellino esposto sulla merce insieme al prezzo originario di vendita. I prodotti venduti in saldo dovrebbero essere separati da quelli venduti a prezzo pieno per non creare confusione nei clienti che acquistano.
Ancora, il venditore deve dichiarare sul cartellino del prezzo esposto con la merce il reale sconto: se alla cassa, nel momento del pagamento viene dichiarato uno sconto diverso da quello esposto nel cartellino, l’incongruenza dovrà essere comunicata al negoziante; la carta di credito, se accettata abitualmente dai negozi, deve essere un metodo di pagamento possibile anche nel periodo degli sconti senza applicare prezzi più elevati.
Per chi acquista capi di abbigliamento, si ricorda che la prova in negozio non è un obbligo ma costituisce solo una discrezionalità da parte del negoziante. Quando possibile è comunque preferibile provare il capo di abbigliamento (è bene ricordare che il cambio è possibile, nelle vendite normali, così come durante i saldi, soltanto in presenza di difetti palesi). In assenza di difetti il cambio, per legge, resta a discrezione del negoziante. È bene conservare sempre lo scontrino, perché se un difetto si palesa dopo l’acquisto, anche nel periodo dei saldi, la legge garantisce all’acquirente il diritto di cambiare la merce difettosa, anche qualora il negoziante dichiarasse che i capi in saldo non possono essere cambiati; se non è possibile la sostituzione per mancanza di un capo uguale, il cliente ha diritto alla riparazione del capo senza alcuna spesa aggiuntiva o in alternativa ad una riduzione del prezzo pari al difetto.
Inoltre, occorre tenere a mente che in base all’art. 1519-sexsies del Codice Civile la garanzia si può far valere entro due anni dall’acquisto: occorre quindi non solo conservare gli scontrini ma anche provvedere a fotocopiare quelli di carta chimica, che sbiadiscono dopo qualche mese. La garanzia copre qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene o insorto nei 24 mesi successivi, il che vuol dire che il venditore deve porre rimedio a qualunque difetto, sorto nei primi due anni di vita del bene, che non lo renda più idoneo all’uso per cui era stato acquistato.
È comunque scontato che il consumatore intenzionato ad approfondire l’argomento, o a prepararsi ulteriormente in vista dei saldi estivi, possa consultare la normativa: il D.lgs 114/98, il D.lgs. 24/02, il D.lgs 206/05 – Codice del Consumo sono a disposizione dei clienti più temerari e pazienti.

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Written on 24 Giugno 2014.

Per l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi la questione legata all’eternamente contestato canone Rai rappresenta in qualche modo una vecchia conoscenza: più volte – nel periodo d’attività dell’Associazione – ci siamo infatti occupati della legittimità dell’imposta sulla detenzione di apparecchi atti (o adattabili) alla ricezione di radioaudizioni televisive nel territorio italiano.
Torniamo a farlo, stavolta, in relazione a una specifica fattispecie, il cosiddetto ‘canone speciale’: nei giorni scorsi da Viale Mazzini sono infatti partite – alla volta di bar, ristoranti, alberghi, negozi, o comunque gestori di locali pubblici – le cartelle di pagamento relative a questa particolare condizione. Le peculiarità di questa tornata di invii sono essenzialmente due: in primis la somma richiesta (che di speciale ha l’entità, dato che ammonta a 407,35 euro), in secondo luogo la natura dei destinatari (non solo proprietari di apparecchi televisivi, ma anche di pc).
La Rai, insomma, cerca di fare cassa: se la devono vedere con l’ufficio abbonamenti dell’azienda perfino le partite Iva e in generale i lavoratori autonomi di mezza Italia. Il Giornale ha citato l’esempio di Alessandro Ciuti, collaboratore (autonomo) di un’agenzia assicurativa, che di fronte alla richiesta è insorto: “Ma a che titolo?” si è chiesto Ciuti, che – in quanto coordinatore del Tea Party in Lombardia – appare molto sensibile al tema delle tasse: “Non ho un locale pubblico e nemmeno un ufficio aperto al pubblico, lavoro presso un’agenzia di assicurazioni come collaboratore” – ha spiegato Ciuti – “casa mia è la sede legale di Alessandro Ciuti come ditta individuale, ma non ricevo a casa mia i clienti, ci vivo! Il mio dubbio è vogliano farmi pagare il canone speciale per il fatto che ho un computer portatile. Ma non spiegano perché, mi dicono solo che devo pagarlo!”. Oltre alla vicenda di Ciuti, Il Giornale ha citato la storia di Massimo Mazzucchelli, titolare di un’azienda che si occupa di packaging in provincia di Varese: “In azienda ho solo dei pc, telecamere per la sicurezza ma non ho assolutamente nessuno strumento per ricevere la tv. Ho sentito altri amici, con piccole imprese, uno con una tipografia, hanno ricevuto anche loro i bollettini”.
La Rai, dal canto suo, ha chiarito come un’attività lavorativa e un apparecchio “fuori dall’ambito familiare” bastino per l’invio del bollettino “speciale”: la quarta classe di importo (quella da 407 euro) comprende, oltre a “esercizi pubblici, navi e aerei in servizio pubblico, ospedali e case di cura”, anche un generico riferimento agli “uffici”. Ecco, insomma, svelato l’arcano.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi si è sempre battuta per il pagamento del canone “speciale”, quando dovuto: non può quindi contraddirsi. È però opportuno sottolineare, stavolta, come appaia indispensabile una maggiore trasparenza nel rapporto con la clientela, che molto spesso si ritrova inondata da una grandinata di bollettini inaspettata e (ovviamente) sgradita.

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Written on 20 Giugno 2014.

UN’INQUIETANTE  ‘PRIMA VOLTA’

Per l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, l’idea di trasmettere alcuni spot pubblicitari riguardanti la promozione del gioco d’azzardo nelle pause della partita degli azzurri – diffondendoli, dunque, tra larghe fasce della popolazione, senza riguardo neanche per l’età – è un’iniziativa inaccettabile e del tutto censurabile.
Alcuni deputati del Pd – nel corso di un’interrogazione presentata al ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, e a quello della Salute, Beatrice Lorenzin – si sono premurati di evidenziare l’ovvio: ovvero, che le partite di calcio in genere, e quelle della nazionale italiana durante i Mondiali in particolare, vengono largamente seguite da minori e in genere categorie sociali più vulnerabili di fronte alla prospettiva dell’arricchimento facile, e hanno invitato la Rai a “valutare l’opportunità” della messa in onda di questo genere di pubblicità durante le partite dei Mondiali. “Se si tiene conto delle pesanti conseguenze economiche e sanitarie della ludopatia” – hanno scritto i tre deputati – “risulta molto grave che le televisione pubblica trasmetta spot del genere, per giunta durante appuntamenti sportivi seguiti da milioni di telespettatori”: parole, queste, che l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi non può che sottoscrivere, alla luce della già drammatica diffusione del gioco patologico e della sua forte incidenza nelle realtà sociali più svantaggiate del Paese.
Il deputato Pd Lorenzo Basso, presidente dell’intergruppo parlamentare sul gioco d’azzardo, ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, ai presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Pietro Grasso, a presidente e direttore generale Rai (Anna Maria Tarantola e Luigi Gubitosi) per chiedere l’immediata interruzione degli spot (trasmessi, per esempio, prima dell’esordio mondiale della nazionale contro l’Inghilterra).

Basso, che ha anche promosso una petizione popolare su change.org., ha denunciato pubblicamente l’accaduto:

“Prima della partita la Rai ha mandato in onda innumerevoli spot di giochi e scommesse. In tanti, poi, mi hanno scritto per lamentarsi di questo scandalo. Ho allora deciso di intervenire subito, perché le prossime partite saranno in orari ancora più favorevoli alla presenza di minorenni e ad un pubblico sempre maggiore”.

Ha inoltre aggiunto:

“La Rai deve comprendere che la politica nazionale in tema di gioco d’azzardo è cambiata e che non è ammissibile trasmettere, sulla tv pubblica, spot che incitano a spendere i propri soldi in scommesse. Gli italiani non pagano il canone per vedere il servizio pubblico offrire spazi pubblicitari all’industria del gioco. Spero che la Rai ponga immediatamente rimedio a questo scandalo, facendo in modo che già nelle prossime partite, quando davanti allo schermo saranno presenti anche tanti bambini, non ci sia alcuna pubblicità di giochi e scommesse”.

Il deputato Pd ha ricordato inoltre che la Commissione di vigilanza Rai, il 7 maggio scorso, ha approvato il “parere sullo schema di Contratto di servizio tra il Ministero dello Sviluppo economico e la Rai-Radiotelevisione Italiana Spa per il triennio 2013-2015” secondo il quale “nell’ambito del contrasto alla ludopatia, la Rai vieta a tutte le sue emittenti la pubblicità diretta o indiretta al gioco d’azzardo”.
Occorre dunque, ancora una volta, rimarcare la gravità dell’accaduto, e non solo per la violazione della normativa (l’art. 7, comma 4, del D.L. n. 158 del 2012, prevede ad esempio che dal 1° gennaio 2013 – “al fine di contenere la diffusione delle dipendenze dalla pratica di gioco con vincite in denaro” – sono “vietati i messaggi pubblicitari di giochi con vincite in denaro nelle trasmissioni televisive, radiofoniche, e nelle rappresentazioni teatrali o cinematografiche rivolte prevalentemente ai giovani; sono peraltro vietati i messaggi pubblicitari di giochi con vincite in denaro su giornali, riviste, pubblicazioni, durante trasmissioni televisive e radiofoniche, rappresentazioni cinematografiche e teatrali, nonché via internet, che incitano al gioco ovvero ne esaltano la sua pratica, ovvero che hanno al loro interno dei minori, ovvero che non avvertono del rischio di dipendenza dalla pratica del gioco”). Ci si aspetterebbe infatti che una tv pubblica – peraltro, come più volte sottolineato, foraggiata da un canone salato – recepisse senza bisogno di vincoli normativi l’urgenza del problema, e la necessità di contrastare una realtà – quella del gioco d’azzardo – deleteria e per giunta in via d’espansione, in un periodo di crisi come quello che da anni attraversiamo. È solo un poco di buon senso, e di senso di responsabilità, che l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi pretende dai dirigenti di Piazza Mazzini.

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Written on 17 Giugno 2014.

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha appreso dagli organi di stampa dell’iniziativa pubblicitaria lanciata dalla Camera di Commercio del Canton Ticino: uno spot di chiara connotazione protezionista – in onda su RSI e su Teleticino – che invita i consumatori a rivolgersi a imprese ed aziende locali.
Nella clip, un uomo annaffia distrattamente il prato del vicino (vale a dire quello italiano) dimenticando di curare il proprio; così facendo rimedia addirittura una pallonata sul volto. “Ogni goccia che cade lontano rende il vostro prato meno verde” – recita la voce fuori campo – “investire nel giardino del vicino può essere pericoloso, nutriamo il nostro territorio, lavoriamo con le imprese locali”.
Pare, insomma, che – proprio nei confronti del “Paese dei campanili” – la Svizzera si sia scoperta minacciata, e abbia reagito riscoprendo una vena xenofoba: l’anno scorso l’UDC, partito ultraconservatore, aveva diffuso dei manifesti in cui gli italiani venivano raffigurati come topi intenti a rubare il formaggio svizzero.
Al tema dell’ “invasione italiana”, quindi, sembrano sensibili ampie fasce sociali: il frontalierato – la condizione degli italiani che lavorano in Svizzera – è infatti molto sentito nel cantone di lingua italiana, dove ogni giorno sono circa 60mila italiani che vi lavorano regolarmente.
Non è un caso che solo la Lega dei Tirolesi e l’UDC abbiano accolto con favore la campagna. I primi ne hanno preso atto “con gioia”: “Finalmente anche le associazioni di categoria si sono esposte in questa campagna iniziata già tempo fa da Giuliano Bignasca e da Michele Barra e continuata ora da tutta la Lega” scrive il partito, che con l’occasione ha ribadito di considerare inaccettabili i livelli dell’invasione di “padroncini” e “distaccati”.
L’UDC, d’altra parte, ha elogiato lo spot – che rilancia i principi contenuti nell’iniziativa UDC “Prima i nostri” – definendolo “spiritoso, ironico e intelligente”. E ha aggiunto che i media italiani, “in un tripudio di superficialità, ansia da sensazionalismo e disinformazione patentata, hanno attaccato attenendosi ai comuni e spuntati diktat della dittatura politicamente corretta che si è imposta tra i mezzi d’informazioni occidentali sulle tematiche legate all’immigrazione”.
Non sappiamo, esattamente, quali “diktat della dittatura politicamente corretta” lorsignori credano di poter rinfacciare ai media occidentali. Sappiamo, invece, come riconoscere iniziative xenofobe e discriminatorie, come in questo caso.

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Written on 13 Giugno 2014.

STAVOLTA TOCCA ALLA RAI, ACCUSATA DI BLASFEMIA 

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi sta monitorando, come accade con i maggiori eventi televisivi nazionali e internazionali, anche il mondiale di calcio in corso in Brasile: una manifestazione già da mesi al centro delle polemiche, a causa dei ritardi nella costruzione degli stadi prima e del malcontento della popolazione – che in larga maggioranza avrebbe evidentemente preferito una redistribuzione del crescente reddito nazionale all’impiego dello stesso per finanziare la kermesse calcistica globale, e non ha mancato di sottrarsi al ruolo di gaudente scenografia dell’evento che le era stato assegnato – poi.
Come se non bastasse, ci ha pensato lo spot Rai per i Mondiali a movimentare le acque. La vicenda è nota: l’immagine del Cristo Redentore – icona di Rio de Janeiro – con indosso la maglia azzurra numero 10 è stata giudicata blasfema dall’Arcidiocesi della città. Da qui – per sanare l’oltraggio ma anche, più verosimilmente, pagare lo sfruttamento dei diritti d’immagine della statua – la richiesta di un risarcimento di 15-21 milioni di reais (5-7 milioni di euro) recapitata alla stessa azienda italiana.
Al coro delle polemiche si è aggiunta la voce del direttore di Famiglia Cristiana, Don Antonio Sciortino: “Questo spot della Rai sta suscitando diverse critiche. Come al solito, anche nella pubblicità si è voluto strafare. Ci siamo appropriati di un simbolo che non ci appartiene, vestendolo con la maglietta azzurra della Nazionale di calcio. Cristo, sì, ci appartiene. Ma quella statua del Corcovado fa parte della storia del Brasile. Più sobrietà e meno presunzione gioverebbe non solo negli spot per promuovere la Nazionale italiana ai Mondiali di calcio in Brasile, ma non guasterebbe neppure ai nostri stessi giocatori, se vogliamo puntare a qualche risultato significativo e non ripetere l’ingloriosa esperienza di Città del Capo in Sudafrica”.
Opposta invece la posizione di Mons. Antonio Interguglielmi, cappellano della Rai, che ha commentato: “Mi è sembrata una polemica eccessiva. Che il Cristo con la maglia di Cassano sia un po’ blasfemo non c’è dubbio, ma non ne farei una questione monetaria. A me tutto sommato è sembrata una cosa non voluta. E’ certamente prudente il ritiro dello spot, ma basterebbero scuse ufficiali senza troppi polveroni e tanto meno richieste di soldi”.
Sembra, comunque, che l’iniziativa Rai non sia la prima del genere: una ditta di articoli sportivi avrebbe infatti offerto circa 700.000 euro per vestire il Cristo Redentore, ricevendo in risposta un secco diniego. Anche le poste brasiliane e la Ladbrokes, una società inglese di scommesse, avrebbero chiesto in passato, senza ottenerla, l’autorizzazione ad utilizzare la sacra icona per fini profani/pubblicitari.
Ancora non sappiamo se l’iniziativa di ritirare lo spot basterà per chiudere questa sgradevole vicenda. Colpisce, però, che di questi tempi in molti, per battere cassa, si rivolgano all’azienda di Stato: dopo i 150 milioni di tagli richiesti da Renzi è la volta dell’Arcidiocesi brasiliana. E allora, la domanda è lecita: ma possibile che nessuno, dalle parti di Viale Mazzini, si sia accorto dell’imminente scivolone, e dei rischi per un bilancio che è ancora, e nonostante tutto, per gran parte coperto dai contribuenti?

Tags: Mondiali 2014Polemiche mondiali 2014Rai mondialiStatua Cristo Redentore

Written on 13 Giugno 2014.

Un italiano su quattro isolato per tutta la giornata di venerdì 13 giugno: niente linea telefonica (neppure per chiamate d’emergenza!) né traffico dati senza contare le e-mail in tilt

Dovranno essere risarciti 3 milioni di utenti di telefonia fissa, almeno altrettanti titolari di sim e un numero non ancora ben precisato di clienti con casella di posta elettronica @libero.it
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi sta preparando una maxi richiesta di risarcimento danni da presentare all’azienda colpevole di aver isolato, pressoché totalmente, tutti i suoi clienti per l’intera, o quasi, giornata di venerdì 13 giugno. Per il momento l’unico dato certo riguarda gli utenti di telefonia fissa danneggiati: 3 milioni!
Un italiano su quattro è Wind-Infostrada, cioè 22,3 milioni di abbonati alla rete mobile Wind e ancora non precisato il numero di clienti Libero, comunque si parla di altri milioni di persone.
Secondo i legali dell’Associazioni, oltre l’indennizzo previsto dall’Autorità Garante per le Comunicazioni (AGCOM) tanto per sospensione o cessazione che per malfunzionamento del servizio (Delibera 73/11/CONS), Wind-Infostrada dovrà risarcire tutti gli sventurati per le conseguenze concrete della giornata trascorsa senza poter comunicare, in alcun modo, né con clienti e datori di lavoro né con i propri cari.

Per iscriverti compila il form a questo link www.termilcons.net/index.php?pagina=page_publicForm&idForm=245&css=1&access=ok.

Per maggiori informazioni chiama il numero unico dell’Associazione 8955698765*.

* Costi: 15 cent da fisso + IVA, cell. Vodafone Wind e H3G scatto alla risposta 13 cent + IVA/40 cent al minuto, da rete TIM 13 cent al min /41 cent al minuto.

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Written on 03 Giugno 2014.

CODACONS E ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI CHIEDONO MASSIMA SEVERITA’ ALLA COMMISSIONE DI GARANZIA SUGLI SCIOPERI

RAI COVO DI SPRECHI CHE DANNEGGIA LA COLLETTIVITA’. CITTADINI APPOGGIANO LE SCELTE DI RIENZI SU TV DI STATO

Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi avvisano oggi i giornalisti e i dipendenti Rai: in caso di sciopero l’11 giugno, sarà inevitabile una denuncia nei loro confronti per interruzione di pubblico servizio.
“Abbiamo deciso di rivolgerci oggi stesso alla Commissione di garanzia sugli scioperi, chiedendo massima severità in caso di astensioni dal lavoro da parte dei giornalisti Rai e di danni per gli utenti – spiegano le due associazioni – La Rai, infatti, è un servizio pubblico, e come tale non può essere interrotto per decisione dei suoi dipendenti, se non nel massimo rispetto di quanto previsto dalla normativa sugli scioperi”.
“I lavoratori Rai scioperano per mantenere i propri privilegi, e ciò è vergognoso e immorale se si considerano gli sforzi richiesti alla collettività in un momento di crisi economica – affermano Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi – Gli sprechi che si annidano nelle sedi regionali della tv di Stato, nei maxi-compensi a calciatori e star varie, nell’appaltare a società esterne prodotti che potrebbero essere realizzati internamente con risparmi enormi, vengono pagati direttamente dai cittadini. Basti pensare che solo le sedi regionali, troppo spesso utilizzate a fini di clientelismo politico, costano circa 400 milioni di euro l’anno. Per tale motivo tutti i cittadini italiani condividono le misure previste dal Premier, Matteo Renzi, per riformare la Rai, e appoggeranno qualsiasi iniziativa del Governo tesa a contrastare sprechi nell’utilizzo di risorse pubbliche e strapotere dei sindacati interni all’azienda che decidono persino sulle assunzioni”.

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Written on 31 Maggio 2014.

GIA’ ESAURITO L’EFFETTO-RENZI? 

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha già concentrato la propria attenzione, nelle settimane passate, sulla trasmissione “AnnoUno”, il talk show de La7 marcato Santoro e condotto da Giulia Innocenzi. Torniamo a farlo per rimarcare alcune considerazioni che avevamo già svolto, e che paiono confermate dall’evidenza dei fatti.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi non può fare a meno di rivendicarlo, non può fare a meno di sottolinearlo: l’avevamo detto. Avevamo già espresso, infatti, tutti i nostri dubbi fin dalla prima puntata, premiata da ottimi ascolti e accolta entusiasticamente dalla critica. Credevamo, già qualche settimana fa, che quel risultato dipendesse e fosse originato dalla curiosità nei confronti del nuovo progetto televisivo ma soprattutto dalla presenza in studio del presidente del Consiglio Matteo Renzi: ritenevamo, insomma, che quegli ascolti fossero da collegare più a Renzi che alla Innocenzi.
Già dalla seconda puntata, non a caso, è iniziato il progressivo, lento ed inesorabile calo degli ascolti, che ha allineato il nuovo prodotto ai livelli dell’ultimo “Servizio Pubblico”; neppure il tentativo di canzonare Grillo è riuscito a risollevare le sorti del programma che nell’ultima puntata – quella, noiosa e impacciata, che ha visto Fedez e Giovanardi confrontarsi sul tema della legalizzazione della cannabis – ha ottenuto un disastroso 5,62% di share. Il declino è poi confermato dal mondo social, vero termometro degli umori del pubblico: la pioggia di tweet che, invece di commentare il programma, lo hanno preso di mira e invitato a cambiare canale sta lì a dimostrarlo.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi intende dunque confermare le critiche già avanzate (e in tempi non sospetti) nei confronti del programma, rimarcando inoltre l’erronea, controproducente e inopportuna trovata di centrare la puntata – di un talk, si ricordi, che va in onda una sola volta a settimana – su una questione estranea al discorso politico di quei giorni.
Ci pare, per essere chiari, che anche in questo caso l’intenzione di creare artatamente un dibattito – sterile e vacuo come prometteva di essere quello sulle droghe leggere – o meglio una gazzarra tra bianchi e neri, sia andata a discapito dei contenuti e della qualità del programma. Un’idea di talk santoriana, scompigliata, esplicitamente santoriana. Qualcuno, in proposito, ha parlato di “un programma per vecchi pieno di giovani”: come confermato dai dati dello share per target d’età, non dev’esserci andato troppo lontano.

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Written on 12 Maggio 2014.

DIVERSE LE PROPOSTE ALLO STUDIO: LE NOSTRE OSSERVAZIONI

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi sta seguendo con attenzione la congerie di proposte relative alla rimodulazione del canone Rai e alla riforma dei sistemi di riscossione dello stesso.
Non è un mistero, infatti, che il tema dell’evasione del canone – ovvero, è bene ricordare, l’imposta sulla detenzione di apparecchi atti o adattabili alla ricezione di radioaudizioni televisive nel territorio – sia rimasto, per anni, a covare sotto la cenere. Ora, però, il governo Renzi pare intenzionato a muoversi: resta da vedere, nei fatti, come sceglierà di farlo.
Il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli è rimasto, nei termini, piuttosto vago, enunciando una serie di princìpi generali cui attenersi: “Dobbiamo fare una riforma che instauri un rapporto positivo con la tassa, garantisca equità, elimini l’evasione. E si fa solo cambiando radicalmente le modalità di riscossione: con quelle esistenti occorrerebbero sistemi troppo invasivi”. L’ipotesi, secondo alcuni, sarebbe quella di introdurre un’imposta flessibile, ad importo variabile, legata a un nuovo indicatore che fotografi i consumi, cioè la capacità di spesa delle persone: ovvero, par di capire, sarebbe escluso dalla nuova imposta ogni riferimento al reddito e di conseguenza un inserimento nella fiscalità generale.
Le proposte, però, non finiscono qui: il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, ha infatti prospettato la possibilità di allegare il canone alla bolletta elettrica, in modo da facilitarne la riscossione. Come prevedibile, la reazione delle associazioni dei consumatori – e dell’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, che la affida a questo comunicato – non può farsi attendere. E’ doveroso sottolineare, infatti, come questa ipotesi, ove tradotta in un provvedimento, snaturerebbe completamente il canone, impedendo – come d’altronde sottolineato da più parti, in particolare dal Codacons – “il verificarsi della condizione essenziale per il pagamento dell’imposta, ossia il possesso di un televisore o altro apparecchio atto a ricevere frequenze tv”. Sarebbe dunque illegittima e, come tale, “impugnabile nelle competenti sedi”.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi non può che opporsi a questo genere di progetto, che finirebbe per orientare un intento anche meritevole in direzioni erronee e presumibilmente illegittime; conferma, invece, l’adesione a una proposta di riforma che rimoduli la tassa, rendendola progressiva e – in questo senso – maggiormente adatta ai tempi.

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Written on 12 Maggio 2014.

IL PROGRAMMA CHE VENDE TUTTO E TUTTI SBARCA IN SECONDA SERATA

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi intende rimarcare l’esordio del nuovo programma televisivo di Piero Chiambretti, il temporary show “Supermarket”, in onda su ItaliaUno dal 13 maggio al 7 giugno: il ritorno sulle scene del suo protagonista e ideatore – dopo due anni e mezzo di assenza – rappresenta infatti una lieta notizia per il palinsesto televisivo, disperatamente alla ricerca di personaggi creativi e innovativi.
Ciò detto, l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha accolto con curiosità l’idea di un programma-telepromozione, a metà tra lo show e la marchetta, dove tutto è in vendita – dalle cose agli esseri umani: progetto indiscutibilmente originale, impertinente e beffardo, canzonatorio – come d’abitudine per Chiambretti – di una realtà televisiva “consumeristica” e fagocitata dal demone del mercato (“La tv è un immenso supermarket dove si vende tutto, anche l’anima. E anzi il supermarket è una buona metafora del piccolo schermo: le offerte speciali, i surgelati, i fondi di magazzino, le primizie”, ha dichiarato Chiambretti a Repubblica).
Resta da vedere, però, e al netto dell’aspetto puramente sarcastico, come tale programma – in onda da domani – prenderà forma. Rileva in questo senso un rischio di trash televisivo, reso concreto e plausibile dalla presenza in trasmissione – in qualità di direttore del ‘supermercato’ – di Cristiano Malgioglio (nonostante quest’ultimo si sia affrettato a precisare “Aspettatevi un Cristiano diverso da quello che avete visto finora”), già simbolo di un certo tipo di televisione allergica ai contenuti culturali; e confermato dagli annunciati collegamenti con alcuni calciatori (Ciro Immobile in primis) ospiti di alcuni ristoranti di proprietà dello stesso Chiambretti.
Insomma, il dubbio è lecito: nouvelle vague o solita, ripetitiva, mortificante tv spazzatura?
In questo senso, l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, fedele alla sua mission, s’impegna a monitorare le prime puntate del nuovo contenitore Mediaset. E a esprimere, appena possibile, il suo giudizio.

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Written on 12 Maggio 2014.

IL FESTIVAL DELLA CANZONE EUROPEA ALLA 59ma EDIZIONE

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, nella sua consueta opera di monitoraggio delle proposte televisive, non può omettere un riferimento alla 59ma edizione dell’Eurovision Song Contest, la manifestazione canora paneuropea nata nel 1956 e organizzata dall’Unione Europea di Radiodiffusione.
L’edizione 2014 del concorso, ospitata dalla Danimarca, rimarrà nella memoria per la vittoria di Conchita Wurst, drag queen austriaca dalla voce tonante (perfetta sulle note di “Rise Like A Phoenix”) e la barba fluente che tanto ha colpito l’opinione pubblica europea e che dal palco ha inviato un forte segnale contro l’omofobia (al grido di “We are unstoppable”). Per l’Italia – rappresentata da Emma Marrone, inaspettatamente relegata in un’anonima 21ma posizione su 26 – l’atto conclusivo del concorso, trasmesso in diretta su Rai2 e Rai HD e premiato da uno share altissimo, è stato commentato dalle voci di Linus e Nicola Savino.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi intende allinearsi al parere espresso dal ministro della Cultura austriaco, Josef Ostermayer, il quale ha affermato che “La vittoria di Conchita Wurst all’Eurovision è anche una vittoria in Europa della tolleranza e del rispetto”.
Non può che esprimere tutto il suo sdegno, invece, per le parole del politico Vitaly Milonov (Milonov ha definito lo show non soltanto “sodomita”, ma anche segno di “decadenza spirituale e promozione dell’omosessualità”, viste le esibizioni di Conchita, “un pervertito” a cui non dovrebbe essere permesso di esibirsi sullo stesso palco dei russi), come del commento del vice premier Dmitri Rogozin (“Il risultato di Eurovision” – ha scritto su Twitter – “ha mostrato ai sostenitori dell’integrazione europea il loro futuro europeo: una donna barbuta”).
Lorsignori, con tutta probabilità, non hanno afferrato quanto accade nel corso di questo genere di kermesse: l’Unione Europea – al netto delle schermaglie, e dei dispetti tra giurie rivali, o forse anche per questo – si realizza più in occasione di questi eventi, leggeri e scanzonati quanto si voglia, che in seguito ai noiosi e ignoratissimi meetings politico/economico/diplomatici. Non è un caso, infatti, che la coppia di giovanissime cantanti russe sia stata fischiata senza sosta. Come a significare il rigetto – ormai largamente condiviso nell’Unione – per quei Paesi che si distinguono nella negazione di diritti che, come autorevolmente ribadito, sono ormai “inarrestabili”; e come a significare una ritrovata unità europea, che – è ormai evidente – non può basarsi unicamente su simboli esteriori o monete uniche.

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Written on 07 Maggio 2014.

L’AVVOCATO AGGREDISCE, INSULTA, OFFENDE. POI LA CHIAMA LIBERTA’

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha accolto con sgomento le dichiarazioni che avrebbe rilasciato l’avvocato Taormina, brillante e autorevole professionista del diritto, in occasione della trasmissione radiofonica La Zanzara su Radio 24. In quella sede, infatti, il giurista avrebbe affermato in diretta che “I gay hanno anomalie fisiche, genetiche e mentali, la maggioranza delle persone la pensa così. Ritengo che si possa sapere prima della nascita, perchè ci sono anomalie genetiche”. Non pago avrebbe insistito dicendo: “Certe cose mi fanno ribrezzo. Ho una crisi di rigetto, mi viene il vomito. Mi fa ribrezzo vedere due persone dello stesso sesso fare porcherie. Mi fa schifo il rapporto tra uomini, è gente malata. Comunque, basta che non diano fastidio agli altri…”.
Anomalie, ribrezzo, rigetto, vomito, porcherie, schifo: la scelta dei termini nel corso dell’intervento disvelerebbe la retriva impalcatura culturale dell’avvocato. Ma questo è il meno: Taormina, infatti, oltre a diffondere pubblicamente sentimenti discriminatori, omofobi, evidentemente violenti, avrebbe anche prestato il suo contributo a quella forma di stigmatizzazione dell’omosessualità – giudicando una “tragedia insuperabile” la nascita di un figlio gay – che ancora oggi provoca veri e propri traumi nella psiche dei ragazzi coinvolti.
Di fronte alla furibonda reazione dell’opinione pubblica, che nel corso dell’intervento radiofonico sarebbe stata erroneamente definita per gran parte “eterosessuale” dallo stesso Taormina, è arrivata – inevitabile – tramite Twitter la rivendicazione di una libertà di parola evidentemente allergica ai confini e alle regole: “Voglio essere libero di dire che gli omosessuali sono malati, no nozze gay e schifo baci gay”.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, se confermate, considera da una parte inaccettabili, retrograde e gravemente offensive tali parole e invita ancora una volta al rispetto della dignità e della libertà di ognuno; dall’altra, nota con sconcerto come simili dichiarazioni – di sicuro prevedibili, alla luce delle precedenti dichiarazioni del protagonista – vengano spesso ricercate spasmodicamente dalle emittenti radiotelevisive, assetate di ascolti e disposte a concedere spazio e attenzione a quel nugolo di discriminatori seriali, di habituè dell’offesa che solo per questa via paiono potersi guadagnare i titoli dei quotidiani.

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Written on 06 Maggio 2014.

CONSIDERAZIONI SU UN CASO MEDIATICO

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi affida al presente comunicato le proprie considerazioni in merito al caso mediatico innescato dall’intervento del cantante Piero Pelù sul palco del primo maggio, in occasione della tradizionale celebrazione in Piazza San Giovanni.
Come ormai universalmente noto, il rocker fiorentino aveva definito il premier Matteo Renzi “il non eletto, ovverossia il boy scout di Licio Gelli“, e aveva colto l’occasione per contestare il bonus di 80 euro promesso in busta paga (“Non vogliamo elemosine da 80 euro, vogliamo lavoro”), l’acquisto dei pluricontestati F-35 (“Le spese militari per gli F-35 rubano i soldi alla scuola e agli ospedali”) e le priorità del governo (“In Italia c’è un grande nemico ed è un nemico interno, è la corruzione, la disoccupazione, il voto di scambio, la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra. La nostra è una guerra interna, il nemico è dentro di noi, forse siamo noi stessi”).
Il composito discorso del cantautore merita un giudizio differenziato, anche alla luce delle polemiche successive. Se, infatti, avremmo fatto volentieri a meno del riferimento al faccendiere e “maestro venerabile” della loggia massonica P2, citato piuttosto a sproposito nel corso dell’intervento, non possiamo che rilevare come alcuni critici abbiano contestato – in maniera del tutto esecrabile – il diritto stesso del cantautore a esprimere le proprie convinzioni: “Sarebbe bene che comici e cantanti si occupassero del loro mestiere”, ha infatti commentato la candidata alle europee per il Pd, Alessandra Moretti, che ha curiosamente accostato (un riferimento a Grillo?) le due figure professionali, invitandole ad astenersi da considerazioni di carattere politico.
Altri, invece, come il deputato Ginefra, hanno letto l’intervento di Pelù come un affronto all’intero “popolo del partito democratico”: interpretazione, questa, senz’altro affine all’iperbole, dato che – se si può contestare il pensiero espresso da Pelù – non si può davvero considerarlo offensivo per gli elettori, i militanti, la “base” del partito, rivolto com’è ai soli dirigenti responsabili delle scelte oggetto di contestazione.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ritiene, in conclusione, che – a fronte di un ovvio diritto di espressione delle proprie convinzioni politiche – gli interventi pubblici debbano attenersi all’elemento della verità oggettiva, evitando riferimenti o accostamenti non provati e lesivi dell’immagine del personaggio coinvolto. Questo, riteniamo, ha a che fare con il tentativo di ricondurre il dibattito pubblico – anche e soprattutto televisivo – su binari di civiltà e compostezza da troppo tempo smarriti.

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Written on 29 Aprile 2014.

IL BAMBINO DECEDUTO NEL TENTATIVO D’IMITARE L’UOMO RAGNO

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi si unisce al cordoglio unanimemente espresso nei confronti della famiglia del bambino di tre anni morto nei giorni scorsi di fronte alla televisione, presumibilmente nel tentativo d’imitare le gesta dell’Uomo Ragno.
Il piccolo, infatti, sembra abbia stretto la cordicella della tenda intorno al collo e tentato di saltare alla stregua del personaggio ideato da Stan Lee e Steve Ditko nell’ormai lontano 1962: un’imitazione purtroppo fatale, nonostante l’immediato intervento del nonno e dei genitori, e il successivo trasporto al Pronto Soccorso.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi non può dunque che significare la propria vicinanza alla famiglia del bambino, flagellata da una tragedia imprevedibile e drammatica. Allo stesso tempo, conformemente ai propri intenti e alla propria natura, intende unirsi alle considerazioni rilasciate alla stampa da Santa Raspanti, psichiatra dell’Asp 6: “Non ci siamo ancora resi conto della potenza della multimedialità che è ormai assolutamente considerata la realtà nella quale tutte le emozioni vengono vissute e mediate soprattutto nella mente dei bambini e dei giovani che fanno fatica a distinguere la realtà dell’immaginario”. Condivide, inoltre – a prescindere dai contorni della vicenda palermitana – come sia “fondamentale la mediazione della figura adulta nella fruizione degli strumenti televisivi e del computer per sottolineare continuamente la differenza tra le immagini e le fantasie emulative percepite soprattutto dai bambini. Evitando la continua esposizione alla violenza e alle fantasie grandiose che una personalità non ancora strutturata può tendere a considerare a portata di mano”.

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Written on 28 Aprile 2014.

OMICIDI, AGGUATI, ESPLOSIONI, INTIMIDAZIONI: UN TRAILER ELOQUENTE

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, in seguito alla diffusione del trailer della nuova serie Sky “Gomorra” (tratta dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano), non può esimersi dall’obbligo di fornire il suo contributo al dibattito che intorno contenuti della fiction si è scatenato.
In questo senso l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi condivide pienamente le critiche che al trailer sono state rivolte dalle Associazioni presenti sul territorio: dal video – che, nel breve volgere di due minuti e cinquantasei secondi, mette in scena un’impressionante sequela di azioni criminali – emerge l’immagine di una camorra spettacolarizzata, mitizzata, in una parola “gangsterizzata”. A questa impressione non sono estranei toni omerici e rapsodici (“Ci sono luoghi dove il male ha un nome antico come la Bibbia: Gomorra”, “Le colpe dei padri ricadono sui figli”, “Il male è tra noi”), contribuisce lo scenario di una terra ormai ridotta a stereotipato fondale di ogni violenza, ogni reato, ogni disumanità, il sottofondo di una musica incalzante, primordiale, quasi indistinguibile dalla sinfonia dei mitra e delle granate.
Tutto, insomma, pare partecipare di un deliberato intento: quello di rendere accattivante e narrativamente godibile l’argomento camorra, investendo nella direzione dell’iper-realismo e della mimesi.
Tale tentativo, però – seppur, magari, premiante in ascolti – pare percorrere un crinale rischioso: il pericolo è proprio quello di proporre un’immagine distorta e seducente del fenomeno criminale e – a contrario – di banalizzare la città di Napoli, abbandonandola al ruolo di Cinecittà del crimine, di set cinematografico del male.
Questo, crediamo, sarebbe un errore marchiano: abbiamo bisogno di storie reali, ma queste – per essere tali – implicano e richiedono complessità. Occorre rifuggire, dunque, quella sterile polarizzazione bene-male che, per usare le parole dell’educatrice di Scampia Chiara Ciccarelli, rischia di mantenere la zona delle riprese nello “stereotipo di periferia degradata controllata dalla camorra”.
E’ per questo che l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi intende significare la vicinanza e l’appoggio nei confronti dei tanti che queste osservazioni hanno già proposto e avanzato. Il 6 maggio, giorno della messa in onda su Sky della serie televisiva, saremo puntualmente sintonizzati su Sky, nella speranza di veder smentiti i timori nostri e di tanti altri.

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Written on 28 Aprile 2014.

L’EX-PREMIER DOVRA’ PROVARE LE ACCUSE AL TG LA7

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, alla luce della querelle tra il direttore del TgLa7 Enrico Mentana e l’Onorevole Enrico Letta, già premier del precedente esecutivo, in merito alla veridicità delle notizie riportate dallo stesso telegiornale, affida al presente comunicato le sue considerazioni.
Ripercorriamo brevemente la vicenda: il direttore del tg, Enrico Mentana, è intervenuto in diretta nell’edizione delle 20 del 14 aprile replicando all’On. Letta; questi, infatti, riferendosi alle voci che lo volevano in procinto di passare al Nuovo Centrodestra, aveva accusato il telegiornale di aver spesso diffuso notizie errate sul suo conto.
Mentana ha, in quell’occasione, sfidato l’On. Letta a trovare entro un mese una sola “notizia inventata” impegnandosi, in quel caso, a rassegnare le dimissioni da direttore.
E’ superfluo sottolineare come siano in gioco, in questo caso, i valori caratterizzanti il giornalismo di qualità: correttezza, trasparenza, buona fede. “La correttezza è il nostro pane”, ha infatti puntualizzato il direttore.
La presa di posizione del direttore Mentana, riteniamo, va apprezzata e plaudita: non è usuale che una figura giornalistica (specie con funzioni apicali) si assuma così scopertamente la responsabilità di quanto detto e riportato, e ne rivendichi in maniera così decisa l’integrale veridicità. Quello di Mentana è un gesto di coraggio, serietà e correttezza deontologica nobile quanto infrequente: la valenza di un simile esempio è infatti inversamente proporzionale alla sua diffusione tra gli esponenti della categoria, troppo spesso flebili, genuflessi e stranamente afoni al cospetto del politico di turno.
Nel giornalismo “i gradi li danno i lettori”, diceva Montanelli, intendendo che questi (pur nelle vesti di telespettatori) andassero considerati come i veri “padroni”. Attaccare un professionista dell’informazione sotto il profilo della credibilità significa metterne a rischio l’intera carriera professionale; poichè, in ultima analisi, le accuse vanno provate e non possono essere lanciate ogniqualvolta un giornalista – fino a prova contraria dedito al proprio mestiere – riporta notizie sgradite o sfavorevoli, rimaniamo in attesa della controprova che l’On. Letta, speriamo, vorrà fonire.
Altrimenti, come si conviene, aspettiamo che ci precisi – alla stregua di Mentana – come intende “espiare” un simile, grossolano errore.

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Written on 17 Aprile 2014.

UNA COLLABORAZIONE CONCRETA PER SALVAGUARDARE I CONSUMATORI 

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha accolto dall’inizio con grande favore la proposta di organizzare un Tavolo di lavoro tra Senato e Associazioni in materia di politiche volte alla tutela dei consumatori; in special modo, alla luce anche dell’abbondanza di temi emersi nel corso della riunione preliminare, ha giudicato estremamente meritevole l’approccio fattuale e concreto adottato, concretizzato nella forma di una collaborazione continuativa “al fine di elaborare proposte normative da presentare nelle sedi opportune”.
Proprio per questo l’Associazione – in linea con la sua mission di “tutela dei consumatori e degli utenti” – ha scelto di aderire al progetto e inviato le Sue proposte e considerazioni alla Senatrice Elena Fissore.
L’Associazione ha così garantito il suo contributo alla discussione in corso: in merito alla riforma della normativa sulle assicurazioni RC-auto e alle misure volte a contenere i costi delle polizze (disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri in data 6 febbraio 2014) l’Associazione – pur valutando positivamente, in linea di principio, la normativa in esame – ha avanzato diverse osservazioni:

  • Con riferimento allo sconto del 7%, sulla media dei prezzi regionali, per l’applicazione della scatola nera sulle auto: l’Associazione, pur ovviamente consapevole dell’utilità di tali meccanismi, ha rilevato come sia possibile offrire forme di riduzione del “premio” anche “a prescindere dall’installazione di scatole nere; al riguardo, infatti, molteplici sono gli accordi siglati tra le Associazioni dei Consumatori e diverse compagnie assicurative”. Ha inoltre osservato che non “avrebbe senso imporre uno sconto del 7% per i clienti che si dotano di scatola nera quando già oggi alcune compagnie offrono sconti maggiori”
  • Riguardo allo sconto del 5% e del 10% per risarcimento in forma specifica presso carrozzerie convenzionate: L’Associazione si è dichiarata “favorevole all’introduzione della facoltà per le imprese assicuratrici, in assenza di responsabilità concorsuale, di risarcire in forma specifica danni a cose”. Ha rilevato però che “chi sceglie tale forma di risarcimento sarà costretto a rivolgersi ad una impresa convenzionata con la impresa di assicurazione, perdendo così la possibilità di recarsi presso un proprio carrozziere di fiducia”.
  • Sullo sconto del 4% per il divieto di cessione del diritto al risarcimento: L’Associazione si è detta favorevole alla prevista facoltà, ma ha giudicato la riduzione “non significativa e insoddisfacente”.
  • In merito allo sconto del 7% per prestazioni di servizi medico-sanitari resi da professionisti convenzionati con le imprese assicurative: l’Associazione ha rimarcato i costi “molto elevati” necessari per “costituire una rete di professionisti convenzionati” e puntualizzato che, “specialmente per le compagnie assicurative più piccole, questo sarebbe a tutti gli effetti un progetto molto dispendioso; inoltre il paziente perderebbe la possibilità di rivolgersi ad un proprio medico di fiducia”.

L’Associazione, inoltre, pur all’interno di un giudizio complessivamente positivo riguardo alla normativa in esame, ha inteso sottolineare come “le tariffe debbano scendere ulteriormente ed allinearsi alla media Ue” e auspicato “riduzioni del premio assicurativo più significative”.
In merito, invece, all’effettiva applicazione in Italia del procedimento europeo per le controversie transfrontaliere di modesta entità (c.d. small claims), istituito dal Parlamento Europeo e dal Consiglio con regolamento CE n.861/2007, l’Associazione ha espresso il suo giudizio favorevole, sottolineando al contempo l’importanza di un’adeguata promozione tra i consumatori: tali procedure garantirebbero infatti lo “snellimento del carico giudiziario delle nostre Corti” – come noto – intasate e oberate oltremisura, favorirebbero quell’uniformità normativa così necessaria al corretto funzionamento del mercato unico europeo e rappresenterebbero, infine, un passo concreto nella direzione di quel sistema giurisdizionale comune della cui necessità s’impone – oggi più che mai – l’evidenza.

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Written on 17 Aprile 2014.

L’EMITTENTE OBBLIGATA A SPEGNERE LA FREQUENZA 105.3 

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, alla luce della conclusione del lungo contenzioso legale per l’assegnazione della frequenza che ha visto contrapposti Radio Monte Carlo e Radio Missione Francescana e in virtù delle due sentenze già emesse, esprime il proprio appoggio nei confronti di Radio Monte Carlo, infine premiata dai giudici milanesi.
Occorre ricordare, infatti, che per arrivare alla riduzione della portata dell’impianto 105.3 MHz da Campo dei Fiori (“un furto legalizzato, consumato con le solite mani pulite in silenzio e accompagnato da ben cinque atti di pignoramento, che rivelano la prepotenza con cui è stata portata avanti questa procedura” a detta di Frate Gianni Terruzzi di Radio Missione Francescana, arrivato al termine di una “battaglia impari e ingiusta”) è stato necessario adire, oltre ai due gradi di giudizio civile che si sono espressi in merito, anche il Giudice dell’Esecuzione del Tribunale di Varese che, in seguito a un’ulteriore procedura, ha disposto la riduzione della portata dell’impianto fino ad un livello compatibile con l’eliminazione delle interferenze illecite a carico di RMC.
Se quello di contestare le sentenze, screditandone la legittimità, è un malcostume piuttosto diffuso nel nostro Paese, l’Associazione non può che prendere posizione di fronte al tentativo, da parte del soccombente, di presentarsi come parte “danneggiata” dalla vicenda: si legge sul sito di Radio Missione Francescana, a questo proposito, che “da venerdì 28 marzo la nostra frequenza 105.3 è stata oscurata da Radio Monte Carlo”. Finchè, infatti, non emergerà un’altra verità giudiziale è bene considerare che a subire un danno è stata semmai l’emittente che ha dovuto attendere anni per vedersi riconoscere un diritto legittimo.
Questo non toglie, evidentemente, che l’opera comunicativa di Radio Missione Francescana nei confronti dei suoi ascoltatori possa essere stata negli anni utile e addirittura meritevole (come sottolineato più volte da Frate Terruzzi, che ha rivendicato la natura di “voce informativa, cattolica, vicina alla gente”), né che tale opera risulti ora limitata in termini di copertura del territorio. Non vediamo, però, cosa queste considerazioni abbiano a che vedere con il merito di una vicenda di profilo esclusivamente tecnico-giuridico.

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Written on 15 Aprile 2014.

L’AUTORITÀ CONTESTA L’ASSEGNAZIONE DEI CANALI NUMERO 8 E 9 DEL TELECOMANDO 

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha seguito con attenzione la complessa vicenda relativa alla numerazione automatica dei canali del digitale terrestre. Ne ricordiamo brevemente le tappe essenziali: l’AGCOM (delibera 237/2013) aveva ritenuto che i numeri 8 e 9 del telecomando andassero confermati a Mtv e Deejay Tv (canali nazionali generalisti), l’emittente locale Telenorba aveva presentato ricorso e prodotto sue interpretazioni delle indagini in merito alla numerazione (sostenendo invece che 8 e 9 fossero numeri assegnati in prevalenza alle Tv locali prima del passaggio al digitale).
In seguito, una sentenza del Consiglio di Stato (6021/2013) aveva annullato la delibera dell’AGCOM, dando credito alle tesi di Telenorba e avallando la nomina di un commissario ad acta per adottare i provvedimenti necessari.
Ancora, in una gincana sfiancante, il Consiglio di Stato è in questi giorni tornato sui suoi passi: le due nuove ordinanze rilevano che “l’Autorità non ha valorizzato dati non veri, non corretti e diversi da quelli presi in esame e prodotti da Telenorba s.p.a., ma i medesimi dati, correttamente calcolati però da AGCOM”, concretizzando un “errore di fatto”.
E’ dunque chiaro che, pur rinviando all’udienza di merito a luglio, il Consiglio di Stato abbia dato ragione ad AGCOM e riconosciuto un potenziale danno per gli utenti e per le emittenti in caso di attuazione della precedente pronuncia. In questo senso, l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi intende rimarcare il suo sostegno alla posizione di AGCOM, e auspicare che – a stretto giro – possa chiudersi questa incredibile, interminabile querelle. Di cui ci sembra facciano le spese solo la certezza del diritto e gli interessi dei telespettatori.

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Written on 15 Aprile 2014.

SEGNALI INCORAGGIANTI DALLE NUOVE SIT-COM 

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ha accolto con grande favore l’introduzione di figure femminili moderne ed emancipate nei programmi in onda sul piccolo schermo: novità, questa, che procede nella direzione più volte segnalata dall’Associazione, che da tempo denuncia la necessità di svincolare l’immagine della donna da quegli stereotipi di genere che per troppo tempo ne hanno limitato – e mortificato – le potenzialità espressive.
Proprio per questo diviene ancor più indispensabile segnalare e incoraggiare gli esempi virtuosi, specie quelli capaci di raggiungere ampie fasce di popolazione. E’ il caso di “Mom”, la nuova serie sul canale (pay) Joi che racconta le difficoltà e le traversie di Christy, una madre single impegnata – mentre tenta di liberarsi dalla dipendenza da alcol e droghe, ereditata dalla madre – a mantenere i figli lavorando come cameriera in un ristorante chic. Una serie, con tutta evidenza, che restituisce il senso di una donna calata nel reale, immortalata nel pieno di un immane sforzo di esistere.
Di Christy, in effetti, l’Italia è piena: ma è gioco ozioso domandarsi, come ha fatto qualcuno, se sia un bene che la donna moderna, complessa ed emancipata si guadagni il palinsesto “solo” perchè capace di rispecchiare un mercato di potenziali telespettatrici simili. Quel che conta, riteniamo, è che questa immagine femminile elaborata, indipendente e complessa, così lontana dal chiacchiericcio patinato di tante altre sit-com d’importazione, trovi posto nella nostra televisione.

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Written on 15 Aprile 2014.

LA TRASMISSIONE SI RIVELA UN FLOP SENZA FINE 

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi torna oggi a occuparsi del Grande Fratello, ancora una volta per rimarcare l’ormai ineludibile questione dei contenuti del programma.
Si legge infatti sulla pagina dei fan di Samba che mentre questi si trovava all’interno della casa, impegnato a insegnare alcune canzoni africane ad altri concorrenti, nella veranda Andrea – evidentemente infastidito – abbia pronunciato una frase dai chiari connotati discriminatori e razzisti (“Gli prendiamo un biglietto per Lampedusa e lo rimandiamo in Senegal”).
Quanto accaduto sarebbe già di per sé rilevante, e basterebbe a confermare quanto a più riprese sostenuto dall’Associazione in merito. A peggiorare le cose, però, ci ha pensato la reazione degli altri ragazzi: di fronte a questa lapalissiana prova d’inciviltà e incultura tutti avrebbero taciuto, solo qualcuno (Angela) si sarebbe preoccupato per le conseguenze disciplinari.
Nessuno, insomma, avrebbe tentato di contrastare tale affermazione becera e offensiva.
Se non altro, dati d’ascolto alla meno, ci consola sapere che in pochi avranno assistito a questa ennesima pagina di Tv spazzatura. Tuttavia, l’Associazione non può che stigmatizzare con forza ogni dimostrazione di violenza, razzismo, xenofobia e/o discriminazione, in qualsiasi sede e con qualsiasi mezzo, trasmessa a mezzo radio o Tv. Del pari, non può che tornare a richiedere la chiusura e la cancellazione del Grande Fratello, che – come già sottolineato – appare sempre più un residuo di tempi ormai trascorsi.

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Written on 15 Aprile 2014.

LA STORICA EMITTENTE PUNTERÀ SU MUSICA E GIOVANI 

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi prende atto con soddisfazione della decisione del Gruppo Mondadori di scommettere ancora sulla sua radio, R101, rinnovandone integralmente veste e contenuti: in particolare, appare pienamente giustificata la decisione di assegnare un peso maggiore alla componente musicale – spostando del pari il target sulle fasce d’ascolto più giovani – e d’investire decisamente a livello pubblicitario.
Tale piano di rinnovamente procede nella direzione auspicata dall’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, che incoraggia e sostiene la creazione di sinergie e l’ottimizzazione delle risorse; si segnala soprattutto – ci auguriamo, spianando la strada a una nuova tendenza generale del mercato radiotelevisivo – per il coraggio e la lungimiranza dimostrati da chi ha creduto nelle potenzialità di un’emittente a dispetto dei ricavi in calo e senza limitarsi a mere considerazioni contabili.
Ben venga, dunque, questo cambiamento di linea editoriale: solo un rilancio ambizioso (“l’obiettivo”, ha spiegato Carlo Mandelli, a.d. di Monradio, “è di avere una raccolta pubblicitaria di R101 in crescita a doppia cifra”), specie in questa congiuntura economica, può rivelarsi il volano di una ritrovata crescita.

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Written on 15 Aprile 2014.

IL CANALE DELL’ITALIA CHE CAMBIA HA SOSPESO LE TRASMISSIONI DAL 1° APRILE 

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi contesta fermamente la decisione di chiudere “Babel”, il canale dell’Italia che cambia, da tre anni disponibile all’interno del bouquet Sky e dal 1° aprile scomparso dalla piattaforma.
“Babel”, infatti, ha rappresentato una voce controcorrente in un Paese come il nostro, ancora solo parzialmente multiculturale; raccontando le comunità di recente o antica immigrazione ha di fatto dato voce a chi, nel palinsesto televisivo nazionale, non ne aveva mai avuta, e così facendo contribuito a quella ridiscussione profonda dell’identità collettiva, a quell’apertura pluralistica che ci è imposta dall’inserimento nel mondo “globale”.
Proprio per questo l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi considera la sua sospensione – in attesa delle decisioni dell’editore – un pessimo segnale, e un innegabile passo indietro in termini di offerta culturale sul piccolo schermo.
Non vorremmo, inoltre, come indirettamente confermato nell’annuncio che campeggia sul sito dell’ormai ex-canale 136 di Sky, che sulla decisione abbia influito la mancanza di“dati di audience puntuali e affidabili, in quanto i ‘nuovi italiani’ solo recentemente sono stati inclusi nelle rilevazioni Auditel”: sarebbe una beffa ulteriore, anche a fronte degli importanti risultati raggiunti e giustamente rivendicati dai diretti interessati.
Confidiamo, quindi, nelle parole dell’editore, che – come si legge nella citata nota stampa – si è detto “alla ricerca di nuove strade percorribili”.
Vogliamo credere, e auspichiamo, che ce ne siano. Vogliamo credere, e auspichiamo, che se ne vogliano trovare.

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Written on 01 Aprile 2014.

DISEDUCATIVA E MONOTONA. FLOP DI ASCOLTI LO DIMOSTRA 

L’Associazione Utenti Radiotelevisivi chiede oggi a Mediaset di chiudere il Grande Fratello, attualmente in onda su Canale 5, e di cancellare definitivamente la trasmissione dai futuri palinsesti.
“Oramai il programma è un trionfo di trash, di banalità e di cose già viste, con punte di voyerismo e di cattivo gusto – spiega l’Associazione – La dimostrazione arriva dagli ascolti, deludenti rispetto alle passate edizioni, per non dire un vero e proprio flop. Altissimi poi i livelli di diseducazione della trasmissione, con le solite scene piccanti che, tuttavia, non bastano a risollevare i dati Auditel”.
“Crediamo sia giunta l’ora di cancellare definitivamente il Grande Fratello dal palinsesto presente e futuro di Canale 5 – prosegue l’Associazione Utenti Radiotelevisivi – perché, nonostante gli sforzi degli autori, appare tutto come già visto, una noiosa ripetizione do situazioni e comportamenti già mostrati nelle precedenti edizioni. Mediaset dovrebbe mostrare più rispetto verso i propri telespettatori, e chiudere una trasmissione che, oltre a non funzionare, appare anche diseducativa”.

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CODACONS; ASCOLTI DISASTROSI. FAZIO E LITTIZZETTO RESTITUISCANO PARTE DEL COMPENSO RICEVUTO PER IL FESTIVAL

Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi definiscono “disastrosi” i dati di ascolto registrati finora dal Festival di Sanremo, con la puntata di ieri che ha raccolto appena 7 milioni 711 mila spettatori con il 33.95% di share, quasi nove punti e 3,6 milioni di spettatori in meno rispetto al 2013.
“E’ evidente che questa edizione del Festival, priva di idee, di originalità e di innovazione, non sta piacendo agli italiani – spiegano le due associazioni – Di fronte ad un calo di ascolti così forte, ci si chiede come sia possibile che la squadra di Fabio Fazio, nonostante un anno di tempo e risorse immense per la preparazione dell’evento, abbia portato in scena uno spettacolo così deludente”.
“Ovviamente, si apre ora il fronte della congruità dei compensi elargiti ai conduttori del festival – afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – Se anche nelle prossime puntate gli ascolti dovessero rimanere su livelli negativi, chiederemo formalmente a Fabio Fazio e Luciana Littizzetto di restituire parte del compenso ricevuto dalla Rai per la conduzione del Festival, oltre che le dimissioni del Dg Luigi Gubitosi”.

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SISTEMA CONTINUA A VIOLARE LE DISPOSIZIONI DI AGCOM E ANTITRUST E LEDERE I DIRITTI DEGLI UTENTI

Il Codacons e l’Associazione Utenti Radiotelevisivi hanno inviato oggi un esposto urgente alla Procura della Repubblica di Sanremo (nonché ai Carabinieri e alla Guardia di finanza della cittadina ligure, all’Agcom e all’Antitrust) chiedendo il sequestro immediato del sistema del televoto legato al Festival di Sanremo 2014.
Tale meccanismo di voto, nonostante i molteplici interventi dell’Autorità per le comunicazioni e dell’Antitrust, continua ancora a mostrare evidenti criticità in grado di consentire voti di massa da parte dei call center e ledere i diritti dei consumatori – spiegano le due associazioni – Per tale motivo abbiamo presentato una denuncia in cui si legge:

“con le Delibere n. 38/11/CONS e n. 443/12/CONS del 4 ottobre 2012 l’Autorità per le Comunicazioni ha stabilito che: “Gli operatori di accesso da rete fissa che intendono offrire servizi di televoto adeguano i propri sistemi e la propria rete in modo da IMPEDIRE l’accesso a tali servizi ai propri clienti titolari di utenze di cui all’articolo 1” e che: “I soggetti responsabili adeguano i propri sistemi alle disposizioni di cui all’art. 5, comma 4 bis, entro 12 mesi decorrenti dalla pubblicazione del presente regolamento” (dunque entro e non oltre il 4 ottobre 2013).

Ad oggi, l’indicato termine di 12 mesi concesso al fine di consentire ai soggetti responsabili di adeguare i propri sistemi alle disposizioni, è ampiamente decorso. Tuttavia, nonostante la vincolatività dell’indicata norma, nel Regolamento “Festival di Sanremo 2014″ non vi e’ menzione alcuna dell’avvenuto adeguamento alle delibere dell’Autorità da parte dei soggetti responsabili.
Dunque da ciò se ne deduce che ad oggi i soggetti responsabili, ovvero soprattutto gli operatori di telefonia fissa, per la prossima Edizione del Festival di Sanremo 2014 sarebbero inadempienti rispetto alle statuizioni dell’AGCOM a tutela dell’affidamento dei consumatori e degli utenti nella genuinità delle operazioni di Televoto finalizzate a decretare il vincitore della 64° Edizione della famosa manifestazione canora.
In ragione di ciò, atteso detto mancato adeguamento, è urgente che la RAI elimini immediatamente del tutto il sistema di televoto dai meccanismi di votazione già a partire dal Festival 2014”.
Codacons e l’Associazione Utenti Radiotelevisivi hanno dunque chiesto alla Procura di Sanremo di attivarsi per verificare se nei fatti esposti possano ravvisarsi fattispecie penalmente rilevanti; ai Carabinieri e alla Guardia di Finanza di Sanremo le due associazioni hanno chiesto di procedere al sequestro, presso la Società RAI e presso il Teatro Ariston di Sanremo, delle apparecchiature e piattaforme che consentono il pagamento, da parte di milioni di utenti, di somme non dovute in quanto percepite in assenza di applicazione rigorosa delle regole, qualora venissero omesse le dovute informazioni e si procedesse comunque con la richiesta agli utenti, di pagamento del servizio di televoto in assenza dell’espletamento di tutti gli adempimenti previsti dalle Autorità.

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Written on 13 Febbraio 2014.

ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI: BENE GARANTE, VA TUTELATA LA SALUTE PUBBLICA

L’Associazione Utenti Radiotelevisivi appoggia l’iniziativa assunta dal Garante dei diritti dei minori che, in relazione alla presenza a Manfredonia di 4 installazioni di emittenti a poca distanza da tre scuole, ha inviato una nota al sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi ed all’avv. Adamo Brunetti, Assessore all’Ambiente e sviluppo sostenibile del comune.
La salute pubblica ha la priorità su tutti gli altri interessi – spiega l’Associazione – per tale motivo rivolgiamo un plauso al Garante, che si è mosso per tutelare i bambini di tre scuole, vicino alle quali sono state installate stazioni radio base in grado di mettere a repentaglio la loro incolumità.
La Legge Regionale N. 5 dell’8 marzo 2002, all’art. 10 prevede esplicitamente ‘il divieto di installare stazioni radiobase per telefonia mobile sulle aree, sulle strutture e sugli edifici destinati all’infanzia e a utenti in età pediatrica” – prosegue l’Associazione Utenti Radiotelevisivi – non capiamo come sia possibile che il Comune abbia permesso una tale violazione e, se non saranno rimosse le installazioni, siamo pronti a intervenire legalmente a tutela della salute dei bambini che frequentano le scuole dell’area.
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Written on 10 Febbraio 2014.

AZIENDA DICA AGLI UTENTI QUANTO HA SPESO PER COMPENSI A OSPITI E CONDUTTORI E QUANTO HA INCASSATO DA PUBBLICITA’

NO AL TELEVOTO FINO A CHE NON VI SARANNO GARANZIE PER I TELESPETTATORI

Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi chiedono oggi alla Rai di rendere pubblici i costi legati al Festival di Sanremo.
E’ diritto degli utenti che finanziano la rete di Stato attraverso il pagamento del canone conoscere non solo quanto l’azienda abbia speso per la kermesse canora, ma anche quanto l’evento abbia fatto incassare alla rete – spiegano le due associazioni – Nello specifico la Rai deve rendere pubblici tutti i costi del festival, con particolare riferimento ai compensi elargiti a presentatori, vallette e ospiti stranieri e italiani. Oltre a tali voci, e per meglio comprendere il rapporto tra costi e ricavi, l’azienda deve pubblicare anche le entrate ottenute grazie alla pubblicità trasmessa durante le serate del Festival.
Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi tornano inoltre a criticare la scelta del televoto per le canzoni in gara. Non capiamo come la Rai, nonostante le tante criticità di tale sistema e l’accertata impossibilità di escludere i call center specializzati dalle votazioni, abbia deciso di proseguire con il televoto a Sanremo, mezzo che – come è stato dimostrato in passato – risulta il meno democratico per consentire la partecipazione del pubblico da casa alla scelta della canzone vincitrice.

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2013

Written on 20 Dicembre 2013.

ASSOCIAZIONE UTENTI DEI SERVIZI RADIOTELEVISIVI: GRAVE LA MANCANZA DI UN ORGANO AZIENDALE DI GARANZIA PER I LAVORATORI DENUNCIATA DAL GIORNALISTA

Antonio Caprarica, volto storico della Rai, dal 1997 corrispondente da Londra, lascia l’azienda e lo fa da giornalista deluso ed amareggiato, denunciando “pressioni con metodi inammissibili e offensivi” e sostenendo di essere intenzionato a intraprendere azioni legali contro Viale Mazzini.
E’ stato lui stesso ieri a comunicarlo con una nota alla stampa nella quale dichiara tutta la sua amarezza e la decisione di denunciare l’azienda: “Non mi resta, con profonda amarezza, che sbattere la porta e andare dritto nelle aule dei tribunali, chiedendo ai giudici la tutela dei miei diritti e della mia onorabilità contro il vertice Rai, che dev’essere ricondotto al rispetto delle regole. Bisognerà battersi per assicurare, in questa situazione, un futuro al servizio pubblico, e io continuerò a farlo da cittadino e da giornalista”.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi esprime tutto il suo sostegno a favore del giornalista, sottoscrive quanto da lui dichiarato nella nota e ci tiene a sottolineare, purtroppo, come questo non sia una caso isolato ma appaia ormai come una inspiegabile consuetudine in casa Rai.
Le parole utilizzate da Caprarica nella nota “purtroppo, la mia vicenda illustra drammaticamente l’assenza di qualsiasi organo aziendale di garanzia per i lavoratori, giacché il consiglio d’amministrazione – da me informato su ogni passaggio della persecuzione – ha preferito voltarsi dall’altra parte piuttosto che chiedere spiegazioni al direttore generale. Con buona pace per il codice etico della Rai”, trovano riscontro, sottolinea il Presidente dell’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisi, anche nel caso di un altro volto celebre, la giornalista Emanuela Falcetti, già protagonista di un’azione legale per mobbing nei confronti dell’azienda a seguito di un ingiustificato divorzio dopo 35 anni di onorevole carriera in Rai, senza dimenticare, conclude il Presidente, le migliaia di azioni intraprese da lavoratori precari nei confronti dell’azienda.

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Written on 19 Dicembre 2013.

ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI PROMUOVE LA PROPOSTA, MA OCCORRE OBBLIGARE LA RAI A PUBBLICARE ANCHE I COMPENSI DI CONDUTTORI E ARTISTI

L’Associazione Utenti Radiotelevisivi promuove a pieni voti la proposta del Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Roberto Fico, di inserire nel contratto di servizio l’obbligo di pubblicazione dei curricula dei dirigenti apicali e dei loro stipendi lordi.
“Gli utenti che pagano il canone hanno il sacrosanto diritto di sapere quanto percepiscono ogni anno i dirigenti dell’azienda e le loro competenze specifiche – spiega l’Associazione – In tal senso la novità promossa da Fico garantisce la dovuta trasparenza che la Rai deve ai propri finanziatori, e permette un controllo da parte dei cittadini sulle scelte della rete. La vera rivoluzione, tuttavia, sarebbe obbligare l’azienda a pubblicare anche i compensi di conduttori e artisti vari, poiché è impensabile che su tale aspetta possa regnare ancora il segreto assoluto, e che gli utenti siano lasciati all’oscuro circa l’utilizzo delle risorse Rai”.

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Written on 08 Dicembre 2013.

ASSOCIAZIONE UTENTI DEI SERVIZI RADIOTELEVISIVI: VERGOGNOSA LA MESSA IN ONDA DEL PROGRAMMA E DA CHIARIRE TUTTI GLI ASPETTI COMMERCIALI LEGATI ALLA PARTECIPAZIONE DEI VIP

“Mission” è il reality umanitario prodotto dalla RAI in collaborazione con l’Alto Commissariati delle Nazioni Unite per i Rifugiati e l’organizzazione non governativa italiana Intersos per far raccontare la sofferenza dei rifugiati in Sud Sudan, in Repubblica Democratica del Congo e in Mali ad alcuni VIP tra cui Emanuele Filiberto, Paola Barale, Michele Cucuzza, Barbara De Rossi, Al Bano.
L’operazione, pur lodevole, nella quale Raiuno s’è imbarcata è tra le più difficili, delicate e suscettibili di scatenare reazioni nel mondo delle Ong, delle organizzazioni umanitarie, nel cosiddetto “cerchio della solidarietà” internazionale. Il punto centrale attorno al quale si sono agitate le polemiche è se un programma del genere, proposto con queste modalità, protagonisti personaggi come Emanuele Filiberto di Savoia, Albano e le sue due figlie, Candida Morvillo, Paola Barale, Francesco Pannofino, ed altri, possa davvero far conoscere al “grande pubblico” quella parte del mondo che il mondo non vede mai, dove si perpetuano le più insopportabili ingiustizie della nostra epoca.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisi crede sia vergognoso ideare un’operazione che metta in scena uno spettacolo grottesco e umiliante come quello di vedere raccontata la sofferenza umana dei rifugiati da personaggi estremamente discutibili e che probabilmente mai l’avrebbero fatto se non avessero visto un’immediata convenienza in termini di immagine e commerciale. L’Associazione, inoltre, pone l’accento su alcune domande che già circolano sul web e che sono state oggetto di una petizione online per impedire la messa in onda del programma e che sarebbero da rivolgere sia alla RAI sia alle organizzazioni partner di questo progetto:
I vari VIP parteciperanno senza prendere un gettone di partecipazione da parte della RAI?
Quanto spenderà la RAI per questo reality, sul campo e in studio, e quanto prevede di incassare con la vendita degli spazi pubblicitari durante le due puntate? A chi andranno quei soldi?
I VIP partecipanti hanno chiuso accordi o prevedono di farlo per ‘vendere’ servizi sulla loro esperienza ‘umanitaria’ a qualche settimanale o altra trasmissione televisiva? Se sì quanto incasseranno?

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NOI NON INVITATI ALL’INCONTRO DI DOMANI ALLA CAMERA NONOSTANTE NOSTRO SPORTELLO ANTI-STALKING

L’Associazione Utenti Radiotelevisivi protesta per il mancato invito da parte del Presidente della Camera all’incontro previsto per domani in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Abbiamo da poco avviato un apposito sportello antistalking per fornire assistenza alle donne vittime di molestie e violenza – afferma il Presidente dell’Associazione, Alessia Stabile – Ci meravigliamo pertanto che l’On Boldrini non ci abbia convocato domani, nonostante l’attività da noi intrapresa contro questo grave fenomeno, attività di cui il Presidente della Camera e’ stato opportunamente informato. Crediamo al contrario che l’invito debba essere esteso a tutte quelle associazioni che lavorano fattivamente a tutela delle donne dispiegando energie e risorse per contrastare inaccettabili forme di violenza.

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SQUALLIDO GOSSIP DI SERIE B SULLA PELLE DEI NAUFRAGHI MORTI ALL’ISOLA DEL GIGLIO

Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi protestano per lo spazio che in questi giorni diverse emittenti televisive, in primis Rai e Mediaset, hanno dedicato a Domnica Cemortan, la ballerina moldava coinvolta nel caso della Costa Concordia.
“Ancora una volta le tv italiane scadono nel voyerismo e nel gossip più squallido, andando a rimestare nel torbido alla ricerca dei risvolti più pruriginosi della vicenda – afferma il Presidente Codacons Carlo Rienzi – Lo spazio dedicato alla Cemortan e al suo presunto flirt con il comandante Schettino è uno degli esempi più beceri del basso livello della nostra televisione, con l’aggravante che il tutto avviene sulla pelle dei naufraghi morti all’Isola del Giglio, e dei loro parenti”.
In particolare Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi attaccano L’Arena di Domenica In (Raiuno) e Domenica Live (Canale 5) che nel corso delle rispettive puntate trasmesse ieri hanno ampiamente parlato della relazione sentimentale tra la ballerina e il comandante della nave, e addirittura nel programma della D’Urso si è arrivato ad una sorta di interrogatorio in diretta con tanto di protesta stizzita della Cemortan che ha rimesso in riga la conduttrice.
“Avrebbero fatto meglio le due trasmissioni a dedicare spazio e tempo ai naufraghi e ai periti che partecipano al processo a Grosseto, così da spiegare agli italiani cosa avvenne realmente durante l’incidente, provocato non certo da un flirt tra la moldava e Schettino ma da una serie di negligenze, errori e concause che hanno determinato la morte di 32 persone” – conclude Rienzi.

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MEGLIO SOSPENDERE LA TRASMISSIONE IN ATTESA DELL’ESITO DEL PROCESSO. VICENDA CHE LO VEDE COINVOLTO ALTAMENTE DISEDUCATIVA

L’Associazione Utenti Radiotelevisivi solleva dubbi in merito all’opportunità di far tornare Piero Marrazzo alla conduzione di un programma sulla rete di Stato.
“Senza entrare nel merito della vicenda che lo vede coinvolto, crediamo sia meglio attendere l’esito del processo in corso – spiega l’associazione – I fatti che avvennero all’epoca della sua presidenza alla Regione Lazio hanno avuto una risonanza mediatica tale che ci pare inopportuno, al momento, affidare a Marrazzo la conduzione di un programma su Raidue. Ciò indipendentemente dalle sue responsabilità in ambito penale, ma solo per la gravità dei fatti che lo hanno visto protagonista, e di cui ancora si parla sulle cronache nazionali; fatti che, ripresi ancor oggi dalla stampa, appaiono spesso falsati e tali da apparire fortemente diseducativi, rendendo sconveniente la sua conduzione sulla rete di Stato, almeno fino a che non sarà fatta piena chiarezza”.
Per questo motivo l’Associazione Utenti Radiotelevisivi chiede alla Rai di sospendere la trasmissione di Piero Marrazzo, fino a che non si arriverà a sentenza nel procedimento in corso.

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SPETTACOLO INDECOROSO E TELESPETTATORI DANNEGGIATI

L’Associazione Utenti Radiotelevisivi presenta oggi un esposto alla Procura della Repubblica di Milano in merito alla prima puntata di “Radio Belva” trasmessa su Rete4.

“Non basta chiudere la trasmissione, e qualcuno dovrà pagare per il vergognoso spettacolo mostrato ai telespettatori – spiega l’Associazione – Non si tratta infatti di un prodotto di bassa qualità, ma di un vero e proprio insulto per i cittadini, che hanno dovuto subire volgarità, inaudite sequenze di parolacce, violenza gratuita e un qualcosa di indefinibile ed inclassificabile mai visto prima in tv. Riteniamo sia competenza della Procura verificare se lo spettacolo mandato in onda possa configurare ipotesi penalmente rilevanti ai danni degli spettatori, e accertare le relative responsabilità – prosegue l’Associazione Utenti Radiotelevisivi – Bene ha fatto Mediaset a sospendere la trasmissione, ma questo provvedimento da solo non basta. L’azienda dovrebbe anche studiare forme di indennizzo per quegli utenti lesi dalla volgarità andata in onda su Rete4”.

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NON ASCOLTA LE RICHIESTE DEI TELEUTENTI

Anche l’Associazione Utenti Radiotelevisivi si aggiunge alla schiera di soggetti che chiede le dimissioni del Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Roberto Fico.
“Con il suo atteggiamento Fico ha dimostrato non solo mancanza di imparzialità, ma anche una totale sordità alle richieste dei teleutenti – spiega l’Associazione – Se da un lato l’aver partecipato alla manifestazione “Occupy Rai” organizzata dal M5S ha fatto venire meno quelle garanzie di neutralità, indispensabili al ruolo da lui ricoperto, dall’altro Fico non ha mai risposto alle istanze presentate dalla nostra associazione, e alle richieste di incontro volte ad affrontare alcune problematiche urgenti relative ai telespettatori Rai”.
Per questo – prosegue l’Associazione Utenti Radiotelevisivi – ci uniamo al coro di chi chiede le dimissioni di Roberto Fico, nell’interesse degli abbonati Rai e ai fini di una Commissione di Vigilanza pienamente neutra e attenta alle esigenze degli utenti.

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ASSOLUTAMENTE ASSURDO QUANTO AFFERMATO IERI DA FAZIO: NESSUNO PUO’ IMPEDIRE DI RENDERE PUBBLICO UN CACHET

CODACONS E ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI HANNO PRESENTATO QUESTA MATTINA UN’ISTANZA D’ACCESSO ALL’AGENZIA DELLE ENTRATE: RENDEREMO PUBBLICI I REDDITI DI FAZIO, BENIGNI E LITTIZZETTO E I COMPENSI ELARGITI LORO DALLA RAI

Duro attacco del CODACONS e dell’Associazione Utenti Radiotelevisivi al conduttore di Rai3 Fabio Fazio che ieri, nel corso della puntata di “Che tempo che fa”, ha rifiutato di fornire i dati circa il compenso percepito dalla rete di Stato.
“Quanto dichiarato da Fazio ieri è assolutamente assurdo e falso – spiegano le due associazioni – nessuno può impedire per contratto di rendere pubblici i compensi, soprattutto se chi riceve il cachet decide di dare comunicazione di quanto percepito. Inoltre, la segretezza di cui ieri ha parlato Fazio viene cancellata di netto dal Fisco, dal momento che le denunce dei redditi sono pubbliche”.
“Il Dg della Rai Luigi Gubitosi va nella direzione contraria alla trasparenza che l’azienda deve ai cittadini, principali finanziatori attraverso il canone – proseguono Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi – Se quindi Gubitosi non è in grado di garantire tale trasparenza, farebbe meglio a dimettersi”.
E sui compensi di Fazio, Littizzetto e Benigni le due organizzazioni hanno presentato questa mattina non solo un esposto alla Corte dei Conti contro la Rai, ma anche un’istanza d’accesso all’Agenzia delle Entrate per avere copia delle denunce dei redditi (che sono pubbliche) dei tre personaggi televisivi e risalire ai cachet elargiti loro dalla Rai. “E non appena avremo questi dati – concludono Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi – sarà nostra cura divulgarli allo scopo di garantire massima trasparenza ai teleutenti”.

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ASSOCIAZIONE UTENTI TELEVISIVI PROTESTA E CHIEDE DI SOSPENDERE LA MESSA IN ONDA DELLE PUNTATE

L’Associazione Utenti Radiotelevisivi, allo scopo di tutelare i telespettatori di RaiUno, chiede che la fiction “Un Caso di coscienza 5” sia sospesa dal palinsesto televisivo.Lo scandalo di questa fiction – spiega l’Associazione – risiede nelle assurdità con le quali è rappresentato il funzionamento e lo svolgimento di un processo giudiziario. È vero che si tratta di una fiction, ma quantomeno la verosimiglianza dei fatti narrati con la realtà dovrebbe essere rispettata. Invece ci si trova davanti a una finzione assurda e distorta ad esempio, nella puntata che ha trattato un caso simile a quello di Stefano Cucchi, si sono registrati diversi errori nel rappresentare il funzionamento e lo svolgimento del procedimento giudiziario. Innanzitutto, il dibattimento è stato “americanizzato” con un continuo uso di formule mutuate dai legal drama americani come ad esempio “mi oppongo vostro onore” cosi come le risposte “accolta” e “respinta”; anche l’assunzione della prova testimoniale viene semplificata, con l’Avvocato che chiama i testi a deporre direttamente nel corso dell’udienza, senza alcun preavviso ed anche con un certa sorpresa da parte della controparte. Nel corso dell’udienza non è mai comparso il Pubblico Ministero e la funzione di accusatore dei criminali è svolta essenzialmente dall’Avvocato protagonista.
Chiediamo alla Rai – prosegue L’Associazione Utenti Radiotelevisivi – di rendere pubblico il nome del consulente giuridico di cui la produzione della fiction si è avvalsa per le scene dei processi, e l’ammontare del compenso elargito in suo favore, considerati gli strafalcioni visti finora nelle puntate e l’assoluta incongruenza con ciò che avviene normalmente nel mondo della giustizia italiana.

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ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI CRITICA LA FICTION DI RAI1

Critiche dall’Associazione Utenti Radiotelevisivi per la fiction di Raiuno “Un caso di coscienza 5”.
“Si tratta di una fiction piuttosto banale, insulsa e noiosa – spiega l’Associazione – Nonostante i buoni dati di ascolto fatti registrare dal prodotto, numerose sono le critiche sul fronte qualitativo giunte dai telespettatori, che non hanno apprezzato la puntata di debutto della fiction andata in onda domenica scorsa. Un personaggio patetico (l’avvocato), un giudice che sbaglia sempre e prende abbagli, scopiazzature di storie da vicende improbabili. La Rai avrebbe fatto meglio ad ispirarsi alle vere problematiche che assillano i cittadini – prosegue l’Associazione Utenti Radiotelevisivi – così da inserire nella fiction storie credibili e avvincenti per i telespettatori, poiché realistiche e vicine ai temi sentiti dagli utenti”.

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ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI: GIUSTO IL COMMENTO DEL GARANTE, FAVOREVOLI AD UN CONTROLLO PREVENTIVO PIÙ ATTENTO NEL RISPETTO DEI DIRITTI DELL’INFANZIA

“Le scene della trasmissione SOS Tata che mi sono state segnalate da alcune associazioni non sono che l’ennesimo episodio di un modo di fare televisione spesso poco attento ai rispetto dei principi sanciti dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia”. Questo il commento dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Vincenzo Spadafora alla lettera di protesta ricevuta da alcune associazioni di pediatri e di supporto alla nascita e alla maternità.
L’invito del Garante, rivolto ai responsabili di La7 e della società Magnolia, produttori della trasmissione SOS TATA, è quello di prevedere una supervisione preventiva del contenuto delle trasmissioni prima che queste vadano in onda, nel “rispetto dei principi che loro stessi hanno sottoscritto, primo fra tutti quello che vincola la partecipazione dei minorenni alle trasmissioni televisive al massimo rispetto della loro persona”.
A scatenare la polemica sono state alcune scene della trasmissione andata in onda sabato 14 settembre, in cui “un bimbo di appena 12 mesi veniva lasciato piangere solo nel suo lettino, chiuso in camera, perché si addormentasse.”
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisi si associa all’invito dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza ed auspica da parte di La7 e della società produttrice Magnolia l’applicazione di criteri che possano impedire la messa in onda di scene che possano apparire poco attente al rispetto dei principi sanciti dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia.

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PER ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI SENTENZA TUTELA ABBONATI RAI E TELESPETTATORI

L’Associazione Utenti Radiotelevisivi plaude alla sentenza del Consiglio di stato che ha accolto, in via definitiva, il ricorso proposto da SKY Italia srl, contro RAI e TIVUSAT, per l’annullamento della delibera AGCOM n. 732/2009 e dell’art 22, comma 3, del contratto di servizio 2010-2012.
Il Consiglio di Stato ha rimarcato che la RAI – fornendo un servizio pubblico con canone obbligatorio – deve attuare un atteggiamento neutrale nei confronti delle diverse piattaforme in quanto “come in precedenza posto in rilievo, la cessione gratuita dei servizi non conferisce alcun vantaggio patrimoniale apprezzabile a Sky Italia, poiché, in realtà, nel 2007, Rai era tenuta a cedere gratuitamente la propria programmazione alle varie piattaforme non per avvantaggiare altri operatori, ma per garantire, in tal modo, l’accessibilità al servizio pubblico agli utenti che ricevevano il segnale Rai via satellite o per propria scelta o perché residenti in aree non coperte dal segnale terrestre”.
La Rai, sia per il contratto di servizio 2007-2009, sia per quello relativo al triennio 2010-2012, appoggiandosi a una delibera dell’Agcom, è intervenuta talvolta per criptare i propri programmi sulla piattaforma di Murdoch in concomitanza con programmi importanti di interesse nazionale.
Pratica, questa, reputata dal TAR e poi anche dal Consiglio di Stato illegittima, tanto che, quest’ultimo ha annullato la delibera AGCOM n. 732/2009 che aveva ritenuto corretto l’adempimento da parte della RAI delle prescrizioni del contratto di servizio, che le imponevano sia “la cessione gratuita, senza costi aggiuntivi per l’utente, della propria programmazione di servizio pubblico sulle diverse piattaforme distributive, compatibilmente con i diritti dei terzi e fatti salvi gli specifici accordi commerciali” ( art 26) sia (al fine della effettiva universalità del servizio pubblico radiotelevisivo) di garantire, anche agli utenti che sono impossibilitati a ricevere il segnale RAI terrestre, “l’accesso gratuito all’intera programmazione RAI diffusa sulle reti analogiche in forma non codificata e trasmessa in simulcast via satellite e via cavo”( art. 31). Ma la cessione gratuita dei programmi agli utenti, da parte della concessionaria del servizio pubblico (RAI), lungi dal realizzare un ingiustificato vantaggio competitivo in favore di SKY Italia srl, in realtà costituisce un semplice e sicuro strumento per garantire l’effettiva universalità del servizio pubblico radiotelevisivo agli stessi utenti RAI, in regola con il pagamento del canone, anche quando si avvalgono di altre piattaforme distributive.
Finalmente, il modus agendi della RAI è stato reputato, in via definitiva, illegittimo – afferma l’Associazione Utenti Radiotelevisivi – Grazie a questa sentenza ora, anche usufruendo della piattaforma satellitare, tutti i telespettatori potranno vedere i canali RAI, senza correre il rischio di subire il criptaggio dei programmi.

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SEMINARIO: “CONOSCERE L’AUDITEL CON IL WEB”

Martedì 3 settembre, ore 10:30, Via Andreoli n. 2, 00195 – Roma

Uno studio americano ha registrato per la prima volta l’interazione fra conversazioni sulle piattaforme di microblogging e l’aumento degli ascolti. La relazione tra social network e audience sta crescendo e la convergenza tra media è ormai strutturale. E’ estremamente interessante perché ciò può diventare uno strumento per controllare direttamente le trasmissioni in real time ed offrire nuovi spunti di riflessione sul ruolo del consumatore.
Il seminario si propone di approfondire il ruolo della tv ai tempi dei social network ponendo l’accento sulla convergenza tra i differenti media, le nuove sfide e le nuove opportunità che ne derivano. Saranno analizzati i concetti di “popolarità”, “attività” ed “influenza”, i nuovi indicatori di successo e l’introduzione dell’auditel in real time. Sarà sottolineato ed analizzato, inoltre, il ruolo di primo piano che il consumatore va acquisendo in queste nuove dinamiche di consumo televisivo.

Programma:

– Il ruolo della tv ai tempi di Facebook, Twitter e Youtube;
– Convergenza tra media ed il nuovo ruolo del consumatore;
– Popolarità, attività ed influenza i nuovi indicatori;
– L’auditel in real time.

Relatori: Carlo Rienzi (Presidente Codacons); Alessia Stabile (legale Associazione Utenti Radiotelevisivi); Federica Marchetti (psicologa).

Tags: auditelSeminariowebmicroblogging Carlo RienziFacebookTwitterYoutubeAlessia StabileFederica Marchetti

L’AZIENDA SPENDA MEGLIO I SOLDI DEGLI UTENTI. ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI PRONTA A PASSARE ALLE VIE LEGALI

Durissima l’Associazione Utenti Radiotelevisivi contro il reality prodotto dalla Rai “Mission”, format ambientato nei campi profughi.
“Oramai nella spasmodica ricerca di ascolti si sposta sempre più in là il limite della decenza e del pudore, arrivando a portare ricchi vip all’interno dei campi profughi – spiega l’Associazione – Il dramma di queste persone non può essere utilizzato in tv all’interno di programmi di intrattenimento, con format che non aiuterebbero né i profughi a migliorare la propria situazione, né i telespettatori a capire la sofferenza vissuta nei campi”.
“La Rai deve bloccare immediatamente questo reality, e utilizzare meglio i soldi degli utenti raccolti attraverso il canone – prosegue l’Associazione Utenti Radiotelevisivi – Se davvero l’azienda ha a cuore la questione dei profughi, realizzi documentari e reportage utili a sensibilizzare il pubblico. Se non ci sarà una retromarcia da parte della rete, sarà inevitabile un intervento legale della nostra associazione per sospendere il programma”.

Tags: Rai MissionReality Profughi

L’Associazione Produttori Televisivi (APT) ha avviato la ripartizione dei proventi derivanti dalla copia privata delle opere appartenenti al genere “intrattenimento leggero” trasmesse dalle reti RAI e Mediaset negli anni 2000, 2001, 2002, 2003, 2004, in favore dei produttori originari delle opere audiovisive (ex L. 50/02/1992 n. 93).

-Le produzioni di intrattenimento sono quelle che offrono al telespettatore programmi basati su:
-Esibizioni di artisti affermati e/o nuovi talenti in sketch comici, canto, ballo;
-Regole atte a disciplinare rapporti interrelazionali o capacità personali basate sulla realtà;
-Meccanismi di gioco, selettivi e non, finalizzati alla vincita di un premio;
-Consigli di ordine didattico/didascalico, contestualizzati con una messa in scena spettacolare

I produttori originari di opere televisive di intrattenimento che intendono esigere i compensi di copia privata di loro spettanza possono contattare l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi al numero 06/3725986 oppure all’indirizzo mail: info@utentiradiotv.it per ricevere subito assistenza da parte del nostro staff legale che risponderà a qualsiasi quesito aiutandovi nel corso di tutta la procedura di riscossione.

Tags: RaiMediasetAPTL. 50/02/1992 n. 93intrattenimento leggero

ASSOCIAZIONE UTENTI DEI SERVIZI RADIOTELEVISIVI: NON STUPISCE IL -4% DEL TITOLO MEDIASET, IMPORTANTE VALUTARE IL RISCHIO-ITALIA.

La Cassazione conferma la condanna per frode fiscale a Silvio Berlusconi ed agli altri tre imputati, Frank Agrama, Gabriella Galetto e Daniele Lorenzano Quattro anni di reclusione, di cui tre coperti da indulto, sono la condanna inflitta a Silvio Berlusconi. Rinvio invece per la rideterminazione degli anni di interdizione dai pubblici uffici.
In apertura a Piazza Affari, il titolo di Mediaset perde il 4%. La cosa non stupisce affatto, sottolinea l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi. Inoltre, sarà importante tentare di valutare l’impatto sui BTp, e quindi sul rischio-Italia in generale. Preoccupante è che, per i titoli di Stato italiani, in questa fase, i traders prevedano già un aumento della volatilità ed una performance lievemente negativa, con prezzi e rendimenti che sconteranno un inevitabile aumento dell’incertezza, dell’opacità e dell’instabilità politica.

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Lunedì 22 luglio, ore 10:30, Via Andreoli n. 2, 00195 – Roma

Il ruolo della donna in tv è un tema di grande attualità. Dall’avvento della tv ad oggi, passando attraverso trionfi e critiche la donna si è ritagliata un ruolo di primo piano nell’immaginario degli italiani.
Il seminario si propone di approfondire la figura della donna nella storia della tv italiana, le principali protagoniste ed i generi che maggiormente le hanno esaltate fino ad arrivare ai giorni nostri in cui una deriva culturale sta producendo effetti devianti per la costruzione dei modelli ideali a cui si ispirano milioni di cittadini e adolescenti. In quest’ottica sarà affrontato il tema del ruolo della donna nelle fiction e nei programmi di intrattenimento, il ruolo del corpo femminile nella pubblicità e nel mondo dell’informazione.

Programma:

– Il ruolo della donna nella storia della televisione: personaggi e generi;
– La donna nella pubblicità: stereotipi per colpa degli spot;
– Fiction ed intrattenimento: l’immagine femminile tra realtà e finzione;
– La donna nei programmi di informazione: percorsi e presenze.

Relatori: Daniele La Valle (Presidente Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi); Carlo Rienzi (Presidente Codacons); Daniela Bricca (giornalista Rai); Emanuela Falcetti (giornalista e conduttrice televisiva e radiofonica); Federica Marchetti (psicologa).

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CONSIDERATA LA BATTAGLIA LEGALE TRA MIREN E RAI, LA BOLDRINI AVREBBE DOVUTO ASTENERSI DA CERTE AFFERMAZIONI. POSSIBILI DANNI SUL FRONTE ECONOMICO

Non si placa lo scontro dopo le affermazioni del Presidente della Camera su Miss Italia e la scelta della Rai di non trasmettere la trasmissione legata alla gara di bellezza. L’Associazione Utenti Radiotelevisivi rende noto di aver inviato oggi una formale diffida a Laura Boldrini, nella quale si invita il presidente della Camera non solo ad astenersi dal rilasciare dichiarazioni sul caso Miss Italia, ma anche a rettificare le sue affermazioni circa l’inciviltà del programma e il ruolo delle donne in tale trasmissione.

Si legge testualmente nella diffida:

“Non si comprende il motivo per cui – proprio in questo momento di battaglia legale tra la RAI e la MIREN – Lei abbia voluto “offendere“ il programma che rappresenta e riveste da anni la bellezza italiana, a cui hanno partecipato numerose attrici e conduttrici italiane che, tuttora, lavorano ancora per la RAI. Le scelte politiche della Rai non devono assolutamente riguardare il Presidente delle Camera che, se interrogata sul punto, avrebbe dovuto elegantemente evitare la risposta. Questo ci si sarebbe aspettato da una delle più alte cariche dello Stato italiano e non assolutamente che assumesse il Ruolo di Avvocato difensore della RAI.
Le frasi da Lei pronunciate, visto il ruolo che attualmente ricopre, hanno determinato la perdita di uno sponsor alla manifestazione e danni patrimoniali rilevanti e ingiusti. Le stesse, infatti, sono andate sicuramente oltre il diritto di opinione. Una cosa è manifestare liberamente il proprio pensiero sulla figura della donna in televisione, altra, invece, è approvare pubblicamente la scelta di una azienda come la RAI in danno di un’altra importantissima azienda come la MIREN, durante un contenzioso in atto”.

Pertanto,l’Associazione Utenti Radiotelevisivi ha diffidato l’On. Laura Boldrini “dal voler oltremodo pronunciare frasi di plauso nei confronti della scelta scellerata della RAI di non trasmettere il programma Miss Italia, ponendo in essere, entro due giorni dall’invio della presente, una pubblica rettifica delle frasi ingiuriose pronunciate contro il programma stesso, astenendosi, nel futuro, da qualsiasi commento in merito”.

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L’ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI CHIEDE CRITERI MERITOCRATICI E TRASPARENZA

Il Consiglio Regionale della Lombardia sara prossimamente impegnato nella nomina dei quattro membri del Corecom. Il Presidente sara invece scelto dal Governatore Roberto Maroni assieme al Presidente del Consiglio Regionale Raffaele Cattaneo.Giulio Boscagli, ex-assessore regionale in Lombardia, indagato per peculato dalla Procura di Milano, si propone ora come candidato alla presidenza del Corecom della Regione Lombardia.
Tra i papabili per essere tra i membri del Comitato spuntano invece i nomi di Maurizio Gussoni, al suo terzo mandato come consigliere del Corecom e che quindi non potrebbe neanche candidarsi, Richard Henry Rizzi, gia assessore per pochi giorni nel 1993, e Gianluca Rinaldin, condannato a due anni e mezzo di carcere per falso e truffa.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi si oppone fermamente alla nomina di Giulio Boscagli come Presidente del Corecom della Regione Lombardia e confida nella formazione di un Comitato secondo le regole della meritocrazia.
Il Corecom controlla, infatti, gli affollamenti pubblicitari delle tv locali, vigila sulla par condicio in campagna elettorale, fa da garante agli utenti, ma soprattutto, decide su come spartire i fondi ministeriali alle tv locali. Per questo e necessario garantire massima trasparenza ai cittadini ed evitare nomine politiche, ricorrendo al criterio del merito e della competenza specifica per i delicati compiti propri dell’ente in questione.

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ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI: L’ANTITRUST MONITORI L’ACQUISIZIONE PER EVITARE L’INSORGERE DEL REATO DI ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE

Dopo La7, Telecom Italia cede anche il 51% di Mtv all’americana Viacom. L’accordo prevede il riconoscimento a Telecom Italia Media di 10 milioni di euro ma anche la rinuncia, da parte della societa del Gruppo Telecom, ai crediti finanziari vantati nei confronti di Mtv Italia, circa 9,7 milioni di euro.
Il perfezionamento dell’operazione e previsto per settembre 2013. Questa avra un impatto sui risultati di Telecom Italia Media per il 2013 migliorando la redditivita e riducendo l’indebitamento.
L’importanza dell’operazione spinge l’Associazione Utenti Radiotelevisivi a chiedere che l’Antitrust monitori l’acquisizione con rigore al fine di scongiurare il reato di abuso di posizione dominante nel mercato delle tv in via di consolidamento.
Viacom, infatti, che gia detiene una quota del 49% del capitale di Mtv Italia, assumera il controllo editoriale e operativo di tutte le attivita della rete, inclusi il canale di intrattenimento per giovani-adulti Mtv, i canali dedicati alla musica Mtv Music, Mtv Classic, Mtv Hits, il sito www.mtv.it e Mtv Pubblicita. Telecom Italia Media focalizzera il proprio business sulle attivita di broadcasting.
Attraverso questa acquisizione Viacom accrescera il suo portafoglio all’interno del mercato italiano arrivando a un totale di 7 canali televisivi.

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OGGI INCONTRO DEL CDA RAI CON GLI UTENTI. PROPOSTO CODICE ETICO PER IL PLURALISMO

CONFRONTO SERRATO SULLA CANCELLAZIONE DI MISS ITALIA. CHIESTA ANALISI APPROFONDITA COSTI/RICAVI

Si è tenuto oggi il tanto atteso incontro tra il CdA Rai – nelle persone di Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi – il Codacons, l’Associazione Utenti Radiotelevisivi e una delegazione delle associazioni aderenti al comitato Casper: Unione Nazionale Consumatori, Codici e Comitas.
La riunione è stata organizzata ai fini di un confronto su alcune problematiche che riguardano la Rai, denunciate in questi ultimi mesi dagli utenti.
La prima notizia “bomba” emersa dall’incontro di oggi, è quella relativa al dossier sugli sprechi dell’azienda presentato ai vertici Rai dal Codacons e dall’Associazione Utenti Radiotelevisivi (dossier su cui già indaga la Corte dei Conti): il CdA Rai ha fatto sapere di aver avviato una indagine interna, volta a fare chiarezza sulle spese incoerenti e su alcuni controversi aspetti gestionali denunciati dalle due associazioni (cachet esagerati, appalti esterni, contratti di fornitura, utilizzazione del personale, ecc.).
Le associazioni degli utenti hanno poi proposto ai vertici dell’azienda un “Codice Etico” in favore del pluralismo nell’informazione, il cui scopo sia quello di regolare le partecipazioni nei programmi televisivi di esperti e personalità varie sulla base di criteri oggettivi, senza favoritismi o storture (vedi i casi delle partecipazioni dei medici a pagamento in tv, su cui indaga la magistratura) che creano un enorme danno ai telespettatori.
Sulla vicenda di Miss Italia e della cancellazione della trasmissione dai palinsesti, durante l’incontro si è registrato un duro botta e risposta tra il consigliere Benedetta Tobagi, che ha ribadito come il programma costasse troppo e rendesse poco, e l’Associazione Utenti Radiotelevisivi, che ha ricordato al CdA come la Rai abbia finora rifiutato di fornire i dati circa i guadagni ottenuti negli ultimi anni dalla rete grazie a Miss Italia. Si è deciso così di approfondire la questione, attraverso una analisi del rapporto costi/ricavi delle ultime 3 edizioni del concorso di bellezza.
Critici infine gli utenti verso il Direttore Generale, Luigi Gubitosi, che non ha finora mostrato alcuna apertura verso le istanze dei telespettatori.

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FINISCE ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA IL MISTERO DELLA CANCELLAZIONE DI MISS ITALIA

Rai Pubblicità e Sipra rifiutano categoricamente di fornire agli utenti le cifre circa gli introiti pubblicitari incassati dalla rete di Stato e relativi alle ultime 3 edizioni di Miss Italia. Lo afferma l’Associazione Utenti Radiotelevisivi, che ha ricevuto una lettera di rifiuto da parte di Rai Pubblicità all’istanza d’accesso presentata dall’associazione, istanza nella quale si chiedeva di conoscere quanto abbia guadagnato l’azienda grazie agli spot trasmessi durante le edizioni del 2010, 2011 e 2012 di Miss Italia.
Il rifiuto opposto dalla Rai a fornire ai telespettatori i dati reali sui guadagni legati al concorso di bellezza, non fa che infittire il mistero circa l’inspiegabile soppressione di Miss Italia dai palinsesti della rete – spiega l’Associazione Utenti Radiotelevisivi – Stiamo preparando al riguardo un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, affinché indaghi sia su tale rifiuto, sia su alcune indiscrezioni emerse negli ultimi giorni, alle quali non vogliamo dare alcun credito, secondo cui la trasmissione Miss Italia sarebbe stata “venduta” in cambio di spazio in tv ad una nota conduttrice, in una sorta di trattativa segreta tra vertici Rai e potenti manager televisivi.

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L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi in collaborazione con Codacons ha deciso di sottoporre all’attenzione delle autorità competenti la lettera inviata da Radio Maria in cui si chiede ai cittadini di fare testamento a favore dell’emittente.
Le Associazioni sottolineano come questa situazione assai grave potrebbe configurare, verificata ed accertata la veridicità, responsabilità penalmente rilevanti, quali l’abuso della credulità popolare ex art. 661 c.p. e la truffa ex art. 640 c.p.
L’Associazione chiede, dunque, a chiunque abbia ricevuto la lettera in questione di farsi avanti ed inviare segnalazioni. È giusto, se accertato il reato, che i cittadini toccati dalla questione vedano riconosciuti i propri diritti nelle sedi opportune.

Le segnalazioni possono essere inviate a info@utentiradiotv.it

ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI: RIPROVEVOLE LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA PROPOSTA DA RADIO MARIA. PRESENTATO IN PROCURA ESPOSTO PER ABUSO DELLA CREDULITÀ POPOLARE

Radio Maria è in questi giorni al centro delle polemiche. La più diffusa tra le radio private in Italia fa discutere per un’anomala campagna pubblicitaria con cui chiede ai suoi ascoltatori di “fare testamento” a favore dell’emittente. A svelarla è stata Repubblica raccontando come migliaia di lettere siano state inviate a radioascoltatori per lo più anziani con l’invito a fare un “lascito testamentario, anche piccolo”.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi sottolinea con fermezza come appaia riprovevole il proporre un questionario ad una persona anziana con riferimenti a quote testamentarie. La lettera in sette punti è firmata dal direttore Padre Fanzaga e fornisce tutte le indicazioni su come eseguire un testamento olografo in favore di Radio Maria, spiegando che è sufficiente rispedire il questionario compilato con dati personali e recapiti all’indirizzo della radio, utilizzando la busta allegata e preaffrancata. E non manca neanche il bollettino allegato per una donazione immediata. Un sistema che potrebbe indurre chi riceve la richiesta ad eseguire il lascito nel modo più diretto ed immediato possibile.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi ha così presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, chiedendo di aprire una indagine sulla vicenda, valutando la sussistenza di eventuali reati come l’abuso della credulità popolare ex art. 661 c.p. e la truffa ex art. 640 c.p..
Il messaggio veicolato potrebbe, in casi limite, addirittura portare soggetti instabili o cattolici ferventi, desiderosi di contribuire con “un atto d’amore nei confronti della radio per aiutarla nell’opera di evangelizzazione”, ad idee suicide pur di raggiungere la “salvezza eterna”. Un’iniziativa questa che sembra riportarci indietro con la memoria nei secoli, alla vendita delle indulgenze come nel medioevo, sottolineano molti utenti che hanno scritto all’Associazione.

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L’ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI: GRAVISSIMO EPISODIO DI CENSURA. PRESENTIAMO OGGI ESPOSTO AD AGCOM, PROCURA E COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI

L’Associazione Utenti Radiotelevisivi denuncia oggi un gravissimo caso di censura a danno del sito www.vialemazzini.tv improvvisamente oscurato sul web.
Il sito internet in questione era diventato un punto di riferimento per cittadini e addetti ai lavori, riportando costantemente notizie aggiornate su ciò che avveniva nei piani alti della Rai e all’interno della rete, e rappresentava oramai un baluardo di trasparenza per tutti gli utenti che, pagando il canone, volevano essere aggiornati sulle vicende Rai – spiega l’Associazione – Improvvisamente però, e per motivi che non conosciamo, il sito www.vialemazzini.tv è stato oscurato, lasciando “al buio” i cittadini che volevano essere aggiornati sulle tante stranezze interne all’azienda.
Non c’è dubbio si tratti di un episodio di censura, forse legato al fatto che il sito in questione aveva riportato l’elenco dei 35 giornalisti del Tg1 indagati per aver percepito, illecitamente, compensi per notturni e festivi mai fatti. Per tale motivo l’Associazione Utenti Radiotelevisivi ha preparato un esposto che verrà presentato oggi stesso alla Procura di Roma, all’Agcom e alla Commissione di Vigilanza Rai, in cui si chiede di aprire una indagine volta ad accertare i fatti e verificare se nell’oscuramento del sito in questione vi siano eventuali illeciti a danno degli utenti.

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ALIMENTA LA MORBOSITA’ SU TRAGICI FATTI DI CRONACA NERA

L’ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI CHIEDE ALLE RETI TV DI NON TRASMETTERE PIU’ LO SPOT

L’Associazione Utenti Radiotelevisivi chiede oggi alle reti tv di sospendere la trasmissione dello spot della rivista “Giallo” di Cairo Editore.
Da giorni stiamo ricevendo numerosissime proteste da parte dei telespettatori, fortemente critici verso la pubblicità della rivista mandata in onda dai canali televisivi – spiega l’Associazione – In particolare viene segnalato come lo spot esalti ed enfatizzi alcuni tragici crimini avvenuti di recente nel nostro paese, utilizzando un sensazionalismo assolutamente inadatto ai temi trattati.
Il messaggio pubblicitario di “Giallo” lancia gli argomenti trattati nel numero della rivista in edicola quasi come fossero servizi di gossip – spiega l’associazione – e anche la stessa grafica del giornale richiama questo tipo di testate. Peccato si parli però della ragazza di 15 anni bruciata viva in Calabria dal fidanzato geloso, o della studentessa di Novara suicidatasi perché tormentata dai compagni. Fatti così gravi e dolorosi che non possono certo essere affrontati o presentati al pubblico con leggerezza.
Il rischio infatti – prosegue l’Associazione Utenti Radiotelevisivi – è quello di alimentare a fini di lucro la morbosità su vicende di cronaca nera e, come molti telespettatori denunciano, mettere in atto una forma di speculazione sul dolore che questi fatti comportano. Per tale motivo chiediamo oggi a tutte le reti tv di sospendere la messa in onda dello spot.

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DOPO IL BLITZ DELLA GUARDIA DI FINANZA NEGLI UFFICI DELLA TV PUBBLICA, CODACONS E ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI LANCIANO UNA AZIONE RISARCITORIA

POSSIBILE COSTITUIRSI PARTE OFFESA NEL PROCEDIMENTO APERTO DALLA PROCURA SULLE SPESE DELL’AZIENDA

E INTANTO GUBITOSI E TARANTOLA RIFIUTANO DI ACQUISIRE DAL CODACONS IL DOSSIER SUGLI SPRECHI RAI. CRITICHE ANCHE VERSO I COMPONENTI DEL CDA DI AREA PD

La Guardia di Finanza ha effettuato nei giorni scorsi un blitz negli uffici della Rai a Roma, acquisendo carte e documentazione nell’ambito dell’inchiesta avviata di recente dalla magistratura capitolina.
Lo rende noto il Codacons, che sulle spese della tv pubblica ha presentato di recente un corposo dossier alla Corte dei Conti e alla Procura di Roma, proponendo un incontro al DG Rai Luigi Gubitosi e al Presidente Anna Maria Tarantola proprio per sottoporre alla loro attenzione le spese folli dell’azienda. Richiesta rimasta finora lettera morta. E dopo il blitz delle Fiamme Gialle Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi affilano le armi legali e lanciano una mega class action per far ottenere ai circa 17 milioni di abbonati Rai il risarcimento dei danni prodotti da una gestione economica “spavalda” dei soldi pubblici raccolti attraverso il canone: tutti coloro che hanno pagato il canone Rai negli ultimi 5 anni, possono presentare querela individuale e costituirsi parte offesa nel procedimento aperto dalla Procura di Roma, così da avviare l’iter per ottenere, qualora vi siano sviluppi dell’inchiesta e siano accertate irregolarità, il risarcimento dei danni subiti in qualità di soggetti offesi da reato (per una somma non inferiore a 552,5 euro ad abbonato, pari al canone pagato negli ultimi 5 anni).
Non c’è dubbio infatti che l’abbonato Rai risulta doppiamente danneggiato da una gestione errata dei fondi della tv pubblica – spiegano Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi – Se da un lato vi è un uso scriteriato se non un vero e proprio sperpero dei soldi dei cittadini, dall’altro vi è un peggioramento del servizio e della qualità dell’offerta televisiva, poiché le risorse vengono utilizzate in modo errato.
Per tale motivo tutti gli abbonati Rai possono scaricare il modulo pubblicato da oggi sul sito www.codacons.it (vedi link riportato a fine pagina) e ottenere l’assistenza (totalmente gratuita per chi destinerà il 5×1000 all’associazione) per presentare la denuncia/querela e costituirsi parte offesa.
Intanto il Codacons attacca duramente i membri del CdA Rai di area Pd (Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi) i quali, ingessati dai sindacati dei giornalisti, non solo non muovono un dito per combattere corruzione e sprechi, ma addirittura, vedi il caso di Colombo, attaccano ferocemente il partito che li ha nominati all’interno della Rai, senza però dimettersi dal proprio incarico. E pensare che anche a loro l’associazione si era rivolta, segnalando non solo i compensi esagerati elargiti ad alcuni personaggi televisivi (come Bobo Vieri o Gianni Rivera, questione su cui ora indaga la Corte dei Conti), ma anche l’iter assolutamente irregolare seguito per la nomina di Gubitosi, imposto dal premier Monti. Tutte questioni per le quali i due consiglieri hanno mostrato totale indifferenza.

CLICCA QUI per aderire all’azione collettiva RAI

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CHIUDONO LE SERIE TV FAMOSE

L’ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI:NON INDICIZZARE IL CANONE RAI

Questa settimana chiudono contemporaneamente, sia per la Rai che per Mediaset, tutte le serie che hanno contraddistinto l’inizio di questa stagione televisiva, da “Criminal minds” (Raidue) a “The Mentalist” (Rete 4). Una strana coincidenza, specie considerato che solitamente la prima parte del periodo di garanzia, ossia quel lasso di tempo in cui le emittenti televisive garantiscono agli investitori pubblicitari un certo risultato di ascolti, finiva poco prima di Natale.
Se a questo si aggiunge che i consumatori stanno già vedendo le repliche che di solito venivano propinate in agosto, da “Il commissario Rex” a “L’ispettore Derrick”, da “Carabinieri” a “La signora in giallo”, ecco che il quadro diventa preoccupante. Si ricorda che Rex è in onda ininterrottamente dal 1997, Derrick dal 1979, la Lansbury dal 1984.
Se, infine, consideriamo che tutti i “nuovi” canali digitali di Rai e Mediaset, da Rai premium a La 5, hanno sempre trasmesso esclusivamente repliche 24 ore su 24, il quadro diventa sconfortante.
Anche per queste ragioni L’ Associazione Utenti Radiotelevisivi chiede che per il 2013 non sia aumentato il canone Rai. Inoltre sarebbe inaccettabile indicizzare il canone televisivo a fronte di un mancata indicizzazione delle pensioni e degli stipendi dei dipendenti pubblici.

2012

SANREMO: RAI, FESTIVAL CONFERMATO 12-16 FEBBRAIO

L’ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI: DECISIONE EVITA SPRECO DI SOLDI PUBBLICI. ORA L’AZIENDA SANZIONI CHI DAL PALCO DEL FESTIVAL VIOLERA’ LA PAR CONDICIO

La scelta di non modificare le date del Festival per motivi elettorali evita uno spreco di milioni di euro a danno della collettività. Lo afferma Associazione Utenti Radiotelevisivi, commentando la decisione della Rai di confermare lo svolgimento di Sanremo dal 12 al 16 febbraio.
L’associazione nei giorni scorsi era intervenuta minacciano azioni legali in caso di slittamento della kermesse canora. “Bene ha fatto la Rai a non posticipare l’evento, ora però l’azienda deve far rispettare le regole elettorali, elevando multe salatissime nei confronti di quei soggetti (conduttori, comici, cantanti, ospiti, ecc.) che parteciperanno al Festival, in caso di affermazioni o allusioni di tipo politico che possano rappresentare una violazione della par condicio”.

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SANREMO: NO ALLO SPOSTAMENTO DEL FESTIVAL PER MOTIVI ELETTORALI

SPRECO DI SOLDI PUBBLICI A DANNO DEI CITTADINI. ASSOCIAZIONE UTENTI TV RICORRE ALLA CORTE DEI CONTI

SI APPLICHINO SEVERISSIME SANZIONI A CHI NEL PERIODO DI PAR CONDICIO FARA’ ALLUSIONI O AFFERMAZIONI POLITICHE

Assolutamente contraria allo spostamento del Festival di Sanremo per motivi elettorali l’Associazione utenti Radiotelevisivi, che annunciano in proposito una istanza alla Corte dei Conti per evitare l’ennesimo spreco di soldi pubblici.
“Posticipare il festival per garantire il rispetto della par condicio appare non solo una follia, ma un vero e proprio danno per la collettivita’, in quanto lo spostamento dell’evento comportera’ ingenti costi per la Rai e quindi per gli utenti che la finanziano attraverso il canone la Rai dispone gia’ degli strumenti per ottenere il rispetto della par condicio durante il Festival: basta applicare le sanzioni a chi, dal palco dell’Ariston, fara’ allusioni o affermazioni politiche. Addirittura la rete di Stato potrebbe modificare i contratti prevedendo una clausola che introduce ulteriori multe pesantissime per chi, conduttori, ospiti o cantanti, violera’ le regole sulla par condicio”.
“E’ inaccettabile che siano i cittadini a dover pagare l’incapacita’ della Rai di far rispettare le leggi vigenti” Per tale motivo l’Associazione Utenti Radiotelevisivi si rivolgerà alla Corte dei Conti, per evitare qualsiasi modifica alle date del Festival di Sanremo, circostanza che configurerebbe un danno economico enorme per la collettivita’”.

CHIUDONO LE SERIE TV FAMOSE

L’ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI:NON INDICIZZARE IL CANONE RAI

Questa settimana chiudono contemporaneamente, sia per la Rai che per Mediaset, tutte le serie che hanno contraddistinto l’inizio di questa stagione televisiva, da “Criminal minds” (Raidue) a “The Mentalist” (Rete 4). Una strana coincidenza, specie considerato che solitamente la prima parte del periodo di garanzia, ossia quel lasso di tempo in cui le emittenti televisive garantiscono agli investitori pubblicitari un certo risultato di ascolti, finiva poco prima di Natale.
Se a questo si aggiunge che i consumatori stanno già vedendo le repliche che di solito venivano propinate in agosto, da “Il commissario Rex” a “L’ispettore Derrick”, da “Carabinieri” a “La signora in giallo”, ecco che il quadro diventa preoccupante. Si ricorda che Rex è in onda ininterrottamente dal 1997, Derrick dal 1979, la Lansbury dal 1984.
Se, infine, consideriamo che tutti i “nuovi” canali digitali di Rai e Mediaset, da Rai premium a La 5, hanno sempre trasmesso esclusivamente repliche 24 ore su 24, il quadro diventa sconfortante.
Anche per queste ragioni L’ Associazione Utenti Radiotelevisivi chiede che per il 2013 non sia aumentato il canone Rai. Inoltre sarebbe inaccettabile indicizzare il canone televisivo a fronte di un mancata indicizzazione delle pensioni e degli stipendi dei dipendenti pubblici.

Written on 10 Ottobre 2012.

Roma, 10 Ottobre 2012

In seguito alla  sentenza de Giudice Amministrativo (TAR Lazio n. 2703 e 2704 del 21/03/2012)  in merito alla questione “Occhiali 3D per la visione di spettacoli cinematografici” in cui viene confermata  la pericolosità degli occhiali 3D indispensabili per la visione di spettacoli cinematografici e pone  il divieto di utilizzo degli occhialini 3D per i bambini al di sotto dei tre anni di età, l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi ritiene che le conclusioni del TAR debbano essere estese, a tutela della salute umana, anche alle abitazioni private, dove, si ribadisce, il 3D è arrivato grazie ai televisori di ultimissima generazione.
A tal fine tutte le Aziende produttrici di TVCOLOR adatti alla visone in 3D in ambito domestico devono allegare apposite istruzioni a tali TVCOLOR in vendita, al fine di informare i consumatori che acquistano e utilizzano tali televisori, sulle patologie che non sono compatibili con l’utilizzo degli occhiali 3D, nonché sul divieto di utilizzo degli occhiali 3D al di sotto dei tre anni informando quindi adeguatamente  in merito al corretto utilizzo degli occhiali 3D con le relative controindicazioni in riferimento  alla età e alla durata.
Oltre alle istruzioni e alle avvertenze per l’uso, il dovere di informare correttamente i consumatori/utenti comprende anche le etichette, i dèpliant, coinvolgendo  lo strumento della pubblicità.
E’ opportuno pertanto, nel caso di specie, che le indicazioni in merito al corretto 
utilizzo degli occhiali 3D in ambito domestico con le relative controindicazioni, vengano messe a conoscenza del consumatore/utente prima ancora dell’acquisto del TVCOLOR 3D,ossia, anche ai sensi dell’art. 7 D.Lgs. 206/2005, direttamente nei negozi, sulle etichette dei prodotti nel momento in cui sono posti in vendita al consumatore, semmai accompagnati dalla consegna di un prospetto informativo all’atto della proposta di vendita.
Solo in questo modo il consumatore/utente viene reso edotto sul corretto utilizzo degli occhiali 3D in ambito domestico per la visione di spettacoli televisivi e sulle relative controindicazioni, ed effettuare così  una scelta consapevole e informata.

L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi non esiterà a proporre una class action per tutti gli utenti che hanno subito dei danni e/o gravi rischi per la salute attraverso l’utilizzo di questi occhiali chiedendo il risarcimento dei danni alle aziende produttrici che non hanno  adeguatamente informato i consumatori del rischio derivante l’utilizzo di tali strumenti.

Tags: Occhiali 3D

L’ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI PROMUOVE ANCHE LE FICTION SUL SOCIALE. UTENTI STANCHI DELLE SOLITE PRODUZIONI

L’Associazione Utenti Radiotelevisivi promuovono il nuovo corso della Rai avviato dai vertici della rete di recente nomina. In particolare l’associazioni ritiene utile e intelligente l’inserimento dei tre direttori delle reti televisive nel Cda della Sipra, la concessionaria di pubblicità della tv di Stato. “Tale novità fornirà nuove e più ampie responsabilità ai direttori di rete, chiamati a rispondere in modo diretto di eventuali cali nella raccolta, e produrrà effetti positivi sul fronte della qualità dei prodotti, creando dei palinsesti sempre più allettanti per i pubblicitari e interessanti per i telespettatori”.
Bene per l’Associazione Utenti Radiotelevisivi anche la notizia di un maggior numero di fiction sul sociale e su tematiche vicine ai cittadini. “Se davvero la Rai si dedicherà con maggiore attenzione al sociale e ai problemi della gente, non solo svolgerà al meglio la sua funzione di servizio pubblico, ma soddisferà le esigenze degli utenti, stanchi di assistere a fiction di scarso contenuto giunte alle terza o quarta serie”
L’Associazione Utenti dei servizi radiotelevisivi, che attraverso il suo Osservatorio TV vigilerà sulla nuova impronta data alla Rai, promuove infine la scelta di Lorenza Lei ai vertici della Sipra, nomina finalmente fondata sul merito e sull’autonomia che consentirà alla concessionaria di essere guidata da un soggetto proveniente dalla stessa Rai, esperto e con enormi competenze specifiche.

MA PERCHE’ HA BISOGNO DI PUNTARE SULLA DISINFORMAZIONE? CODACONS E ASSOCIAZIONE UTENTI TV AL TAR CHIEDERANNO LE PROVE SULLA GESTIONE RAI DEGLI ULTIMI 15 ANNI

Oggi il secondo quotidiano italiano, forse pensando che il DG in carica Lorenza Lei sia un bieco prodotto di Berlusconi, come se Minzolini lo avesse cacciato di forza il direttore del Corriere della Sera e non proprio la Lei, scrive un articolo in cui racconta ai suoi lettori “balle su balle” sulla RAI.
Lungi dagli utenti voler difendere una azienda che – spiegano Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi – sicuramente negli ultimi 15 anni ha avuto un periodo di forte sofferenza partitica non solo nella composizione del Cda ma anche nelle persone dei dirigenti, nominati a seconda del sindacato e del partito di appartenenza (e ancora oggi il sindacato pretende con pesante abuso di potere di dare il suo benestare su qualsiasi trasferimento avvenga nelle redazioni o altro se no usa l’arma – invero spuntata- del comunicato del Cdr), certo non possiamo che confermare che:

–  negli ultimi due anni sono stati eliminati sprechi e recuperate risorse di persone che stavano alla finestra senza lavorare;
– sono stati rifiutati appalti all’esterno di personaggi che ricattavano l’azienda con la notorietà raggiunta, facendo contrattare le loro persone attraverso società esterne;
– il canone ai più ricchi come alberghi, partiti, ecc. è stato fatto pagare;
–  il bilancio è stato risanato;
– si sono abbassati i cachet assurdi agli artisti;
–  si sono bloccate le nuove assunzioni clientelari di soggetti non già contrattualizzati in passato;
–  si è fatto fronte a stento all’assalto più che giustificato di 1300 precari che da oltre 40 anni e da tutte le gestioni politiche -di destra, di sinistra e del sindacato – erano stati tenuti a bagno indegnamente (basti l’esempio della conduttrice Emanuela Falcetti che aveva portato Radio1 al massimo di ascolti, ascolti ora crollati, e che ha in corso una causa per 40 anni di precariato!).
Chissà – concludono le due associazioni – se il secondo quotidiano italiano, prima di dare informazioni errate ai suoi lettori, si sia informato. Intanto, nell’ambito del ricorso al Tar del Lazio, chiederemo le prove sulla gestione Rai degli ultimi 15 anni.

CON UN’AZIONE COLLETTIVA DI ALMENO UN MILIONE DI ABBONATI IL CODACONS E L’ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI CHEDONO AL PARLAMENTO E AL PREMIER I DANNI DERIVATI DAL CALO DEGLI INVESTIMENTI PUBBLICITARI NELLA MISURA DI 100 MILIONI DI EURO

SUL SITO DEL CODACONS E SUL BLOG WWW.CARLORIENZI.IT IL MODULO DI PREADESIONE PER GLI ABBONATI RAI

Mentre i partiti, dal Pd alla Lega, rilasciano continue dichiarazioni sul futuro della Rai e fanno finta di avere a cuore le sorti dell’azienda, il Codacons affila le armi per la prima class action contro Parlamento e Presidente del Consiglio in tema di tv pubblica.
La litigiosità dei partiti, totalmente incapaci di nominare un CdA indipendente, e il comportamento illegittimo del Premier Mario Monti, che ha deciso unilateralmente di indicare Presidente e Dg Rai, nonostante nessuno gli conferisca tale potere, hanno prodotto e stanno producendo un danno evidente all’azienda e agli utenti che finanziano la rete di Stato attraverso il canone – spiega il Codacons – Ciò determina una delegittimazione della Rai e dei suoi organi, in un momento delicato in cui, con estrema fatica, l’azienda aveva raggiunto la parità di bilancio ed era scesa in reale concorrenza con Mediaset.
Per tale motivo il Codacons, assieme all’Associazione Utenti Radiotelevisivi, sta studiando una class action da proporre contro il Parlamento e il Presidente del Consiglio, attraverso la quale chiedere i danni – nella misura di 100 milioni di euro – derivanti dalla situazione di stallo della Rai e dall’intromissione inaccettabile di Monti, considerato soprattutto il pesante calo degli investimenti da parte dei pubblicitari, scesi del 17,8% rispetto al 2011.
All’azione collettiva potranno aderire tutti gli abbonati Rai fornendo già da oggi una preadesione compilando l’apposito modulo pubblicato sul sito www.codacons.it e sul blog www.carlorienzi.it.

DRASTICO CALO DELLA RACCOLTA PUBBLICITARIA. -17,8% RISPETTO AL 2011

E ORA SI TEME IL PRECIPIZIO DOPO L’INCREDIBILE USCITA DEL PREMIER SULLE NOMINE CHE DELEGITTIMA LA RAI E I SUOI ORGANI. RICORSO AL TAR CONTRO DESIGNAZIONE TARANTOLA E GUBITOSI

Il Codacons ha inoltrato un esposto alla Corte dei Conti in merito al drastico calo della raccolta pubblicitaria della Rai.
Secondo le rilevazioni Nielsen, infatti, relative al periodo gennaio-aprile 2012, a fronte di una flessione nazionale di pubblicità televisiva pari al -8,6% rispetto al 2011, la Rai riscontra addirittura una riduzione della raccolta del -17,8%!
Per il Codacons le responsabilità di tale grave situazione – di cui si attendono evoluzioni in questi giorni in cui si perfezionano i contratti dei pubblicitari per gli spazi sui canali Rai – che arreca un ingente danno all’azienda e ai teleutenti che la finanziano attraverso il canone, non vanno ricercate solo nella crisi economica in atto, ma vanno estese al comportamento del Governo. Se infatti il calo della raccolta pubblicitaria non verrà arginato nel breve periodo, sarà per l’opera di delegittimazione della Rai compiuta in questi giorni dal Premier Mario Monti, che di fatto nominando Presidente e Direttore Generale ha svuotato l’azienda e i suoi organi del loro ruolo naturale, con conseguente perdita di credibilità per la tv di Stato.
Si legge nell’esposto dell’associazione:
“la scelta del direttore generale Rai (art. 29 statuto RAI) non rientra certo tra i poteri del Governo ma del CDA e oltre a delegittimare il ruolo della RAI, rischia di portare come conseguenza a voci, indicazioni rumors che, come nella Borsa sono in grado di influenzare e causare oscillazioni nelle quotazioni, cosi potrebbero indurre gli investitori pubblicitari a non investire nell’acquisto di spazi pubblicitari sulla Rai televisione pubblica ritenuta delegittimata nel suo ruolo e nel suo potere contrattuale”.
Il Codacons ha dunque chiesto alla Corte dei Conti, ma anche alla Procura della Repubblica di Roma, di accertare se il comportamento del premier Mario Monti, relativamente all’individuazione di Presidente e DG Rai, possa rappresentare un danno per l’azienda e concretizzare eventuali illeciti, alla luce della possibile manipolazione o turbativa di mercato e dell’abuso di atti d’ufficio.
Intanto parte anche un ricorso al Tar da parte del Codacons e dell’Associazione Utenti Radiotelevisivi contro le designazioni di Anna Maria Tarantola e Luigi Gubitosi alla carica di Presidente e Dg Rai.
Nello specifico le incompatibilità riscontrate e indicate nel ricorso sono le seguenti:
“I due nominativi sono stati indicati con una procedura arbitraria, fortemente lesiva delle previsioni statutarie della RAI (artt. 21 e 29), e che hanno determinato un’invasione di competenza tale da arrecare un danno immediato alla RAI stessa e quindi agli utenti. La critica giornalistica, quindi, ha messo in luce non solo i vizi sopra contestati ma, anche, l’illegittimità nel merito della scelta:
Infatti, quel che si evince con chiarezza è che la scelta è ricaduta su alcune persone strettamente legate al mondo bancario, prive di quella competenza professionale idonea a garantire la notoria indipendenza dei comportamenti imposta dall’art. 21 dello Statuto oltre che dalla Comunità Europea per le Autorithies. È lecito domandarsi come sia possibile che il CDA operi con autonomia di giudizio e di valutazione se le sue esperienze lavorative, e la preoccupante vicenda penale della dott.ssa Tarantola (indagata a Trani con l’accusa di non aver sanzionato il gruppo Intesa Sanpaolo per la diffusione di prodotti finanziari derivati su cui si sono scottati le mani circa 200 imprenditori pugliesi, NDR) la sua univoca esperienza nel mondo bancario, oppure il percorso manageriale del dott. Gubitosi, i legami con il mondo politico più vicino alle Banche, possano veramente non incidere su scelte importanti in un settore, quello delle telecomunicazione, che forse più di molti altri può avere degli effetti pregiudizievoli sugli utenti, se non indipendentemente gestito”.

L’ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI CHIEDE UN TETTO ALLE REPLICHE ESTIVE

Sono tornate, implacabili, le repliche televisive. La conferma definitiva è arrivata ieri alle ore 18, quando su Raiuno è stato trasmesso “Il Commissario Rex”, in onda ininterrottamente dal 1997 con gli stessi identici episodi, dato che la serie originale si interrompe con la decima stagione nel 2004 ed è trasmessa in Italia nel 2006 (sulla serie prodotta in Italia, invece, stendiamo un velo pietoso).
Pure su Raidue abbondano le repliche di telefilm, anche se, in questo caso, sono almeno più recenti o non sono repliche di repliche al quadrato (“The good wife”). Non certo migliore è la situazione sulle reti Mediaset, dove imperano le repliche del detective Monk, trasmesse già nei sabati della stagione appena trascorsa, o l’immancabile “Distretto di polizia”.
L’Associazione Utenti Radiotelevisivi, che non pretende, essendo finito il periodo di garanzia, che ricomincino in estate le prime visioni tv delle serie famose, chiede almeno un tetto alla repliche. Possibile, poi, che ci siano soli telefilm (un bel film, no?) ? Possibile che ci debbano essere riproposti gli stessi identici episodi già trasmessi nell’inverno scorso? Non possono almeno propinarceli con periodicità triennale, così da farci almeno dimenticare come vanno a finire?
Se a questo si aggiunge che anche tutti i “nuovi” canali digitali, da Rai premium a La 5, hanno sempre trasmesso esclusivamente repliche 24 ore su 24, ci si interroga se sia il caso di concedere a Rai e Mediaset tutti quei canali digitali?
Se tanto mi dà tanto, chissà cosa ci aspetterà in pieno agosto, quando le repliche raggiungono solitamente il loro punto massimo.

L’ASSOCIAZIONE UTENTI DEI SERVIZI RADIOTELEVISIVI DICHIARA GUERRA ALLA PUBBLICITA’ OCCULTA IN TV

Troppo spesso siamo costretti ad assistere in TV a promozioni di marchi e prodotti totalmente al di fuori dei contesti previsti dalla legge.
Se, infatti, poniamo la dovuta attenzione mentre guardiamo un qualunque programma televisivo possiamo notare frequentemente nel corso della trasmissione diversi marchi e/o prodotti inseriti in modo indiretto e non palese, al fine di focalizzare l’attenzione del telespettatore su un determinato brand.
Che si tratti di un gioiello indossato dalla presentatrice di turno o di una particolare bibita adagiata su un tavolo ed inquadrata con cura dalle telecamere,poco importa… E’ pubblicità occulta vietata dalla legge!
Tale forma di pratica commerciale genera confusione nel consumatore e limita notevolmente la sua libertà di scelta.
Il telespettatore, infatti, non è consapevole di trovarsi dinnanzi ad una vera e propria telepromozione.

COSA DICE LA LEGGE?

La legge vieta qualsiasi “camuffamento” di un messaggio pubblicitario sotto sembianze diverse allorché la dissimulazione della natura pubblicitaria del messaggio sia di per sé idonea ad indurre in errore il destinatario, pregiudicandone il comportamento economico.
(TAR Lazio, n.5450/03)

La Corte di Cassazione ha specificato che è vietata la pubblicità indiretta che sia fonte di confusione

La Corte di Giustizia UE ha stabilito con la sentenza C-52/10 che l’intenzionalità della pubblicità clandestina può essere provata anche in assenza di un pagamento e invita a considerare pubblicità occulta tutti i “messaggi”, non chiaramente identificabili come spot, mandati intenzionalmente in onda

La tutela dei telespettatori vieta quindi la presentazione orale o visiva di beni, di servizi, del nome, del marchio o delle attività di un produttore di beni o di un fornitore di servizi, in un programma, qualora tale presentazione sia fatta intenzionalmente dall’emittente per perseguire scopi pubblicitari e possa ingannare il pubblico circa la sua natura.

Pubblicità occulta o “Product placement”?
Con il decreto legislativo del 15 Marzo 2010 (c.d. decreto Romani) viene disciplinato in Italia il c.d. “product placement”, prima consentito esclusivamente all’interno delle rappresentazioni cinematografiche.

Il “product placement” è la pratica pubblicitaria che determina l’inserimento di un marchio o di un prodotto all’interno di un’opera televisiva.

Tale inserimento crea un legame tra il marchio/prodotto ed il contesto narrativo in modo tale che l’utilizzo del prodotto risulta essere il frutto spontaneo delle scelte dei protagonisti presenti sulla scena…MA ATTENZIONE!! Come stabilito già dalla legge comunitaria del 2009, il “product placement” è consentito solo in film, serie tv, programmi sportivi e di intrattenimento leggero, e a patto che non si dia indebito rilievo al prodotto e che i consumatori siano comunque informati dell’inserimento di prodotti mediante avvisi a inizio e fine programma o alla ripresa dopo un’interruzione pubblicitaria.
L’Associazione Utenti dei Servizi radiotelevisivi tutela il telespettatore e lo aiuta a difendersi da questa illecita “aggressione commerciale” monitorando attentamente tutti i programmi televisivi ed intervenendo, laddove sia necessario, utilizzando tutti gli strumenti consentiti dalla legge!
A tal fine vi invitiamo ad inviare sul nostro sito, tramite il nostro indirizzo di posta elettronica, ogni segnalazione utile che possa aiutarci a “smascherare” i casi di pubblicità occulta nelle trasmissioni televisive.

Tags: Tv pubblicità occulta

I CITTADINI DEVONO POTER CONOSCERE E VALUTARE LE COMPETENZE DEI VARI SOGGETTI

Mentre è già toto-nomine per i membri del Consiglio d’Amministrazione Rai, il Codacons e l’Associazione Utenti Radiotelevisivi chiedono alla Commissione di Vigilanza Rai un cambio di rotta volto a garantire la massima trasparenza in favore dei cittadini.
E’ giunto il momento di rendere pubblici i curriculum dei soggetti che si candidano alla carica di consigliere Rai – spiegano le due associazioni, che hanno sottoposto al Parlamento e alla Commissione la candidatura del Presidente Codacons Carlo Rienzi quale membro del CdA – I cittadini e gli utenti che attraverso il canone finanziano la tv di Stato, hanno tutto il diritto di conoscere le competenze e le qualità di coloro che si candidano a guidare la Rai. Solo così sarà possibile, una volta nominati i consiglieri, valutare se le scelte sono state effettuate sulla base del merito e delle capacità.
Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi chiedono dunque alla Commissione di Vigilanza Rai di pubblicare già a partire da oggi sul proprio sito internet i curriculum dei candidati al CdA Rai.

COME MAI HA CONSULTATO TUTTI TRANNE I FRUITORI DEL SERVIZIO?
LORENZA LEI DEVE ESSERE CACCIATA PERCHE’ HA LA SFORTUNA DI ESSERE BEN VISTA DAL PDL O PERCHE’ HA RISANATO IL BILANCIO, ELIMINATO GRAN PARTE DELLE MAZZETTE DELLE PRODUZIONI PRIVATE E BLOCCATO LE ASSUNZIONI DI MOGLI E FIDANZATE FUORI DEL BACINO DEI GIA’ CONTRATTUALIZZATI?

L’Associazione utenti radiotelevisivi ha chiesto oggi un urgente incontro al premier Monti perche’ acquisisca almeno anche il parere dei fruitori del servizio sul pasticio RAI.
Infatti, a parte la sempre possibile forzata dimissione dell’attuale DG, Lorenza Lei, alla quale domani Monti offrira’ un bel posto caldo per andarsene in silenzio, resta la possibilita’ di impugnare al TAR da parte degli utenti nomine fatte di autorita’ e palesemente contro la legge.
Ma l’interrogativo che porremo all’incontro con Monti sara’ un altro: l’attuale DG Lorenza Lei viene cacciata perche’ deve scontare la sua nomina come “tecnica” interna alla RAI da una vita e il sostegno dannoso del PDL, o perche’ e’ riuscita a portare la RAI a fare concorrenza a MEDIASET e al pareggio di bilancio?
Gli utenti sanno che i sindacati e i partiti sono infuriati con la Lei perche’ da quando e’ arrivata ha bloccato le assunzioni clientelari di fidanzate e amici prendendo le risorse solo dal bacino degli assunti in precedenza , e ha tagliato pesantemente gli appalti alle varie greppie dei potenti ben note a tutti, che producono per finta anche programmi semplicissimi che si svolgono in studio con la scusa della esclusiva con il conduttore, programmi sui quali indaga anche la Corte dei Conti.

IL CODACONS: DA CDA COMPORTAMENTO IRRESPONSABILE. SI VUOLE UCCIDERE LA RAI

“Un comportamento irresponsabile che arreca danno alla Rai e agli utenti che la finanziano”. Così il Codacons e l’Associazione Utenti Radiotelevisivi giudicano la decisione odierna del CdA dell’azienda di non approvare i palinsesti autunnali.
“Il mancato passaggio dei palinsesti rappresenta un tentativo di uccidere la tv pubblica, in un momento in cui la rete di Stato è impegnata non senza difficoltà a tagliare le spese e ripianare il bilancio – spiega il Presidente Carlo Rienzi – E il danno lo subiscono anche i cittadini costretti a pagare un canone per poi assistere a spaccature così drastiche all’interno del CdA”.

ESISTE UN OBBLIGO NARRATIVO DI DARE SOLUZIONI ALLE STORIE: I TELESPETTATORI PROTESTANO

L’Osservatorio per la qualità dei programmi tv del Codacons sta ricevendo da ieri sera le proteste dei telespettatori in merito alla fiction di Rai1 “Una grande famiglia”, di cui ieri è andata in onda l’ultima puntata. Al centro delle segnalazioni la mancanza di risposte ai tanti misteri presenti nella serie, che ha chiuso i battenti lasciando l’amaro in bocca ai telespettatori, senza fornire loro soluzione ai quesiti che hanno gravitato attorno alla storia della famiglia Rengoni. Quali i motivi della sparizione di Edoardo, il primogenito di casa Rengoni? Dove erano nascosti i soldi e perché? Cosa nascondeva il personaggio di Serafina? Queste le domande dei teleutenti, che per avere una risposta dovranno aspettare il seguito della fiction, previsto per il prossimo autunno. Il Codacons e l’Associazione Utenti Radiotelevisivi, a seguito delle tante proteste ricevute, hanno deciso di presentare un esposto all’Antitrust e all’Autorità per le Comunicazioni. Per le due associazioni, infatti, nei confronti del telespettatore esiste un obbligo di buona fede che passa anche dallo sviluppo delle trame narrative, e che deve essere garantito dalle reti televisive. A maggior ragione se si considera che gli utenti pagano un canone alla Rai. Nel caso di “Una Grande Famiglia”, invece, tale buona fede non sembra essere stata rispettata, con la conseguenza che il prodotto televisivo potrebbe risultare addirittura ingannevole, nella misura in cui non fornisce alcuna soluzione ai quesiti avanzati, obbligando pertanto i telespettatori a seguire la seconda serie della fiction nella speranza di comprendere i misteri della prima.

Written on .

SE NON SARA’ ACCOLTA LA RICHIESTA POTREBBE ESSERE IMPUGNATA LA TAR LA DELIBERA DI APPROVAZIONE DEL BILANCIO E IL PRESIDENTE DEL CODACONS CARLO RIENZI MANDA IL SUO CURRICULUM A MONTI CANDIDANDOSI ALLA GUIDA DELLA RAI

Pur apprezzando la politica dell’attuale Dg della Rai che ha sposato alcune battaglie secolari degli utenti come la produzione interna dei programmi, il taglio dei cachet ai “supervip” che poi altro non sono che calciatori in disuso e simili, e la ricerca di nuovi programmi e rapporti con l’utenza, il Codacons ritiene che non si possa decidere nulla senza l’apporto dei principali fruitori del servizio pubblico, ossia gli utenti.
Per tale ragione, con una diffida inoltrata oggi ai vertici della Rai, ai membri del CdA e al Ministero dell’Economia, Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi hanno chiesto di poter partecipare, in rappresentanza della categoria dei teleutenti, alle prossime assemblee dei soci previste per il 4 e l’8 maggio. E se la richiesta non verrà accolta, la delibera di approvazione del bilancio Rai potrebbe essere addirittura impugnata al Tar del Lazio.
Per quanto riguarda gli annunciati tagli al bilancio, il Codacons chiede una maggiore riduzione degli sprechi e il reintegro effettivo al lavoro di decine di giornalisti e dirigenti che prendono lo stipendio senza fare nulla, oltre che il totale rinnovamento dei canali Rainews e Isoradio o la loro chiusura immediata. L’associazione critica anche la pervicacia con cui si mantengono in piedi trasmissioni come quella di Luisella Costamagna su Rai3, che raggiungono uno share sotto i minimi di soffocamento chissà per quali debiti di chi…
E intanto dopo Santoro e Freccero, i cui curricula il Premier Mario Monti ha accettato con piacere, anche il Presidente del Codacons Carlo Rienzi ha inviato al Presidente del Consiglio e al Ministero dell’Economia la propria candidatura alla carica di Presidente Rai.
“Si vede che Monti, proponendo presunti tecnici alla Direzione generale e al Cda, vuole dare anche la Rai alle banche e a Confindustria, con la scusa di sottrarre l’azienda alla lottizzazione politica e al Parlamento – afferma Carlo Rienzi – Ma si tratta di una grande bestialità oltre che di una affermazione ignorante: infatti se la legge prevede la “lottizzazione” è proprio perché la Rai, rivolgendosi a tutti, deve avere la voce di tutti, di sinistra come di destra o di centro. Dare la tv di Stato in mano a rivoluzionari dai pingui contratti come vorrebbe Santoro, o a tecnici come auspica Monti, non significa rendere la Rai indipendente, ma trasferirla dal padrone Parlamento al ben più pericoloso padrone “partito dei faziosi o dei banchieri” – conclude Rienzi.

L’ASSOCIAZIONE CRITICA IL MOLLEGGIATO E CHIEDE SIANO I CITTADINI A SCEGLIERE GLI ENTI CUI DEVOLVERE IN BENEFICIENZA IL SUO COMPENSO

GLI UTENTI POSSONO INDICARE SUL WEB A CHI DESTINARE IL CACHET DI CELENTANO

“Bloccare il compenso ad Adriano Celentano e permettere ai cittadini che coi loro soldi pagano il cachet del molleggiato di scegliere gli enti cui devolvere i 350mila euro a serata percepiti dal cantante”. Lo chiedono oggi alla Rai il Codacons e l’Associazione Utenti Radiotelevisivi, che criticano duramente la performance di Celentano.
Alla luce dell’esibizione di ieri, e delle tante banalità populiste che hanno caratterizzato il suo intervento, il compenso elargito ad Adriano Celentano appare ancor più esagerato e imbarazzante, e non è certo lo share che può giustificare cachet di tali livelli – affermano le due associazioni.
Al Codacons poi non piace sia stato il clan del cantante a scegliere gli enti e i soggetti cui devolvere in beneficienza il compenso. “Si tratta dei soldi dei cittadini, che finanziano la Rai attraverso il canone – spiega il Presidente Carlo Rienzi – Per questo chiediamo alla Rai di bloccare il compenso da elargire a Celentano, e di permettere agli stessi utenti di scegliere a chi devolvere i 350mila euro a puntata percepiti dall’artista”.
A tal fine il Codacons ha aperto oggi uno spazio sul web (al blog www.carlorienzi.it) dove i cittadini che pagano il canone Rai possono suggerire gli enti cui vorrebbero devolvere il cachet di Adriano Celentano.

2011

 

VOLGARE E DISEDUCATIVO PER I GIOVANI

Il Codacons e l’Associazione Utenti Radiotelevisivi chiedono oggi la sospensione del programma “Tamarreide” di Italia1, la cui prima puntata è stata trasmessa ieri in prima serata.

Si tratta di una trasmissione in cui 8 cosiddetti “tamarri”, giovani provenienti da diverse zone d’Italia, si cimentano in prove di vario tipo. Sulla carta il programma mira ad analizzare il modo di vivere e l’identità di questi soggetti che rappresentano uno spaccato del nostro paese. Nella pratica perchè spiega il Codacons  “Tamarreide” è un concentrato di eccessi, dove volgarità, parolacce, atteggiamenti ambigui e riferimenti al sesso sono al centro di tutto. Considerato il target della rete, la trasmissione rischia di risultare particolarmente diseducativa per i giovani, fornendo modelli di riferimento controversi e situazioni, comportamenti e contesti quantomeno discutibili.

Per tale motivo Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi chiedono a Italia1 di sospendere il nuovo programma, o spostarlo in una fascia oraria meno seguita dal pubblico di giovanissimi.

ADERISCI ANCHE TU ALLA CLASS ACTION CONTRO LA RAI PER UN’INFORMAZIONE LIBERA!

Anche quest’anno la RAI, durante le elezioni amministrative del 15 e 16 maggio è stata più volte sanzionata da AGCOM per la violazione della par condicio a causa della sproporzione tra il tempo dedicato dal TG1 ai partiti politici di maggioranza rispetto a quelli dell’opposizione, nonchè per la lesione dei regolamenti elettorali emanati dalla Commissione parlamentare di vigilanza e dall’Agcom.

La maximulta di 258.230 euro inflitta al TG1 e di 100.000 euro al TG2 per la violazione del dovere di equilibrio e completezza di informazione fino alla conclusione della campagna elettorale con i ballottaggi in corso (Delibera n 132 /11/ CSP http://www.agcom.it/default.aspx?DocID=6392&Search=berlusconi) a seguito delle interviste del Premier Silvio Berlusconi del 20 maggio scorso, è solo l’ultimo di una serie di interventi che l’Autorità ha posto in essere per sanzionare le continue violazioni del Contratto di Servizio Pubblico che la Rai ha commesso negli ultimi anni.

Nel 2010, infatti, con la sospensione dei programmi di approfondimento politico (Porta a Porta, Ballarò, Annozero) durante la campagna elettorale che ha preceduto le elezioni del 28 e 29 marzo 2010, la Rai ha disatteso il dovere di garantire un’informazione imparziale ed equilibrata.

Oscurando il dibattito di approfondimento politico la Rai ha di fatto “oscurato” il diritto costituzionalmente garantito ad un’informazione libera, plurale ed obiettiva.

TUTTI I CITTADINI CHE HANNO PAGATO IL CANONE NEL 2010 HANNO DIRITTO AL RISARCIMENTO PER LA LESIONE DEI LORO DIRITTI.

La Rai, infatti, deve riconoscere, in base all’art.2 comma3, quali compiti prioritari: ” la libertà, la completezza, l’obiettività ed il pluralismo dell’informazione”

PER QUESTI MOTIVI L’ASSOCIAZIONE UTENTI DEI SERVIZI RADIOTELEVISIVI HA DECISO DI PROPORRE UN’AZIONE COLLETTIVA RISARCITORIA PER TUTTI GLI ABBONATI RAI CHE VOGLIONO VEDERE TUTELATI E RISARCITI I LORO DIRITTI DI UTENTI DEL SERVIZIO PUBBLICO.

CHIEDIAMO AL TRIBUNALE DI ROMA CHE VENGA RICONOSCIUTO PER CIASCUN ABBONATO RAI CHE ADERIRA’ ALL’AZIONE L’IMPORTO DI EURO 500,00 A TITOLO DI RISARCIMENTO DEL DANNO PER LA VIOLAZIONE DEL CONTRATTO DI SERVIZIO PUBBLICO.

L’ISCRIZIONE E’ COMPLETAMENTE GRATUITA!

VAI ALLA PAGINA:
http://www.termilcons.net/index.php?pagina=page_publicForm&idForm=74&css=1
COMPILA IL FORM E SARAI CONTATTATO DALL’ASSOCIAZIONE UTENTI DEI SERVIZI RADIOTELEVISIVI AL MOMENTO DEL LANCIO DELL’AZIONE COLLETTIVA

ANNOZERO AD UN EURO A PUNTATA E’ UN’OPPORTUNITA’ CHE L’AZIENDA NON PUO’ RIFIUTARE

Nell’interesse dei cittadini che pagano il canone il Codacons, assieme all’Associazione Utenti Radiotelevisivi, diffida oggi il CdA Rai ad accettare l’offerta lanciata ieri da Michele Santoro durante la puntata di Annozero.
“In un momento di crisi economica come quello attuale, la Rai non può permettersi di perdere un programma che porta milioni di euro di incassi di pubblicità e ascolti elevatissimi, soprattutto ora che il giornalista si è detto pronto a collaborare al costo di 1 euro a puntata – spiega il Presidente Carlo Rienzi – La Rai non può non accettare la sfida, e se la proposta di Santoro di collaborare con l’azienda per un compenso simbolico dovesse rivelarsi una bufala, saranno inevitabili azioni legali a tutela della buona fede dei telespettatori della tv pubblica”.

IL CODACONS CHIEDE PARITA’ DI TRATTAMENTO TRA CONDUTTORI

L’AZIENDA SI TUTELI CON UN CONTRATTO DI ESONERO DA RESPONSABILITA’

La censura preventiva non piace ai telespettatori e per tale motivo non possiamo che pronunciarci a favore di Vittorio Sgarbi. Cosè il Codacons e l’Associazione Utenti Radiotelevisivi intervengono nella querelle tra il noto critico d’arte (la cui trasmissione dovrebbe partire il prossimo 18 maggio) e la Rai.

La richiesta di registrare la prima puntata del programma appare come un intervento che sa di censura preventiva, un trattamento che viene riservato a Sgarbi ma non ad altri conduttori Rai, i quali vanno regolarmente in onda in diretta nonostante le loro trasmissioni generino polemiche ad ogni puntata.

L’azienda:  proseguono le due associazioni – non può e non deve discriminare un conduttore a discapito di un altro, ma può tutelarsi da eventuali problemi di natura legale stipulando – oltre a polizze assicurative ad hoc – contratti di esonero da responsabilità, mediante i quali chi conduce un programma televisivo si assume la piena responsabilità per eventuali danni prodotti dalla trasmissione.

Questo, spiegano Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi, porterebbe i conduttori tv ad autoregolamentarsi, ed eviterebbe censure preventive che esistono solo nei regimi autoritari.

INTERVENGA L’AUTORITA’ PER LE COMUNICAZIONI

Dal giorno della notizia del ritrovamento del cadavere di Yara Gambirasio, tutte le trasmissioni televisive locali e nazionali stanno dedicando ore e ore di programmazione al caso della povera ragazza, attraverso talk show e approfondimenti con ospiti in studio. Questo tipo di morbosià da parte dei mass media è una vergogna tipicamente italiana – spiegano il Codacons e l’Associazione Utenti dei servizi Radiotelevisivi – Uno spettacolo macabro dove ogni ospite in studio ha l’esigenza di dire la sua sul caso Yara, in un susseguirsi di opinioni che nulla apporta nè alle indagini, nè ai telespettatori a casa. Nel rispetto della famiglia e del dolore dei genitori della ragazza, chiediamo all’Autorità per le comunicazioni di porre fine a questo spettacolo scandaloso – proseguono le due associazioni – disponendo il divieto di trattare il caso Yara all’interno delle varie trasmissioni delle reti tv pubbliche e private.

 

MA ACCOGLIE LA RICHIESTA DEL CODACONS: LA RAI DOVRA’ VERIFICARE FLUSSI DI VOTI ANOMALI

Il Tar del Lazio ha salvato il televoto del Festival di Sanremo 2011, respingendo il ricorso presentato dal Codacons e dall’Associazione Utenti dei servizi Radiotelevisivi.

Le due associazioni avevano infatti impugnato dinanzi al Tribunale Amministrativo il regolamento dell’Agcom sul televoto, relativamente alla parte in cui si prevedeva il termine del 31 dicembre 2011 per l’esclusione assoluta dei call center dal sistema di voto, e avevano chiesto ai giudici di sospendere il televoto dall’edizione in corso di Sanremo, come forma di garanzia per gli utenti e per evitare danni ai telespettatori, considerato che la Rai non ha ancora adottato in tal senso gli strumenti tecnici in grado di fornire adeguate garanzie.

Il Tar del Lazio (II sezione, Giudice monocratico Luigi Tosti) ha respinto il ricorso, non ravvisando la presenza di danno grave e irreparabile per gli utenti, ma ha accolto una delle richieste presentate dal Codacons e dall’Associazione Utenti dei servizi Radiotelevisivi, ossia quella relativa ai controlli post-voto, volti a verificare eventuali anomalie nei flussi del televoto, come previsto dall’Autorità per le comunicazioni.

Su tale aspetto il regolamento dell’Agcom recita: “entro 30 giorni dalla pubblicazione del presente regolamento, gli operatori di accesso, di concerto con i soggetti che gestiscono le piattaforme tecnologiche su cui poggia il servizio di televoto, predispongono idonei strumenti per effettuare adeguate verifiche sui servizi di televoto già forniti, al fine di rilevare l’eventuale provenienza di voti da sistemi, automatizzati o meno, fissi o mobili, che permettono l’invio massivo di chiamate o SMS o da utenze che forniscono servizi di call center”.

“Resta fermo dunque l’obbligo in capo alla Rai di verificare la presenza di televoti anomali provenienti dai call center e, in tal caso, escludere dalla gara l’artista destinatario di tali voti” – spiega il Presidente Carlo Rienzi.

IL CODACONS INVIA UNA DIFFIDA A RAI, AGCOM E ANTITRUST

Dopo il varo del nuovo regolamento sul televoto ad opera dell’Autorità Garante per le comunicazioni, e i richiami sul tema provenienti dall’Antitrust, il Codacons e l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi inviano oggi una formale diffida alla Rai, relativa all’edizione di Sanremo 2011.
E’ chiaro come le autorità preposte abbiamo ordinato l’esclusione assoluta dei call center dal meccanismo del televoto. Questo perchè – spiegano le due associazioni – è stato dimostrato come i voti provenienti da tali centri specializzati possano influire sulla classifica finale delle competizioni, vanificando i voti (e la relativa spesa) del pubblico da casa.
Il divieto di voti provenienti dai call center è contenuto in modo specifico in un recente regolamento dell’Agcom, sollecitato dall’Antitrust e dal Codacons.
Di conseguenza – sostengono nella loro diffida Codacons e l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi – già dal prossimo Festival di Sanremo, in partenza il 15 febbraio, la Rai dovrà escludere la possibilità di voti ad opera dei call center. Se per motivi tecnici l’azienda non sarà in grado di adeguarsi alle disposizioni dell’Agcom e dell’Antitrust, allora dovrà escludere del tutto il sistema del televoto dalla gara canora.

VOGLIAMO GARANZIE SUI RIMBORSI AGLI UTENTI

Il Codacons e l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi annunciano oggi la presentazione di un esposto all’Autorità per le comunicazioni in merito alla sospensione del televoto all’interno della trasmissione di Canale5 “Grande Fratello”. “Vogliamo vederci chiaro – afferma il Presidente Carlo Rienzi – e soprattutto vogliamo che l’Autorità indaghi sull’accaduto. E’ corretto sospendere il televoto quando già migliaia di telespettatori hanno speso soldi utilizzando tale sistema? Chi ha sprecato soldi televotando sarà rimborsato? Come e quando avverranno i rimborsi? L’Agcom – prosegue Rienzi – deve ottenere precisi impegni da Mediaset, nell’interesse degli utenti italiani”. E in merito alla vicenda della bestemmia, oramai un “must” all’interno di ogni edizione del Grande Fratello, arriva il commento ironico di Carlo Rienzi: “Non capiamo perchè ci si scandalizzi tanto, oramai l’intera trasmissione è una gigante “bestemmia” con parolacce e risse continue, corpi nudi in bella mostra e volgarità ripetute”.

2010

IL CODACONS: NESSUNA DELLE MISURE PROPOSTE DALL’AGCOM RISOLVE IL PROBLEMA DEI BROGLI. IL TELEVOTO VA ABOLITO DEL TUTTO

Le misure poste a consultazione pubblica dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e relative al televoto, possono aiutare a migliorare la trasparenza in favore dei telespettatori, ma nessuna è in grado di risolvere in maniera certa il problema principale: la possibilità di brogli e alterazione dei risultati.
I sofisticati software utilizzati dai call center specializzati, spiegano Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi, possono eludere qualsiasi controllo, e far convogliare migliaia di voti da più parti d’Italia come se provenissero da singole utenze.
L’unico provvedimento davvero utile per i telespettatori, sarebbe l’abolizione definitiva del televoto come sistema di partecipazione del pubblico. Misura che nessuno ha il coraggio di prendere perchè equivarrebbe a privare le reti televisive, i gestori telefonici, le trasmissioni tv e le case di produzione di una torta stra-milionaria, concludono le due associazioni.

CAST SCELTO PER TENERE ALTO L’AUDIENCE E AUMENTARE IL NUMERO DEI TELEVOTI

Non piace affatto al Codacons e all’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi la rosa dei cantanti in gara al prossimo Festival di Sanremo.
“Ci sembra che la scelta degli artisti sia stata basata non su criteri qualitativi, ma su meri calcoli di audience e di televoto, afferma il Presidente Carlo Rienzi. A parte qualche raro nome di livello (Battiato, Vecchioni), nel cast appare massiccia la presenza di artisti provenienti dai talent show. L’esperienza delle scorse edizioni della gara canora ha dimostrato come questi cantanti, il cui pubblico è composto per lo più da ragazzine – siano in grado di assicurare audience al programma e un elevato numero di televoti. Non a caso le ultime due edizioni del Festival sono state vinte da artisti provenienti proprio dai talent show”.
“Scommettiamo” conclude Rienzi, che anche nel prossimo Festival questi artisti otterranno ottimi piazzamenti in classifica, potendo godere di un vasto pubblico televisivo e di un sistema di televoto sballato che andrebbe abolito in tronco”.

Il Codacons e l’Associazione Utenti Radiotelevisivi hanno presentato oggi un esposto all’Autorità per le Comunicazioni contro lo spot di “Porta a Porta” trasmesso martedì 7 dicembre su Raiuno durante la messa in onda del film “Cenerentola”.
L’episodio cui si riferiscono le due associazioni è quello dello spot intitolato “Chi protegge i nostri figli?” relativo alla puntata di Porta a Porta dedicata alla scomparsa della giovane Yara Gambirasio e alla morte di Sarah Sca